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Voldemort, i derivati e l’apocalisse

18 maggio 2012 Lascia un commento

Lui è un ex banchiere della City di Londra, ora responsabile di un centro di studi economici e da qualche anno residente in Cina, dove tiene corsi di finanza in un paio di università. Uno che ha sia la visione d’insieme, sia i contatti giusti: quelli che qui si chiamano “guānxì”.
Ci incontriamo a Sanlitun, la “piazza” commerciale di Pechino, dove occidentali di ogni Paese e nuovi principini cinesi affollano gli outlet dei maggiori brand internazionali o consumano cibo e bevande nelle consuete catene multinazionali.

Cerco uno sguardo da insider sulla vicenda di Jp Morgan e di Bruno Iksil, il trader chiamato “Voldemort” o “Balena Bianca” che, da solo, ha dilapidato due miliardi di dollari della maggiore banca d’affari Usa. Quella che era uscita indenne dalla crisi del 2008 e il cui amministratore delegato, Jamie Dimon, dichiarava fino a l’altroieri che qualsiasi regolazione dei mercati finanziari sarebbe stata un attentato alla libertà.
La colpa del nuovo buco sembrerebbe essere di un pacchetto di derivati – i prodotti finanziari che teoricamente dovrebbero assicurare gli investitori contro le perdite – eccessivamente audaci e gestiti proprio da Iksil.
Qualcuno ha interpretato la vicenda come l’avvisaglia di una nuova catastrofica crisi globale. Per cui partiamo proprio da lì. Ma come vedremo, il discorso si amplia fino a disegnare scenari macro e apocalittici.

Cosa ci dice il caso Iksil?
JP Morgan può tranquillamente fallire come Lehmann Brothers senza che ne scaturisca una crisi globale. Per inciso, con 2 miliardi di buco non fallisce neanche una banca presa singolarmente. Il problema, se mai, è se questo buco ne fa emergere altri. Se cioè, dopo Jamie Dimon di Jp Morgan, salta fuori qualche altro amministratore delegato che dice: “Ehi, anche io ho due miliardi di buco, salvatemi”. E così via, in una reazione a catena.

Ma perché i derivati non si regolano o addirittura vietano?
Le banche devono fare soldi. In una situazione di competizione perfetta, non si fanno profitti, per cui bisogna fare innovazione e superare gli altri. Per le banche, questa innovazione è rappresentata dai prodotti derivati. Più sono perfetti e più fai profitti. Le banche sono l’industria più competitiva del mondo, per cui i derivati devono essere sempre più nuovi, complessi e numerosi.

Sembrerebbe che l’unica soluzione per evitare le crisi sia l’abbattimento del capitalismo.
Sono d’accordo. Tra l’abbattimento del capitalismo e il proliferare delle bolle non c’è alcuna soluzione intermedia. Non si può regolamentare il mercato finanziario.
La soluzione che alcuni prospettano è la separazione tra banca d’affari e banca commerciale. Ma se le separi, devi trovare il modo di far fare soldi anche alle banche commerciali, altrimenti i profitti si riducono in maniera tendenziale e non stanno più in piedi. Allora puoi ridurle di numero e fare una specie di monopolio bancario, magari statale. Però lì si presenta il problema che inevitabilmente si alzano i tassi, perché le banche monopoliste non sono più costrette ad abbassarli per farsi concorrenza. Così le imprese pagano di più per i prestiti: cosa che nessuno vuole, specialmente in questo momento di crisi.

Il punto è forse quello di veicolare risorse dalla speculazione all’economia reale.
Non esiste differenza tra economia reale e speculativa, perché la finanza “specula” sulla realtà. Quando fai i derivati sul petrolio, alla fine si arriva sempre a un certo numero di barili. Ed è la “domanda”, cioè chi compra e vende quei barili, che cerca prodotti finanziari per tutelarsi dalla volatilità dei prezzi: i derivati appunto. Le banche non fanno altro che offrirli.

“Too big to fail” ma anche “too big to manage”. Dopo il caso Iksil, si dice questo delle banche.
Le banche andrebbero monitorate meglio, ma non dimentichiamo che sono loro stesse ad autoregolamentarsi. È una questione molto semplice: la banca ha interesse a competere, quindi a creare prodotti sempre più innovativi. Ma fino a un certo punto, in sicurezza, perché evidentemente non ha interesse a fallire. Nessuno vuole correre il rischio di morire.
Il problema, se mai, è l’individuo. Il singolo operatore, se crea un buco da due miliardi alla sua banca d’affari, perde al massimo il lavoro. Non rischia altro. Per cui è incentivato a prendersi il rischio che la banca, come istituzione, non si prenderebbe mai. Se tu potessi metterti in tasca due milioni di dollari in tre giorni, rischieresti di perdere il lavoro al quarto giorno? Io credo di sì.
I rapinatori di banche sono nelle banche. È questo il caso di Iksil.

Come se ne esce?
Bisognerebbe regolare le società, cioè la cosiddetta “economia reale”; non le banche, che fanno il loro mestiere. Bisogna cioè, come sempre, agire sul fronte della domanda e fare in modo, per esempio, che le grandi imprese come la Fiat producano macchine e non aggirino la loro incapacità di competere dandosi alla finanza.
Negli ultimi 20 anni, tutti hanno beneficiato dei soldi messi in circolazione dallo stesso sistema finanziario che oggi è sul banco degli imputati. Nel medesimo periodo, ci sono state tre crisi cicliche. Questo è normale. Io però chiedo: chi, anche in questa situazione di crisi, tornerebbe a vent’anni fa? Per rispondere, non si pensi solo alle condizioni della popolazione occidentale, ma anche al resto del mondo.

Tutto bene, dunque?
No. Il guaio è quando la crisi non finisce. E temo che oggi ci troviamo proprio di fronte a questo scenario apocalittico, per i motivi che vado a elencare: la Cina non tira più; c’è quella sciagura dell’euro; il modello democratico è in crisi in Europa; l’ambiente è consumato; le risorse sono sempre più limitate; la popolazione mondiale è troppo numerosa.
Il mondo, in definitiva, si è bloccato.

