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	<title>Il Rovescio del Diritto</title>
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	<description>Essere innocenti è pericoloso perché non si hanno alibi</description>
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		<title>Voldemort, i derivati e l’apocalisse</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 06:11:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Avv. Giovanni Orlando</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ilrovesciodeldiritto.files.wordpress.com/2012/05/jpmorgan.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2266" title="jpmorgan" src="http://ilrovesciodeldiritto.files.wordpress.com/2012/05/jpmorgan.jpg?w=300&h=221" alt="" width="300" height="221" /></a>Lui è un ex banchiere della City di Londra, ora responsabile di un centro di studi economici e da qualche anno residente in Cina, dove tiene corsi di finanza in un paio di università. Uno che ha sia la visione d’insieme, sia i contatti giusti: quelli che qui si chiamano “guānxì”.<br />
Ci incontriamo a Sanlitun, la “piazza” commerciale di Pechino, dove occidentali di ogni Paese e nuovi principini cinesi affollano gli outlet dei maggiori brand internazionali o consumano cibo e bevande nelle consuete catene multinazionali.</p>
<p>Cerco uno sguardo da insider sulla vicenda di Jp Morgan e di Bruno Iksil, il trader chiamato “Voldemort” o “Balena Bianca” che, da solo, ha dilapidato due miliardi di dollari della maggiore banca d’affari Usa. Quella che era uscita indenne dalla crisi del 2008 e il cui amministratore delegato, Jamie Dimon, dichiarava fino a l’altroieri che qualsiasi regolazione dei mercati finanziari sarebbe stata un attentato alla libertà.<br />
La colpa del nuovo buco sembrerebbe essere di un pacchetto di derivati – i prodotti finanziari che teoricamente dovrebbero assicurare gli investitori contro le perdite – eccessivamente audaci e gestiti proprio da Iksil.<br />
Qualcuno ha interpretato la vicenda come l’avvisaglia di una nuova catastrofica crisi globale. Per cui partiamo proprio da lì. Ma come vedremo, il discorso si amplia fino a disegnare scenari macro e apocalittici.</p>
<p>Cosa ci dice il caso Iksil?<br />
JP Morgan può tranquillamente fallire come Lehmann Brothers senza che ne scaturisca una crisi globale. Per inciso, con 2 miliardi di buco non fallisce neanche una banca presa singolarmente. Il problema, se mai, è se questo buco ne fa emergere altri. Se cioè, dopo Jamie Dimon di Jp Morgan, salta fuori qualche altro amministratore delegato che dice: “Ehi, anche io ho due miliardi di buco, salvatemi”. E così via, in una reazione a catena.</p>
<p>Ma perché i derivati non si regolano o addirittura vietano?<br />
Le banche devono fare soldi. In una situazione di competizione perfetta, non si fanno profitti, per cui bisogna fare innovazione e superare gli altri. Per le banche, questa innovazione è rappresentata dai prodotti derivati. Più sono perfetti e più fai profitti. Le banche sono l’industria più competitiva del mondo, per cui i derivati devono essere sempre più nuovi, complessi e numerosi.</p>
<p>Sembrerebbe che l’unica soluzione per evitare le crisi sia l’abbattimento del capitalismo.<br />
Sono d’accordo. Tra l’abbattimento del capitalismo e il proliferare delle bolle non c’è alcuna soluzione intermedia. Non si può regolamentare il mercato finanziario.<br />
La soluzione che alcuni prospettano è la separazione tra banca d’affari e banca commerciale. Ma se le separi, devi trovare il modo di far fare soldi anche alle banche commerciali, altrimenti i profitti si riducono in maniera tendenziale e non stanno più in piedi. Allora puoi ridurle di numero e fare una specie di monopolio bancario, magari statale. Però lì si presenta il problema che inevitabilmente si alzano i tassi, perché le banche monopoliste non sono più costrette ad abbassarli per farsi concorrenza. Così le imprese pagano di più per i prestiti: cosa che nessuno vuole, specialmente in questo momento di crisi.</p>
<p>Il punto è forse quello di veicolare risorse dalla speculazione all’economia reale.<br />
Non esiste differenza tra economia reale e speculativa, perché la finanza “specula” sulla realtà. Quando fai i derivati sul petrolio, alla fine si arriva sempre a un certo numero di barili. Ed è la “domanda”, cioè chi compra e vende quei barili, che cerca prodotti finanziari per tutelarsi dalla volatilità dei prezzi: i derivati appunto. Le banche non fanno altro che offrirli.</p>
<p>“Too big to fail” ma anche “too big to manage”. Dopo il caso Iksil, si dice questo delle banche.<br />
Le banche andrebbero monitorate meglio, ma non dimentichiamo che sono loro stesse ad autoregolamentarsi. È una questione molto semplice: la banca ha interesse a competere, quindi a creare prodotti sempre più innovativi. Ma fino a un certo punto, in sicurezza, perché evidentemente non ha interesse a fallire. Nessuno vuole correre il rischio di morire.<br />
Il problema, se mai, è l’individuo. Il singolo operatore, se crea un buco da due miliardi alla sua banca d’affari, perde al massimo il lavoro. Non rischia altro. Per cui è incentivato a prendersi il rischio che la banca, come istituzione, non si prenderebbe mai. Se tu potessi metterti in tasca due milioni di dollari in tre giorni, rischieresti di perdere il lavoro al quarto giorno? Io credo di sì.<br />
I rapinatori di banche sono nelle banche. È questo il caso di Iksil.</p>
<p>Come se ne esce?<br />
Bisognerebbe regolare le società, cioè la cosiddetta “economia reale”; non le banche, che fanno il loro mestiere. Bisogna cioè, come sempre, agire sul fronte della domanda e fare in modo, per esempio, che le grandi imprese come la Fiat producano macchine e non aggirino la loro incapacità di competere dandosi alla finanza.<br />
Negli ultimi 20 anni, tutti hanno beneficiato dei soldi messi in circolazione dallo stesso sistema finanziario che oggi è sul banco degli imputati. Nel medesimo periodo, ci sono state tre crisi cicliche. Questo è normale. Io però chiedo: chi, anche in questa situazione di crisi, tornerebbe a vent’anni fa? Per rispondere, non si pensi solo alle condizioni della popolazione occidentale, ma anche al resto del mondo.</p>
<p>Tutto bene, dunque?<br />
No. Il guaio è quando la crisi non finisce. E temo che oggi ci troviamo proprio di fronte a questo scenario apocalittico, per i motivi che vado a elencare: la Cina non tira più; c’è quella sciagura dell’euro; il modello democratico è in crisi in Europa; l’ambiente è consumato; le risorse sono sempre più limitate; la popolazione mondiale è troppo numerosa.<br />
Il mondo, in definitiva, si è bloccato.</p>
<p>Spieghiamo meglio?<br />
Negli ultimi vent’anni, la Cina è comparsa sulla scena del mondo e ha svolto un ruolo disinflattivo, mantenendo bassi i prezzi delle merci. Oggi purtroppo anche la Cina mi sembra in crisi. Se il suo Pil cresce ancora del 7 per cento, gli ultimi dati ci dicono però che i suoi consumi di energia sono praticamente fermi: solo +0,7 per cento anno su anno. Questo parametro è molto significativo, perché rivela che di fatto le industrie sono ferme. Non è possibile che siano diventate più efficienti dal punto di vista energetico in così breve tempo; sono proprio ferme. La Cina rischia di implodere.<br />
Poi c’è l’euro che si sta rivelando una sciagura, perché non può svalutare e tiene bloccati 27 Paesi, tutta Europa.<br />
Aggiungici gli elementi di instabilità politica, come la crisi della democrazia europea. Se fai le elezioni, vincono i partiti estremisti, allora che fai? Annulli le elezioni e dici che per quelli lì non bisogna votare? Ma questo non è democratico. Il problema politico è quindi un gatto che si morde la coda.<br />
Infine ci sono la crisi ambientale e l’esaurimento delle risorse. Per cui si sa già che non ci saranno più troppi margini di crescita, un dato di fatto che però si scontra con l’aumento costante della popolazione mondiale: cioè con l’aumento dei bisogni e, quindi, della necessità di crescita. Un altro gatto che si morde la coda.<br />
Ci vorrebbe un “salto tecnologico”, ma non sembra all’orizzonte. La decrescita? Forse, a essere ottimisti, si potrebbero convincere i cittadini dell’Occidente sviluppato a consumare meno. Ma onestamente, con chi sta cominciando solo ora ad accedere ai consumi, non se ne parla neppure.<br />
Gabriele Battaglia, da Pechino</p>
<p>http://www.eilmensile.it/2012/05/18/voldemort-i-derivati-e-lapocalisse/</p>
<br />Filed under: <a href='http://ilrovesciodeldiritto.com/category/economia/'>Economia</a> Tagged: <a href='http://ilrovesciodeldiritto.com/tag/banche/'>banche</a>, <a href='http://ilrovesciodeldiritto.com/tag/crisi/'>crisi</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilrovesciodeldiritto.wordpress.com/2265/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilrovesciodeldiritto.wordpress.com/2265/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilrovesciodeldiritto.wordpress.com/2265/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilrovesciodeldiritto.wordpress.com/2265/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilrovesciodeldiritto.wordpress.com/2265/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilrovesciodeldiritto.wordpress.com/2265/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilrovesciodeldiritto.wordpress.com/2265/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilrovesciodeldiritto.wordpress.com/2265/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilrovesciodeldiritto.wordpress.com/2265/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilrovesciodeldiritto.wordpress.com/2265/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilrovesciodeldiritto.wordpress.com/2265/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilrovesciodeldiritto.wordpress.com/2265/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilrovesciodeldiritto.wordpress.com/2265/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilrovesciodeldiritto.wordpress.com/2265/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilrovesciodeldiritto.com&#038;blog=11064508&#038;post=2265&#038;subd=ilrovesciodeldiritto&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il sistema di satana</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Apr 2012 10:27:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Avv. Giovanni Orlando</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Oggi, sconfiggere il male è pura utopia. Il Sistema Liberista Relativista, lo ha adottato come punta di diamante della sua strategia e, in seguito, commercializzato su scala planetaria” In passato, il Maligno, trovava conforto alle sue perversioni, insinuandosi subdolamente nella mente degli uomini e seducendoli con vane promesse di perversa felicità. Oggi, è padrone del [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilrovesciodeldiritto.com&#038;blog=11064508&#038;post=2251&#038;subd=ilrovesciodeldiritto&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ilrovesciodeldiritto.files.wordpress.com/2012/04/satana.jpg"><img src="http://ilrovesciodeldiritto.files.wordpress.com/2012/04/satana.jpg?w=213&h=300" alt="" title="satana" width="213" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-2252" /></a>&#8220;Oggi, sconfiggere il male è pura utopia. Il Sistema Liberista Relativista, lo ha adottato come punta di diamante della sua strategia e, in seguito, commercializzato su scala planetaria”</p>
