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Quel diavolo cornuto di Berlusconi e le ragioni della sua vendetta

4 marzo 2011 Lascia un commento

Che Dio ci guardi dai cornuti che hanno raggiunto il potere!! La loro ira sarà tanto maggiore quanto, la loro condizione estetica, psicologica e culturale, risulti miserevole.
Se poi, il soggetto in questione, è basso, tozzo, pelato e con gli arti inferiori monchi ed arcuati e, il movente della sua frustrazione da corna, è imputabile a un capellone barbuto, prestante e colto, esponente di primo piano di “potere operaio”, sappiate che la sua sete vendetta, non conoscerà limiti di sorta, fino a patteggiare con il maligno gli ultimi brandelli della propria anima. Questo fatto, riconducibile ai tempi dell’università (e che qualsiasi altra persona normale, benché amareggiata, avrebbe vissuto come un doloroso incidente di percorso), ha ferito a morte l’amor proprio e l’orgoglio smisurato del nostro, allora, giovane Primo Ministro, alterando per sempre il suo stato di coscienza, la capacità critica e relativizzandone, così, i parametri di giudizio. Codificare il mondo, in puttane da usare come merce di soddisfazione sessuale e, in comunisti da sterminare, è l’estrema conseguenza di quello stato psicotico prodotto dal tradimento non contemplato e mai concepito e, dalla conseguente condizione di cornuto. Una ulteriore semplificazione, interviene a separare le donne in due sotto-gruppi dove, le brutte, sono sporche e comuniste, in antitesi con le belle, libere e compiacenti e, gli uomini, in sudditi scodinzolanti e sovversivi bolscevichi. I sudditi, in seguito, per ragioni diverse di carattere eccezionale, li potremo suddividere, in responsabili e traditori.
Il fatto che, in tutti questi anni, Berlusconi, non abbia mai speso una parola di condanna sul ventennio fascista e lo sterminio degli ebrei ad opera del nazismo (disertando platealmente le date più significative della storia d’Italia), la dice lunga sulla natura perversa delle sue convinzioni. Le varie amicizie e simpatie particolari (platealmente ostentate come traguardi personali di politica estera) con i vari dittatori africani e il compagno di merende Putin, sono un elemento importante, distintivo e significativo della visione socio-politica di questo inquietante personaggio.
La possessione, entra in ballo quando, il soggetto ferito e frustrato, non è in grado, per nessun motivo al mondo, di accettare la circostanza che ha prodotto una tale lacerazione e, pur di mettere in atto la sua vendetta, si appella all’intercessione e all’intrusione del maligno. In cambio, il Demonio, pretende una totale sudditanza e le consegne immediate di ogni sentimento della sfera umana che sia in contrasto con le ragioni del suo progetto necrofilo. Il potere economico, mediatico e politico, rappresentano le roccaforti all’interno delle quali le quali, i servi di Satana, pianificano strategie deputate all’omologazione del pensiero unico, al plagio, al raggiro e alla corruzione.
Siamo veramente in pochi oggi, nel mondo occidentale, in grado di riconoscere la presenza del maligno e, capaci di codificare alcuni atteggiamenti e specifici comportamenti che ne confermano l’esistenza e la sua portata distruttiva .
Le farneticazioni sistematiche del cavaliere Berlusconi, i loro contenuti contraddittori intrisi di menzogne lapalissiane che negano l’evidenza e l’oggettività dei fatti, una totale assenza di pudore e del sentimento di vergogna, sono alcuni dei caratteri distintivi e peculiari che tracciano un profilo sufficientemente esaustivo, al fine di confermare la possibilità di un intervento sovrannaturale di entità maligna.
Sbaglieremmo se immaginassimo il Demonio come un super eroe del male, atletico e impavido. Il suo aspetto, il più verosimile, è quello di un uomo piccolo e stupido, con poco charme, che veste come un manichino di provincia. Ha solitamente un linguaggio banale e nega tutto ciò che è evidente. Per lui, la bugia, costituisce una regola relazionale e la sua introiezione proiettiva, lo porta ad attribuire a quelli che, ritiene i suoi avversari e nemici, tutti suoi difetti a cominciare dalla menzogna.
Il nostro personale, piccolo diavolo italiano, essendo privo di qualsiasi forma di intelligenza, eccelle, per compensazione, in furbizia, scaltrezza, ovvietà e automatismo logico di difesa. L’assenza di etica e di morale, poi, gli permettono di espletare con maggiore forza, libertà e determinazione le sue strategie di delegittimazione e diffamazione, elevandole fino ai massimi livelli.
Questo individuo incarna il germe malefico dell’ossimoro al potere, riducendo la verità ad un inquietante esercizio di relativismo. E’ furbo ma stupido, infantile ma vecchio, generoso ma ladro, cattolico ma divorziato, paladino della famiglia ma puttaniere, socialista, ma di estrema destra.
E’ l’attore principale di una grottesca commedia dell’assurdo da suburra, dove tutto è il contrario di tutto e, qualsiasi ragionevolezza, buon senso e costrutto logico, vengono risucchiati dentro il vortice gelatinoso della mistificazione.
Per tutto questo, l’impostura (un vistoso apparato di falsità e di menzogne), contraddistingue la natura diabolica di Silvio Berlusconi che, nel tempo, si è affinata a tal punto, da rendere inconsistente il confine con la stessa verità.
Per questo signore del male, tutto si riduce a mero fatto personale ed effetto pirotecnico. Come dimenticare i morti di Nassirya, vittime sacrificali di una guerra infame e insensata, scaturita dalla vanità, dalla sudditanza, dall’ansia e sete di protagonismo di un Primo Ministro, che ha trasfigurato il suo impegno politico, in un progetto eversivo e di vendetta!! “Mi chiedo se serva questo sacrificio”, afferma dopo la notizia di un nuovo caduto italiano in Afganistan! Contraddizione, incoerenza, totale assenza di autocritica e di pudore, si attestano a tare genetiche del posseduto.
Questo impostore, da oltre quindici anni, ha spaccato il paese dentro una continua contrapposizione e scontro ideologico e, nel significato etimologico della locuzione “dividi et imperat”, ha suggellato il suo potere e il diritto ad una speciale impunità.
Un filibustiere che persegue il suo progetto mefistofelico, fatto di dossieraggi, spionaggio, intimidazione, delegittimazione, ricatto e ritorsioni e, in virtù di una sistematica corruzione, si accredita orde di figuri, pronti a espletare ogni suo ordine e nefandezza.
Pensare per un solo attimo che abbia a cuore le sorti di questo martoriato paese, è un’ingenuità grossa come una casa! Solo chi é stato vittima di un potente maleficio, causa la predisposizione, la potenzialità o le affinità caratteriali, può ancora credere ad una tale assurdità!
In verità, il diavolo Berlusconi, mira ad attuare il suo piano di distruzione etica, morale e materiale di questo covo di comunisti (l’Italia), per consegnare la sua vendetta nelle sudice mani di Satana in persona. Definirlo un politico, un imprenditore di successo, un piduista, un mafioso o un puttaniere, mortifica la verità e riduce il soggetto, a specifica e mera condizione umana. Berlusconi non è niente di tutto ciò! No è un politico, ma fa uso della politica, non è un imprenditore ma fa uso del potere economico, istituzionale e di tutti i privilegi del caso, per soddisfare le perversioni del suo Ego malato e posseduto.
L’attacco del nostro piccolo Diavolo alla scuola pubblica che, dichiara, essere terreno di coltura ideologico deputato ad inculcare idee diverse da quelle che vengono trasmesse nelle famiglie e spacciare per buoni, principi e valori sbagliati, è la dichiarazione delirante (ultima di una lunga lista di minchionerie) adottata allo scopo strategico di spostare l’attenzione sugli ultimi avvenimenti che lo riguardano; privati e giudiziari. Un’affermazione ipocrita e contraddittoria e che si scontra con la portata di fuoco diseducatrice delle sue tre reti commerciali, intrise di una tale volgarità, lordume morale e qualunquismo esistenziale, da trasfigurare l’ultimo lupanare di infimo ordine, in un collegio di orsoline. Quando irrompe nel programma di Gad Lerner, esaltando il 110 e lode conseguito da Nicol Minetti, viene da chiedersi se, le modalità attraverso le quali è giunta alla carica di consigliere regionale, siano le stesse messe in campo per laurearsi. Emilio Fede che chiede la tangente di 400.000 euro a Lele mora, per avere intercesso verso l’amico Berlusconi di un prestito a suo favore, non modifica in nessun modo i suoi rapporti con il Cavaliere. Al contrario, ne rafforza l’appartenenza e lo consacra a figlio naturale del suo venerabile Maestro del male, che vede i lui la realizzazione di tutti i suoi insegnamenti. L’atteggiamento irascibile e sprezzante e quel ghigno malefico, stemperato da un finto sorrisetto intriso di sarcasmo e di odio quando, solo ieri, il presidente Berlusconi, conferma la sua assoluta contrarietà ai matrimoni gay e alla possibilità di adozione per i single, sono gli elementi ascrivibili alla rappresentazione iconografica e simbolica dell’entità maligna. I sistematici attacchi ai giudici, alle istituzioni, alla Corte Costituzionale e al Presidente della Repubblica, si rivelano il continuo tentativo di alterare, manipolare e ribaltare la percezione della realtà, allo scopo di trasporre la vittima in carnefice e, viceversa.
Il diavolo non vuole la pace, ma cerca il conflitto perenne. Attraverso la menzogna e la mistificazione, ordisce la sua vendetta contro il mondo, contro Dio e, contro tutti gli uomini ragionevoli e di buon senso che, con i loro atti, gli rammentano, quella sua condizione di di analfabeta della vita e di eterno becco.
Quando la moglie Veronica, su Repubblica, lo definisce “un uomo malato” allertando la politica tutta, dal pericolo di un tale potere nelle sole, sue mani, intendeva comunicare al mondo intero (senza esplicitarlo) della sua natura demoniaca.
Per il nostro piccolo Diavolo, la vendetta, è il primario nutrimento. Nient’altro al mondo, può mitigare il dolore lacerante del suo orgoglio ferito, ne risvegliare le ragioni di un’autostima oramai defunta. Non esistono armi idonee e adatte a combattere una tale circostanza, tanto più, se il nostro piccolo Diavolo, può contare sulla cieca obbedienza di una nutrita schiera di, adepti, servi e chiassose tifoserie che operano compatti al fine di soddisfare ogni suo più subdolo desiderio, ordine e infamia.
Auspicare una rivolta popolare, morale e civile, di tutta la cittadinanza, conoscendo a priori, l’immobilismo atavico del popolo italiano e la sua congeniale codardia, è un esercizio di illusionismo che ci possiamo risparmiare. Non possiamo fare altro che appellarci in comunione, ad un intervento divino, ma sapendo che “Dio, ascolta le nostre preghiere se, egli stesso, le pronuncia con le nostre labbra”.
Gianni Tirelli