Spieghiamo meglio?
Negli ultimi vent’anni, la Cina è comparsa sulla scena del mondo e ha svolto un ruolo disinflattivo, mantenendo bassi i prezzi delle merci. Oggi purtroppo anche la Cina mi sembra in crisi. Se il suo Pil cresce ancora del 7 per cento, gli ultimi dati ci dicono però che i suoi consumi di energia sono praticamente fermi: solo +0,7 per cento anno su anno. Questo parametro è molto significativo, perché rivela che di fatto le industrie sono ferme. Non è possibile che siano diventate più efficienti dal punto di vista energetico in così breve tempo; sono proprio ferme. La Cina rischia di implodere.
Poi c’è l’euro che si sta rivelando una sciagura, perché non può svalutare e tiene bloccati 27 Paesi, tutta Europa.
Aggiungici gli elementi di instabilità politica, come la crisi della democrazia europea. Se fai le elezioni, vincono i partiti estremisti, allora che fai? Annulli le elezioni e dici che per quelli lì non bisogna votare? Ma questo non è democratico. Il problema politico è quindi un gatto che si morde la coda.
Infine ci sono la crisi ambientale e l’esaurimento delle risorse. Per cui si sa già che non ci saranno più troppi margini di crescita, un dato di fatto che però si scontra con l’aumento costante della popolazione mondiale: cioè con l’aumento dei bisogni e, quindi, della necessità di crescita. Un altro gatto che si morde la coda.
Ci vorrebbe un “salto tecnologico”, ma non sembra all’orizzonte. La decrescita? Forse, a essere ottimisti, si potrebbero convincere i cittadini dell’Occidente sviluppato a consumare meno. Ma onestamente, con chi sta cominciando solo ora ad accedere ai consumi, non se ne parla neppure.
Gabriele Battaglia, da Pechino

http://www.eilmensile.it/2012/05/18/voldemort-i-derivati-e-lapocalisse/

Il sistema di satana

29 aprile 2012 Lascia un commento

“Oggi, sconfiggere il male è pura utopia. Il Sistema Liberista Relativista, lo ha adottato come punta di diamante della sua strategia e, in seguito, commercializzato su scala planetaria”

In passato, il Maligno, trovava conforto alle sue perversioni, insinuandosi subdolamente nella mente degli uomini e seducendoli con vane promesse di perversa felicità. Oggi, è padrone del loro cuore.
Non è una differenza da poco, ma direi che, in maniera netta, si pone come spartiacque fra il mondo contadino e la rivoluzione industriale, terreno di cultura del suo progetto mefistofelico. Ad un certo livello di malvagità e crudeltà, poi, corrispondono effetti più o meno devastanti. Nell’Apocalisse, raggiungono il loro apice, coronando il progetto demoniaco e, nello sterminio di ogni forma umana e umanoide, consacrano la sua vittoria.

Così, oggi, furbizia e raggiro hanno soppiantato l’impianto etico e l’intelligenza, e assimilate come pratiche relazionali quotidiane; ma non solo, come strumento lecito, fondamentale e irrinunciabile per la sopravvivenza del Sistema di Satana.
Nelle moderne società liberiste, l’illegalità è assurta a regola. Gli organi preposti a contrastarla, sono così marci e corrotti che, definirle civili, è un autentico contrasto logico. 
Il falso, è un fondamentale del relativismo demoniaco e fratello gemello dell’ossimoro; i due, insieme, sono capaci di innescare tali catastrofi, da fare impallidire il nazismo.
 Oggi, i non valori, commercializzati per poche lire su scala planetaria, hanno soppiantato gli autentici, dell’anima e dello spirito. La famosa torre di Babele, non è metafora dei nostri tempi, ma un dato di fatto, reale e globale.
 L’ossimoro, partorito in quantità industriale, è il germe malefico del relativismo.

Alcuni esempi di moderno ossimoro: certezza scientifica – progresso tecnologico – acqua privata – vita artificiale – nucleare pulito – società dei consumi – certezza scientifica – finanza etica – etica del capitalismo – cattolico divorziato – verità relativa – i ghiacciai perenni si stanno sciogliendo –
La nostra realtà è la sconcertante proiezione di un incubo – una degenerazione morale etica e spirituale, unica nella storia dell’uomo, i cui risultati, sono sotto gli occhi del mondo: la catastrofe ambientale e morale in primis. 
Quale forma di vita, devasta il proprio habitat, trasformandolo in una discarica tossica e maleodorante, e mari, fiumi, torrenti e sorgenti, in cloache infette? 
Abbiamo definito libertà, la licenza e anteposto la furbizia all’intelligenza. Ad una speciale schiavitù (risultato del processo di omologazione), abbiamo dato il nome di democrazia e, chiamato realtà, la contraffazione.
Il falso ha sostituito il vero e quando affermiamo “il progresso sta arrivando anche qui”, in realtà intendiamo dire che la distruzione e la morte sono ormai vicine.
La menzogna e la mistificazione dettano legge. La qualità è stata adulterata, e l’eccezione, omologata e massificata.
Non ci sono domande, nè perché, sulle cause di un di un tale scempio umano, nè attenuanti tese a giustificarne le responsabilità comuni. Tutto questo è opera del Maligno. Ogni capacità di giudizio obiettivo, è stata definitivamente rimossa o azzerata, tanto da non sapere più distinguere fra il giusto e l’iniquo, la verità e la menzogna e l’ambrosia dal veleno.
Quella che crediamo sia la nostra conoscenza (del tutto incapace di attingere ad una realtà oggettiva e assoluta), è la risultante di un relativismo demoniaco e perverso, le cui metastasi hanno irrimediabilmente compromesso ogni più remota possibilità di riscatto. Ogni nostro gesto e atto, sono filtrati dalla paura: un sentimento destabilizzante che condiziona i nostri comportamenti, le scelte e sentimenti.
Insicurezza, e una totale mancanza di autostima, sono l’inevitabile conseguenza della perdita dei necessari e oggettivi punti di riferimento che, un tempo, come spie luminose, regolavano i flussi delle nostre emozioni e impedivano ogni forma di degenerazione. Nessuna analisi, oggi, è in grado di soddisfare la ricerca, sui motivi e le cause di tanta aberrazione. Siamo disarmati di fronte all’impotenza delle nostre ragioni, e muti, per tanta umiliazione; rientri nei ranghi del quotidiano, rinunciando, per sempre, al diritto della verità e della comprensione delle cose.
I principi etici, regolatori e sentinelle dei comportamenti umani, sono stati rimossi per sempre e, vizio e paura, li hanno sostituiti. Il male, un tempo riconoscibile e collocabile, ha assunto le sembianze della normalità, espropriando lo spirito dell’uomo, privandolo, così, della consapevolezza, del discernimento e della dignità.
Ciò che la Chiesa definisce metaforicamente “il Diavolo”, in realtà non è il disegno malefico e perverso di un’entità astratta e soprannaturale che si contrappone ideologicamente alla bontà infinita e misericordiosa di un Dio creatore, ma é l’assenza del divino. Credere il male, il rovescio della medaglia del bene, è una puerile interpretazione.
Con la rimozione dei valori e dei principi etici, si scardina il progetto originario che, da parametro assoluto, si degrada in caos e relativismo. Le attenuanti che l’uomo moderno si accampa, sono tese a giustificarne i comportamenti deliranti, facendolo precipitare in una sorta di morboso narcisismo isterico e deresponsabilizzante, con l’intento illusorio di placare una lacerante paura e ansia esistenziale.
Oggi, sconfiggere il male è pura utopia. Il Sistema Liberista Relativista, lo ha adottato come punta di diamante della sua strategia e, in seguito, commercializzato su scala planetaria. Per questo motivo, ogni tentativo per localizzarlo e codificarlo é vano. Solo dalle ceneri del Sistema Liberista Relativista, il disegno originario si potrà ricomporre. 