<p>In passato, il Maligno, trovava conforto alle sue perversioni, insinuandosi subdolamente nella mente degli uomini e seducendoli con vane promesse di perversa felicità. Oggi, è padrone del loro cuore.<br />
 Non è una differenza da poco, ma direi che, in maniera netta, si pone come spartiacque fra il mondo contadino e la rivoluzione industriale, terreno di cultura del suo progetto mefistofelico. Ad un certo livello di malvagità e crudeltà, poi, corrispondono effetti più o meno devastanti. Nell’Apocalisse, raggiungono il loro apice, coronando il progetto demoniaco e, nello sterminio di ogni forma umana e umanoide, consacrano la sua vittoria. <br />
 Così, oggi, furbizia e raggiro hanno soppiantato l’impianto etico e l’intelligenza, e assimilate come pratiche relazionali quotidiane; ma non solo, come strumento lecito, fondamentale e irrinunciabile per la sopravvivenza del Sistema di Satana.<br />
 Nelle moderne società liberiste, l’illegalità è assurta a regola. Gli organi preposti a contrastarla, sono così marci e corrotti che, definirle civili, è un autentico contrasto logico.  Il falso, è un fondamentale del relativismo demoniaco e fratello gemello dell’ossimoro; i due, insieme, sono capaci di innescare tali catastrofi, da fare impallidire il nazismo.  Oggi, i non valori, commercializzati per poche lire su scala planetaria, hanno soppiantato gli autentici, dell’anima e dello spirito. La famosa torre di Babele, non è metafora dei nostri tempi, ma un dato di fatto, reale e globale.  L’ossimoro, partorito in quantità industriale, è il germe malefico del relativismo.<br />
  Alcuni esempi di moderno ossimoro: certezza scientifica – progresso tecnologico – acqua privata – vita artificiale – nucleare pulito – società dei consumi – certezza scientifica – finanza etica – etica del capitalismo – cattolico divorziato – verità relativa – i ghiacciai perenni si stanno sciogliendo –<br />
 La nostra realtà è la sconcertante proiezione di un incubo – una degenerazione morale etica e spirituale, unica nella storia dell’uomo, i cui risultati, sono sotto gli occhi del mondo: la catastrofe ambientale e morale in primis.  Quale forma di vita, devasta il proprio habitat, trasformandolo in una discarica tossica e maleodorante, e mari, fiumi, torrenti e sorgenti, in cloache infette?  Abbiamo definito libertà, la licenza e anteposto la furbizia all’intelligenza. Ad una speciale schiavitù (risultato del processo di omologazione), abbiamo dato il nome di democrazia e, chiamato realtà, la contraffazione.<br />
 Il falso ha sostituito il vero e quando affermiamo “il progresso sta arrivando anche qui”, in realtà intendiamo dire che la distruzione e la morte sono ormai vicine.<br />
 La menzogna e la mistificazione dettano legge. La qualità è stata adulterata, e l’eccezione, omologata e massificata.<br />
 Non ci sono domande, nè perché, sulle cause di un di un tale scempio umano, nè attenuanti tese a giustificarne le responsabilità comuni. Tutto questo è opera del Maligno. Ogni capacità di giudizio obiettivo, è stata definitivamente rimossa o azzerata, tanto da non sapere più distinguere fra il giusto e l’iniquo, la verità e la menzogna e l’ambrosia dal veleno.<br />
 Quella che crediamo sia la nostra conoscenza (del tutto incapace di attingere ad una realtà oggettiva e assoluta), è la risultante di un relativismo demoniaco e perverso, le cui metastasi hanno irrimediabilmente compromesso ogni più remota possibilità di riscatto. Ogni nostro gesto e atto, sono filtrati dalla paura: un sentimento destabilizzante che condiziona i nostri comportamenti, le scelte e sentimenti.<br />
 Insicurezza, e una totale mancanza di autostima, sono l’inevitabile conseguenza della perdita dei necessari e oggettivi punti di riferimento che, un tempo, come spie luminose, regolavano i flussi delle nostre emozioni e impedivano ogni forma di degenerazione. Nessuna analisi, oggi, è in grado di soddisfare la ricerca, sui motivi e le cause di tanta aberrazione. Siamo disarmati di fronte all’impotenza delle nostre ragioni, e muti, per tanta umiliazione; rientri nei ranghi del quotidiano, rinunciando, per sempre, al diritto della verità e della comprensione delle cose.<br />
 I principi etici, regolatori e sentinelle dei comportamenti umani, sono stati rimossi per sempre e, vizio e paura, li hanno sostituiti. Il male, un tempo riconoscibile e collocabile, ha assunto le sembianze della normalità, espropriando lo spirito dell’uomo, privandolo, così, della consapevolezza, del discernimento e della dignità.<br />
 Ciò che la Chiesa definisce metaforicamente “il Diavolo”, in realtà non è il disegno malefico e perverso di un’entità astratta e soprannaturale che si contrappone ideologicamente alla bontà infinita e misericordiosa di un Dio creatore, ma é l’assenza del divino. Credere il male, il rovescio della medaglia del bene, è una puerile interpretazione.<br />
 Con la rimozione dei valori e dei principi etici, si scardina il progetto originario che, da parametro assoluto, si degrada in caos e relativismo. Le attenuanti che l’uomo moderno si accampa, sono tese a giustificarne i comportamenti deliranti, facendolo precipitare in una sorta di morboso narcisismo isterico e deresponsabilizzante, con l’intento illusorio di placare una lacerante paura e ansia esistenziale.<br />
 Oggi, sconfiggere il male è pura utopia. Il Sistema Liberista Relativista, lo ha adottato come punta di diamante della sua strategia e, in seguito, commercializzato su scala planetaria. Per questo motivo, ogni tentativo per localizzarlo e codificarlo é vano. Solo dalle ceneri del Sistema Liberista Relativista, il disegno originario si potrà ricomporre.  <br />
 Se l’uomo di quest’epoca nefasta, non sarà in grado di riconvertire la follia in ragione e la schiavitù in libertà, presto, il vortice del relativismo lo risucchierà dentro un vuoto senza fine, consegnando l’anima dei nostri figli nelle mani del Demonio.</p>
<p>Gianni Tirelli</p>
<br />Filed under: <a href='http://ilrovesciodeldiritto.com/category/attualita/'>Attualità</a>, <a href='http://ilrovesciodeldiritto.com/category/politica-2/'>Politica</a> Tagged: <a href='http://ilrovesciodeldiritto.com/tag/chiesa/'>chiesa</a>, <a href='http://ilrovesciodeldiritto.com/tag/corruzione/'>corruzione</a>, <a href='http://ilrovesciodeldiritto.com/tag/crisi/'>crisi</a>, <a href='http://ilrovesciodeldiritto.com/tag/politica/'>politica</a>, <a href='http://ilrovesciodeldiritto.com/tag/tirelli/'>Tirelli</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilrovesciodeldiritto.wordpress.com/2251/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilrovesciodeldiritto.wordpress.com/2251/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilrovesciodeldiritto.wordpress.com/2251/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilrovesciodeldiritto.wordpress.com/2251/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilrovesciodeldiritto.wordpress.com/2251/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilrovesciodeldiritto.wordpress.com/2251/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilrovesciodeldiritto.wordpress.com/2251/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilrovesciodeldiritto.wordpress.com/2251/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilrovesciodeldiritto.wordpress.com/2251/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilrovesciodeldiritto.wordpress.com/2251/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilrovesciodeldiritto.wordpress.com/2251/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilrovesciodeldiritto.wordpress.com/2251/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilrovesciodeldiritto.wordpress.com/2251/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilrovesciodeldiritto.wordpress.com/2251/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilrovesciodeldiritto.com&#038;blog=11064508&#038;post=2251&#038;subd=ilrovesciodeldiritto&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il giocoliere</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Apr 2012 10:21:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Avv. Giovanni Orlando</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ilrovesciodeldiritto.files.wordpress.com/2012/04/giocoliere.jpg"><img src="http://ilrovesciodeldiritto.files.wordpress.com/2012/04/giocoliere.jpg?w=210&h=300" alt="" title="giocoliere" width="210" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-2249" /></a>Torino, semaforo di largo Orbassano. Scatta il rosso e un giocoliere invade l’asfalto per dare spettacolo ai motorizzati in attesa. Purtroppo non è giornata: una clavetta cade a terra e anche il cappellino, invece di roteare diligentemente lungo la schiena, preferisce andarsene altrove. Lo sguardo avvilito, il giocoliere si piega a raccattare gli attrezzi del mestiere. Un uomo su una moto sta per allungargli la moneta d’ordinanza, ma lui sorride e scuote la testa. «No, grazie. Troppo errore», spiega in un italiano stentato. E anziché fare la questua fra le auto in coda, si rifugia sull’aiuola accanto al semaforo per esercitarsi.</p>
<p>Riassumendo: il giocoliere ha rinunciato al compenso perché ha ritenuto la propria prestazione inadeguata, era visibilmente imbarazzato per la figuraccia e invece di sedersi ad aspettare il rosso successivo, magari prendendosela con la sfortuna, ha preferito utilizzare quei pochi secondi di pausa per allenarsi. Ciascuno pensi al proprio ambiente di lavoro e faccia i paragoni che crede. A me basta dare un’occhiata allo specchio per avvertire, al confronto, un pizzico di disagio. L’amico che mi ha raccontato la storia (era l’uomo sulla moto) vorrebbe far ottenere al giocoliere di largo Orbassano la nomina a senatore a vita, con successiva e sollecita ascesa alla presidenza del Consiglio. Perché la sensazione – la sensazione del mio amico, s’intende – è che in momenti come quelli che stiamo vivendo non servano degli esperti, ma dei caratteri.</p>
