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Articoli taggati ‘berlusconi’

L’ostaggio svizzero senza censura

14 giugno 2010 Lascia un commento

Attentato alla Costituzione

12 giugno 2010 Lascia un commento

Con dichiarazioni pubbliche e inequivocabili, fatte il giorno 9 giugno 2010, come documentato dalla libera stampa allegata, il presidente del consiglio dei ministri «pro tempore», Silvio Berlusconi ha definito «inferno» le garanzie stabilite dalla Carta Costituzionale e ha continuato a denigrare le istituzioni di garanzia come la Corte Costituzionale dello Stato, incorrendo così – e non è la prima volta – nel reato di attentato contro la Costituzione e organi costituzionali, in forza della legge n. 85 del 24 febbraio 2006 che ha modificato il codice penale e in particolare gli artt. 283 (Attentato contro la Costituzione dello Stato) e art. 289 (Attentato contro organi costituzionali e contro le assemblee regionali). La violenza si evince dalla virulenza delle parole accompagnate dalla mimica corporea che solo in video è possibile valutare.
Questo insulto ultimo in ordine cronologico contro le Istituzioni di garanzia, a mio parere, rendono inadatto a governare chi le pronuncia che ha il dovere di essere garante della difesa della Carta costituzionale sulla quale ha avuto anche l’impudenza di «giurare» più di una volta, configurando così il suo modo di concepire il governo inficiato anche dall’immoralità dello spergiuro.
Io, Paolo Farinella, prete, cittadino italiano, datore di lavoro in quota non elettore del sig. Berlusconi Silvio e quindi all’opposizione, pretendo che egli sia, si comporti e parli all’altezza del mandato «pro tempore» che ha ricevuto per esercitare un servizio alla Nazione come prescrive l’art. art. 54 della Carta Costituzionale: «Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge». «Disciplina e onore» significa rispetto e ossequio non stravolgimento e insulto, compostezza istituzionale e responsabilità del ruolo non denigrazione e attacchi sempre più virulenti di tutte le forme di garanzia che sono i cardini dei uno Stato democratico.
Poiché le esternazioni, al limite della patologia, sono avvenute in pubblico, davanti a centinaia di persone, con la presente segnalo a codesta Procura di volere verifica se non esiste un reato di attentato allo Stato per dileggio sistematico, recidivo e recrudescente della Suprema Legge che regola l’equilibrio dei poteri costituzionali garantiti, quell’equilibrio che il suddetto non ha né potrà mai avere perché immerso nel suo «peccato originale»: il culto di se stesso come via per instaurare in Italia una forma di dittatura senza Costituzione.
Poiché sulla Costituzione il presidente del consiglio dei ministri e tutto il suo governo hanno giurato promettendo «fedeltà e leale osservanza» come recita la formula: «Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della nazione» prescritta dall’art. 1, comma 3, della legge n. 400/88.
Il giuramento non è un atto di mero protocollo, ma rappresenta l’espressione del dovere di fedeltà che incombe in modo particolare su tutti i cittadini ed, in modo particolare, su coloro che svolgono funzioni pubbliche fondamentali (in base all’art. 54 della Costituzione). Infatti la data del giuramento è discriminante perché costituisce l’invalicabile «terminus a quo» da cui cominciare a contare i dieci giorni entro i quali, il Governo è tenuto a presentarsi davanti a ciascuna Camera per ottenere il voto di fiducia. Il fatto è così evidente che il Presidente del Consiglio e i Ministri assumono le loro responsabilità non dal momento della fiducia, ma dal preciso istante in cui con il giuramento davanti al Capo dello Stato, questi firma il decreto di nomina, prima ancora della fiducia.
Tutto ciò premesso e considerato, chiedo a codesta Procura di volere procedere a termini di Legge. Si allegano alcuni quotidiani del giorno 10 giungo 2010 che dedicano ampio spazio alla violenza oratoria con cui il Presidente del Consiglio dei Ministri ha violentato e deturpato pubblicamente la Carta Costituzionale Italiana, di cui io e molti altri andiamo fieri.
Genova 10 giungo 2010
Paolo Farinella, cittadino sovrano, prete. 100cosecosi.blogspot.com