Se l’uomo di quest’epoca nefasta, non sarà in grado di riconvertire la follia in ragione e la schiavitù in libertà, presto, il vortice del relativismo lo risucchierà dentro un vuoto senza fine, consegnando l’anima dei nostri figli nelle mani del Demonio.

Gianni Tirelli

Il giocoliere

29 aprile 2012 Lascia un commento

Torino, semaforo di largo Orbassano. Scatta il rosso e un giocoliere invade l’asfalto per dare spettacolo ai motorizzati in attesa. Purtroppo non è giornata: una clavetta cade a terra e anche il cappellino, invece di roteare diligentemente lungo la schiena, preferisce andarsene altrove. Lo sguardo avvilito, il giocoliere si piega a raccattare gli attrezzi del mestiere. Un uomo su una moto sta per allungargli la moneta d’ordinanza, ma lui sorride e scuote la testa. «No, grazie. Troppo errore», spiega in un italiano stentato. E anziché fare la questua fra le auto in coda, si rifugia sull’aiuola accanto al semaforo per esercitarsi.

Riassumendo: il giocoliere ha rinunciato al compenso perché ha ritenuto la propria prestazione inadeguata, era visibilmente imbarazzato per la figuraccia e invece di sedersi ad aspettare il rosso successivo, magari prendendosela con la sfortuna, ha preferito utilizzare quei pochi secondi di pausa per allenarsi. Ciascuno pensi al proprio ambiente di lavoro e faccia i paragoni che crede. A me basta dare un’occhiata allo specchio per avvertire, al confronto, un pizzico di disagio. L’amico che mi ha raccontato la storia (era l’uomo sulla moto) vorrebbe far ottenere al giocoliere di largo Orbassano la nomina a senatore a vita, con successiva e sollecita ascesa alla presidenza del Consiglio. Perché la sensazione – la sensazione del mio amico, s’intende – è che in momenti come quelli che stiamo vivendo non servano degli esperti, ma dei caratteri.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1167&ID_sezione=56

La passione perduta e la vendetta degli spiriti

3 aprile 2012 Lascia un commento

Pensando alle nostre società moderne e all’insensatezza dei nostri comportamenti, mi è apparsa l’immagine di un padre che ha trascorso la sua vita lavorando, risparmiando e rinunciando ad ogni effimero piacere, per lasciare ai suoi figli, sicurezza materiale e dignità. Un uomo con la schiena ricurva sotto il sole, con un grande cuore colmo di valori e di inossidabili punti di riferimento che, nella sana tradizione e nella consapevolezza della brevità dell’esistenza, aveva riposto tutte le sue aspirazioni etiche e religiose e gli intenti delle sue passioni. Poi, un giorno, il padre li lasciò, sereno e appagato, dopo averli, con un sorriso innocente, salutati e ricordando loro, ancora una volta, responsabilità e doveri, affinché il senso, che aveva dato alla sua vita, non fosse stato vano. I figli, accecati dalla stupidità e dalle lusinghe della città industriosa, presto abbandonarono i campi e la fattoria ma, in poco tempo, ogni risorsa si esaurì. Per sopravvivere, escogitarono i modi più abietti e deprecabili, tradendo ogni loro impegno morale, e infangando, così, la memoria del padre. Una notte di pioggia e di vento, ubriachi, a bordo di una macchina di lusso rubata, precipitarono giù da un alto ponte per finire fra le acque gelide di un fiume in piena. Di loro non si seppe più nulla.

Noi, oggi, siamo quei figli, sordi, alle grida di dolore della Madre Terra, stuprata e vilipesa – ciechi, dentro il buio di un presente assente che ha privato le nuove generazioni dell’orizzonte di un futuro e, nudi, di fronte alle ragioni del nostro esistere.