<p><a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&amp;ID_articolo=1167&amp;ID_sezione=56">http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&amp;ID_articolo=1167&amp;ID_sezione=56</a></p>
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		<title>Uno sballo di democrazia!!!</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 13:29:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Avv. Giovanni Orlando</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In democrazia, puoi decidere di suicidarti con la tua macchina, in compagnia di amici, dopo esserti sballato tutta la notte in discoteca, magari contro un muro, o giu da un viadotto, o ha tutta velocità dentro un fiume. Puoi scegliere, la democrazia è soprattutto libertà. In democrazia puoi possedere uno, due, tre, cento telefonini e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilrovesciodeldiritto.com&#038;blog=11064508&#038;post=2237&#038;subd=ilrovesciodeldiritto&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ilrovesciodeldiritto.files.wordpress.com/2012/04/democrazia-diretta.jpg"><img src="http://ilrovesciodeldiritto.files.wordpress.com/2012/04/democrazia-diretta.jpg?w=300&h=277" alt="" title="democrazia diretta" width="300" height="277" class="alignleft size-medium wp-image-2246" /></a>In democrazia, puoi decidere di suicidarti con la tua macchina, in compagnia di amici, dopo esserti sballato tutta la notte in discoteca, magari contro un muro, o giu da un viadotto, o ha tutta velocità dentro un fiume. Puoi scegliere, la democrazia è soprattutto libertà.<br />
 In democrazia puoi possedere uno, due, tre, cento telefonini e prenotarti un bel tumore al cervello per i prossimi anni.”Ancora non è stato provato!”</p>
<p>In democrazia puoi prendere a scarpate tuo figlio di pochi mesi, e giurare su Dio la tua innocenza.<br />
 Puoi stare tranquilla, arriva sempre un Taormina a tutelare le tue ragioni, e salvaguardare i tuoi diritti. Da qui, puoi cominciare la tua campagna promozionale, partecipando a tutte le trasmissioni televisive più coul, e ingaggiare una dura battaglia contro quel cornuto di giudice che sembrerebbe aver messo in discussione la tua versione dei fatti.<br />
 Più avanti ti proporranno, dietro un lauto compenso, come testimonial a un prodotto per bambini neonati, e tu accetterai. Non sei mica stupida tu!! “ Ti hanno ammazzato un figlio, ti dovrai pure rifare in qualche modo”? Siamo in democrazia, no!</p>
<p>In democrazia, se i soldi non ti mancano, puoi non pagare le tasse, che tanto nessuno ti verrà a cercare.<br />
 Se sei un pesce piccolo, insomma, il solito artigiano, il qualunque commerciante, quello stupido che ha deciso di aprire timidamente una piccola società, allora, in questo caso, sei un uomo morto.</p>
<p>In democrazia, tutti quei benefattori, che per la loro grande carica di umanità si sono prodigati nel creare posti di lavoro, hanno la possibilità e il diritto di inquinare, infettare, contaminare fiumi, laghi, mari, cielo e foreste e causare l’estinzione di centinaia e centinaia di specie animale, vegetale e umanoide.<br />
 Tutto questo con il bene placito delle istituzioni democratiche.</p>
<p>Le scorie ad altissima pericolosità, per la salute dei cittadini democratici, possono essere sparse liberamente in ogni dove, più consigliabili le zone del sud, dove i loro abitanti sono più simili alle bestie. “ANCORA NON E’ STATO PROVATO CHE QUESTE SCORIE SIANO PERICOLOSE PER LA SALUTE DELL’UOMO.” </p>
<p>Se qualche sprovveduto, volesse sollevare la questione a livello di opinione pubblica, si sa, una mano lava l’altra, e tutto sarebbe, in breve tempo, dimenticato e rimosso per sempre. Chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto! Scurdammuce o passato!!!</p>
<p>In democrazia puoi essere il peggiore dei commercianti, così bugiardo e cialtrone da oscurare la fama di Pinocchio, possedere varie televisioni private, tramite le quali dispensare sottocultura, pornografia, volgarità, pettegolezzo, ignoranza e propaganda e, nello stesso tempo, diventare presidente del Consiglio. Essere piccolo, calvo, e raccapricciante, non è di alcun peso e impedimento.<br />
 Puoi liberamente continuare ad intrattenere rapporti cordiali con gli amici di merende, ma non solo, puoi farli diventare parte del parlamento democratico, insieme agli altri compari già accasati.<br />
 Ti é inoltre data la possibilità (a tua discrezione), di rtagliarti leggi su misura, al fine di tutelare, consolidare, aumentare i tuoi personalissimi interessi e profitti.<br />
 La democrazia è prima di tutto libertà!</p>
<p>In democrazia tutto è possibile, come costruire una casa in riva al mare, o nel centro storico di una grande metropoli, o sopra un cocuzzolo dolomitico, o nei pressi di qualche tempio greco. Puoi dormire sonni tranquilli, c’è la democrazia che veglia su di te.” Dormi angelo mio, una mattina ti sveglierai e, come per incantamento, tutto sarà risolto!”</p>
<p>Nella moderna democrazia tecnologica puoi fare una TAC e beccarti un tumore, una colonoscopia e beccarti una epatite C, una antitetanica e beccarti l’AIDS, una qualsiasi cosa e beccarti qualcosa che non avevi. La democrazia tecnologica lascia il segno e i cittadini democratici ringraziano.</p>
<p>Nella democrazia dei consumi, qualsiasi cosa tu ingurgiti, solida o liquida che sia, prima, o poi ti sviluppa un tumore. In ogni alimento cova la potenzialità di un tumore. Anche l’acqua democratica dei nostri acquedotti è a base cancerogena, e l’aria che giornalmente respiriamo, le varie vernici, pitture in genere, i liquidi dei freni, dell’idroguida, le radiazioni dei computer, dei cellulari, gli infiniti sciampo, i balsami, creme e cremine in genere, le tinture, coloranti, conservanti, dolcificanti,….metalli pesanti, i cementi, le calci, tutti quegli infiniti prodotti per la igiene della casa, ecc..ecc, tutto e dico, tutto, è cancerogeno. Ogni cittadino democratico ha il suo cancro personalizzato. Questa è la strategia democratica su cui si basa il nostro “libero mercato.”</p>
<p>Democrazia è anche ordine e rispetto delle regole vigenti.<br />
 Obblighi e divieti sono alla base di un civile vivere democratico.<br />
 Multe e sanzioni, fioccano come se piovesse. E’ una delle forme di sopravvivenza del Sistema democratico, e se non paghi a tempo debito, sono mazzate. Democrazia è anche etica!</p>
<p>In democrazia, è importante mentire, sempre, e la televisione è la pacchia dei bugiardi.<br />
 Puoi mentire sui sondaggi, sui dati economici e attraverso la propaganda per l’acquisto di prodotti di ogni genere, sulla loro qualità e i loro componenti. Puoi tranquillamente dire che il tuo panettone è stato realizzato come cento anni fa, e che fa ricrescere i capelli, che nessuno mai si prenderà la briga di contestare ciò che tu sostieni. “NON E’ ANCORA STATO PROVATO”!!<br />
 In democrazia, se rivesti una carica politica, non devi mai essere troppo chiaro ed esplicito: ognuno, e secondo i suoi interessi, interpreterà a suo modo. Perché in democrazia, tutto è possibile: il bianco può essere nero e viceversa.<br />
 In democrazia, puoi promettere ogni cosa e subito dopo rimangiarti tutto. Puoi sempre dare la colpa ai tuoi avversari. E’ un classico, una strategia democratica consolidata. Molti ti crederanno, gli altri se ne dimenticheranno presto. Quale libertà, più libertà di questa?<br />
 Nel mercato libero democratico, ognuno decide il prezzo della propria mercanzia e, tutti, si adeguano al prezzo più alto. La democrazia è furba, scaltra, pragmatica e non torna mai, sui propri passi. Sempre più su, sempre più su… Non c’è limite ad una tale libertà!<br />
 In democrazia puoi essere cattolico e nello stesso tempo ladro, razzista e xenofobo, divorziato, moralista e pedofilo. Puoi avere idee da conservatore, e perché no, essere abortista, puttaniere e bugiardo. Puoi spargere i veleni tossici della tua fabbrichetta nel fossato attiguo alla stessa e, la sera, declamare ai tuoi figli, il sommo inno alla natura, unica vera ragione della tua vita. La fabbrica dirai, l’ho fatta per voi, con sacrifici e privazioni. “Bravo, bravo davvero, una vera lezione di democrazia moderna!” Domenica prossima, una sana confessione, ristabilirà un perfetto equilibrio nella tua coscienza, dissolvendo ogni dubbio.<br />
 E’ noto a tutti, cittadini democratici e democrazia, che i fiumi e torrenti sono di pertinenza delle fabbriche. Dove mai dovrebbero scaricare i loro rifiuti? Qualcuno saprebbe dirmi dove? Sulla luna? O dentro la bocca di un vulcano? O nei pressi delle nostre abitazioni?<br />
 L’idea dei fiumi, la trovo la soluzione più intelligente, più democratica e, a maggior ragione, se il corso d’acqua passa proprio da quelle parti.<br />
 O dovremmo forse chiudere le fabbriche che sfornano posti di lavoro, benessere, e producono ogni ben di dio per soddisfare i nostri più reconditi bisogni e desideri? Chi mai vorrebbe questo? Quale stupido patentato?<br />
 La democrazia è pragmatismo. La democrazia é libertà.</p>
<p>In democrazia puoi finalmente essere te stesso, anche se non sai chi sei, come sei, e se ci sei.<br />
 La democrazia è come il mistero della santissima trinità: è la fede che conta, e noi ci crediamo. In democrazia, il concetto di “buon senso”, è una circostanza relativa. Dipende da quanti soldi riesci a farci. Se hai veramente buon senso, i soldi non ti mancheranno e altri non tarderanno ad arrivare.<br />
 Qualcuno, potrebbe azzardare una domanda curiosa: ”Chi perde in democrazia?”<br />
 La risposta è semplice e scontata: ”In democrazia perde chi non vince, e chi non vince non è democratico:”<br />
 In democrazia ti può sorgere il dubbio che qualcosa non vada per il verso giusto! Ad esempio, tuo figlio tredicenne e alcuni suoi amichetti, sono morti per essersi beccati un cancro giocando ai limiti di una discarica abusiva dove, anche tu, più volte, hai scaricato le scorie di amianto dei tuoi vecchi capannoni.” Certo, é un dolore comprensibile, ma non essere stupido!! Non sarai anche tu come quei quattro sciancati di ambientalisti? Lo sai bene, “NON E’ ANCORA STATO PROVATO”!!! E poi, pensa a quanti posti di lavoro hai creato! E quanti ancora. O credi nella democrazia, o non ci credi!!<br />
 La democrazia è una mamma. Ti indica il modo giusto di vivere: cosa mangiare, cosa, bere, cosa fare, come curarti, come impiegare il tuo tempo libero, come viaggiare, come dormire, cagare, ruttare, come vestirti, come allevare tuo figlio, come investire i tuoi soldi; decide il tuo futuro.<br />