Il Presidente del Consiglio

27 febbraio 2010 Lascia un commento

Gentile Augias, vivo a Milano 2, in un palazzo costruito dal presidente del Consiglio. Lavoro a Milano in un’azienda di cui è azionista il presidente del Consiglio. L’assicurazione dell’auto è del presidente del Consiglio, come l’assicurazione della mia previdenza integrativa. Compro il giornale, di cui è proprietario il presidente del Consiglio, o suo fratello, che è lo stesso. Vado in una banca del presidente del Consiglio. Esco dal lavoro faccio spese in un ipermercato del presidente del Consiglio, dove compro prodotti realizzati da aziende partecipate dal presidente del Consiglio. Se decido di andare al cinema, ho una sala del circuito di proprietà del presidente del Consiglio dove guardo un film prodotto e distribuito da una società del presidente del Consiglio (questi film godono anche di finanziamenti pubblici elargiti dal governo presieduto dal presidente del Consiglio). Se rimango a casa, guardo la tv del presidente del Consiglio con decoder prodotto da società del presidente del Consiglio, dove i film realizzati da società del presidente del Consiglio sono interrotti da spot realizzati dall’agenzia pubblicitaria del presidente del Consiglio. Faccio il tifo per la squadra di cui il presidente del Consiglio è proprietario. Guardo anche la Rai, i cui dirigenti sono stati nominati dai parlamentari che il presidente del Consiglio ha fatto eleggere. Se non ho voglia di tv, leggo un libro, la cui editrice è di proprietà del presidente del Consiglio. È il presidente del Consiglio a predisporre le leggi approvate da un Parlamento dove molti dei deputati della maggioranza sono dipendenti e/o avvocati del presidente del Consiglio, il quale governa nel mio esclusivo interesse. Per fortuna!
Antonio Di Furia

The show must go on

27 dicembre 2009 Lascia un commento

Radio France: “Perché l’auto non è fuggita subito via? Ovvero: il governo italiano strumentalizza l’aggressione al Cav per mettere le mani sulla Rete”

Silvio Berlusconi riceve la statuetta in pieno viso. Sotto la violenza del colpo, vacilla. La guardia del corpo lo infila subito in auto.
In qualsiasi altro paese un capo di governo aggredito in questo modo, una volta sistemato sul sedile posteriore col viso insanguinato verrebbe portato via. Immediatamente.
Protocollo vorrebbe poi lo sgombero della folla per permettere alla vettura di partire all’impazzata verso l’ospedale.
Qui no. L’autista è pronto a premere sull’acceleratore. Si volta. Momento di esitazione nell’abitacolo dell’auto. E per forza! Silvio Berlusconi VUOLE uscire dal veicolo. Malfermo, tenendosi alla portiera, può quindi esibire il viso straziato alle telecamere e alle macchine fotografiche. Compie pure la cortesia di voltarsi verso i fotografi mal posizionati.
A partire da questo momento abbiamo già in mano tutti i termini del dibattito che si preannuncia. “Guardate cosa mi hanno fatto quei vigliacchi!”
Berlusconi è un uomo degli anni ‘80. E’ l’uomo della TV.
Per lui la vita è un grande spettacolo. Più di chiunque altro al mondo conosce il potere delle immagini. Anzi, ne padroneggia i meccanismi. Nonostante la violenza del colpo, nonostante il dolore evidentemente forte, ha il riflesso di mostrarsi nuovamente alla folla e di favorire il viso livido agli obiettivi dei reporter.
Già sa che l’emozione restituita da quelle foto gli permetterà di srotolare su di un tappeto rosso tutta la semantica del martirio che costituisce il cuore del suo discorso.
Il peso delle parole, lo shock delle foto, il motto di Paris Match, non è mai stato tanto attuale.
La foto shock darà peso ad ogni sua minima parola. E nessuno potrà resistervi.
Appena sveglio, l’indomani, in ospedale, Silvio Berlusconi vuole che gli siano portati TUTTI i giornali. Non solo la stampa italiana, ma anche TUTTI i quotidiani stranieri.
Nel dolore della carne, la sua anima deve trovare conforto. L’effetto boomerang ha funzionato. La sua foto è sulla PRIMA PAGINA di tutto il pianeta.
Il resto si declina da sé, secondo una logica prestabilita … Quanto a Tartaglia Oswald si sentirà tutto ed il contrario di tutto: un pazzo, un gesto politico, un complotto, un atto isolato… In breve, non si saprà mai nulla.
In ambito politico la colpa è della sinistra, responsabile del clima d’odio.
Berlusconi: l’immagine struggente di un uomo ferito e continuamente attaccato – un uomo buono, che ama e che perdona, tranne che a sinistra…
Il tutto procede come un rullo compressore, nessuna voce dissenziente può risuonare.
L’aggressione è, “politicamente parlando”, un’opportunità per Silvio Berlusconi.
Alle prese con la sua riforma della giustizia e con i conflitti interni alla maggioranza, ricorrendo al “tutti mi seguano senza obiettare, altrimenti fuori”, accusato da Fini di comportarsi come un “monarca assoluto”, ecco ora l’immagine dell’uomo ferito che ispira compassione al di sopra di ogni disputa politica. Grande Silvio.
La minima critica viene subito richiamata all’ordine. “Ma non vi vergognate, poveretto? Non vedete come soffre? Siete tanto insensibili?”
Tutti hanno condannato la violenza, ma coloro che recitano la parte dei grandi sentimentalisti sentono il proprio cuore stringersi a fronte dei massacri di innocenti che fanno la storia contemporanea e l’attualità d’ogni giorno?
Non si tratta che di una sceneggiata, di una strumentalizzazione.
Non riuscendo a controllarli, il governo Berlusconi voleva limitare il potere dei blogger, della Rete, i gruppi su Facebook e Google. Emergono forme di resistenza in nome della libertà d’espressione.
Con questa aggressione diverranno possibili leggi quasi liberticide, col pretesto di lottare contro i gruppi che coltivano l’odio e la violenza. Approfittandone per inserire in questa categoria anche semplici oppositori politici.
L’aggressione al premier è un atto violento e, in questo senso, vigliacco e ignobile. Da condannare. D’accordo.
Ma le discussioni conseguenti sono del tutto faziose. La sinistra non ha maggiori responsabilità della destra. Quando si banalizzano gli insulti tra politici, quando un presidente del consiglio parla di “di strangolare coloro che scrivono di mafia”, quando la Lega Nord moltiplica i messaggi di odio razziale, quando la sinistra si rinchiude per 15 anni nell’anti-Berlusconismo, usando ogni mezzo per praticarlo, si giunge ad una responsabilità collettiva.
E, ancora una volta, la vittima principale è il cittadino italiano.
Grazie all’aggressione, Berlusconi ritrova il suo registro preferito: “Chi mi ama mi segua”. E’ da 15 anni che fa di tutto per occupare il cuore del dibattito nazionale. Così il confronto politico continua ad essere ridotto ad un referendum permanente attorno alla sua figura. “Favorevole o contrario a Berlusconi?”
E per il momento siamo al “favorevole”.
Eric Valmir, 15.12.2009 (traduzione di Daniele Sensi)
danielesensi.blogspot.com