Il mito tanto sbandierato della “modernità” foriero di speranze, di felicità e libertà, si è trasformato in breve tempo, nelle peggiori delle schiavitù, trasfigurando i sogni in incubi e, la passione, in un esercizio compulsivo, volto alla soddisfazione sistematica di bisogni effimeri, dipendenze e perversioni. La paura, oggi, è il perno cancerogeno intorno al quale ruota tutta la nostra vita, metastasi di un’esistenza epurata da ogni valore, principio etico e necessario parametro di comparazione. Ogni residuo sentimento di passione, è stato cancellato dalla nostra anima, soppiantato dall’opportunismo, dall’interesse particolare e da un’inettitudine fisica e morale che non ha precedenti nella storia dell’uomo. Ansia, depressione, attacchi di panico e, tutta quella lunga lista di disturbi legati al sistema nervoso, che flagellano senza sosta la nostra quotidianità condizionandone le scelte, sono gli effetti collaterali gravi dell’assenza di passione.
Nessun farmaco al mondo, oggi, può placare i morsi di un tale disagio esistenziale e restituirci quella gioia di vivere e la necessaria serenità che, in passato, caratterizzavano lo spirito vincente delle società contadine – fattori indispensabili per affrontare il domani, con rinnovato entusiasmo.
Erano gli strati sociali più poveri e meno abbienti, un tempo, a godere di un tale privilegio, proprio in virtù di una passione connaturata che si esprimeva in tutta la sua potenza in ogni azione, che fosse creativa, pratica o di natura filosofica e spirituale.
La passione, ha il potere sovrannaturale di tradurre ogni sforzo, fisico o intellettuale che sia, in autentica gioia, fonte perenne di umiltà, di pace interiore e di preghiera.
L’impulso di solidarietà, motore di aggregazione e socializzazione della civiltà rurale, affondava le sue ragioni nel cuore comune di una profonda felicità di base, autonoma e indipendente da ogni concetto di possesso, di privilegio e di stato sociale.
Senza passione, non può esistere alcuna forma di vita, essendo la nostra esistenza, una sua estensione. Il frenetico adoperarsi di api e formiche, nel loro instancabile e incessante andirivieni strutturato da regole ferree e codici etici, è l’espressione di una volontà e di un’intelligenza superiore che attingono la loro energia nel sentimento della passione.
Gli stessi “schiavi” d’Egitto, innalzarono le piramidi sotto la spinta propulsiva di una smisurata passione. E non era il denaro, lo spartiacque fra la gioia e il dolore, fra la vita e la morte e fra la bellezza e l’orrore, ma quella capacità di amare e di sperare che, da sempre, aveva contraddistinto gli individui delle civiltà del passato. Un mondo perfetto, messo a tacere per sempre dalla stupidità dell’uomo moderno.
La passione deterge, purifica, rigenera, forgia la volontà ed è messaggera di bellezza – trascende ogni debolezza e paura, per dare forma e contenuto alle aspirazioni umane, suggerendo all’uomo, il significato della vita.
“Quale passione, oggi, arde nel cuore di quest’uomo? Quale spirito divino alberga nella sua anima? Da quale pozzo, misura il livello della sua felicità e, l’acqua di quale torrente, ristora e placa l’arsura della sua sete di conoscenza?”
L’immagine raccapricciante di quest’epoca insensata, pregna di relativismo, è la rappresentazione iconografica di un’umanità svuotata da ogni più remoto barlume di passione e di bellezza. Un mondo affollato di anime dannate che, al pari di cavallette fameliche, si agitano impazzite dentro il caos di pensieri schizofrenici, vagando avanti e indietro, senza una meta e una qualsiasi comprensibile ragione, lasciando dietro di loro, morte, dolore e distruzione. Tutto questo, ha innescato un processo di necrosi che, dal tessuto sociale, si è esteso all’ambiente tutto, compromettendo irrimediabilmente, ogni auspicabile e radicale riconversione e più remota speranza.
Per tanto, non esiste una via di uscita da una tale condizione! E’ partito il conto alla rovescia e, il Sistema, come una bomba ad orologeria, è sul punto di esplodere. Gli individui della società delle illusioni, ricurvi sulle loro debolezze, paure e, incapaci di qualsiasi rinuncia, si sono resi responsabili e complici di quell’immane tragedia che segnerà un punto di svolta radicale e di non ritorno, nella storia dell’umanità.

Il male, un tempo riconoscibile e collocabile, ha assunto le sembianze della normalità, espropriando lo spirito dell’uomo, privandolo, così, della consapevolezza, del discernimento e dell’impulso passionale. Abbiamo voluto sfidare le ragioni imperiture del nostro destino, come alieni venuti da un’altra galassia, ma presto, la terra, ci ripagherà con la stessa moneta, per averla infamata e violentata.
Il Sistema Consumista Relativista ha raggiunto il suo picco massimo di perversione. A questo punto, comincia a rotolare come un grande masso, lungo la china scoscesa di quella montagna di cose effimere da lui stesso prodotte, per sfracellarsi sul fondo di un baratro di menzogne e di pura cazzonaggine
Definire questo momento socio-economico, una normale crisi, è un’imperdonabile ingenuità, a dimostrazione, ancora un’ennesima volta, dell’assoluta incapacità dell’uomanoide moderno, di separare la realtà dalla fantasia, la libetà dalla licenza, il giusto dall’iniquo e la forza dalla debolezza. Una tale circostanza, esula da un’interpretazione di bene e di male ma, per la sua natura relativista, si colloca all’interno di una dimensione eccezionale di pertinenza della sfera del Nulla.
Non esistono, oggi, aggettivi in grado di descrivere la portata e la crudeltà dei crimini relativi a questo ultimo secolo e l’opera di profanazione e di violazione sistematica, perpetrata dall’uomo tecnologico contro la natura e le sue leggi.
I principi etici, regolatori e sentinelle dei comportamenti umani, sono stati rimossi per sempre e, vizio, paura, li hanno sostituiti.
Il futuro dell’umanità, è stato divorato dalla voracità di un presente ipertrofico che, come un buco nero, travolge nel suo vortice le nostre esistenze. Proprio in ragione di queste mie ultime considerazioni, posso affermare, con la certezza e il disincanto di chi ancora sa interpretare i segnali del cielo, ascoltare il tormento straziante degli spiriti della terra e le loro promesse di vendetta, che la fine di questo mondo, è prossima.

“Risuolate le vostre scarpe signori!!, Mettete toppe alle vostre giacche e pantaloni e rammendate camice e calzini. Non acquistate oltre l’indispensabile e l’essenziale, perché è arrivata l’ora di aiutare il Sistema a morire.”