False flag

13 febbraio 2011 Lascia un commento

Nel giro di due settimane, dal 13 al 26 dicembre del 2009, avvengono tre episodi gravi : Massimo Tartaglia, un uomo di 42 anni riesce a lanciare una statuetta colpendo in pieno viso Silvio Berlusconi, una ragazza di 25 anni Susanna Maiolo riesce a scavalcare una transenna a Roma e raggiungere il Papa ed un Cardinale che gli stava vicino e che è finito all’ospedale ed un giovane nigeriano tale Umar Farauk figlio di un ricco nigeriano cavaliere del lavoro in Italia per i favori fatti allo Agip nello sfruttamento del petrolio del Niger viene arrestato sui cieli di Detroit e viene trovato con i testicoli imbottiti di plastico e di tritolo in grado di fare esplodere l’aereo in cui viaggiava.
Questi tre allarmanti e significativi fatti riguardanti due importanti personaggi come il Capo del Governo in Italia ed il Capo della Chiesa Cattolica e la stessa sicurezza degli USA oltre che essere quasi messi uno dopo l’altro nel giro di pochi giorni hanno in comune una caratteristica: ne sono protagonisti tre giovani “disturbati” mentalmente e bisognosi di cure psichiatriche. Uno di essi, Umar Farauk, era addirittura noto alla Cia che ne aveva segnalato al padre “la deriva estremista”.
I tre episodi sensazionali che hanno allarmato l’opinione pubblica mondiale hanno dentro di sè qualcosa di inattendibile, di poco genuino, che li fa suonare falsi e costruiti come l’incredibile crollo delle tre torri dell’11 settembre 2001-data segnalata come spartiacque della storia contemporanea – attribuito all’impatto di aerei quanto dovrebbe essere evidente che si è trattato di edifici minati minuziosamente e caduti su se stessi per effetto delle esplosioni. Insomma, siamo in presenza di false flag, di teatrini montati ad uso del pubblico che le batterie massmediatiche dell’Occidente faranno credere come verità. Le tecniche di false flag sono estremamente raffinate e possono svilupparsi dopo un lungo periodo di incubazione e di preparazione magari ad opera di “tutori” preposti al lavaggio del cervello ed al condizionamento dei soggetti. L’episodio di Detroit è servito a rilanciare la lotta al “terrorismo” degli USA. Per comprendere la messa in scena e la sua grossolanità basti pensare che il giovane Umar non era ancora sceso dall’aereo che voleva fare esplodere e già aveva fatto in tempo a far sapere chi era, dove si era addestrato, quante persone erano nei campi di addestramento, quali erano gli obiettivi della sua “cellula” terroristica. Un comportamento inverosimile nei “terroristi” che gli specialisti americani non riescono a fare “cantare” neppure dopo anni di prolungate torture a Guantanamo con le tecniche della waterboarding.. “Cantò” subito di campi di AlQaeda nello Yemen nei quali avrebbe fatto apprendistato di terrorismo. Vedi caso proprio in quel periodo i fari del Pentagono e della Cia si posizionavano appunto sullo Yemen diventato particolarmente inviso agli USA per ragioni di dominanza geostrategica.
La giovane Susanna Maiolo con il suo gesto non propriamente aggressivo ma tuttavia ritenuto pericoloso ha portato l’attenzione sulla figura carismatica e sul corpo “sacro” del Pontefice. IL gesto è stato una sorta di surrogato al “grande” attentato subito da Papa Woitila ad opera del turco Alì Agca..
Massimo Tartaglia è stato utile ad una operazione di rilancio massmediatico di Berlusconi. Le circostanze in cui è avvenuta la sua aggressione restano enigmatiche ed inverosimili e pongono diecine di domande alle quali non è si è data risposta. Che cosa ha fatto Massimo dalle nove del mattino del 13
alle diciotto ora in cui ha colpito Berlusconi? Perchè l’auto di Berlusconi non si è allontanata subito dalla piazza? Perchè Berlusconi si è mostrato dentro l’auto ferma con la faccia insanguinata? Perchè la sua camicia è rimasta immacolata nonostante il sangue fluente dalla faccia? Perchè non è stata fatta una analisi delle macchie di sangue del vistoso fazzoletto con il quale si è pulito il viso? Perchè è stato condotto al San raffaele e non all’Ospedale più vicino? Etcc…etc…etc
Il potere ha bisogno di tanto in tanto di montare un teatrino. Lo montò Nerone per attribuire ai cristiani l’incendio di Roma che gli fu indispensabile per creare l’immensa Domus Aurea. Altri teatri sono stati approntati da Hitler, da Mussolini, dagli USA. Oggi i false flag hanno finalità ancora più sofisticate e polivalenti: servono a tenere in ostaggio una popolazione in un clima di paura che non finisce mai e che viene alimentata sempre da cose nuove e strabilianti ma che, a guardare bene, sono quasi sempre delle patacche, dei marchingegni spesso financo banali.
Alla luce della difficoltà in cui si trova in questo momento Berlusconi che, dopo la verifica del mancato sostegno del Quirinale sembra terrorizzato dalla ipotesi di finire dentro un processo per sfruttamento della prostituzione e concussione, non escludo un prossimo avvincente, spettacolare False Flag capace di mozzare il fiato e di metterci paura.
di Redazione IL PUNTO ROSSO a cura di PIETRO ANCONA

Se non ora, quando?

13 febbraio 2011 Lascia un commento

Ho voluto venisse questa domenica per commentare il pezzo Gramellini. Oggi 13 febbraio ero in campo santa margherita a Venezia, presenti 9000 persone circa, arrivate anche da varie parti della provincia. Donne di tutte le età e tantissimi uomini che hanno partecipato alla giornata ” se non ora quando?”, tesa alla protesta della gente della piazza ( e tante sono state le piazze ivase oggi, di grandi e piccolecittà italiane) contro atteggiamenti e ” modelli di comportamento” che avviliscono e degradano la figura femminile,il suo ruolo,la sua sessualità ed anche, di conseguenza, il rapporto uomo-donna che il nostro Cavaliere ha sacrificato alla mentalità postribolare. E’stato un grande segno di partecipazione collettiva, un netto ” BASTA” alla fogna che tracima. HA sbagliato in pieno la Gelmini , allorchè ha deichiarato che oggi in piazza, a manifestare, ci sarebbero state solo donne radical-chic, residuati del femminismo integrato. A Venezia ( e certamente anche in altre parti d’Italia) erano presenti donne di ogni ceto con i loro compagni e i loro mariti, i loro amici. Uomini che non solo hanno voluto condividere ma che hanno anche direttamente dimostrato di essere ben altro dal “maschio” berlusconiano. Ed erano presenti veramente tutti/e. Cartelli a non finire , nati dalla inventiva e dalla comicità delle persone,compresi due enormi con una scritta del Papa Giovanni Paolo II sulla femminilità ed il suo valore. Sul palco sisono avvicendate cantanti, scrittrici e due formidabili attrici locali che hanno rappresentato un scenetta umoristica in merito al ” Papi-test”. Il tutto si è svolto senza prevaricazioni di partito ( come alcuni avevano insinuato): erano tutte persone che spontamente si sono riunite per l’esigenza di ridare a questo Paese dei governanti presentabili, per difendere dei valori davanti alla corruttela arrogante del danaro che tutto pretende di comperare. In mezzo alla folla si agitavano anche due tricolori. E’ bello vedere la bandiera in mezzo alla gente comune e non solo nei picchetti militari o allo stadio. Sicuramente il cuore del Paese è migliore di quello che la casta politica crede e speriamo che i tempi del cambiamento non siano lontani.
Maria Teresa Morini

Impostori dal culo flaccido

12 febbraio 2011 Lascia un commento

La cosa che, in maniera sconcertante e trasversale, accomuna e si pone come elemento caratteriale dominante, dei rappresentanti di questa maggioranza, è la menzogna. Ogni altro individuo esterno, che per qualche ragione, entri in contatto con questa gente, viene infettato in forma virale dal germe della mistificazione e della contraffazione della realtà. Un comportamento talmente diffuso nell’entourage berlusconiano, da essere assunto a normale pratica relazionale, confortata, inoltre, da una convinzione ostentata e gridata. Per queste persone (dal linguaggio banale e sempre volti a negare tutto ciò che è evidente), la bugia costituisce una regola e, la sua introiezione proiettiva, li porta ad attribuire agli avversari tutti i loro difetti; la menzogna in primis. Belpietro, Sallusti, Vittorio Feltri, Bondi, Cicchetto e Capezzone, per fare solo due nomi, sono l’espressione più esaustiva del livello di virulenza di una malattia che, per assuefazione, si è attestata a cronica patologia.
Sono questi gli impostori dal culo flaccido; flaccidi dentro, nell’anima e nel corpo. Loro, le vere puttane di questo caravanserraglio di moderni freaks plastificati, contraffatti dal bisturi della monnezza morale. Escrementi umanoidi partoriti dal mercimonio della loro dignità, dell’onore, degli affetti, e privati del piacere di una vera amicizia, sana, leale e disinteressata – immuni a tutto ciò che riguarda la sfera del sociale e il valore della solidarietà, insensibili ai drammatici problemi attinenti al disastro ambientale, morale, etico e ai loro effetti sulla società.
Oggi, il nostro paese, è rappresentato da questa inedita “Armata Brancaleone” in chiave Tinto Brass, che ha trasformato il parlamento italiano in un lupanare di quart’ordine. Esseri rivoltanti sia sul piano morale come estetico che hanno improntato la loro vita e carriera, alla soddisfazione di vizi e perversioni, frustrazione e desideri repressi.
La ricerca spasmodica dell’orgasmo ad ogni costo e con ogni mezzo, è il risultato indotto da una paura persistente di natura esistenziale e culturale, derivante da una totale mancanza di autostima e relativa a complessi di inferiorità (mai risolti e irresponsabilmente coltivati), figli di un pericoloso retaggio adolescenziale.
E’ quindi attraverso l’esercizio del potere che, questi individui, intendono (illusoriamente) placare i morsi di un tale disagio. Una paura, dicevo, così profonda e destabilizzante che ipoteca e condiziona ogni buon senso e ragionevolezza – prevarica ogni limite morale e principio etico, anteponendo, a tutto questo, l’appagamento aleatorio di un orgasmo mercificato e assunto a paradigma di liberazione dal tormento.
L’amore a pagamento (che non prevede il reciproco e consensuale trasporto o desiderio), è di per se contro natura, e il piacere che ne deriva, non è che momentaneo ed effimero. Come l’effetto di una droga che ha esaurito il suo potenziale anestetizzante, produce dipendenza e la necessità, via via, di aumentarne il dosaggio.
L’atteggiamento di Berlusconi, è volto a negare l’evidenza dei fatti e a perseverare nell’esercizio della menzogna, adottata all’origine, come pratica quotidiana e strategia politica. Ciò, è indicativo di una mente compromessa che, nel desiderio compulsivo e spasmodico, si prefigge, attraverso la sistematica ricerca dell’orgasmo, di eludere una solitudine opprimente e lo smarrimento di un vuoto cosmico, conseguenza logica di un’incapacità nell’accettare l’inesorabile scorrere del tempo e delle sue ragioni.