Il partito dell’amore -2

27 dicembre 2009 Lascia un commento

Il capogruppo dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, ieri ha spiegato in Parlamento che dal 1994 è in corso in Italia “una campagna d’odio” contro Silvio Berlusconi.
Fortunatamente il premier è intervenuto subito e dall’ospedale San Raffaele, dove è ricoverato dopo la vergognosa e ingiustificabile aggressione subita domenica sera, ha ricordato che “l’amore vince sull’odio”.
Lo dimostrano, tra l’altro, le centinaia di interventi suoi e di esponenti del centrodestra che negli ultimi 15 anni sono sempre stati improntati al buon senso e alla moderazione.
Ecco dunque una necessariamente breve antologia delle migliori frasi di quello che potrebbe essere chiamato il Partito dell’Amore.

Il bon ton con gli avversari:
“Veltroni è un coglione” (Berlusconi, 3/9/95).
“Veltroni è un miserabile” (Berlusconi, 4/4/2000).
“Giuliano Amato, l’utile idiota che siede a Palazzo Chigi” (Berlusconi, 21/4/2000).
“Prodi? Un leader d’accatto (Berlusconi, 22/2/95).
“La Bindi e Prodi sono come i ladri di Pisa: litigano di giorno per rubare di notte” (Berlusconi, 29/9/96).
“Prodi è la maschera dei comunisti” (Berlusconi, 22/5/2003).
“Prodi è un gran bugiardo pericoloso per tutti noi” (Berlusconi, 21/10/2006).
“Prima delle elezioni ho potuto incontrare due sole volte in tv il mio avversario, e con soli due minuti e mezzo per rispondere alle domande del giornalista e alle stronzate che diceva Prodi”. (Berlusconi alla scuola di formazione politica di Forza Italia, 2 luglio 2007).
“Con Prodi a Palazzo Chigi è giusto dire: piove governo ladro” (Berlusconi, 10/4/2008).
“Il centrosinistra? Mentecatti, miserabili alla canna del gas” (Berlusconi, 4/4/2000).
“Signor Schulz, so che in Italia c’è un produttore che sta montando un film sui campi di concentramento nazisti. La suggerirò per il ruolo di kapò” (inaugurando la presidenza italiana dell’Unione europea e rispondendo a una domanda del capogruppo socialdemocratico, il tedesco Martin Schulz, sul conflitto d’interessi, 2 luglio 2003).
“Sono in politica perché il Bene prevalga sul Male. Se la sinistra andasse al governo l’esito sarebbe questo: miseria, terrore, morte. Così come avviene ovunque governi il comunismo (Berlusconi, 17/1/2005).