Gianni Tirelli

Il declino di Silvio

8 settembre 2011 Lascia un commento

Mi sovviene spesso, assistendo all’inesorabile declino del personaggio Silvio, la frase che nel giugno 2010 rimbalzò su tutti i giornali ” Governare con questa Costituzione è un inferno”. Ora il cerchio si chiude con la constatazione che l’Italia è un paese di merda e che quindi non merita il lume di un grande statista quale il Silvio reputa di essere. Ammesso e non concesso che oggi il Belpaese sia davvero un paese ammorbante , potrei dire al Silvio che lui e il suo Governo hanno fatto di tutto e di più per renderlo tale, agli occhi del mondo e ahimè anche nostri. Tornando alla Costituzione, ricordo che il Silvio la definì ” datata” nonchè influenzata dalla cultura comunista, dimostrando così di non sapere nemmeno la Storia di come e da dove nacque la nostra carta costituzionale.
La Costituzione Italiana , che non è un vecchio abito di taglio superato cui forse poter rifare le maniche, non è nemmeno stata del tutto attuata.
Lessi non ricordo più dove, che una volta redatto il testo della Costituzione, esso fu sottoposto a tre insigni professori,uno era Concetto Marchesi, noto latinista, affinchè valutassero se esso fosse scritto in buon italiano e facilmente comprensibile al popolo.
Evidentemente per Silvio è ancora un testo oscuro….
Maria Teresa Morini

Comunicati ufficiali

26 marzo 2011 Lascia un commento

Presidenza del Consiglio dei Ministri

“Il resoconto fornito da alcune agenzie di stampa in merito alla cena di ieri sera del Presidente Berlusconi con il gruppo dei Responsabili è ricco di fantasie e imprecisioni. In particolare, il Presidente non ha cantato alcuna canzone.”

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Ministero dell’Economia e delle Finanze

“La notizia battuta da una agenzia di stampa secondo cui il ministro Tremonti e l’on. Casini avrebbero parlato di “puttanelle”, è assolutamente falsa.”

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Presidenza del Consiglio dei Ministri

“Invidia e odio nei confronti di un Presidente del Consiglio che ha raggiunto il massimo storico della fiducia dei cittadini: sono palesi i motivi della campagna denigratoria che La Repubblica e il suo editore stanno conducendo da giorni contro il Presidente Berlusconi.
Attacchi di così basso livello, in vista delle prossime elezioni europee e amministrative, confermano non solo l’assoluta mancanza di argomenti politici concreti di quel giornale e della sua parte politica, ma anche una strategia mediatica diffamatoria tesa a strumentalizzare vicende esclusivamente private a fini di lotta politica.”

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Precisazioni da Palazzo Chigi

28 Aprile 2011

In merito a quanto riportano erroneamente alcune agenzie di stampa, il Presidente Silvio Berlusconi si è ben guardato dall’esprimere un pronostico sullo scudetto al Milan anche per evidenti ragioni scaramantiche.

Il parlamento delle vacche

12 dicembre 2010 Lascia un commento

Scilipoti è un giuda? No è un signor nessuno, un semplice parlamentare. Chi lo conosceva prima del suo “passaggio” al Pdl alzi la mano. E’ una scoreggia venuta dallo spazio profondo come quasi tutti i deputati e i senatori messi lì (“scelti“) dai padroni dei partiti, di TUTTI i partiti. Qui non si possono più fare sconti a nessuno. In Parlamento non ci sono vergini e neppure extravergini. Si parla di mercato delle vacche, ma sono le stesse vacche che ne parlano, a partire da Casini per arrivare a Fini.

La legge elettorale voluta dal centrodestra e benedetta dal centrosinistra di Prodi per due anni e mezzo (il tempo necessario per far maturare il diritto alla pensione ai parlamentari) ha eliminato l’elezione diretta del candidato e ha creato le aziende della politica che hanno come ricavi i soldi pubblici e nessun costo. Tutto profitto. Aziende perfette per farsi i cazzi loro. Ci sono l’amministratore delegato che decide per tutti, il capo del personale che recluta i dipendenti, il tesoriere che amministra i finanziamenti pubblici, il responsabile della comunicazione che gestisce i giornali di partito, eccetera, eccetera. I dipendenti sono scelti tra gli amici, i parenti fino al terzo grado (mogli in prima fila), i fedelissimi, i portatori di pacchetti di voti, le amanti, i condannabili alla ricerca di immunità, i compari, i raccomandati. Un’umanità gaudente eletta PRIMA delle elezioni, a tavolino. Il nostro voto non vale nulla. Qualcuno si fa eleggere comprando lui stesso il seggio, per investimento o per vanità, di questo non ho le prove, ma sono più che plausibili un paio di milioni di euro per diventare senatore, un milione e mezzo per diventare deputato.
Il 14 dicembre si vota pro o contro Berlusconi, il grande corruttore, a cui do un consiglio disinteressato, quello di saltare da solo prima di essere buttato di sotto dagli altri. Il 14 si leveranno alti nel cielo di Roma i muggiti delle vacche, più che un Parlamento sarà un’enorme stalla. Le vacche voteranno, si indigneranno, si daranno qualche cornata, ma per finta. Terminata la farsa rimarrà il letame. Un Parlamento incostituzionale, auto eletto, con più di cento tra condannati e inquisiti, celebrerà in anticipo il Santo Natale. Nel presepe profano di Montecitorio ci saranno però solo le vacche, il resto, dal Bambin Gesù alla democrazia, lo hanno fatto sparire da tempo.
http://informazionesenzafiltro.blogspot.com/2010/12/il-parlamento-delle-vacche.html

Politici da nausea e megalomani emulanti

8 novembre 2010 1 commento

Mai la politica era cosi degenerata nel nostro martoriato paese, al punto tale che le parole non possono essere sufficienti a rappresentare lo sdegno, la repulsione e la condanna inappellabile della popolazione civile non videodipendente ed ancora dotata di pensiero autonomo e dignità, non ancora prostituitasi e corrotta da questo malaffare e malcostume diffuso a tutti i livelli
Neppure il duce, ai tempi del suo massimo potere negli anni ’30, avrebbe osato tanto nella personalizzazione della politica e nell’abuso del potere, neppure i suoi gerarchi avrebbero potuto eguagliare gli attuali cortigiani dell’immorale megalomane che pretenderebbe di comandare il paese, che sono stati da lui investiti di incarichi istituzionali e politici, privi di qualsiasi merito e competenza, che solo a guardali, anche senza ascoltarli, viene già il voltastomaco, altroché gastrite!
Se ancora qualcuno non considera questa cricca al governo un’associazione a delinquere ed a scopo di business per arricchimento personale, familistico e partitico, è un ingenuo che merita di essere depredato di tutto, come infatti sta avvenendo gradualmente nel nostro paese, dove gli onesti sono sempre più depauperati da questi parassiti insipienti ed arroganti, che hanno distrutto tutto ciò che aveva un benché minimo valore e potenzialità nel nostro paese, beni materiali e soprattutto immateriali, come la speranza in una vita migliore.
Le immani responsabilità, di cui questi omuncoli e quaquaraquà saranno investiti dalla storia, li travolgerà come uno tsunami e di loro rimarrà solo un pessimo ricordo, che ognuno di noi cercherà di rimuovere per evitare conati di vomito.
Claudio Martinotti Doria http://www.cavalieredimonferrato.it/

Va tutto bene

24 giugno 2010 Lascia un commento

Va tutto bene. Frammenti di resistenza in un crepuscolo italiano.