Cosa c’è di virile e carismatico, in un essere basso e chiatto che trascorre la gran parte del suo tempo al chiuso di cliniche di bellezza, fra estetiste e truccatori, chirurghi plastici, parrucchieri e miracolosi calzolai? In verità, quest’uomo, è al di fuori, di ogni tentazione, che sia di natura umana.
Quale donna normale o, avvenente signorina di compagnia, potrebbe mai concedersi (senza prima, avere incassato un congruo tornaconto e represso il disgusto iniziale), alle brame di Berlusconi, Brunetta, Emilio Fede o Lele Mora, individui dalle fattezze ripugnanti e dall’animo servile?

Puoi essere l’uomo più ricco e potente del mondo, ma se oltre alla ricchezza e al potere, non hai null’altro da dare, allora, se vuoi avere, devi pagare.
In questa condizione riversano gli uomini poveri di spirito e incapaci di veri e autentici sentimenti. Individui monchi, irrisolti, figli di un egoismo atavico, e di un inquietante retaggio infantile che, all’essere, hanno anteposto, l’avere e l’apparire. Sono i “berluscones di quest’epoca insensata, corrotti nel più profondo della loro anima, che hanno adottato la menzogna a baluardo di potere e della dignità, hanno fatto mercimonio. Sono gli schiavi volontari, delle loro debolezze e dipendenze, che chiamano, libertà, la licenza e, verità, la mistificazione – per progresso, definiscono la catastrofe ambientale e, fedeltà, il servilismo. Così, la contraffazione trasfigura in realtà, e la barbarie etica e morale, in cultura e modernità.

Gli “Psicopatici Carismatici” sono mentitori solitamente potentati, dotati di qualche tipo di talento che affinano nel tempo allo scopo di manipolare gli altri. Generalmente, possiedono una capacità quasi demoniaca di persuasione agendo sulle debolezze e i lati peggiori della gente, per averne in cambio una totale sudditanza, il servilismo e, in certi casi, anche la vita. Possono essere leaders di sette, culti religiosi, fazioni politiche, assolutamente convinti dell’efficacia della loro opera di mistificazione.
Nella maggioranza dei casi, la pratica sistematica della menzogna è frutto di una completa mancanza di Autostima e, funzionale ad accreditare un ruolo nella società che, diversamente, per acclarata incapacità, sarebbe precluso. In sostanza è un Autodifesa nei confronti di un mondo che si ritiene ostile perché troppo strutturato.Hitler e Mussolini, del resto, sono l’esempio eclatante di un opera di mistificazione (la propaganda) pianificata a tavolino e dei suoi effetti deliranti. Un corto circuito nel sistema Rappresentativo, dall’immaginario al simbolo – dalla fantasia alla realtà.
La bugia è sempre un meccanismo di difesa. Molti ne fanno uso in situazioni di pericolo (dal bambino che ha fatto la marachella, all’adulto che, ragionando, ritiene sia più opportuno nascondere o alterare alcuni aspetti di una sua azione). Ma qual’è il suo significato profondo? Quando la bugia diventa un fatto “compulsivo” e, non dirne, crea disagio e la si vive come qualcosa di molto vicino alla realtà, tanto da vivere la quotidianità all’interno della bugia, a questo punto, entriamo nel campo della psicopatologia.Il vero problema non sta nel definire chi sia il “bugiardo patologico”, ma cosa induce a questa fuga dalla realtà e ad innescare quel meccanismo di difesa che ne genera la sua contraffazione. Emilio Fede che nega in maniera lapalissiana la telefonata con Lele Mora sulla spartizione di un prestito del Cavaliere, lo stesso Silvio Berlusconi che afferma con una spudoratezza sconcertante di non avere mai avuto rapporti sessuali a pagamento, invitando tutti alla sobrietà e, non più tardi di ieri, al rigore morale, Nicol Minetti che lo definisce “un pezzo di merda dal culo flaccido” mentre in diretta televisiva Lui la difende a spada tratta, elencandone i meriti e le capacità, tutto questo, rientra in una rappresentazione grottesca e patologica dell’impostura cronica e di un esercizio di manipolazione della realtà dei fatti. Tali deprecabil icomportamenti, per ragioni mediatiche e spirito di emulazione, tracimano dall’ambito in cui si consumano, per essere, in seguito, adottati e presi ad esempio da tutti coloro che si riconoscono, per affinità, in questa grave e moderna patologia. E oggi sono in tanti!
Devo infine aggiungere, per un dovere scientifico e completezza di analisi che, gli “impostori dal culo flaccido” (per la quasi totalità di sesso maschile), proprio in ragione dei comportamenti indotti da una tale patologia, sono destinati a portare le corna, vita natural durante. Questa miserevole e frustrante condizione di becchi, li porta a considerare ogni individuo, un possibile traditore, costringendoli in uno stato di perenne ansia, che solo nel rapporto a pagamento, li libera (momentaneamente) da quel pungente tormento psico-esistenziale.
Gianni Tirelli

Sono stanco

10 febbraio 2011 2 commenti

Sono stanco.

Sono stanco di guardare il Tg1 che altera certe informazioni e ne censura altre.

Sono stanco di vedere Berlusconi che ancora cerca di difendersi, invece di scappare e nascondersi per la vergogna.

Sono stanco di Bersani che promuove il suo partito, mentre tace sugli imbrogli delle primarie di Napoli.

Sono stanco della Lega e della sua secessione federalista, che cerca di spacciare per una cosa buona. Se non si sentono italiani, se ne andassero, nessuno li trattiene.

Sono stanco di ascoltare le prediche moraleggianti di preti, papi e cardinali, quando dovrebbero essere i primi a tacere dopo lo scandalo pedofilia.

Sono stanco di ascoltare uomini della Chiesa che nel duemila ancora stigmatizzano l’omosessualità. I gay sono uomini migliori di loro.

Sono stanco della Gelmini. Punto.

Sono stanco di assistere alle penose recite della Santanchè. Ogni volta che parla è un diluvio di scempiaggini.

Sono stanco di vedere politici che in televisione dicono di combattere la mafia, ma in realtà la fiancheggiano.

Sono stanco di sapere che dopo un periodo di diciassette anni, ci sia ancora un’Italia berlusconiana.

Sono stanco di dover assistere ai continui aborti giornalistici de Il Giornale. Montanelli ancora si rivolta nella tomba.

Sono stanco di vedere brava gente che denuncia la mafia, privata della protezione dello Stato.

Sono stanco di guardare in tv Sgarbi insultare la gente per poi essere considerato un intellettuale.

Sono stanco di essere rappresentato da un parlamento che nega l’autorizzazione a procedere per Cosentino.

Sono stanco di temere che persone come Ruby, la Faggioli, la Carfagna e la Fico un giorno me le potrei ritrovare come sindaco.

Sono stanco di vedere volontari morire in Afghanistan e doverli commemorare come eroi. Non esistono guerre per la pace. E la morte non sempre ti fa bello.

Sono stanco di vedere il mio paese deriso dai giornali di tutto il mondo.

Sono stanco di sapere che in secoli di storia non siamo riusciti a esportare le metastasi delle mafie, che anzi abbiamo rinforzato.

Sono stanco di sentir dire che Craxi era una persona perbene. Era un mariuolo, e la Storia lo ricorderà per questo.

Sono stanco di assistere a propagande demenziali contro la magistratura da parte dei corifei berlusconiani. Non ci casca più nessuno, tranne i fessi. Ma è il numero di fessi che mi circonda a farmi paura.

Sono stanco di veder violentata, ogni giorno, la Costituzione del mio paese. Una Costituzione offesa in questo modo, non ha valore.

Sono stanco dei vedere tanti che ammirano Cuffaro per il solo fatto di essersi costituito. Rivalutiamo un mafioso per un così piccolo e scontato gesto. Questo fa paura.

Sono stanco di sapere che per ottenere qualcosa in questo paese ci si debba vendere al potente di turno. Il mio culo non è in vendita.

Sono stanco di sapere che solo il venti per cento dell’otto per mille alla Chiesa sia speso in opere di beneficenza. La Chiesa morirà affogata nel suo stesso oro.

Sono stanco di D’Alema. E di Veltroni. E di questo Pd che non ha nulla da offrire e nulla da dire. Eppure ancora parla e ancora offre.

Sono stanco di vedere osannato Fini perché adesso critica Berlusconi. Ci è arrivato con diciassette anni di ritardo. Un po’ troppi per essere riabilitato.

Sono stanco dell’Unità d’Italia, che i libri di storia ancora ci raccontano in maniera distorta.

Sono stanco della prostituzione delle istituzioni, che gemono e quasi godono a essere violentate.