 La mamma ti consiglia di fare il calciatore, il conduttore, la velina, la fotomodella, la escort, il manager, il presidente del consiglio, o nella più ovvia delle ipotesi, il direttore di banca. La democrazia pensa in grande, perché tu sei grande; tu vali, voi valete, essi valgono! La democrazia, coniuga!!<br />
 Tu, espressione delle moderne democrazie, non sai nulla, e non sai fare nulla. La tua esperienza con le cose, è pari a zero. Non hai tempo per questi pensieri, hai altro a cui pensare. Ci pensa la mamma e, la mamma, è la tua democrazia. Tu devi solo pagare, rateizzare, mutuare e lavorare in tutta libertà.<br />
 In democrazia, già da adolescente, puoi fare uso di alcool, di droghe sintetiche psicofarmaci e amburgher.<br />
 Le violenze e gli stupri (in una democrazia partecipata come la nostra), sono all’ordine del giorno, e la prostituzione, grazie a Dio, è in aumento. Le morti sulle strade e autostrade democratiche sono circa ottomila l’anno e tutte con la cintura di sicurezza. I suicidi aumentano in maniera esponenziale e così la depressione, l’ansia, le crisi di panico, la schizofrenia, l’epilessia e turbe di ogni tipo. Tutto ciò, muove denaro, crea lavoro, occupazione e fa schizzare il PIL ai massimi livelli. Io stesso, a volte, imbratto il suolo pubblico con ogni genere di schifezze, per incrementare i posti di lavoro nella nettezza urbana.<br />
 E poi, in democrazia, puoi navigare su internet, approdare in uno degli infiniti atolli hard messi a disposizione dal Sistema. E ‘ troppo fico potersi tranquillamente masturbare, con tutto quel ben di Dio a disposizione!!<br />
 Se poi sei pedofilo, hai solo l’imbarazzo della scelta. Puoi avere ha disposizione tutto ciò che di più perverso tu possa desiderare. Es. una bambina di pochi anni che viene violentata, stuprata e tagliuzzata a morte. Fico, vero? Ma queste sono quisquilie! Se tuo figlio ha un problema grave ad un qualsiasi organo vitale, lo puoi ordinare via internet. Seduta stante, verrà rapito un bambino – non democratico – in qualche parte del terzo mondo. Gli espianteranno l’organo desiderato (ovviamente da vivo), poi lo ammazzeranno e alla fine scomparirà, per sempre, in qualche discarica. Troppo fico!!<br />
 Non c’è problema, in democrazia non c’è mai problema! Basta pagare!<br />
 Ti vedo, pensieroso! Stavi forse pensando alla mamma di quel bambino del terzo mondo? Non fare il buonista, non si può avere tutto! Senza la democrazia, tuo figlio rischia di morire!<br />
 Se sei razzista, xenofobo, e il tuo odio verso il diverso è incontenibile, minchia!!!, c’è di tutto, di più; trovi amici in tutte le più moderne democrazie occidentali.<br />
 Se sei un terrorista, è una pacchia vera: una libidine. Desideri acquistare qualche virus letale? Detto fatto, qualche ordigno nucleare? Voilà!! Qualsiasi cosa tu desideri, la Rete te la da. Chiaro, la merce va pagata. Non puoi avere la botte piena e la moglie ubriaca!<br />
 La democrazia è impagabile e se fossimo in grado di esportarla, faremmo un botto. Qualcuno ci sta già lavorando!<br />
 In democrazia, ricercatori e scienziati in genere, sono totalmente al servizio delle multinazionali e dei loro astronomici interessi, e niente li può fare recedere. Uomini tutti d’un pezzo, questi cervelloni!!<br />
 In democrazia, tutte le medicine che acquisti in farmacia, non servono a nulla. Si, tu le paghi, pensando di essere ammalato, ma in verità, non hai niente, capisci, niente. E’ tutta una storia psicosomatica, una paranoia, insomma, un cazzo! Questo è il bello della democrazia, non ti da niente perché tu non hai un cazzo, capisci? Fico, sempre più fico!<br />
 In democrazia non esiste più la palla dei valori, dei principi, degli ideali, dell’etica, della morale e via dicendo. No, basta con queste litanie. Che minchia sono? Oggi, nelle democrazie moderne abbiamo il RELATIVISMO; il massimo!! Dopo non c’è più nulla – il Sommo Nulla! E’ lui la sola libertà.<br />
 Noi possiamo fare tutto, niente escluso. Possiamo dichiarare guerra a chi vogliamo in cambio della nostra democrazia, fare schiattare di cancro il mondo, fare terra bruciata di animali, fiumi, mari, oceani, foreste, sconvolgere l’ambiente a tal punto, che tutto sembrerà una giostra impazzita, perché noi ci crediamo davvero in questa democrazia. Tutto è uno sballo!! I democratici, quelli veri, ci credono. La nostra bandiera è la menzogna ad oltranza, una sensazione di liberazione, una sorta di estasi che non ha pari con nessuna altra emozione.<br />
 La democrazia è un atto terroristico, condiviso, partecipato e liberatorio.<br />
 In democrazia puoi uccidere liberamente, perché democrazia vuol dire libertà.<br />
 Ma per comprendere meglio l’originale e stravagante personalità della “democrazia”,<br />
 e il suo assoluto spirito di libertà, vorrei portare alcuni esempi che, secondo il mio parere, sono emblematici.</p>
<p>I danni prodotti dal fumo, sono noti a tutti; cittadini democratici e democrazia.<br />
 Il trattamento industriale dei tabacchi e la loro conciatura per mezzo di sostanze tossiche, moltiplica per cento la loro pericolosità.<br />
 Come si comporta in questo caso, la democrazia, quali misure adotta?<br />
 Ne vieta la vendita? No!<br />
 Migliora la qualità dei tabacchi, trattandoli biologicamente e, per le sigarette, usa un tipo particolare di carta, riducendo così al minimo i rischi di malattie legate al loro consumo? No! La democrazia va oltre. Non sopporta l’ovvietà. La democrazia ti meraviglia, e nessuno al mondo può dire che non sia vero.<br />
 No, la democrazia si spinge ben più in la: aumenta periodicamente e in maniera metodica il costo dei tabacchi e, colpo di genio, stampa sulla confezione degli stessi, a caratteri cubitali, una dicitura del tipo;” il tabacco uccide; il tabacco procura il cancro, ti rovina la pelle, ti fa schiattare di infarto, ti ammoscia l’uccello, ti fa bruciare il culo, il fumo ti gonfia i coglioni, e quando esploderanno, saranno cazzi tuoi:”<br />
 La democrazia è fantasia, la più sconvolgente e, nel potere, trova la sua naturale collocazione.</p>
<p>La nostra, nelle moderne democrazie, è la società della menzogna, della finzione e della paura. E’ quanto di più perverso la mente umana potesse partorire.<br />
 Ogni uomo di buon senso e con i piedi per terra, è cosciente della sciagura che volteggia sopra le nostre teste.<br />
 Abbiamo edificato l’inferno dentro il nostro cuore, patteggiando con il diavolo la nostra anima. Oggi, è completamente nelle sue mani.</p>
<p>Gianni Tirelli</p>
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		<title>Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani.</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 07:54:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Avv. Giovanni Orlando</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilrovesciodeldiritto.com&#038;blog=11064508&#038;post=2229&#038;subd=ilrovesciodeldiritto&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p>L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?</p>
<p>Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.</p>
<p>Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.</p>
<p>Antonio Gramsci</p>
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		<title>Un grande Giudice</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 14:43:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Avv. Giovanni Orlando</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Diritto]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ilrovesciodeldiritto.files.wordpress.com/2012/04/giustizia.jpg"><img src="http://ilrovesciodeldiritto.files.wordpress.com/2012/04/giustizia.jpg?w=300&h=246" alt="" title="giustizia" width="300" height="246" class="alignleft size-medium wp-image-2224" /></a>INTEGRAZIONE IMMIGRATI. MEZZI DI SOSTENTAMENTO E ANTICOPYRIGHT </p>
<p>(relazione tenuta nel Convegno di Napoli &#8211; nov. 2003 Immigrazione E Anticopyright: Ad Un Anno Dalla Regolarizzazione, Emersione O<br />
Integrazione? Presente Il Ministro Degli Interni</p>
<p>http://www.vnunet.it/detalle.asp?ids=/Notizie/Sicurezza/Servizi/20031106001)</p>
<p>di </p>
<p>Gennaro Francione </p>
<p>      &#8220;La giustizia, come un portiere d&#8217;albergo, apre l&#8217;uscio all&#8217;affermarsi di tutti gli altri valori. Il grande Erasmo il folle era convinto che la fede e le idee valgono assai più della vita. Morì mentre pregava per i suoi persecutori. E io, misero, qua a piagnucolare&#8221;. (Così il giudice Pannone in Doppelgänger iudex &#8211; I due giudici: il  genio e il folle di G. Francione) </p>
<p>      Tutto è nato la mattina del primo processo che celebrai per la vendita di cd contraffatti. Ci avevo pensato da giorni alla faccenda e la sera prima dell&#8217;udienza ancora mi tormentava l&#8217;idea di dover dare mesi di reclusione a quei quattro poveri Cristi che mi sarebbero venuti davanti l&#8217;indomani. </p>
<p>      La mattina del 15 febbraio 2001 mi svegliavo alle 4 con l&#8217;idea luminosa e precisa: dovevo assolvere quei poveracci per aver agito in stato di necessità. E ciò era tanto più chiaro nel dilucolo incombente perché era nella realtà delle cose: perché questi extracomunitari passavano ore ed ore sui marciapiedi,  vendendo dischetti falsi, se non per sfamarsi? </p>
<p>      Ho scritto lo schema della sentenza e  l&#8217;ho ripetuta con i quattro imputati stranieri con motivazioni contestuali. La cosa non è piaciuta ai potentati economici e ai politici di una certa linea sicché è stata avanzata a stretto giro, appena sei giorni dopo il provvedimento, un&#8217;interrogazione parlamentare dove si reclamava la mia testa, tentando di farmi passare per bizzarro[1], perché oltre ad essere giudice mi manifestavo in rete come scrittore, drammaturgo, poeta, saggista, musicista, scacchista e altre cosette del genere[2]. Insomma un ideale neorinascimentale che perseguo e manifesto da una vita era preso a pretesto per colpirmi. </p>
<p>       Io ho un grande amico Albanese. Si chiama Visar Zithi ed è stato messo dal vecchio regime di quelle terre per 12 anni ai lavori forzati, avendo scritto &#8220;libere&#8221; poesie. 12 anni con le palle ai piedi per aver descritto l&#8217;altro sole, il sole di sangue[3].  Di che cosa potevo lamentarmi, io, da questa parte del Tirreno? In fondo si tentava di solo di incatenarmi la bocca, come giudice e come artista, con la calunnia e il venticello di un&#8217;azione disciplinare andata perennemente a vuoto&#8230; </p>
<p>   L&#8217;attacco in Parlamento, non recepito dal vecchio governo, era accolto dal nuovo che però si guardava bene dal censurarmi come giudice-scrittore, limitandosi a considerare la sentenza dal punto di vista tecnico, definendola &#8220;abnorme&#8221;. Sono stato prosciolto ampiamente in sede disciplinare dal CSM e questa è una vittoria non solo mia personale ma della libertà di pensiero e dell&#8217;azione che i giudici ogni giorno fanno per assicurare una giustizia reale di eguali nel nostro paese. </p>