Non succede nulla, va tutto bene. I sindaci da tutta Italia e di ogni orientamento politico mimano di impiccarsi davanti al Senato protestando contro la manovra finanziaria. Una bazzecola, va tutto bene. A Pomigliano vince il referendum imposto dalla Fiat, e nessuno ne dubitava, ma il 36 per cento dei lavoratori dimostra di voler respingere lo scambio fra diritti fondamentali e lavoro. Si annuncia una stagione pesantissima sul piano della contrattazione e non solo in Campania. Ma anche qui, va tutto bene. La ministra dell’ambiente apre all’opposizione sulla questione nucleare alla vigilia di una possibile sonora scomunica da parte della Corte costituzionale e anche qui, diciamocelo, va tutto bene. Silvio Berlusconi ha deciso che la questione intercettazioni va portata avanti nonostante tutto, nonostante i dubbi di Napolitano, il dissidio di Fini, la protesta di magistratura e forze dell’ordine, la rivolta di gran parte dei mezzi di informazione (anche di alcuni suoi) e di milioni di cittadini che non capiscono. Senza parlare poi delle censure sia degli Usa che dell’Ocse. E anche in questo non è successo nulla, va tutto bene. I giovani dirigenti del Pd invece che parlare di problemi concreti (anche interni al partito) rimboccarsi le maniche e mobilitarsi per affrontare la deriva imposta dal navigatore di Arcore al Paese si dilettano in un esaltante dibattito sull’abbandono della formula “compagne e compagni” utilizzata dal segretario Bersani. Anche in questo caso, davanti alla follia, va tutto bene. In Europa compaiono le mozzarelle blu. Sgocciolanti formaggi freschi di colore turchino frutto dell’arte casearia tedesca a quanto sembra legata più alla chimica che al latte e nessuno si scandalizza più di tanto. Va bene anche questo. Il Sindaco de L’Aquila ha paragonato la sua città alla Pompei dell’eruzione di epoca romana. Fra uno spot e l’altro e il silenzio della televisione ci sta pure questo e va bene così. Il Pdl ha deciso di accelerare anche sulla riforma dell’Università e la Gelmini gongola perché finalmente le nuove leve di laureati saranno allineate al suo livello culturale. E va benissimo, non vedete? Mentre viene smantellata dalla Corte dei conti l’ubriacatura collettiva del Bertolaso Style, spuntano altre conversazioni fra Lunardi e Balducci nell’ambito dell’inchiesta G8. Eh si, va bene così. Come va bene che nessuno abbia parlato della condanna all’ex capo della Polizia De Gennaro sempre in relazione a un’altra inchiesta sul G8, quella partita dagli scontri in piazza e dalla “macelleria messicana” a Bolzaneto e alla Diaz.

Un’Italia crepuscolare, incupita, divisa, violenta, si appresta a vivere un’estate che non ha niente di gioioso. Non riposo, non relax dopo un anno di lavoro. Sono in troppi quelli che quest’anno il lavoro lo hanno perso. Sono un esercito quelli che un lavoro neanche lo cercano più. Settimana dopo settimana uno stillicidio di diritti negati, di bisogni ignorati, di sogni infranti, di soprusi con tanto del timbro di novella legalità. Settimana dopo settimana un piccolo pezzo della nostra Storia e della nostra identità viene cancellato. Nel silenzio più assoluto. In un silenzio assordante.

Diventa sempre più difficile trovare un frammento di positività in questo flusso incessante di notizie martellanti. Poi ti ritrovi, stupito, a sentire una discussione in autobus. Due persone anziane. Un uomo e una donna. Lei con la spesa, lui con una cartellina di documenti della pensione. Parlano. Di politica. Coinvolgendo anche gli altri passeggeri. Sono informati, raccontano le cose come stanno. Raccontano dei loro problemi, dei loro bisogni negati. E non cercano aiuto. Raccontano e discutono. Chiamano “fascista” questo, e “bandito” quell’altro. A volte confondono un nome con un altro, un ministro con un portavoce. Ma non importa. Discutono, come da anni non sentivo fare. Alla fine una ragazza, età da liceo ma non da esame di maturità, entra nella discussione e comincia a chiedere. Chiede di come era prima. La donna la guarda, sorride: «smetti di guardare la tv e leggi un giornale, ogni giorno. Leggi le parole. Leggi il senso che hanno le parole. E lo saprai com’era prima». Ora la riconosco la signora anziana che discute appassionata con una ragazzina. La mia professoressa di italiano alle medie. La saluto con un gesto della testa. Lei mi riconosce nonostante i miei capelli bianchi, le mie rughe, le mie cicatrici. Grazie. E vado a casa a scrivere.
di Pietro Orsatti http://www.orsatti.info/archives/3252