Sono stanco. Eppure mi sono appena svegliato.

http://www.agoravox.it/Sono-stanco.html

“Burqa bunga”

10 febbraio 2011 1 commento

Anch’io domenica scenderò in piazza contro chi disprezza il corpo e l’anima delle donne. E cioè contro i vecchi bavosi che le riducono a gingilli. Contro gli arrivisti che le utilizzano come merce di corruzione presso i potenti. Contro le ragazze che si vendono, spacciando la loro bramosia di denaro e di fama per libertà. Contro i genitori disposti ad accettare l’idea umiliante che la carne della propria carne diventi strumento di carriera. Contro chi pensa che non esista una via di mezzo fra il burqa e il bunga bunga e invece esiste: chiamiamolo burqa bunga, oppure dignità. Contro i pubblicitari che da trent’anni riempiono di seni & sederi le tv e i muri delle nostre città per promuovere prodotti (telefoni, gioielli, giornali di sinistra) che nulla c’entrano con la biancheria intima. Contro le tante signore «impegnate» che hanno accettato questo insulto senza protestare. Contro gli autori televisivi che hanno ridotto il vestito delle ballerine a un filo interdentale, imponendo al Paese un’estetica trucida e volgare. Contro gli autori televisivi che hanno fatto la stessa cosa, ma sostenendo che si trattava di una forma sottile di ironia, mentre di sottile c’era solo la gonna. Contro chiunque considera il corpo delle donne un fatto pubblico, quando invece è un bene privato da esibire soltanto a chi si vuole, e nell’intimità. Contro i giornali e i siti «seri» affollati di culi & sederi. E contro coloro che se ne lamentano, ma intanto cliccano lì.
In fondo domenica scenderò in piazza un po’ anche contro me stesso.
Massimo Gramellini dal Buongiorno de La Stampa del 10 febbraio 2011

Il pericolo della fine dell’Unità d’Italia

28 gennaio 2011 Lascia un commento

Il pericolo della fine dell’Unità d’Italia

Nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia, mentre la pubblica opinione è distratta dagli scandali che coinvolgono il premier e umiliano l’Italia, si sta verificando paradossalmente la spaccatura in due dell’Italia per effetto della riforma federale. La riforma fiscale, che fu sostenuta da quasi tutto il Parlamento, sembra una trappola per molti ignari cittadini. Il terzo decreto attuativo dà a Sose SPA (insieme a Istat e a Ragioneria dello Stato) il compito di fissare i fabbisogni standard degli enti locali nelle loro funzioni fondamentali. La questione dei fabbisogni è l’architrave del federalismo fiscale. Dalla loro determinazione dipenderà la tutela dei diritti sociali. E’ assurdo che il decreto sottragga al Parlamento e deleghi ad una Spa e all’Istat la individuazione dei fabbisogni e dei livelli delle prestazioni concernenti i diritti sociali dei cittadini: il diritto alla scuola, alla salute, al lavoro. Con la violazione del dovere di solidarietà sociale ( art 2 ), a scapito degli enti locali delle aree più deboli .

Non solo. Il neo presidente di Rete Imprese Italia, Giorgio Guerrini, che raggruppa due milioni di piccoli imprenditori, lancia l’allarme. In un’intervista all’ANSA adombra il rischio, che per noi è certezza, che il federalismo si traduca in un aggravarsi della pressione tributaria per tutti i cittadini. I decreti produrranno un aumento della pressione fiscale a livello locale. In Italia secondo i dati dell’ultimo documento OCSE, il rapporto tra tasse locali e prodotto interno lordo è passato dal 2,9 per cento del 1990 al 16,1 del 2008, contro una media europea del 12,4 per cento. I calcoli diffusi dalla CGIA di Mestre confermano che i cittadini italiani pagano un prezzo alto al fisco locale: 1233 euro a testa. La dilatazione delle assunzioni clientelari si trasforma in un ulteriore aggravio fiscale per gli esangui contribuenti italiani. Roma è tra i primi posti tra i comuni più tartassati dai tributi locali. Inoltre il federalismo fiscale consentirà ai comuni anche di sbloccare quest’anno le addizionali IRPEF ferme al 2008. E le Regioni potranno portare dal 2015 l’addizionale dall’attuale ’1.4 per cento al 3 per cento per i redditi sopra i 28.000 euro. Possibilità di aumento anche per l’IRAP su cui le Regioni avranno ampi spazi di manovra. Queste le fosche prospettive del federalismo fiscale .

Intanto il distacco del Nord dal resto dell’Italia sta avvenendo in modo irreversibile. Il primo colpo, è bene ricordarlo, venne dalla riforma del Titolo V, che attribuì alle Regioni competenza legislativa concorrente con lo Stato in materie di rapporti internazionali con l’UE, lavoro, istruzione e sanità. ( art 117 Cost ). Una vera follia! I risultati della legislazione concorrente in materia di istruzione si sono visti con lo spettacolo desolante del comune di Adro, il cui sindaco leghista ha preso iniziative razzistiche e lesive della unità nazionale. A parte la bandiera della lega nella scuola, egli ha deciso che “Se il genitore non paga, l’alunno non mangia a scuola e se ne torna a casa”. Una misura che colpisce gli immigrati e i senza reddito, anche se bravi a scuola. E a questa decisione Bossi, Berlusconi e soci hanno reagito con un’alzata di spalle. Come hanno fatto dopo la inaugurazione della scuola tappezzata di emblemi leghisti e intitolata ad un fondatore della lega Nord senza consultare l’autorità scolastica locale. Nemmeno la bandiera italiana all’inaugurazione della scuola per sottolineare la prevalenza dell’identità locale su quella nazionale. L’ultimo episodio di queste scelte dissennate è il divieto di alternativa al “menu padano” nella mensa scolastica. Solo un analfabeta come Umberto Bossi poteva ispirare tale cretinata , che danneggia i meno abbienti. A Lazzate, in Brianza, (Lazzzàa comune della Padania, si legge sul cartello) le strisce pedonali sono verdi e le vie si chiamano Pontida, Padania, Carroccio, Sole delle Alpi e roba del genere. L’osteria ha preso l’impegno con il comune che per vent’anni non può servire pizza né couscous, ma solo cucina lombarda. Episodi che indicano una strategia politica precisa che va verso secessione e barbarie.

La modifica del titolo V, voluta da De Mita, D’Alema e da Giuliano Amato, subì nel 2004 le critiche di Giuliano Vassalli. Che espresse “antipatia profonda per la riforma del 2001 del centrosinistra”, parlando “di manovra elettoralistica varata, con scarsa maggioranza, a favore del federalismo”. E auspicò di “ rinvigorire la legislazione esclusiva dello Stato su materie su cui la competenza non è frammentabile”. E concluse: “ la riforma del 2001 ha necessità di essere ripensata funditus ” .

Altrettanto critico fu il giudizio dell’allora onorevole Giorgio Napolitano, che chiamato in causa per avere promosso la commissione De Mita , cui subentrò D’Alema, ammise nel predetto convegno di volere “ rafforzare i poteri del Primo Ministro” ma trovò “orripilante” la nuova formulazione dell’art 117. Rafforzando i poteri del premier, Berlusconi sarebbe rimasto 40 anni con effetti irreparabili.

Uguale critica feroce espresse il costituzionalista Mauro Ferri, che osservò “quando la Costituzione cominciava a funzionare, si è cominciato a volerla cambiare con le varie commissioni. … della bicamerale D’Alema meglio non parlare, meglio non esprimere giudizi su quello ( di negativo) che uscì fuori da quella bicamerale” tra cui “il famigerato premierato”, che poi per fortuna cadde, e “ il famigerato titolo V del 2001”.

Sulla stessa linea il costituzionalista Augusto Barbera “ la riforma del titolo V ha già prodotto non pochi danni alla governabilità del Paese”.

Nonostante queste critiche aspre e il contenzioso Stato-Regioni che sommerge la Corte, Giuliano Amato ha dichiarato il 14 gennaio 2011 all’Accademia dei Lincei che “la svolta federale in atto servirà a superare la incompiutezza della unificazione italiana”. Un trasformista braccio destro di Craxi che mira alla Presidenza della Repubblica con l’appoggio del centrodestra e di Bossi.

Il federalismo accettabile è solo quello solidale. Convinti, con Ciampi, che “per diffondere in Europa un generale benessere, maggiore giustizia sociale, un più alto livello di democrazia” , il federalismo richiede “cultura politica, accresciuto impegno civile di amministrati ed amministratori, nuovo patriottismo, regionale, nazionale ed europeo. ” Ma Ciampi riconobbe che la nascita delle Regioni era una delusione: non avevano saputo evitare “ costosi doppioni”, una “proliferazione burocratica, dannosa per lo sviluppo di ogni regione”, ed -io aggiungo – una crescita di corruzione e crimine organizzato. La mafia continua a gestire le risorse destinate alle regioni provenienti dallo Stato e dall’UE . Come confermano Commissione Antimafia e DNA.

Parlando del federalismo non dimentichiamo che Bossi e premier mirano allo stravolgimento della Costituzione, già tentato nel 2005. con Senato Federale, Corte Costituzionale e federalismo fiscale. Il senato Federale, approvato dal Parlamento nel 2005 , fu bocciato dal referendum popolare. Giuliano Vassalli ammonì che esso realizzava il predominio del Senato federale sulla Camera ed era “Un istituto ibrido, incomprensibile in più punti” . La Lega vuole un Senato federale con poteri più ampi di quelli della Camera. E il potere di eleggere 4 membri della Corte Costituzionale, mentre alla Camera ne resterebbero solo 3, (oggi ne spettano cinque al Parlamento in seduta comune). Con l’aumento dei giudici di nomina politica, la Consulta non sarebbe il giudice imparziale delle leggi, ma un organo della maggioranza. E dunque non in grado di dichiarare la incostituzionalità delle leggi approvate dalle maggioranze di centro destra e di centrosinistra, a partire dal lodo Alfano. Al Senato spetterebbe un groviglio di competenze, tra cui un potere di veto sui rapporti internazionali, tutela e sicurezza sul lavoro, istruzione, ricerca scientifica e tecnologica, salute, finanza pubblica e del sistema tributario, art 117 3 comma Cost. Un guazzabuglio che porterebbe alla paralisi del Parlamento ed alla disgregazione del Paese.

Farraginoso era il sistema escogitato dalla Lega per disciplinare i rapporti tra Camera e Senato federale nella formazione delle leggi. Una riforma per aumentare i conflitti. In realtà la Lega tende alla secessione morbida del Nord dal resto dell’Italia. Una conferma della incidenza negativa del federalismo sullo sviluppo viene dalla Corte dei Conti che ha denunziato, nel 2009 e 2010 che la corruzione dilaga essendo divenuta una tassa immorale e occulta, pagata dai cittadini, pari a 50-60 miliardi di euro all’anno . “Un fenomeno che ostacola nel Sud, gli investimenti esteri”. Nella classifica della corruzione, tra le prime cinque regioni, – afferma la Corte- ce ne sono quattro nel sud : Sicilia (13% del totale delle denunzie), Campania (11,46%), Puglia ( 9,44 ), Calabria (8,19) preceduta dalla Lombardia con il 9,39 del totale delle denunce. A questo si aggiunge l’aumento della spesa corrente del 4,5% (stipendi e pensioni), un costo insopportabile per la collettività.