<p>   Il primo quesito di quella che in rete e fuori è stata definita sentenza anticopyright è quello più generale: &#8220;Può un giudice giusto applicare una legge ingiusta&#8221;?. Nella risposta noi ci poniamo nettamente in chiave antisocratica, tanto più che noi non siamo passivi destinatari della legge ma attivi esecutori, essendo magistrati, rappresentanti del terzo potere dello stato, cui è imposto dall&#8217;art. 3 della Costituzione &#8211; nei limiti delle facoltà interpretative creative ancora concesse &#8211; di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che si frappongono  a una reale eguaglianza delle persone. </p>
<p>   Nel nostro sforzo di vedere se la legge repressiva sul copyright era da considerarsi giusta, ci siamo rivolti agli altri addetti ai lavori. Abbiamo così scoperto (con notizie limitate al Tribunale di Roma) che ha cominciato un P. M., il dott. Carlo Luberti, il quale già poco dopo l&#8217;uscita della legge chiedeva l&#8217;assoluzione per questi reati,  motivandola  con l&#8217;errore scusabile della legge penale. Veniva seguito da alcuni GIP, poi da altri P.M. e, infine, da qualche giudice. </p>
<p>   E&#8217; notizia delle ultime ore che i V.P.O. di Roma chiedono diffusamente lo stato di necessità per gli extracomunitari senza mezzi in questo tipo di reati. Finanche un giudice, la dottoressa Maria Concetta Scuncia, è arrivato a sentenziare lo stato di necessità, mentre molti altri, pur non accettando la scriminante, in camera caritatis ammettono che sarebbe bastata una sanzione amministrativa per tentare di arginare il fenomeno. </p>
<p>   Le sentenze anticopyright sono state tutte appellate dalla Procura Generale. Aspettiamo che si pronunci il giudice dell&#8217;Appello e ci auguriamo che almeno una sentenza giunga in Cassazione per conoscere il giudizio di legittimità in merito. </p>
<p>     A proposito della vendita di prodotti contraffatti già la Suprema Corte aveva aperto una breccia potente sulla depenalizzazione in re della normativa riguardante la materia parallela della contraffazione dei marchi, ritenendo che, quando la persona si porti ad acquistare dal vu cumprà capi d&#8217;abbigliamento contraffatti, nella vendita non c&#8217;è reato. Infatti si è in presenza di un&#8217;ipotesi tipica di falso &#8220;impossibile o innocuo&#8221;, essendo percepibile da qualsiasi acquirente di comune esperienza che la merce venduta  non poteva certamente essere stata prodotta e distribuita, dati i prezzi bassi presumibilmente praticati, dalle prestigiose ditte di livello internazionale cui si riferivano i marchi contraffatti. </p>
<p>   Non sussiste, pertanto,   l&#8217;elemento materiale del reato di cui all&#8217;art. 474 c.p. secondo una nota sentenza della Cassazione (Sezione Quinta Penale &#8211; Sent. n. 2119/2000 &#8211; Presidente N. Marvulli &#8211; Relatore L. Toth), la quale, assumendo a giustificazione della decisione il background socio-economico del popolo, afferma testualmente che non &#8220;si può ignorare sul piano dell&#8217;attuale costume che l&#8217;offerta da parte dei venditori ambulanti di prodotti griffati è ormai accolta dalla clientela con un diffuso e sottinteso scetticismo circa l&#8217;autenticità dei marchi, con un&#8217;accettazione implicita della provenienza aliena dei prodotti stessi, dato il loro prezzo e l&#8217;evidente approssimazione dei segni a quelli effettivi che la clientela di comune esperienza ben conosce nelle reali caratteristiche distintive&#8221;. </p>
<p>   Dietro questa decisione, anche se non dichiarata, c&#8217;è probabilmente &#8211; come nel caso della vendita dei cd contraffatti con assoluzione per errore scusabile della legge penale &#8211; una convinzione espressa chiaramente nella sentenza anticopyright: e cioè che il popolo squattrinato, che ricorre a piene mani all&#8217;acquisto di questi prodotti da sottomercato, non sente l&#8217;illiceità che sottostà, secondo la legge, alla vendita[4]. </p>
<p>   Un altro indizio del reale modo d&#8217;intendere dei magistrati, che riflettono l&#8217;intendimento della gente sul punto,  è la mancata contestazione del reato ricettazione in capo al cittadino acquirente del prodotto contraffatto da parte dei P. M, cosa cui  si è cercato di ovviare con le ultime leggi ancora più repressive col rischio di portare a una criminalizzazione di massa. Se la legge riceverà piena attuazione  di certo non basteranno i 50.000 posti già strettissimi delle nostre carceri, occorrendo affittare per contenere i contravventori non un&#8217;isola ma un continente intero tipo l&#8217;Australia, dove un tempo l&#8217;Inghilterra relegava a valanghe i suoi galeotti. </p>
<p>   Ritornando alla sentenza anticopyright, in un&#8217;indagine più ampia si rilevava che il senso della non illiceità di questi comportamenti, diffuso tra i non addetti ai lavori, è addirittura dilagante nei commenti della popolazione[5]. </p>
<p>   Orbene la prima fonte della giustizia a cui mi appellavo per prendere la decisione anticopyright era proprio il popolo. Quel popolo poveraccio che scarica MP3 da internet, che masterizza cd, che fotocopia libri universitari costosissimi, che utilizza software clonati, che compra cd per strada perché quelli originali, quelli sì, sono &#8220;un autentico furto&#8221;. Avranno forse letto l&#8217;articolo Joost Smiers &#8220;La proprietà intellettuale è un furto&#8221;?[6]. Non credo, ma poco importa. </p>
<p>   La teoria di Joost Smiers e l&#8217;invettiva popolare vanno prese cum grano salis naturalmente, nel senso che bisogna ridurre drasticamente il prezzo dell&#8217;arte per far sì che chiunque possa goderne. D&#8217;altra parte che società schizoide è mai questa che crea fotocopiatrici, masterizzatori, registratori, riproduttori, comunicazioni internettiane velocissime per la diffusione del sapere in tutte le forme e poi criminalizza la riproduzione gratuita dell&#8217;arte globale? </p>
<p>   Al di là dei formalismi per cui le leggi vanno rispettate solo perché vengono fatte dai rappresentati del popolo, accade spesso che si facciano leggi contro il popolo, pro forti che diventano sempre più forti  e contro i deboli che diventano sempre più deboli. E non sono forse deboli gli extracomunitari venuti nel nostro paese a sbarcare il lunario, come fecero tanti connazionali che nella prima metà del &#8217;900 emigrarono in America? E non è forse debole l&#8217;impiegato italiano che guadagna 1000 euro al mese e che, per mezzo esame universitario del figlio, deve sborsare 100 euro per un solo libro? </p>
<p>   La verità, di fondo, è che le leggi vanno armonizzate col comune sentire della gente. E molte leggi xenofobe nascono, invece,  dall&#8217;esigenza di lavorare sui bassi istinti delle persone, sulle loro paure nei confronti dello straniero considerato come alieno, invece di istruirle sul loro stato, sulle loro miseria, sulla loro fame ingiusta, a fronte della nostra ricchezza che ci porta a buttare via cibo che potrebbe sfamare i loro magrissimi figli lasciati a morire nelle terre lontane. </p>
<p>   Tra queste leggi poco amanti dell&#8217;extracomunitario marziano ci sono non solo quelle tendenti   a criminalizzare l&#8217;uso illecito del copyright, dei marchi, dei brevetti  ma, infine, le leggi come la Bossi-Fini che progettano   di criminalizzare il fatto in sé di essere straniero, non burocraticamente inserito nel territorio italiano, creando spesso situazioni paradossali e di inefficacia uroborica contro gl&#8217;intenti. </p>
<p>   Molti attacchi di anticostituzionalità sono stati rivolti dai giudici alla Bossi-Fini che fa acqua da tutte le parti, ma non c&#8217;è nemmeno bisogno di scomodare la Corte Costituzionale per rilevare il seguente effetto perverso. </p>
<p>   Si arresta lo straniero senza permesso di soggiorno e lo si porta in vinculis davanti al giudice che lo libera. A tal punto il giudice dovrebbe emettere nulla-osta per l&#8217;espulsione ad opera della Questura, che però è vietata dalla Costituzione (art. 24) e dalle norme delle Convenzioni internazionali,  che proteggono la presenza continua dell&#8217;imputato in tutti i gradi e le fasi del processo. Insomma lo straniero che viene arrestato perché non se n&#8217;è andato dall&#8217;Italia, proprio per il fatto di subire un  processo per questo, alla fine non se ne può più andare perché ha il diritto di assistere al suo processo. Un autentico ghirigoro normativo, per cui la legge che vuole ottenere un effetto rigoroso, genera esattamente l&#8217;effetto contrario. </p>
<p>   La verità è che qualunque legge disarmonica, forzante oltre misura, si distrugge da se medesima, per così dire non potendosi costringere il popolo a tenere comportamenti che non sente affatto. </p>
<p>     E poi come si fa a fermare l&#8217;ondata di &#8220;invasori&#8221; nel nostro paese? Come fare per impedire loro di vendere cd, borse e maglioni contraffatti se davvero ciò che li spinge è la fame e il bisogno di un panino? Ma vogliamo davvero impedire loro di vendere questa merce di serie b con l&#8217;effetto perverso che andranno a  commettere reati più gravi? </p>
<p>   La nostra proposta è il dialogo continuo con gli stranieri che entrano nelle nostre terre e per far ciò anche la via dell&#8217;anticopyright enunciata nella sentenza ci appare valida. Ciò al fine di costruire un mondo sferico di reali eguali, metanazionale e non a senso unico pro forti, senza gerarchie com&#8217;è nell&#8217;attuale sistema a piramide antidemocratico. </p>
<p>   In una nuova visione non globalizzata dell&#8217;arte libera e pressoché gratuita si verificherà il ridimensionamento del diritto di proprietà intellettuale in nome della detentio (l&#8217;artista possiede le sue opere in nome dell&#8217;umanità di cui è debitore) con la conseguente disintegrazione progressiva del copyright[7].  Ciò a vantaggio del popolo che non ha soldi per comprarsi cd, manufatti, libri a prezzi esosi e  degli stranieri  che venderanno i prodotti di serie b senza incorrere nelle maglie di ferro della legge.  </p>
<p>   Ciò comporterà la nascita di mercati paralleli dei prodotti artistici, ora legalizzati e non più criminalizzati, con creazione di nuovi posti di lavoro leciti soprattutto per gli immigrati, eventualmente organizzati in cooperative. </p>