Gli sciali del sovrano

27 gennaio 2010 Lascia un commento

Gli sciali del sovrano: 4 miliardi e mezzo di spese inutili
Crisi? E quando mai? B col suo governo ha impiantato una vera reggia, dove si moltiplicano dipendenti e sprechi. Con oltre 1 miliardo di € l’anno bruciato per alimentare una burocrazia di corte che si allarga a dismisura e conta già 1.400 persone più del previsto. Mentre per allestire i set televisivi degli show del sovrano si spendono 5 milioni e si arriva a pagare 250 € il noleggio di un pc per una sola giornata. E dove ci sono segretarie con la stessa qualifica e retribuzione dei grandi capi. Una follia! Impossibile da immaginare nell’Italia normale dove aziende ed enti pubblici tagliano e licenziano a tutto spiano per far quadrare i conti. Ma la crisi non tocca B e i piani più alti della nomenklatura berlusconiana dove si può ben dire che la crisi è alle spalle, mentre domina allegramente lo scialo più sciagurato. Manlio Strano, autore di saggi su riviste giuridiche e persino del regolamento interno del Consiglio dei ministri, è stato appena nominato dal governo consigliere della Corte dei Conti, il top della carriera pubblica. La segretaria Marinella Brambilla diventa direttore generale. Diventano superdirigenti generali Lina Coletta, segretaria di Gianni Letta, Maria Serena Ziliotto, che assiste Giovanardi, e Patrizia Rossi, segretaria di Rocco Crimi. Plotoni di alti funzionari senza incarichi operativi passano il tempo a far nulla mentre si continua a imbarcare nuovi assunti con pingui stipendi.
A Palazzo Chigi lavorano ben 4.500 persone, oltre 1.400 in più di quelle previste nella pianta organica, a dimostrazione del fatto che quella dei dipendenti è ormai una spesa fuori controllo.
Mentre il folle Brunetta parla di tagliare le pensioni di anzianità di 500 €, la corsa dei costi di Palazzo Chigi sembra inarrestabile: 3 miliardi 621 milioni nel 2006; 4 miliardi 280 milioni nel 2007; 4 miliardi 294 milioni, nel 2008. Soldi che se ne vanno per mille rivoli e che finanziano le strutture proliferate sotto B tra uffici di diretta collaborazione (23) e dipartimenti retti da sottosegretari e ministri senza portafoglio: i centri di spesa in bilancio sono ben 19. Degli oltre 4 miliardi, più del 70% se ne va per le cosiddette “politiche attive” dei dipartimenti, a cominciare dalla Protezione civile che da sola nel 2008 ha divorato 2.132 milioni. Quel che resta è inghiottito dal funzionamento dell’apparato, degno di una corte barocca. L’organizzazione di Palazzo Chigi è ramificata tra uffici di staff del presidente (consigliere diplomatico, militare, eccetera), quelli sottoposti al segretario generale che assicurano il funzionamento della macchina (bilancio, controllo, voli di Stato, gestione degli immobili) e i dipartimenti retti da sottosegretari e da ben 10 ministri. Senza contare la miriade di comitati e commissioni di cui in molti casi solo con grande sforzi si ravvisa la necessità. È per finanziare questo immenso apparato che le spese hanno toccato la cifra record del 2008, mentre nulla ancora si sa sul rendiconto 2009 che potrebbe segnare un nuovo primato.
B è molto attento alla sua immagine. Ma quanto ci costa? Ha reclutato all’interno di una propria struttura (“ufficio del presidente”) Mario Catalano, idolo dei cultori del porno soft per essere stato lo scenografo di “Colpo Grosso”, e Roberto Gasparotti, ex teleoperatore Fininvest, cerimoniere dalle maniere forti e dai precedenti poco rassicuranti che prepara il set e lo libera dalle presenze sgradite. La sola operazione case con cui B dava le chiavi ad alcune faniglie terremotate è costata 300.000 €, con cui di appartemaneti se ne facevo 6. Prodi per tutto il suo governo in 25 mesi spese 150.000 €.
La cena per raccogliere fondi per Israele è costata 110.000 € , di cui 14.00 solo per riprendere B. Tremonti paga il Bilancio di Palazzo Chigi con un fondo apposta. Poi gli mancano i soldi per la carta igienica delle scuole o per gli antidolorifici negli ospedali!
Intanto, mentre si tagliano i posti di lavoro e si chicchiera di parlamento ridotto, gli organicidi B continuano a crescere. Da 3.063 persone si è arrivati a 4.542. E si è agilmente superato il blocco delle assunzioni della Finanziaria con una selva di comandati- raccomandati dall’alto e lautamente pagati, alla facia della crisi!
Ogni dirigente si becca 180 mila € lordi l’anno, Bertolaso 280 mila e il segretario generale Manlio Strano 297 mila, Ragusa, ex generale dei carabinieri e dei servizi segreti, riassunto da pensionato: 184 mila; riesumato anche Carlo Sica, consulente da 40 mila, o Bravi collocato alla struttura di missione sui 150 anni dell’Unità d’Italia:139 mila!
Così vanno le cose a Palazzo Chigi: molti dirigenti di ruolo non hanno nulla da fare, ma si continua a conferire incarichi agli estranei senza il minimo ritegno.
Stessa musica negli uffici di Letta e di quasi tutti gli altri sottosegretari e ministri senza portafoglio che continuano a elargire incarichi e prebende sfruttando anche la miriade di comitati e commissioni (ne abbiamo contate oltre 60) di cui la presidenza è disseminata.
E anche le “strutture di missione” sono un altro sperpero di palazzo Chigi. Dovrebbero essere comitati di durata temporanea per affrontare eventi speciali. Ma ne esistono una trentina, nati in tempi lontanissimi e puntualmente riconfermati. Per es. La struttura di supporto alla delegazione governativa per la realizzazione della linea ferroviaria Torino-Lione, o l’unità strategica per la comunicazione sull’attività del governo, o la struttura per il rilancio dell’immagine dell’Italia, o per cogliere le “opportunità delle Regioni in Europa” ..Follie! Dissipazioni! Uno schiaffo sulla faccia del paese che meriterebbe altro che un souvenir in risposta!
Fonte: l’Espresso

Albert Einstein

2 gennaio 2010 Lascia un commento

“Non pretendiamo che le cose cambino se agiamo sempre allo stesso modo. La crisi è la migliore benedizione che possa capitare alle persone, e ai Paesi, perchè la crisi porta con séil progresso. La creatività nasce dall’angoscia, così come il Sole nasce dalla notte scura.
Nei periodi di crisi si sviluppano l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi, supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi i suoi insuccessi e la sua povertà disprezza il suo talento e rispetta di più i problemi che le soluzioni. La crisi vera è la crisi dell’incompetenza. Il problema delle persone è la pigrizia nel trovare vie d’uscita e soluzioni. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita diventa routine, una lenta agonia. Sono le crisi che fanno affiorare il meglio da ognuno di noi, perchè senza crisi “il vento è una carezza”. Parlare della crisi significa promuoverla, non parlarne durante una crisi significa esaltare il conformismo. Invece di fare questo lavoriamo duramente. Mettiamo fine all’unica crisi che è davvero una minaccia per tutti: la tragedia di non volere lottare per superarla !”