D’altra parte, guardando ad Adro e Lazzate, capiamo che il federalismo tende a proteggere gli interessi particolari della lega contro quelli dei cittadini delle altre regioni d’Italia e contro gli stranieri. E a intaccare settori quali scuola e sanità. La scuola non sarà più luogo del confronto pluralistico di giovani di diverse culture, etnie e religioni ma quello in cui la formazione si frantumerà nelle varie regioni a seconda delle diversità religiose ed etniche, con il vanificarsi della speranza di costruire una comune cittadinanza democratica secondo i principi di solidarietà e tolleranza.

Nella sanità saranno avvantaggiate le Regioni più ricche di fronte alle regioni più povere meno garantite rispetto ad un bene primario quale è il diritto alla salute. Ciò lederebbe la idea unitaria dello Stato pensata dai padri costituenti quale “forma fondamentale di solidarietà umana”. Il parlamento nazionale, che legifera su diritti e libertà fondamentali dei cittadini, sul lavoro, sulla indipendenza dei magistrati, sul pluralismo della informazione, sui sistemi elettorali e sui conflitti di interesse, perderebbe la sua centralità e la sua libertà. Il solo effetto positivo dello scandalo che travolge il Premier è- speriamo- l’affossamento del federalismo.

La situazione politica

Mentre la stampa dedica decine di pagine alla telenovela Ruby-premier, eventi gravi come la guerra in Afghanistan e la morte dei soldati italiani, la vicenda delle trattative tra Stato e mafia, volute per consentire la nascita del regime, e la verità sui responsabili delle stragi sono quasi del tutto oscurate. La morte dell’alpino Luca Sanna colpito da un talebano nella base di Baia Murghab è stata relegata dai media nelle pagine interne. I giornali sono a caccia delle telefonate osè delle presunte amanti del premier. E tuttavia, tentiamo una breve analisi della situazione. Il capo del governo è più che mai abbarbicato alla poltrona di premier e trova nuovi adepti, pronti a vendersi al migliore offerente pur di non lasciare gli scranni in parlamento. Ma il destino del Capo sembra segnato dal nuovo atteggiamento di Umberto Bossi. Che non gli offre il sostegno di sempre. Anzi lo invita a non attaccare i giudici e gli chiede perentoriamente il varo del federalismo. Salvo a scaricarlo subito dopo l’approvazione dei decreti. Se ciò non avverrà in tempi brevissimi, la Lega, forte delle previsioni che la vedono in ascesa, andrà lo stesso alle elezioni anticipate. Il disegno di Bossi è chiaro: ingoiare quest’ultimo rospo per non pregiudicare il cammino del federalismo secessionista. E subito dopo liberarsi dell’alleato scomodo indifendibile di fronte al popolo di Pontida puntando alle urne per un nuovo sicuro balzo in avanti.

Ma sembra difficile che il premier riesca a varare le riforme sulla giustizia che lui annuncia ogni giorno. Un attacco alla giustizia sarebbe insopportabile anche per i leghisti.

[27/01/2011] di Ferdinando Imposimato

Seminfermità mentale

19 gennaio 2011 Lascia un commento

Per spiegare Tangentopoli, il pm più spiritoso di Mani Pulite ripete spesso: “In ogni economia il numero dei ladri non può mai superare il numero dei derubati. Quando i ladri arrivano al 51% cominciano a derubarsi fra loro e il sistema implode”.

Ora ci risiamo. Umilio Fede che fa la cresta sui “prestiti” del Cainano a Lele Mora è l’emblema di una corte famelica e predona, dove tutti derubano tutti e alla fine chi paga il conto è sempre Lui, il povero B.

Una certa Faggioli ha fretta, “mi restano solo mille euro, devo fare cassa per forza”, e aspetta speranzosa un nuovo Bunga bunga. Ma corre voce che Lui “voglia ridurre le cene” e soprattutto i dopocena, così una tale Iris medita: “È ora che iniziamo a rubare qualcosa in casa”. Un’altra erinni ipotizza la soluzione finale: “Che palle ‘sto vecchio, fra un po’ ci manda affanculo tutte quante… quella è la volta buona che lo uccido… vado io a tirargli la statua in faccia”.

Cioè: lui s’illude di averle fulminate col suo charme, “volete mettere il piacere della conquista?”. E quelle, subornate dal partito dell’odio, lo chiamano “la nostra fonte di lucro”, “che schifo quell’uomo”, “l’ho visto out, ingrassato, imbruttito, più di là che di qua, è diventato pure brutto (prima invece era un figo pazzesco, ndr): deve solo sganciare. Spero sia più generoso, io non gli regalo un cazzo…”.

Uno sciame di cavallette assatanate e sanguisughe parassite, tutte addosso a quel pover’ometto, fra l’altro anziano e gravemente malato, a succhiargli il sangue (anche). A lui che ha già dovuto pagare Craxi, finanzieri, giudici, Mills, un migliaio di parlamentari (i “responsabili” due volte, comprati e ricomprati), servi, giornalisti, giornalisti servi, papponi, ruffiani, mezzane, mignotte (due volte, per i Bunga bunga e poi per il silenzio), e ora deve pure comprarsi una fidanzata.

E cos’è, un bancomat? Un caso di circonvenzione di incapace, ma di massa. E dire che lui, a modo suo, tentava di comunicare la sua infermità: quando ne faceva travestire qualcuna da infermiera è perché aveva bisogno di cure, altro che giochini erotici. Solo che quelle non capivano, e nemmeno Lele Mora, che così erudiva una pupa: “Visto che sarai l’infermiera ufficiale, devi fargli uno scherzo… devi prenderti su… quello che misura la pressione finto e poi un camicione”. Roberta: “Quello da dottoressa… con sotto niente ovviamente…”. Lele: “Lo devi comprare oggi… poi ti metti lo stetoscopio sulla camicina da infermiera e sotto le autoreggenti bianche…”. Roberta: “Guarda Lele lo faccio, ti giuro… non mi manca il coraggio”. Lele: “Gli dici: ‘Sorpresa! Sono l’infermiera, la devo visitare…’”. Roberta: “Una visita privata per accertarmi il suo stato di salute…”. Lele: “Esatto… sai quanto si diverte lui… da ridere da morire”. Roberta: “Infatti per quel poco che l’ho conosciuto sta allo scherzo”. Lele: “Sì, sì, fa il finto malato”. Roberta: “Sì, l’ha già fatto proprio ieri sera”. Lele: “Comunque impressione ottima, meravigliosa. Si prevede un grande futuro per te, amore”.

Gente insensibile: quello sta male davvero e pensano che finga. Ora il povero infermo rischia grosso, anzi può dirsi fortunato: chiunque altro, al posto suo, sarebbe già in galera. Le richieste a Ruby “racconta cazzate, cerca di passare per pazza” in cambio di soldi sono un caso da manuale di inquinamento probatorio. Per molto meno c’è l’arresto in flagrante. Ma lui, volpino, ha l’asso nella manica. Dalla lettura delle carte già s’intravede l’arma segreta: basta coltivarla e tutto andrà per il meglio.

Dia retta a noi, Cavaliere, che le vogliamo bene. Lasci perdere i cattivi consigliori che le rubano parcelle da favola e la mandano a sbattere con le solite leggi ad personam o le solite ricusazioni che non funzionano mai. Adotti la difesa di Michele Misseri modello Arcore. Si presenti in tribunale con un’infermiera armata di stetoscopio e pompetta per la pressione. Passare per pazzo, per lei, è più facile che per Ruby e per lo zio di Sarah: basta qualche cazzata di repertorio e il gioco è fatto. La seminfermità mentale non gliela leva nessuno.