<p>   Per ricompensare gli artisti  e  i loro produttori si potranno studiare compensi  minimi a forfait come quelli oggi pagati dalle radio private alla SIAE. Si tratta di quelle che un tempo si chiamavano &#8220;radio pirata&#8221;. Trasmettevano eludendo la legge, in modo un po&#8217; avventuroso, fuori dagli schemi. Poi sono diventate &#8220;radio libere&#8221;, sempre alternative ma più o meno legali; ora sono semplicemente &#8220;radio private&#8221;, nel senso proprio di &#8220;imprese private&#8221; in qualche modo regolarizzate. </p>
<p>   Anche allora come ora su Internet, le radio musicali si comportavano come gli attuali siti che archiviano e distribuiscono MP3. Le case discografiche, però, avevano un comportamento ben diverso, non facevano alcuna battaglia contro le radio libere, ma anzi mandavano dischi gratis alle radio appena appena affermate. Evidentemente ritenevano, a differenza di oggi, che il mezzo migliore per promuovere la musica sia farla conoscere, e il mercato proliferava. Ora sono passate all&#8217;eccesso opposto dell&#8217;inutile criminalizzazione perché, per proteggere i loro compensi esorbitanti, finiscono per perdere anche i minimi diffusissimi che potrebbero avere. </p>
<p>   In definitiva nella rivoluzione copernicana dell&#8217;antiarte-anticopyright: &#8220;Chi possiede e paga ottiene il prodotto primario. Chi ha poco acquista al mercato parallelo in qualche modo legalizzato&#8221;. </p>
<p>   Questo è, in chiave umanistica, il primato del sapere e della creatività sull&#8217;economia. </p>
<p>     A tal punto mi fermo e lascio parlare la sentenza che di per sé è già una tabula compiuta sulla materia. Per la precisione la sentenza riportata  non è quella originale ma solo un prototipo formato dalle decisioni iniziali integrate  da rilievi e idee maturate successivamente. </p>
<p>   Chiuderò, poi, con una cyberbibliografia specifica sulla sentenza anticopyright onde consentire a chi desideri di approfondire gli argomenti. </p>
<p>   Non voglio tralasciare, però, di dare le tre chiavi di lettura della decisione. Ciò  a soli fini di comodità: una prettamente giuridica; l&#8217;altra sociale-politico; l&#8217;ultima artistica. </p>
<p>  Dal lato specificatamente giuridico la sentenza si occupa dei seguenti argomenti: </p>
<p> &#8211; Valore della consuetudine. </p>
<p> &#8211; Onere della prova contrastante la non punibilità spettante al P. M., in ossequio al nuovo art. 111 della Costituzione in garanzia del giusto processo. </p>
<p>- Esimente ex art. 54 cp. (stato di necessità) </p>
<p>- Interpretazione della legge &#8220;alla luce del mondo concreto&#8221;. </p>
<p> Dal punto di vista squisitamente sociale-politico gli argomenti sono: </p>
<p> &#8211; Sintonia tra il dettato della legge e il &#8220;comune sentire della popolazione&#8221;. </p>
<p>- Il Parlamento non può tradire le aspettative del popolo (le sentenze vengono  emesse in nome del popolo), pena la disapplicazione della legge. </p>
<p>- Situazione di indigenza a monte degli extracomunitari; </p>
<p> Dal punto di vista dell&#8217;arte: </p>
<p> &#8211; L&#8217;arte e la scienza devono essere libere e, quindi, usufruibili da tutti. </p>
<p>-  L&#8217;arte deve essere umanitaria e sociale e, quindi, facilmente accessibile soprattutto a livello economico.  Anche la New Economy depone  nel senso dell&#8217;arte a diffusione  gratuita o a bassissimo prezzo. </p>
<p>   Come ulteriore traccia di lettura per  seguire  il   lato giuridico si annota quanto segue. </p>
<p>   Il   giudice   deve   dimostrare   lo   stato    di necessità (bisogno  alimentare) e il danno minimo arrecato. </p>
<p>   Il bisogno alimentare lo considera fatto notorio, e perciò, per costante giurisprudenza, non necessitante di prova. E&#8217; il Pubblico Ministero a dover dimostrare in questi casi di indigenza a monte che l&#8217;imputato ha altre forme di sostentamento lecite. </p>
<p>   Il danno minimo arrecato si dimostra prima  facie col numero limitato di cassette  vendute  e  poi ampliando il discorso ad internet che permette  già arte  libera e gratuita, ma soprattutto alla strada dove la gente continua ad acquistare in massa prodotti contraffatti. </p>
<p>   Una     sentenza,   quella anticopyright,  fatta dall&#8217;Uomo e per l&#8217;uomo   e  in  linea   coi principi  di un&#8217;arte libera e umanistica, ma soprattutto rispettosa di minoranze di immigrati che hanno diritto a nutrirsi e a vivere nel nostro paese che si assume civilizzato. </p>
<p>   Riportiamo di seguito la sentenza. </p>
<p>MOTIVI DELLA DECISIONE </p>
<p>   Mohammed Tizio, colto in possesso di cd sprovviste di contrassegno SIAE e abusivamente duplicati è  stato tratto a giudizio, chiamato a rispondere dei reati di cui alla rubrica. </p>
<p>   In via preliminare il Giudice, dopo aver accertato che non risultano nelle carte del P. M. atti tendenti a dimostrare che il prevenuto straniero abbia altre forme di sostentamento oltre a quella illecita rilevata, invitava le parti a svolgere i loro rilievi, considerando che ricorresse un caso di obbligo di immediata declaratoria di causa di non punibilità ex art. 129 c.p.p.  per aver l&#8217;imputato agito in stato di necessità, essendo mosso nella sua  azione di venditore di cd contraffatti dalla necessità di salvare se stesso dal pericolo attuale di un danno grave alla salute e alla vita rappresentato dal bisogno alimentare non altrimenti soddisfatto. </p>
<p>   Essendosi il P. M. e la difesa in maniera concorde  pronunciati a favore della declaratoria de quo, il Giudice si ritirava in Camera di Consiglio per la decisione, rilevando la sussistenza dell&#8217;esimente ex art. 54 c. p. sulla base delle seguenti considerazioni. </p>
<p>   In via preliminare va notato che il riconoscimento della causa di giustificazione non necessita di alcuna richiesta difensiva. In realtà nessuna disposizione normativa prevede questa sorta di condizione costituente; essa nasce da un&#8217;interpretazione giurisprudenziale tutt&#8217;altro che pacifica, tant&#8217;è che ha dato luogo ad un contrasto giurisprudenziale culminato anche in una sentenza delle Sezioni Unite (Sez. Un. 26 febbraio 1972, Marchese), secondo cui non vi è un onere probatorio dell&#8217;imputato relativamente alle cause di giustificazione, ma un mero onere di allegazione. </p>
<p>   Secondo l&#8217;interpretazione di questo giudice, avallata dal nuovo art. 111 della Costituzione  che  esalta la paritaria posizione delle parti, in una rinnovata latitudine del principio del favor rei è compito del magistrato di valutare, anche d&#8217;ufficio, ogni elemento che possa escludere la responsabilità penale dell&#8217;imputato. In alternativa esegesi si arriverebbe all&#8217;absurdum di un giudice che, pur ritenendo in nuce lo stato di necessità e non essendo questo allegato, magari per errore della difesa, arrivasse a condannare l&#8217;imputato. </p>
<p>   C&#8217;è poi da rilevare che la legge prevede l&#8217;obbligo di immediata declaratoria di cause di non punibilità ai sensi dell&#8217;art. 129 c.p.p. senza nulla dire sulle modalità dell&#8217;accertamento degli elementi posti a base della decisione, accertamento che rientra appunto nella materia soggetta a interpretazione dei giudici.  Nel caso di specie lo stato di necessità (leggasi: fame) come fatto notorio trova fondamento adeguato nell&#8217;art. 530 nuovo c.p.p. che, mutando normativamente la giurisprudenza formatasi sotto il vecchio codice più restrittivo, ha sancito l&#8217;assoluzione anche col semplice dubbio sulla causa di giustificazione. </p>
<p>   Nel merito valga quanto segue. </p>
<p>   La consuetudine è una manifestazione della vita sociale che si concreta in un&#8217;attività costante ed uniforme dello Stato-comunità (Tesauro). Ad essa può essere attribuita funzione di mezzo d&#8217;interpretazione di principi e norme (consuetudine interpretativa) ma anche di fatto idonea a disapplicare la norma scritta (consuetudine abrogativa). </p>
<p>   Il nostro ordinamento considera contra legem la consuetudine abrogativa perché contraria al dettato dell&#8217;art. 8 delle preleggi che comporta l&#8217;applicabilità della consuetudine (usi) solo se richiamata da leggi e  regolamenti. </p>
<p>    Nessuna norma, invece, vieta la consuetudine interpretativa che anzi il magistrato penale applica continuamente come nei processi indiziari ad esempio, quando tenda a trarre conclusioni da comportamenti umani logici e regolari individuati in un ambiente con un determinato background socioculturale. </p>
<p>   Anche la legge penale va interpreta alla luce del mondo concreto in cui si sviluppa, con tensione dinamica e non statica ad evitare una discrasia tra il dover essere normativo e quello reale. &#8220;La dottrina &#8211; come leggiamo in Antolisei &#8211; è concorde nell&#8217;attribuire alla consuetudine la più grande importanza nell&#8217;interpretazione della legge, specie nei riguardi dei fatti che sono valutati in diverso modo nei vari ambienti sociali&#8221;[8]. </p>
<p>Secondo Antolisei è addirittura da ammettersi la consuetudine integratrice  o praeter legem  che sorga per integrare i precetti della legge qualora essa non si risolva in danno dell&#8217;imputato[9]. </p>
<p>   La legge e la giustizia vanno applicate in nome del popolo ad esso spettando la sovranità (art. 1 della Cost.) e il metro di questa sintonia è proprio la rispondenza piena del popolo alle leggi penali emanate dal Parlamento, il quale può andare &#8220;controcorrente&#8221; quando contraddica lo spirito del comune sentire della popolazione che ad esso ha dato mandato, incorrendo in tal maniera  di fatto nella disapplicazione della norma scritta. </p>
<p>   Nel caso di specie la norma repressiva di base, la protezione penalistica &#8211; e non meramente civilistica del diritto d&#8217;autore &#8211; è desueta di fatto per l&#8217;abitudine di molte persone di tutti i ceti sociali che, in diuturnitas, ricorrono all&#8217;acquisto di cd per strada o scaricano MP3 da Internet. </p>
<p>   Anche grossi network come Napster si sono mossi da tempo in senso anticopyright e hanno permesso copie di massa dell&#8217;arte musicale. Fenomeno appena sfiorato dalle recenti sentenze degli USA che si sono espresse nel senso di regolamentare la materia della riproduzione di massa, ma con un pagamento ridottissimo in un nuovo mercato dove il guadagno dei produttori è quantificato su &#8220;minimi diffusissimi&#8221;. In linea con questa strategia si è espresso il Parlamento  europeo con la direttiva  per &#8220;la protezione del diritto d&#8217;autore nella società dell&#8217;informatica&#8221; avanzando al più l&#8217;ipotesi di un equo compenso per gli autori per la diffusione globale della loro opera. </p>