Il rispetto per gli elettori:
“Lei ha una bella faccia da stronza!” (alla signora riminese Anna Galli, che lo contestava, 24/7/ 2003).
“Non credo che gli elettori siano così stupidi da affidarsi a gente come D’Alema e Fassino, a chi ha una complicità morale con chi ha fatto i più gravi crimini come il compagno Pol Pot” (Berlusconi, 14 dicembre 2005).
“Ho troppa stima dell’intelligenza degli italiani per pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che possano votare facendo il proprio disinteresse” (discorso di Berlusconi davanti alla Confcommercio il 4/4/2006).
“Le nostre tre “I”: inglese, Internet, imprese. Quelle dell’Ulivo: insulto, insulto e insulto” (27/5/2004).

L’armonia con gli alleati:
Berlusconi: “Parliamo della par condicio: se non abbiamo vinto le elezioni, caro Follini, è colpa tua che non l’hai voluta abolire”.
Follini: “Io trasecolo. Credevo che dovessimo parlare dei problemi della maggioranza e del governo”.
Berlusconi: “Non far finta di non capire, la par condicio è fondamentale. Capisco che tu non te ne renda conto, visto che sei già molto presente sulle reti Rai e Mediaset”.
Follini: “Sulle reti Mediaset ho avuto 42 secondi in un mese”.
Berlusconi: “Non dire sciocchezze, la verità è che su Mediaset nessuno ti attacca mai”.
Follini: “Ci mancherebbe pure che mi attacchino”.
Berlusconi: “Se continui così, te ne accorgerai. Vedrai come ti tratteranno le mie tv”. Follini: “Voglio che sia chiaro a tutti che sono stato minacciato” (Discussione con l’Udc Marco Follini, secondo i quotidiani dell’11 luglio 2004).

La sacralità delle toghe
“I giudici sono matti, antropologicamente diversi dal resto della razza umana… Se fai quel mestiere, devi essere affetto da turbe psichiche” (Berlusconi, The Spectator, 10/9 2003). “In tutti i settori ci possono essere corpi deviati. Io ho una grandissima stima per la magistratura, ma ci sono toghe che operano per fini politici. Sono come la banda della Uno bianca” (Berlusconi, dopo l’arresto del giudice Renato Squillante, 14/5/96. Ma il riferimento è per quelli che l’hanno arrestato). “I Ds sono i mandanti delle toghe rosse. Noi non attacchiamo la magistratura, ma pochi giudici che si sono fatti braccio armato della sinistra per spianare a questa la conquista del potere” (Berlusconi, 1/12/99). “I giudici di Mani Pulite vanno arrestati, sono un’associazione a delinquere con licenza di uccidere che mira al sovvertimento dell’ordine democratico” (Vittorio Sgarbi, “Sgarbi quotidiani”, Canale5, 16/9/94).“Gian Carlo Caselli è una vergogna della magistratura italiana, siamo ormai in pieno fascismo: si comporta come un colonnello greco, in modo dittatoriale, arbitrario, intollerante. I suoi atti giudiziari hanno portato alla morte” (Vittorio Sgarbi, 8/12/94). “Nelle mie televisioni private non ci sono mai state trasmissioni con attacchi, perchè noi siamo liberali” (Berlusconi, 21/ 5/2006). “Silvio Berlusconi, durante l’ufficio di presidenza del Pdl ancora in corso, secondo quanto riferito da alcuni partecipanti, ha parlato di una vera e propria persecuzione giudiziaria nei suoi confronti , che porta il paese sull’orlo della guerra civile” (Ansa, 29/11/09)