“Seminfermità mentale”, Marco Travaglio, Il Fatto Quotidiano, 19 gennaio 2011

Rumorosi silenzi della chiesa

8 novembre 2010 Lascia un commento

Fino a quando la Chiesa resterà in silenzio dinanzi al premier bunga-bunga e allo scempio delle istituzioni?
Monta il malessere nel mondo cattolico, cresce il disagio tra parroci e vescovi, ma i vertici della Chiesa tacciono. L’istituzione ecclesiastica, che continuamente interviene nei comportamenti delle persone, laddove si tratta delle scelte di vita, di morte, di nascita e di relazioni, non riesce a dare un indirizzo etico per dire qual è il limite nei comportamenti morali di un uomo che governa la nazione, di un leader che per il suo ruolo dovrebbe saper offrire un esempio di decoro.
NON SI SENTE una parola del Papa, non si sente una parola del presidente della Conferenza episcopale né del suo segretario, che pure a suo tempo seppe alzare la voce contro il libertinaggio.
Non è in gioco nessun tipo di moralismo, la questione è politica come ammette persino il Foglio: in altre parole tocca il bene comune dello stato. E ha un risvolto etico come ha dovuto confessare l’Avvenire sotto la spinta della coraggiosa denuncia di Famiglia Cristiana e dell’incredibile arroganza di B in quel di Bruxelles. Limitarsi a indicare principi generali sulla purezza dell’amore e poi chiudere gli occhi di fronte al clima da basso impero nel proprio Paese, nella terra di cui il pontefice è primate, è un silenzio che svuota l’autorevolezza della gerarchia ecclesiastica.
Si sta consumando in questa stagione la parabola discendente del ruinismo L’idea di fondo, dopo il crollo della Prima Repubblica, era di collocare la Chiesa (priva della Dc) al di sopra delle parti per meglio assicurare – seppur lobbisticamente – la realizzazione dei propri valori. È finita, come documenta brillantemente l’ultimo libro di Massimo Franco C’era una volta un Vaticano, con un do ut des basato sul puro interesse più che sui valori. Un compromesso al ribasso in cui non si capisce se B è collaterale alla Chiesa o il vertice ecclesiastico sia a lui politicamente subalterno. La verità sta nell’intreccio fra i due soggetti.
“C’È UN SOLO cadavere a cui la Chiesa è attaccata”, diceva Giovanni XXIII, indicando il crocifisso. La Chiesa d’Italia, con il suo silenzio, rischia di rimanere aggrappata al cadavere della credibilità di B. Mentre persino il mondo imprenditoriale ne prende clamorosamente le distanze. Non si tratta, com’è chiaro a tutti, persino ai fan azzurri delusi che protestano sul Web, di peccati di pantalone. Sono stati toccati fondamenti etici, che stanno a cuore al cittadino cattolico (e anche a quello diversamente credente). L’idea che un capo del governo non mente alla polizia, non ospita in casa una minorenne per dopocena poco trasparenti. L’idea che una minore in difficoltà, affidata ad una donna indicata dal premier, per di più consigliere regionale come Nicole Minetti, non viene un minuto dopo abbandonata ad altri nella notte, violando gli impegni legali assunti. Si vorrebbe sapere quale altro limite debba essere raggiunto perché si senta un “basta” da parte della Chiesa. Nessuno domanda alla Chiesa di schierarsi con una fazione e neanche di fare il lavoro dell’opposizione. Ciò che il cittadino interessato ai valori religiosi – anzi, ai valori tout court – ha però il diritto di aspettarsi è che un’istituzione, che fa del “bene” il criterio del suo messaggio, non abbia paura di indicare il “male” quando esplode platealmente sotto i propri occhi.
L’ITALIA non è una dittatura, la Chiesa può parlare – e parla tanto quando vuole – liberamente. Il silenzio è la dimostrazione di una mancanza di visione dei vertici ecclesiastici. Che continuano a vivere in queste ore aggrappati al calcolo delle convenienze, all’angusta certezza che il berlusconismo fissi per legge quei comportamenti sociali e personali che la Chiesa non riesce più a imporre con la formazione delle coscienze. Nella paura del vuoto politico di domani, che si percepisce in tanti monsignori disgustati dal premier ma terrorizzati dalla perdita di un alleato sicuro, la Chiesa non si accorge, o fa finta di non accorgersi, del grande vuoto interiore creato da venti anni di berlusconeide. Fra una settimana il premier bunga-bunga, che adora proclamarsi cattolico, inaugurerà a Milano la Conferenza nazionale della famiglia. Va bene così? Quell’“agenda per l’Italia”, che le Settimane sociali cattoliche intendevano proporre al paese, prevede anche questa parodia? Non è sfuggito a nessuno che i quadri cattolici, che hanno lavorato per le Settimane sociali, erano molto più coraggiosi nel denunciare la decadenza della classe dirigente prima del convegno di quanto siano stati quando si è tenuto l’i n c o n t ro nazionale a Reggio Calabria. Nell’intervallo è intervenuta la gerarchia ecclesiastica, che ha proibito persino la partecipazione della stampa all’ascolto dei gruppi di lavoro, come sempre è stato in passato. “Stiamo dimostrando di non avere un rapporto con il respiro del Paese”, mi dice un vescovo. Ha ragione. Il ragionamento ha un corollario.
Quando nel Paese c’è stato un forte movimento nutrito di ideali liberali, socialisti o cattolico- democratici anche la Chiesa è maturata sotto il pungolo della società. Nel vuoto circostante prospera anche il vuoto ecclesiale.
..Perdonatela! E’ una Chiesa “contestualizzata”!
Don Aldo Antonelli. Marco Politi –Il Fatto Quotidiano

Politici da nausea e megalomani emulanti

8 novembre 2010 1 commento

Mai la politica era cosi degenerata nel nostro martoriato paese, al punto tale che le parole non possono essere sufficienti a rappresentare lo sdegno, la repulsione e la condanna inappellabile della popolazione civile non videodipendente ed ancora dotata di pensiero autonomo e dignità, non ancora prostituitasi e corrotta da questo malaffare e malcostume diffuso a tutti i livelli
Neppure il duce, ai tempi del suo massimo potere negli anni ’30, avrebbe osato tanto nella personalizzazione della politica e nell’abuso del potere, neppure i suoi gerarchi avrebbero potuto eguagliare gli attuali cortigiani dell’immorale megalomane che pretenderebbe di comandare il paese, che sono stati da lui investiti di incarichi istituzionali e politici, privi di qualsiasi merito e competenza, che solo a guardali, anche senza ascoltarli, viene già il voltastomaco, altroché gastrite!
Se ancora qualcuno non considera questa cricca al governo un’associazione a delinquere ed a scopo di business per arricchimento personale, familistico e partitico, è un ingenuo che merita di essere depredato di tutto, come infatti sta avvenendo gradualmente nel nostro paese, dove gli onesti sono sempre più depauperati da questi parassiti insipienti ed arroganti, che hanno distrutto tutto ciò che aveva un benché minimo valore e potenzialità nel nostro paese, beni materiali e soprattutto immateriali, come la speranza in una vita migliore.
Le immani responsabilità, di cui questi omuncoli e quaquaraquà saranno investiti dalla storia, li travolgerà come uno tsunami e di loro rimarrà solo un pessimo ricordo, che ognuno di noi cercherà di rimuovere per evitare conati di vomito.
Claudio Martinotti Doria http://www.cavalieredimonferrato.it/

La Silvia e l’Alberto (da Giussano)

28 aprile 2010 6 commenti

L’amore è cieco, sordo e anche un po’ coglione

Le quattro di un assolato pomeriggio di giugno, l’asfalto s’attacca alle scarpe e l’aria è quasi bianca per la luce salentina che sa essere meravigliosa e crudele.
I raggi del sole cadono ovunque, l’amaca sotto l’albero di fico di un piccolo giardino è protetta dalla verzura delle grandi foglie, al riparo dai dardi infuocati che diffrangendosi emanando un tepore meraviglioso. In compagnia del silenzio rotto da qualche cicala non é difficile rifugiarsi nella magia dell’assopimento che monta con la complicità del dondolio dell’amaca e di una generosa bottiglia di rosato fresco che ha accompagnato pecorino e fave fresche, tardive ma saporite.
Solo in casa, chi ama il mare ha preferito la spiaggia a due passi. Come si può abbandonare una simile postazione da sogno? Solo una adeguatissima giustificazione potrebbe imporlo.
Se squilla il citofono una volta immagini che siano i testimoni di Geova o un rappresentante della Vorwerk disperato. Te ne fotti, con tutto il rispetto per la missione di chi annuncia la fine del mondo e con la massima considerazione per chi deve guadagnarsi la pagnotta.
Se squilla due volte è il postino con una raccomandata di qualcuno che ti chiede soldi o il telegramma di un evento che comunque accadrà domani. Te ne fotti, lascerà la cartolina di avviso nella cassetta. Tutti possono attendere, figuriamoci i morti.
Se squilla tre, quattro, cinque volte è accaduto qualcosa che fa scorrere il sangue o, sicuramente, lo farà scorrere a breve. Tocca alzarsi e affacciarsi. Ti trovi due volti giulivi sul marciapiede, uno vagamente familiare e l’altro completamente ignoto e immediatamente antipatico.

Con la cortesia sconosciuta ai nordici ma propria del dna dei sudici, li invito ad entrare. S’avvicinano, riconosco finalmente la piccola Silvia, allieva prediletta di molti anni fa. Non è più piccola, è una splendida donna sorridente e luminosa anche nella luce squassante di un meriggio salentino.
Li faccio accomodare. Che sorpresa! Dopo tanti anni, e che sorpresa apprendere che Silvia non è più signorina. Partita per Milano a studiare, s’è sistemata lì e s’è pure avvinghiata con questo marcantonio dal corpo scolpito e lo sguardo da vitello miope. La signora Silvia.
Quante cosa da raccontare. È un viaggio di piacere per far conoscere il Sud al marito. Non c’è molto tempo ma basta per sapere che noi lì si sta bene, si lavora e tutto funziona, stiamo cambiando casa, ne abbiamo acquistata una in un quartiere più a modo e siccome la stanno ristrutturando noi siamo in giro. Dove si stava era bello ma pieno di negri e di islamici. Non è che siamo razzisti ma è che loro sono diversi da noi e se facciamo un figlio non può mica crescere in una scuola di africani.
Son contento. La Silvia (di là si chiamano con l’articolo) mi presenta il suo acquisto che impettito mi dice: “Sciono Albèeerto, faccio l’ingegniere. Silvia mi ha parlato tanto di lei …”
Sono contento per la Silvia soprattutto quando l’Alberto mi dice dei suoi genitori che abitano a Giussano, padani da sempre. Sono contento che l’Alberto mi guarda e dice che ragiono quasi come uno del nord.
Son contento davvero a sentire l’Alberto (da Giussano) che i suoi la Silvia l’hanno accettata da subito anche se era meridionale, che anche nei meridionali ci son tante brave persone come me.
E la Silvia che annuisce radiosa dimostrando ancora una volta che l’amore è cieco, sordo e anche un po’ coglione.

Che posso fare? Li invito a pranzo perfargli provare un po’ di sana cucina salentina.
Big Jim accetta subito e la Silvia a ruota. Se ne vanno lasciandomi solo a preparare l’incontro.
Penso al menù: ceci e curnali fritti, brasciolette piccanti alla cacciatora con i pampascioni, nell’attesa degli antipastini di sott’oli e sott’aceti con cavolo cotto al vapore.
La mattinata del solstizio d’estate è domenica, c’è uno scirocco denso come melassa, preparo a puntino, anche i crostini di pane. Le mie donne sagge non ne hanno voluto sapere di questa rimpatriata, lo jonio pugliese, nei pomeriggi di giugno sa ammaliare come nessuno
Il pranzo è gradito e vivace, l’Alberto mangia di gusto e pure la Silvia. Si parla di tutto. L’ingegniere racconta di sé e della Padania, mi parla dei “Mau Mau” dalla pelle color cioccolato, dell’Africa incivile e degli stupratori rumeni, degli islamici crudeli e degli zingari ladri. E Silvia invece ce l’ha con i cinesi che sono ovunque e sono tutti uguali. Mangiano di buon appetito i ragazzi nati in Italia e civilizzati in Padania, sicuro futuro per l’eurasia giapeta. Son quasi commoventi come si guardano negli occhi e si sorridono, il bauscia e la terrona. Mangiano e bevono di gusto mentre io pilucco, sono stanco ma felice. Un week end nato solitario lo trascorro in compagnia.
Ci spostiamo in giardino dopo il pranzo a sorseggiare una eccellente granita di caffé. I ragazzi son giovani, han fretta di tornare a casa dopo un bel pranzetto. Tanto più che l’Alberto è un campione padano, ha il celodurismo nel sangue.

Han fretta di congedarsi i piccioncini, li trattengo ancora un po’ e poi li lascio andare.
Rassetto il rassettabile, rimando alla calata della frescura il lavaggio delle stoviglie e mi rimetto sull’amaca. Mi sovviene “la vendetta da savana secca”: un elefante alza la proboscide ed emette barriti roboanti, l’erba secca e la carenza d’acqua lo rendono terribilmente stitico, e le spine d’acacia spesso non vengono macerate dall’intestino….