<p>       Il fatto è che la strategia del regalo è uno dei punti centrali nel mondo digitale, tanto che si parla di free economy, economia del gratis appunto, o di gift economy, economia del regalo. &#8220;Nell&#8217;età dell&#8217;accesso si passa da relazioni di proprietà a relazioni di accesso. Quello di proprietà privata è un concetto troppo ingombrante per questa nuova fase storica dominata dall&#8217;ipercapitalismo e dal commercio elettronico, nella quale le attività economiche sono talmente rapide che il possesso diventa una realtà ormai superata&#8221;[10]. </p>
<p>   Anche la New Economy depone, dunque, nel senso dell&#8217;arte a diffusione gratuita o a bassissimo prezzo, per rendere effettivo il principio costituzionale dell&#8217;arte e la scienza libere (art. 33 della Cost.) e, quindi, usufruibili da tutti, cosa non assicurata dalle attuali oligarchie produttive d&#8217;arte che impongono prezzi alti, contrari  a un&#8217;economia umanistica, con economia anzi diseducativa per i giovani spesso privi del denaro necessario per acquistare i loro prodotti preferiti e spinti a ricorrere in rete e fuori a forme diffuse di &#8220;pirateria&#8221; riequilibratrice. </p>
<p>   L&#8217;azione degli oligopoli produttivi appare quindi in contrasto con l&#8217;art. 41 della Cost. secondo cui l&#8217;iniziativa economica privata libera &#8220;non può svolgersi in contrasto con l&#8217;utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana&#8221;. Solo un&#8217;arte a portata di tasca di tutti i cittadini e soprattutto dei giovani può essere a livello produttivo umanitaria e sociale come richiesto dalla Costituzione, per far sì che davvero tutti possano godere dei prodotti artistici. </p>
<p>   In definitiva, se compito dello Stato ex art. 2 della Costituzione è rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che si frappongono al libero ed egualitario sviluppo della comunità, risulta la normativa penalistica a favore del copyright tendenzialmente abrogata di fatto ad opera dello stesso popolo per desuetudine, con azione naturale tendente a calmierare le sproporzioni economiche del mercato capitalistico in materia. Tale consuetudine non è quella abrogativa canonica ex lege ma di fatto incide sull&#8217;interpretazione della norma penalistica, quanto meno nel senso di far percepire al giudice quanto possa essere ridotta la forza cogente di una norma espressa, imposta ma non accettata dalla maggioranza del consesso sociale. Nel contempo permette di rilevare come ai fini dell&#8217;enunciando stato di necessità il fatto del vendere cassette per sopravvivere è più che proporzionato  al pericolo connesso alla lesione del copyright (art. 54 ult. parte co. 1). </p>
<p>   L&#8217;azione di depenalizzazione strisciante e non legalizzata del fenomeno  trova appiglio de iure condendo nei lavori della Commissione ministeriale per la riforma del codice penale (istituita con d.m. 10 ottobre 1998) che nel progetto preliminare di riforma del codice penale avanza il principio della necessaria offensività del fatto, e soprattutto, quello della sua irrilevanza penale. </p>
<p>   La Commissione ha preso innanzitutto atto del fatto &#8220;che il principio di necessaria offensività costituisce ormai connotato pressoché costante dei più recenti progetti riformatori. Esso ha trovato ingresso nello schema di legge-delega Pagliaro, che in uno dei primi articoli, collocato non a caso subito dopo la enunciazione del principio di legalità, invita a &#8220;prevedere il principio che la norma sia interpretata in modo da limitare la punibilità ai fatti offensivi del bene giuridico&#8221; (art. 4 comma 1). Ed è stato enunciato a tutto campo nel Progetto di revisione della seconda parte della Costituzione, licenziato il 4 novembre 1997 dalla Commissione Bicamerale: &#8220;non è punibile chi ha commesso un fatto previsto come reato nel caso in cui esso non abbia determinato una concreta offensività&#8221;. </p>
<p>   La Commissione ritiene che, al di là delle opinioni specifiche di ciascuno sulle modalità di inserimento di tale principio nel codice, le posizioni sopra enunciate esprimano la esigenza insopprimibile di ancorare, anche visivamente, la responsabilità penale alla offesa reale dell&#8217;interesse protetto, nel quadro di un diritto penale specificamente finalizzato a proteggere i (più rilevanti) beni giuridici&#8221;.  </p>
<p>   Anche sul campo della concreta offensività la New economy ha dimostrato come addirittura la diffusione gratuita delle opere artistiche acceleri paradossalmente la vendita anche degli altri prodotti smistati nei canali ufficiali, e se ciò vale nello spazio virtuale di Internet deve valere anche nello spazio materiale con vendita massiccia di prodotti-copia che alimentano l&#8217;immagine e la vendita dello stesso prodotto smistato in via &#8220;legale&#8221;. </p>
<p>   Naturalmente in questa sede la depenalizzazione in re, per mancanza di una reale offesa al copyright (tutelabile al più civilmente ma non penalmente),  non può essere ancora invocata e lo si potrà probabilmente con la riforma del codice penale, ma il dato acquista rilievo di fatto ai fini di stabilire la proporzione dell&#8217;azione svolta dai venditori di cd con l&#8217;offesa arrecata ai diritti d&#8217;autore. </p>
<p>   In tema di stato di necessità, a fronte dei dubbi interpretativi suscitati dall&#8217;espressione &#8220;danno grave alla persona&#8221;,  ancora la Commissione succitata ci illumina avendo proposto di &#8220;chiarire quali beni siano effettivamente salvabili (lo schema di legge-delega Pagliaro sembra considerare rilevanti agli effetti dell&#8217;esimente tutti gli interessi personali propri o altrui, siano essi oggetto di pericolo di un danno grave o non grave, attengano alla integrità fisica o a quella morale della persona, compensando tuttavia questo ampliamento con una drastica delimitazione della scriminante sul terreno della proporzione)&#8221;. </p>
<p>   Quanto ai venditori di cd per strada  è fatto notorio che trattasi di soggetti privi di lavoro, in condizioni spesso di schiacciante subordinazione. Notoria non egent probatione, i fatti notori non richiedono prova dal momento che la nozione di fatto de quo rientra nella comune esperienza. Si aggiunga che dalle carte processuali non emergono elementi per dedurre che il prevenuto avesse altre forme di sussistenza e si può, quindi, presumere che la vendita del prevenuto oggi incriminato sia fatta esclusivamente per il proprio sostentamento vitale. </p>
<p>   Nel caso di specie è innegabile che il venditore di cd è un extracomunitario che agisce spinto dal bisogno di alimentarsi. Una vecchia giurisprudenza escludeva lo stato di necessità per chi agisca spinto da necessità attinenti all&#8217;alimentazione  &#8220;poiché la moderna organizzazione sociale, venendo  incontro con diversi mezzi ed istituti agli indigenti, agli inabili al lavoro e  ai bisognosi in genere, elimina per costoro il pericolo di restare privi di quanto occorre  per il loro sostentamento quotidiano&#8221;[11]. </p>
<p>   Trattasi di  giurisprudenza riferentesi a un contesto sociale diverso da quello attuale dove l&#8217;entrata in massa di extracomunitari rende praticamente impossibile predicare l&#8217;esistenza di organizzazioni atte ad accoglierli e a nutrirli davvero tutti. E, quindi, più che mai si pone il problema di affrontare modi e forme del loro sostentamento, rendendosi necessario ampliare il concetto di stato di bisogno quando vengano da essi commesse infrazioni minime al consesso sociale, soprattutto in materie ai limiti del danno puramente civile, ove questo stesso mai esista. Ciò è tanto più vero ove si pensi che il fondamento della scriminante è stato colto nell&#8217;istinto della conservazione, incoercibile nell&#8217;uomo[12]. </p>
<p>   Tale inquadramento risponde anche  a principi fondamentali garantiti dalla Costituzione come i diritti inviolabili dell&#8217;uomo (art. 2 della Cost.), in cui è da ricomprendersi il diritto a nutrirsi,  e il diritto alla salute (art. 32 della Cost.),  compromesso naturalmente in chi, non riuscendo a procurarsi un lavoro normale suo malgrado, non abbia i mezzi minimi per il suo sostentamento alimentare. Le norme costituzionali testé citate rendono anche edotti della gravità del danno (attuale e continuato) derivante alla persona dalla mancanza assoluta di mezzi per sostentarsi, altro requisito richiesto dalla giurisprudenza costante[13] per potersi configurare lo stato di necessità da mettere in rapporto col danno in concreto arrecato. </p>
<p>   In conclusione, tenendo anche conto che ex art. 4 della Cost.  è compito dello Stato garantire il diritto al lavoro e promuovere le condizioni che rendano effettivo questo diritto, non c&#8217;è fine di lucro illecito &#8220;penalmente&#8221; in chi venda per strada cd a prezzo ridotto (in linea con la New Economy) al fine di procurarsi da mangiare, con azione accettata e condivisa  dalla maggioranza del consesso sociale.  Quell&#8217;azione, formalmente contra legem, è scriminata da uno stato di necessità (art. 54 c.p.) connesso alla sopravvivenza degli extracomunitari entrati nel nostro paese senza alcuna regolamentazione lavorativa, essendo la loro attività di venditori operanti  per sopravvivere assolutamente necessaria per sopravvivere  e proporzionata al pericolo di danno (minimo se non inesistente  visto il numero modesto di cassette contra legem trovate) arrecato ai produttori. </p>
<p>   Necessitas non habet legem, quindi. Difetta l&#8217;antigiuridicità del comportamento incriminato per mancanza del danno sociale rilevante ai fini penalistici, anche se non si può escludere un risarcimento civilistico alla SIAE (peraltro neppure presentatasi in questo processo) ex art. 2045 c.c. da coltivare e realizzare eventualmente in sede civile. </p>
<p>   Si ordinerà confisca e distruzione del materiale in sequestro. </p>
<p>P.Q.M. </p>
<p>visto l&#8217;art. 530 c.p.p. </p>
<p>assolve Mohammed Tizio dai reati ascrittigli perché i fatti non costituiscono reato per aver agito in stato di necessità ex art. 54 c.p.. </p>
<p>   Ordina confisca e distruzione del materiale in sequestro. </p>
<p>      IL GIUDICE </p>
<p>        GENNARO FRANCIONE </p>
<p>NOTE CYBERBIBLIOGRAFICHE </p>
<p>   La sentenza anticopyright ha suscitato ampio dibattito in internet e fuori, citata in numerosi articoli e saggi. </p>
<p>   In particolare: </p>
<p>   1)Sirotti Gaudenzi, Il nuovo diritto d&#8217;autore, 2001, Maggioli Editore, pag. 92-95. </p>
<p> 2)Giovanni Ziccardi, Il diritto d&#8217;autore nell&#8217;era digitale, 2001, Il Sole 24 Ore, pag. 78-80 </p>
<p>   3)La serie edita dalla Ed. D&#8217;Agostino di Roma &#8220;Sentenza anticopyright atto I, II, III etc.&#8221; (Roma 2002) con i titoli: &#8211; - Immigrato. Sì, questo è un uomo (C. D&#8217;Agostino,  R. Karelia e S. Proietti); </p>