Natale infelice ed il prossimo sarà peggiore

26 dicembre 2009 3 commenti

Ho visto in TV scene dalla Stazione di Milano che mi hanno riempito di sgomento. Una folla enorme di persone abbandonate a se stesse in attesa da ore nel gelo per potere prendere un treno e tornare a casa. Mi ha colpito il viso spaventato e lacrimoso di un giovane che si chiedeva disperato se sarebbe mai riuscito ad arrivare a casa per Natale. Poi è scoppiata una rissa tra viaggiatori per accaparrarsi un posto sul treno per Lecce. Scene da dopoguerra. Il dopo privatizzazione delle Ferrovie è come un dopoguerra dal momento che il sistema è stato bombardato dalle bombe dei risparmi sulle manutenzioni, dal mancato rinnovo della rete e del materiale rotabile. I soldi servono a mantenere un Consiglio di Amministrazione costoso che deve mantenere una rete parassitaria di collaboratori managers, consulenti, appalti esterni…. La privatizzazione sta mostrando tutta la sua asocialità. L’azienda si comporta come un imprenditore privato alla ricerca del massimo lucro. Non tiene in nessun conto gli interessi generali del paese e dei suoi cittadini. Investe nell’alta velocità che serve soltanto chi può permettersi di pagare un biglietto diventato inaccessibile per i “normali” lavoratori. Treni per imprenditori, professionisti, gente che non deve stare attenta a quanto incide il costo del trasporto su uno stipendio mensile medio che a stento è di 1200 euro. E’ stata attuata una selvaggia deregolation. Se questa costa qualche morto, qualche incidente, si ha il sospetto che sia messo nel conto e venga considerato più conveniente che spendere in personale sufficiente e qualificato ed in manutenzioni regolari. In questo, come in tante altre cose, il capitalismo brutale degli americani ha fatto scuola. Nelle carceri italiane il numero dei morti è diventato impressionante. I suicidi quest’anno sono 72. Spesso sono misteriosi ed avvengono in un modo e con una sequenza sempre più sospetta. La vicenda del giovane che trasferito da un carcere del Sud a quello di Alessandria dopo qualche ora dal trasferimento si uccide genera sconcerto. Colpisce anche che l’autopsia stabilisce che è morto per suicidio. L’autopsia può accertare la causa della morte ma non se per propria o altrui volontà. Colpisce la sorda accanita resistenza fatta di silenzi, smentite, minacce per la morte del giovane Cucchi. Colpiscono le storie di tutti i “suicidi” e la loro inverosimiglianza. Ma il sistema assorbe come un muro di gomma tutto e magari c’è chi minaccia querele se si attacca “l’onorabilità del corpo”. Il Ministro La Russa, prima dell’accertamento dei fatti, dichiara l’ innocenza dell’Arma dei Carabinieri. Membri delle forze dell’ordine, nel corso di quest’anno si sono distinti per maltrattamenti di immigrati. Anche vigili urbani sono della partita come abbiamo visto per l’agghiacciante foto della ragazza nigeriana stesa a terra in una cella. Insomma lo Stato percepito attraverso i suoi strumenti di polizia e di detenzione fa paura. E’ diventato davvero “cattivo” come predica Maroni. Il fascismo è già arrivato per alcune categorie di esseri umani come i senza tetto. Un fascismo che non fa notizia dal momento che è stato spacciato per altro, per contrasto alla criminalità. Non è vero. Disgregare una famiglia che vive in Italia da venti anni, con tre ragazzi nati in Italia, incarcerare il capo famiglia perchè dopo aver perso il posto di lavoro è diventato clandestino e viene rinchiuso in un lager CIE è più che fascismo: è nazismo. Con la complicità di un governo fellone e di sindacati arrendevoli che sembrano diventati notai della volontà padronale chiude Termini Imerese. La Fiat si lamenta che la Sicilia non si trovi accanto al Piemonte o alla Lombardia. Presto verranno meno tremila buste paga che servivano a non fare sprofondare una grande zona della provincia palermitana. Un supermercato sorteggia in Sardegna due posti di commesso. La notizia non fa vergognare il Ministro del Lavoro che continua a sollecitare “complicità” tra sindacati e imprenditori. La Guardia di Finanza fa una indagine assai pubblicizzata dai massmedia su un cartello dei produttori di pasta. La pasta ha un prezzo medio al disotto dei due euro. Nessuna indagine viene proposta per il prezzo del pane che ha un costo medio superiore di gran lunga ai due euro. Eppure si fa con la stessa farina ed il procedimento per farlo è assai meno costoso. Nessuna indagine per il prezzo dei medicinali che garantiscano guadagni certi a farmacie oramai tutte miliardarie. La percentuale di guadagno del farmacista è enorme. Spesso c’è la fila perchè il numero delle farmacie è chiuso. Il popolo italiano vive in una società senza mercato preda di monopolisti che nessuno disturba a cominciare dalle assicurazioni e dalla benzina. Crescono le tasse ed i costi dei servizi locali e gli stipendi ed i salari sono fermi o diminuiscono. Intanto gli oligarchi della casta politica sono indaffarati soltanto per soddisfare le voglie e le vendette di Berlusconi. Non si tratta solo dei processi che non dovrebbe subire e dei magistrati che debbono essere puniti per averlo “perseguitato” diventando suoi impiegati. Vuole un Regime che gli permetta di dominare l’Italia da solo e senza controlli. Ci riuscirà. Illustri esperti di quella che una volta era opposizione si stanno spremendo le meningi per accontentarlo. Ci riusciranno? Magari, dopo averlo accontentato, saranno disprezzati ed emarginati dal momento che servono al Capo soltanto per raggiungere i suoi scopi. E basta. Pietro Ancona
Medioevosociale