Immagino il cavolo, i pampascioni e i ceci che entrano nella fase digestiva. Me li immagino i volti dei pargoletti che arrossiscono, gonfi come cornamuse, ad emettere barriti di varia sonorità, solo che a differenza dell’elefante stitico la proboscide resterà immobile e il lamento, prodotto da ragioni opposte, sarà proferito da opposti pertugi.
E io sono li, sulla mia amaca dispiaciuto per il buco nell’ozono ma tanto felice perché, per una volta almeno, a questi leghisti di nascita e d’adozione gli ho fatto prender fuoco al buco del culo.
di Pino De Luca, 27 aprile 2010 www.aprileonline.info

Per chi vota la Cei

31 gennaio 2010 1 commento

Per chi vota la Cei
Da giorni si capiva che nel mondo cattolico c’era un certo fermento per decidere chi votare alle regionali.
Ieri ci ha pensato monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, a chiarirlo (un po’):
“Non possiamo contrapporre i valori alle responsabilità sociali”.
La lista delle caratteristiche richieste al candidato ideale è abbastanza precisa: deve difendere la vita “in qualunque forma si presenti”, la famiglia fondata sul matrimonio, promuovere la solidarietà.
Che in pratica significa che non si deve votare per Emma Bonino nel Lazio e, nelle altre regioni, si può scegliere tra Pdl e Udc.
Visti i complessi equilibri tra il partito di Silvio Berlusconi e quello di Pier Ferdinando Casini, è però decisivo capire su chi punta la Cei.
Ieri mattina Crociata ha detto:
“Le nostre statistiche dimostrano che le percentuali di criminalità di italiani e stranieri sono analoghe, se non identiche”.
Una replica a Berlusconi che potrebbe sembrare a qualcuno un implicito invito a votare Udc.
Eppure è stato notato dai vaticanisti un certo attivismo nei giorni scorsi di Camillo Ruini, ex presidente della Cei, che si è recato anche dal Papa a discutere degli equilibri di potere tra vescovi e Vaticano.
Ruini ha sempre sostenuto che non si doveva spingere per avere un forte partito cattolico, ma per avere cattolici in posizioni di forza, uno schieramento trasversale al centrodestra (e in parte al Pd) con le stesse idee su bioetica e politiche sociali.
Una linea fallimentare, al momento, visto che l’unico “cattolico” (inteso in senso ruiniano) del governo, il sottosegretario Eugenia Roccella è al momento nel limbo, non più sottosegretario al Welfare e non ancora sottosegretario alla Salute (manca la conferma della delega).
di Stefano Feltri

Buon viaggio sulla luna

26 gennaio 2010 Lascia un commento

Ritorno in Italia dopo una lunga permanenza in Francia.
Dopo la statuetta del Duomo di Milano il fascino delle notizie italiane non mi spingeva nelle edicole francesi ad acquistare sovente i nostri quotidiani ed i telegiornali locali sono sempre meno interessati alle nostre misere questioni, anzi parlando con loro il nostro paese negli ultimi anni , rappresenta uno spettacolo assimilabile al “burlesque”, roba da bagaglino tanto per capirci.
Anche la Francia soffre questo momento di profonda depressione ed il loro presidente non riscuote, nei più, un grande favore, ma la dignità del popolo francese lascia trasparire con evidenza la tradizione culturale che, ahimè , questa piccola italia non possiede.
Premetto a chiarimento che non sono assolutamente esterofilo, non lo sono mai stato, e non sono assolutamente affascinato dal loro esasperato nazionalismo gaullista. Mi sembra giusto comunque ascoltare che cosa un paese che ci è vicino possa pensare di noi.
La loro domanda che più mi ha colpito è stata la seguente:“Come fate ad accettare l’attuale stato di cose della vostra situazione politica senza reagire?”
Non è sicuramente una domanda particolarmente acuta, ma è quella che mi è stata rivolta un numero infinito di volte e con particolare enfasi. È cosi evidente per i moderni Galli il nostro degrado?
Evidentemente per loro la nostra situazione è chiarissima e nello stesso tempo inspiegabile. Ritengono che nonostante un numero importante di persone siano profondamente contrarie ai comportamenti dei politici italici nulla ,assolutamente nulla possa cambiare.
Le mafie, le camorre, le ‘ndranghete continueranno ad operare indisturbate, anzi continueranno ad ampliare i loro orizzonti finanziari e di potere indipendentemente dalla rischiosissima opera di Saviano e di alcuni (troppo pochi) magistrati. I corrotti ed i corruttori unitamente agli evasori continueranno ad impoverire il paese a loro vantaggio, e, con l’ultima legge gli “italiani al di sopra di ogni sospetto” fra poco potranno commettere ogni sorta di delitto, omicidio incluso. Consiglierei alle signore Veroniche un bel viaggio sulla luna nella parte in ombra.
Leggo che Grillo sta preparandosi per un tour atto a spiegare ai nostri confinanti lo stato delle cose italiane. Sappia Grillo che francesi, tedeschi, svizzeri, ecc capiscono molto meglio di noi cosa sta succedendo nel nostro paese e sono molto, veramente molto preoccupati di confinare con un paese, profondamente degradato che sta mettendo in pericolo la tenuta dell’Europa intera, contrariamente a quanto televisioni e giornali italiani continuano ad affermare, in modo falsamente ottimistico, sullo stato delle nostre cose.
A proposito di televisione. L’altra sera a Ballarò, un noto politico della compagine governativa che assomiglia tremendamente al monaco glabro e ciccione del Nome della Rosa, si esprimeva come suo solito, in modo da creare negli udenti copiosi conati di vomito, unitamente allo Jago del giornalismo italiano. Di fronte al governativo monaco glabro sedeva il capo dell’opposizione, ovvero l’uomo che deve contrastare ciò che costoro stanno combinando…Ho dovuto ammettere…abbiamo perso tutto…
Ecco ciò che francesi, tedeschi, svizzeri non capiscono e non possono capire…..volutamente l’Italia si è privata di opposizione, noi non abbiamo nessuno che impedisca a costoro di distruggere il nostro paese, sotto tutti i punti di vista. Anzi la così detta opposizione su consiglio dei monaci glabri sta cercando di uccidere anche gli ultimi rigurgiti di ribellione, il caso Vendola è troppo evidente.
Anche a Vendola oltre le Veroniche sarebbe consigliabile, visti i tempi, un viaggio sul lato in ombra della luna.
Cari italiani cominciate a capire che i viaggi sulla luna, per coloro che non riescono a diventare rapidamente seguaci dei monaci glabri, non saranno opzioni esclusive dei Vendola e delle Veroniche, ma diventeranno come lo furono per i Pertini opzioni irrinunciabili. Non pensate di essere diversi agli occhi di costoro dai neri raccoglitori di frutta di Rosarno, la legge che a breve sarà vigente, cercate di capirlo in fretta, metterà al bando tutti coloro che cercheranno anche gentilmente di dire che non sono d’accordo.
Ai nostri confinanti lo stato delle cose nel nostro paese e “tremendamente “ chiaro ed è altrettanto chiaro che la latitanza dei codardi intellettuali italiani ha causato tutto ciò.
La borghesia, oggi cialtrona e sciatta, fu quella che un tempo ormai lontano contribuì al cambiamento, come riesce a non vergognarsi?
Il cambiamento è irrinunciabile, non e possibile attendere scioccamente l’alzheimer del piccolo re, ovvero dell’Uomo al di sopra di ogni sospetto, che pur avendo ucciso il nostro paese disseminando apposta a dx e a manca tutti i segni della sua colpevolezza non riesce ad essere in alcun modo incriminato e condannato , poichè considerato dal popolo e da D’Alema appunto “al di sopra di ogni sospetto”.
Buon Viaggio sulla Luna
Ugo Arcaini

Psicologia delle folle

14 gennaio 2010 2 commenti

GUSTAV LE BON (1841-1931), Etnologo e psicologo (fu uno dei fondatori della “Psicologia sociale”) nato in Francia a Nogent-Le Retrou, fu il primo psicologo a studiare scientificamente il comportamento delle folle, cercando di identificarne i caratteri peculiari e proponendo tecniche adatte per guidarle e controllarle. Per questa ragione le sue opere vennero lette e attentamente studiate dai dittatori totalitari del novecento, i quali basarono il proprio potere sulla capacità di controllare e manipolare le masse.
In effetti, gli scritti di Le Bon – in particolare Psicologia delle Folle edita nel 1895 – erano una vera e propria miniera d’oro per chi voleva comprendere il comportamento della massa, il nuovo soggetto che si affacciava sulla scena politica negli ultimi decenni dell’ottocento e che avrebbe dominato tale scena nel novecento. La nascita della massa, intesa come “grande quantità indistinta di persone che agisce in maniera uniforme” che iniziò a prendere forma sul finire del XIX secolo.

Lenin, Stalin, Hitler lessero meticolosamente l’opera di Le Bon e l’uso di determinate tecniche di persuasione nella loro dittatura sembra ispirato direttamente dai suoi consigli; ma anche Mussolini fu un fervido ammiratore dell’opera dello psicologo francese. “Ho letto tutta l’opera di Le Bon – diceva Mussolini- e non so quante volte abbia riletto la sua “Psicologia delle folle” E’ un opera capitale alla quale ancora oggi spesso ritorno”.

La leggerezza di certi discorsi fatti da questi dittatori (alcuni li leggeremo nel penultimo capitolo “Le folle elettorali”) che hanno esercitato un’influenza enorme sulle folle, talvolta stupisce alla lettura; ma si dimentica che essi furono fatti per trascinare le folle, e non per essere letti da filosofi. L’oratore si mette in intima comunione con la folla e sa evocare le immagini che la seducono. Le affermazioni sono fatte in modo così autoritario, che vengono accettate a causa del tono che le accompagna. E normalmente queste suggestioni non sono accompagnate da argomenti o prove logiche, esse sono cacciate dentro quali verità lampanti, e sono cristallizzate in epigrammi ed assiomi, che vengono accettati per veri, in conseguenza della apparente arguzia, senza che nessuno pensi ad analizzarli. I sofismi politici e le spiegazioni usuali, appartengono a questa classe.