La fiducia nella democrazia:
“Si è messo mano all’arma dei processi politici per eliminare l’opposizione democratica. Non siamo più una democrazia, ma un regime. Da oggi la nostra opposizione cessa di essere opposizione a un governo e diventa opposizione a un regime” (Berlusconi, dopo una condanna in primo grado tangenti, 8/8/98).
“La libertà non si può più conquistare in Parlamento, ma con uomini lanciati in una lotta di liberazione. Senza la devoluzione, da qui possono partire ordini di attacco dal Nord. Io sono certo di avere dieci milioni di lombardi e veneti pronti a lottare per la libertà” (Umberto Bossi al “parlamento padano”, presente Berlusconi, Ansa, 29/9/2007).
“Boicotteremo il Parlamento, abbandoneremo l’aula, se necessario daremo vita a una resistenza per riconquistare la libertà e la democrazia” (Berlusconi, 3/3/95).
“In Italia c’è uno Stato manifesto, costituito dal governo e dalla sua maggioranza in Parlamento, e c’è uno Stato parallelo: quello organizzato in forma di potere dalla sinistra nelle scuole e nelle università, nel giornalismo e nelle tv, nei sindacati e nella magistratura, nel Csm e nei Tar, fino alla Consulta. Se si consentirà a questo Stato occulto di unirsi allo Stato palese, avremo in Italia un regime vendicativo e giustizialista, mascherato di legalità e ostile a tutto ciò che è privato” (Berlusconi, 5/4/2005).
“Adesso diranno che offendo il Parlamento ma questa é la pura realtà: le assemblee pletoriche sono assolutamente inutili e addirittura controproducenti”.(Berlusconi, 21/5/2009)
Il più grande statista degli ultimi 150!
Redazione Il Fatto Quotidiano. “Coglioni, kapò e mentecatti”: l’amore secondo B. Dal 94 ad oggi l’infinita serie di insulti del premier e dei suoi di Peter Gomez e Marco Travaglio.

Inciuci

27 dicembre 2009 Lascia un commento


Il Pd e la tentazione suicida di salvare il Caimano

Le menti pensanti, si fa per dire, della dx berlusconiana, hanno ideato uno schema aggiuntivo a quello del partito dell’odio e dell’amore, quello degli Orazi e Curiazi.
“Volete il dialogo? Volete una grande intesa? Volete la pacificazione? Allora dovete cacciare questo o quello e presentarvi soli, quasi come l’agnello da sacrificare, davanti al trono del nostro signore…”.
Così, uno dopo l’altro, nell’elenco delle pecore nere da cacciare dal gregge degli amici e degli alleati del Pd sono finiti: Scalfari, Ezio Mauro, l’intero gruppo Repubblica-Espresso, il Fatto di Padellaro, Travaglio, Furio Colombo, l’Unità, Rai3, Santoro e Annozero, per non parlar della Cgil che è già stata espulsa dai tavoli delle trattative. Come non bastasse Bersani dovrebbe anche rompere con Di Pietro e con la sx radicale e magari prendere il solenne impegno a non fare alleanza con questi signori, in modo tale da non avere possibilità di vincere neppure nel più piccolo comune.
Certo, potrebbero anche i dirigenti Pd preparare una lista simile e “vedere l’effetto che fa”, come cantava Iannacci. Potrebbero metterci dentro qualche direttore di famiglia, qualche giornalista killer, qualche ricettatore di dossier falsi, qualche spione che insegue i giudici per strada, quelli già condannati e quelli che inneggiavano al mafioso Mangano, oppure quei mazzieri che hanno preparato l’agguato al direttore dell’Avvenire Boffo, o alla signora Veronica, oppure al presidente Napolitano, a Gianfranco Fini; per non parlare dei quintali di immondizia riversati sulla Corte Costituzionale e sulla Costituzione medesima.
Come non bastasse, i dirigenti del Pd, sempre con grande sobrietà, potrebbero presentare un elenco di ex iscritti alla P2 con i quali non vogliono trattare oppure indicare i nomi di quei fascisti non pentiti e di quei razzisti xenofobi che tanta parte hanno in questa maggioranza.
A noi le liste di proscrizione non piacciono, ma questa lista avrebbe molto più senso di quella presentata a Bersani e compagni.
Siamo sicuri che a nessuno nel csx verrà più in mente di ripercorrere le rovinose strade del passato, ma se qualcuno conservasse ancora questa tentazione luciferina, dovrà rassegnarsi a perdere i rapporti non con Di Pietro e Scalfari, Santoro e Ezio Mauro, ma con qualche milione di elettori e elettrici.
Dopo averci diviso, ci colpirà, politicamente s’intende, ad uno a uno, e celebrerà il suo trionfo finale realizzando l’antico e mai archiviato progetto gelliano di costruire una repubblica presidenziale a (tele)comando unificato.
Sarà il caso di non dargli una mano…
Giuseppe Giulietti-Articolo 21. Tratto da Micromega