Il moderno dittatore, sostiene Le Bon, deve saper cogliere i desideri e le aspirazioni segrete della folla e proporsi come l’incarnazione di tali desideri e come colui che è capace di realizzare tali aspirazioni. Anche in questo caso l’illusione risulta essere più importante della realtà, perché ciò che conta non è portare a compimento tali improbabili sogni quanto far credere alla folla di essere capace: “nella storia – aggiunge Le Bon – l’apparenza ha sempre avuto un ruolo più importante della realtà”. Le folle non si lasciano influenzare dai ragionamenti. Le folle sono colpite soprattutto da ciò che vi é di meraviglioso nelle cose. Esse pensano per immagini, e queste immagini si succedono senza alcun legame. L ‘immaginazione popolare é sempre stata la base della potenza degli uomini di Stato, dei trascinatori di folle, che il più delle volte, non sono intellettuali, ma uomini d’azione. Questi sono poco chiaroveggenti, ma non potrebbero esserlo, poiché la chiaroveggenza porta generalmente al dubbio e all’inazione. Essi appartengono specialmente a quei nevrotici, a quegli eccitati, a quei semi-alienati che rasentano la pazzia. Per quanto assurda sia l’idea che difendono o lo scopo che vogliono raggiungere, tutti i ragionamenti si smussano contro la loro ferma convinzione (nella neuro-psichiatria essa prende il nome di “Pseudologia fantastica” – chi crede alle sue stesse bugie) . Il disprezzo e le persecuzioni non fanno che eccitarli maggiormente. Tutto é sacrificato, interesse personale e famiglia. Perfino l’istinto di conservazione viene distrutto in essi, a tal punto che spesso, la sola ricompensa che essi ambiscono – immedesimandosi in un fervido apostolo delle fede – é la croce, il martirio, l’alone di santità (*); e ciò che lasciano con i loro scritti è il nuovo “vangelo”, la nuova “dottrina”.

(*) Abbiamo visto in questi giorni pre-elettorali italiani, alcuni seguaci del “nuovo unto dal signore”, in piazza, dove lui parlava, osannarlo con uno striscione, dove stava scritto “B… Presidente”, e a caratteri cubitali “Santo Subito!!”. (foto immortalata dal Corriere della Sera del 1° aprile, 2006). ( Che blasfemia !!! ) Ma non è un po’ troppo?).
Un pesce d’aprile? forse; ma “quello” è capace di crederci per davvero e di lasciare ai posteri il “nuovo vangelo” (ma ho i miei dubbi, la Storia non l’ha scritta mai un settantenne, a questa età resta solo la megalomania senile di chi credeva di poter fare molto ma alla fine non lascia nessuna traccia nella Storia.
Per chi non lo sapesse, anche Hitler, nel ’34 (per aver favorito il Concordato con la Santa Sede) fu proposto in Vaticano – con lui ancora in vita – di farlo “santo”. (Lettera di Enrico Cuccia, pubblicata dal “Corriere d. S.).Sappiamo com’è finita. Male!
Il suo amico “caporale” cinque anni prima in Italia, e per gli stessi motivi, si era invece accontentato di essere indicato come “l’Uomo della Provvidenza” e si limitò a scrivere non un “Vangelo”, ma una “Dottrina” (“la concezione fascista è spiritualistica”, “Il Fascismo è una concezione religiosa” (Mussolini, “La Dottrina del Fascismo”, Sei ed. 1941). Anche qui sappiamo com’è finita. Malissimo!
Che tristezza queste folle, che ascoltano, che si eccitano (compresi certi colti vertici) che qualche volta perdono il lume della ragione, col cervello spento dal più sfrontato e becero fanatismo (o è becero opportunismo?).
Ha dunque ragione Le Bon ?!

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Anche se – nelle piccole e grandi enciclopedie – Gustave Le Bon è molto spesso assente (!??) , se andiamo invece ad analizzare l’oratoria di molti demagoghi dell’intero XX secolo (e non mancano nemmeno nell’attuale secolo) cogliamo l’influenza delle sue teorie psicologiche sulle folle, l’esercizio del carisma demagogico che influenza i giovani e i vecchi, i fedeli di una religione e le masse popolari, i ceti medi vecchi e quelli nuovi: comunicando l’attivismo e il vitalismo, il senso dell’avventura, il desiderio di successo, la bramosia della ricchezza e la volontà di potenza. Questo è ciò che dispensano certi tribuni, demagoghi, capipopolo, fomentatori, sobillatori, sotto ogni latitudine ieri come oggi. Per loro “La psicologia delle folle” è “vangelo”; il vangelo del “buon imbonitore”; le teorie di Le Bon le conoscevano e le conoscono tutte a memoria e, infallibilmente, con successo, le hanno applicate e le applicano; la folla (che ha quasi sempre opinioni volubili) è il loro trastullo, perchè le folle preferiscono le illusioni alle verità, anche se in certe ore della storia in grazia sua (e ogni tanto accade anche questo) l’ordine può uscire dal caos.

Infatti, se leggiamo Le Bon, scopriremo le cause segrete di alcuni avvenimenti perfino inverosimili. Ecco perchè Le Bon non compare in nessuna enciclopedia. E’ pericoloso!!! Anche se l’opera sua non manca mai nello scaffale delle biblioteche dei pseudo-dittatori. Le folle hanno una ignoranza generale della psicologia delle folle, che come moralità può essere (anzi lo è) molto più bassa di quella che la compongono i singoli individui.
Tuttavia se si dovessero mettere all’attivo dei popoli soltanto le grandi azioni freddamente ragionate, gli annali del mondo – di azioni eclatanti – ne registrerebbero ben poche.

Quanto all’ignoranza delle folle, proprio Le Bon scrive: “Per comprendere le idee, le credenze che oggi germinano nelle folle, per fiorire domani, bisogna sapere come è stato preparato il terreno. L’insegnamento dato alla gioventù d’un paese, permette di prevedere un po’ il destino di quel paese. L’educazione della generazione d’oggi giustifica le più tristi previsioni. L’anima delle folle, in parte, si migliora o si altera con l’istruzione. E’ dunque necessario far vedere come l’ha foggiata (l’”imbonitore di turno”) e come la massa degli indifferenti e dei neutrali é diventata progressivamente un immenso esercito di malcontenti, (“pericolosamente”) pronto a seguire tutte le suggestioni degli utopisti e dei retori. La scuola, oggi, forma dei malcontenti e degli anarchici e prepara, per i popoli latini, dei periodi di decadenza”.
(e Le Bon a inizio dello scorso secolo non aveva ancora visto nè le drammatiche conseguenze di due guerre mondiali, nè a fine secolo l’inquietante risorgere (politico e religioso) dei popoli medio-orientali e orientali !!!).
Tratto da Cronologia.leonardo.it

Il partito dell’amore -3

30 dicembre 2009 Lascia un commento

ROMA (29 dicembre) – Il ”Partito dell’amore” immaginato da Silvio Berlusconi, nella versione De Amicis e non Cicciolina, è destinato ad avere una vita più lunga delle festività natalizie. Così come le immagini dell’aggressione subita dal premier in piazza Duomo che, per diventare eterne, finiranno presto sui muri delle principali città italiane, affinché il Cavaliere, ritratto con il sangue sul volto o con le bende, sia monito a coloro che si ostinano a rifiutare il dialogo e il confronto.
In questi giorni di relativa vacanza, Berlusconi ha infatti dato il via libera a una seria di bozzetti che molto presto diventeranno manifesti sei per tre. Da un lato la foto del presidente del Consiglio con il volto insanguinato, a destra lo slogan ”l’amore vince sempre sull’odio”. Da un lato l’immagine del premier con le bende, dall’altro lo slogan ”basta con le fabbriche dell’odio”.
D’altra parte l’effetto-souvenir ha dato al premier la possibilità di consolidare la robusta svolta data alla linea della maggioranza sin dalle prime ore successive all’aggressione. Archiviata la prospettiva del voto anticipato, la mano tesa all’opposizione ha il vantaggio di intercettare il senso comune di un Paese stanco di risse e violenza anche verbale.
Sondaggi e focus group in possesso del premier, e forniti dall’immancabile e precisissima Euromedia di Alessandra Ghisleri prima e dopo il lancio del souvenir, confermano infatti che oltre il 70 per cento degli italiani – molti dei quali impegnati a difendere il proprio posto di lavoro – è stufo del clima di scontro che si è respirato negli ultimi mesi e chiede alla politica, specie quella che governa, risposte serie sulla crisi e sui principali problemi del Paese. Basta quindi con le risse. Basta con la contrapposizione violenta anche a mezzo stampa. Con i sondaggi di gradimento altissimi anche per il ruolo da ”eroe” che gli ha tributato l’aggressione in piazza Duomo, Berlusconi da giorni interviene via etere per consolidare l’immagine di un premier-vittima, capace però di reagire in maniera costruttiva.
Trasformare il Popolo delle Libertà in partito dell’Amore, cristianamente inteso, non solo mette premier e Papa sulla stessa lunghezza d’onda anche a seguito delle aggressioni ricevute, ma spiazza l’opposizione che, se non si associa allo ”spirito nuovo”, rischia di essere annoverata dall’altra parte della barricata. Ovvero nel partito dell’Odio. La controffensiva mediatica del Cavaliere avrà quindi bisogno di meno titoli contro gli alleati ”infidi e bari”, e di una dose massiccia di progetti di riforma. Ecco perché, sempre in questi giorni di relativa vacanza, il Cavaliere ha sentito i ministri ad uno ad uno chiedendogli mettere nero su bianco l’agenda del nuovo anno.
«Il 2010 sarà l’anno delle riforme», ha annunciato qualche giorno fa. L’impegno dovrebbe essere rispettato grazie al lavoro del Guardasigilli Alfano che presenterà la riforma della giustizia. Alla riforma fiscale in favore delle famiglie sta lavorando Tremonti. Sacconi a quella degli ammortizzatori sociali e, forse, a quella della pensioni. A Maroni la revisione dei testi in materia di sicurezza nel lavoro e la riforma della polizia locale. Brunetta sarà ovviamente impegnato nel tentativo, a tratti disperato, di ridare efficienza alla pubblica amministrazione. Sullo sfondo resta ovviamente il più ampio progetto di riforme istituzionali che muoveranno dalla ormai nota bozza-Violante e che dovrebbero coinvolgere l’opposizione.
Le elezioni regionali di marzo, saranno quindi giocate da Berlusconi sulla reale volontà degli schieramenti di voler contribuire a riformare e modernizzare il Paese e, secondo lo schema del Cavaliere, «all’opposizione sarà difficile sfilarsi adducendo la scusa delle leggi ad personam». Il premier infatti non ha nessuna intenzione di rinunciare agli unici due ddl (legittimo impedimento e processo breve)in grado di metterlo in sicurezza «dalle aggressioni» della magistratura.
IlGazzettino.it