<p>- Sentenza Anticopyright &#8211; Atto II (C. D&#8217;Agostino,  R. Karelia e S. Proietti); </p>
<p>- Biopirateria  &#8211;  Droga mediatica (Costanzo D&#8217;Agostino e Raul Karelia); </p>
<p>- Brevetti sulla vita  &#8211;  Crisi della giustizia (Costanzo D&#8217;Agostino e Raul Karelia); </p>
<p>- Democrazia, globalizzazione  e giustizia (Costanzo D&#8217;Agostino con poesie di M. G. Colombo; </p>
<p>-  Agonia e morte  del  diritto  d&#8217;autore &#8211; Intervista (immaginaria) a Erich Fromm (Costanzo D&#8217;Agostino con poesie di M. G. Colombo); </p>
<p>- Intervista  immaginaria  a George  Ivanovic  Gurdjieff  &#8211; Da  Gurdjieff  all&#8217;olismo  moderno (Costanzo D&#8217;Agostino con poesie incarcerate di Visar Zhiti); </p>
<p>- Intervista  immaginaria  a Jiddu Krishnamurti (Costanzo D&#8217;Agostino  e Visar Zhiti, Poeta dell&#8217;Abisso). </p>
<p>4)Foro italiano, fasc. n., II, pp. 175 e ss., 2003. </p>
<p>5) Antonio Tarasco, La consuetudine nell&#8217;ordinamento amministrativo. Contributo allo studio delle fonti non scritte, Editore Editoriale Scientifica, Napoli 2003   </p>
<p>http://www.giustizia-amministrativa.it/documentazione/studi_contributi/tarasco1.htm</p>
<p>   Si può, infine,  consultare il &#8220;Dossier Sentenza Anticopyright&#8221; (in costante aggiornamento) nel sito EUGIUS(UNIONE EUROPEA GIUDICI SCRITTORI) cliccando su:  http://www.antiarte.it/eugius/sentenzaanticopyright_1.htm </p>
<p>[1]Una tecnica similare è stata usata per un clamoroso recente caso dove, per un provvedimento di un giudice non gradito, il potere ha parlato di &#8220;quattro passi nel delirio&#8221;. In Doppelgänger iudex (I due giudici: il  genio e il folle), il giudice Oziero, non avanzato nella carriera perché troppo intelligente (con sorte analoga al collega Pannone, idiota troppo buono), dice: &#8220;Se non si può liquidare un decifratore di leggi scomodo con l&#8217;accusa di vendere  sentenze o di  possedere sessualità anormale, agevolmente si può conseguire lo scopo qualificandolo come pazzo!&#8221;.  </p>
<p>[2]Per la biografia &#8220;incriminata&#8221; vedi http://www.antiarte.it/cyberomanzofrancione/who&#8217;s.htm </p>
<p>[3]L&#8217;altro sole. Quanto sangue/ versato su questa terra, /ma non abbiamo ancora/  creato il sole di sangue. / Ascolta, mio amico,/ poche parole trepidanti:/ un altro sole nascerà/ dal nostro/ sangue/ a forma/ di cuore.  Per Visar Zithi vedi http://www.antiarte.it/v_z.htm </p>
<p>[4]Sul valore interpretativo del background socio-economico del popolo vedi G. Francione, Testo,  contesto e ipertesto nella formulazione  delle  sentenze. Vie  per  una  rivoluzione metodologica  nell&#8217;arte  dello  stilar verdetti. Pubbl. su http://www.antiarte.it/eugius/contesto_esegetico.htm </p>
<p>[5]Per tutto questo vedi sul sito http://www.antiarte.it/eugius/sentenzaanticopyright_1.htm). </p>
<p>[6]Vedi http://www.ilmanifesto.it/MondeDiplo/LeMonde-archivio/Settembre-2001/0109lm28.01.html </p>
<p>[7]Vedi per questo http:/www.antiarte.it </p>
<p>[8]F. Antolisei, Manuale di diritto penale, Parte generale, Giuffrè Milano, 1969, p. 51-52, in cui si cita il Codex iuris canonici . </p>
<p>[9]Ibid.. </p>
<p>[10]Vedi New economy in http://mediamente.rai.it/biblioteca.  </p>
<p>[11]Cass. Sez. III 24 maggio 1961, P. M. c. De Leo, Giust. pen. 1962, II 81, m. 68. </p>
<p>[12]Maggiore, Diritto Penale, Parte generale, 5a ed., Bologna 1951, p. 319. </p>
<p>[13]Cass. sez. III, 4 dicembre  1981, n. 10772. </p>
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		<pubDate>Sat, 07 Apr 2012 11:03:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Avv. Giovanni Orlando</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ilrovesciodeldiritto.files.wordpress.com/2012/04/foto-odifreddi.jpg"><img src="http://ilrovesciodeldiritto.files.wordpress.com/2012/04/foto-odifreddi.jpg?w=600" alt="" title="Foto-Odifreddi"   class="alignleft size-full wp-image-2221" /></a>Finalmente esce di scena, travolto dagli scandali, uno dei tribuni del popolo più rozzi e imbarazzanti che abbia mai avuto il nostro paese, che pure ci ha fatto ripetutamente vergognare per la levatura personale, morale e politica della sua classe dirigente.</p>
<p>Umberto Bossi ha incarnato per venticinque anni l’anima più rudimentale, ignorante e becera dell’italiano medio. E la Lega Nord ha rappresentato gli interessi più provinciali, conservatori e qualunquisti di una piccola (anzi, piccolissima) borghesia, degnamente rappresentata dal suo indegno leader.</p>
<p>Quello che molti indicavano come un “politico finissimo” era ed è, in realtà, soltanto una persona sgradevole e volgare, i cui unici argomenti dialettici non andavano oltre il dito medio continuamente alzato verso l’interlocutore, e il vaffanculo continuamente biascicato come un mantra.</p>
<p>Il cosidetto “programma politico” della Lega, d’altronde, era all’altezza di questa bassezza, e si limitava al protezionismo nei confronti dei piccoli commercianti e dei piccoli coltivatori e allevatori diretti, condito da anacronistici proclami per la secessione e l’indipendenza di una fantomatica Padania.</p>
<p>Le patetiche cerimonie a Pontida, e le ridicole simbologie solari o guerriere, rimarranno nella storia del kitsch, a perenne ricordo delle camicie verdi: versione di fine secolo delle camicie nere o brune della prima metà del Novecento, e ad esse accomunate dall’ottuso odio razziale e xenofobo.</p>
<p>Che un movimento e un leader di tal fatta abbiano potuto raccogliere i consensi di una parte consistente della popolazione del Nord Italia, era ed è un’ironica smentita della sua supposta superiorità nei confronti di “Roma ladrona” e del “Sud retrogrado”, oltre che una testimonianza significativa del suo imbarbarimento.</p>
<p>Come se non gli fossero bastati luogotenenti quali Borghezio, Calderoli o Castelli, negli ultimi tempi Bossi aveva lanciato e imposto in politica il proprio figlio degenere. E’ un degno contrappasso, il fatto che proprio le malefatte del rampollo abbiano contribuito alla caduta del genitore. E, speriamo, anche del suo movimento.</p>
<p>Padre e figlio possono ringraziare la fortuna che li ha fatti nascere in Italia, e non in Iraq o in Libia, anche se entrambi hanno contribuito a far regredire il nostro paese al livello di quelli. Non li vedremo dunque trascinati nella polvere, e giustiziati sommariamente: ci acconteremo, o accontenteremmo, di vederli sparire con ignominia dalla politica e dalle nostre vite. Anche se le grida di “tieni duro” da parte dei loro sostenitori ci fanno temere parecchio al riguardo.</p>
<p>Fonte:  <a href="http://odifreddi.blogautore.repubblica.it/2012/04/05/fine-di-un-troglodita/">il non-senso della vita</a></p>
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		<title>L’accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Apr 2012 10:49:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Avv. Giovanni Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
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		<description><![CDATA[La diffusione sempre maggiore di nuove tecnologie ha fatto sorgere simmetricamente nuove esigenze di tutela penale, in particolare, degli interessi cd. “immateriali” diversi dalle “cose” in senso tradizionale che difficilmente avrebbero trovato la giusta collocazione sistematica nell’ambito del catalogo originario delle fattispecie del codice Rocco, la cui ratio è diretta a preservare, in un’ottica general [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilrovesciodeldiritto.com&#038;blog=11064508&#038;post=2213&#038;subd=ilrovesciodeldiritto&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ilrovesciodeldiritto.files.wordpress.com/2012/04/untitled.png"><img src="http://ilrovesciodeldiritto.files.wordpress.com/2012/04/untitled.png?w=600" alt="" title="untitled"   class="alignleft size-full wp-image-2214" /></a>La diffusione sempre maggiore di nuove tecnologie ha fatto sorgere simmetricamente nuove esigenze di tutela penale, in particolare, degli interessi cd. “immateriali” diversi dalle “cose” in senso tradizionale che difficilmente avrebbero trovato la giusta collocazione sistematica nell’ambito del catalogo originario delle fattispecie del codice Rocco, la cui ratio è diretta a preservare, in un’ottica general preventiva, interessi ontologicamente estranei al mondo informatico e telematico.</p>
<p>Un primo passo in questo senso si ebbe agli albori degli anni novanta, davanti al dirompente avanzare e al diffondersi dell’elettronica di consumo ma anche di quella su scala industriale e professionale, con le conseguenti implicazioni di carattere criminale meritevoli di particolare attenzione anche in forza della straordinaria pericolosità dei crimini informatici, direttamente proporzionale alla loro grande attitudine offensiva pur non immediatamente evidente per via delle caratteristiche modalità di consumazione dei reati informatici, i cui autori si identificano con soggetti altamente specializzati, in genere addetti ai lavori che facendo uso delle loro speciali competenze tecniche non lasciano tracce, il che spiegherebbe, fra l’altro, anche (l’iniziale) scarsità giurisprudenziale in materia.</p>
<p>Stante le predette condizioni strutturali del processo di informatizzazione esistenti in Italia, la manifestazione patologica rappresentata dalla criminalità informatica che si suole ricondurre alla criminalità dei colletti bianchi, non poteva non trovare adeguata attenzione in dottrina, che in prima battuta si domandò quale condotta poteva ritenersi illecita in presenza di sistemi di elaborazione elettronica e/o sistemi telematici collegati in rete. Sebbene le ipotesi di reato riconducibili ai crimini informatici sia un genus contraddistinto da sostanziale eterogeneità, possono tuttavia essere ricondotte sotto un’unica categoria il cui denominatore comune è la presenza del computer, sia inteso come strumento per la realizzazione dell’illecito, sia inteso come oggetto tutelato dalla norma penale. In questa seconda ipotesi, le fattispecie delittuose si concentrano in due sottocategorie: a) accesso abusivo e uso indebito dell’elaboratore e/o del sistema telematico; b) appropriazione e manipolazione di dati e/o programmi che comportano (anche) violazione della privacy.</p>
<p>Il problema che ci si trova subito ad affrontare è quello dell’accesso all’elaboratore o al sistema, dovendosi tuttavia distinguere, in via preliminare, fra “accesso fisico” e “accesso logico”. Quello che qui viene in considerazione è l’accesso logico, in una certa misura indipendente dall’accesso fisico, in quanto mentre per quest’ultimo è necessario l’ingresso nel locale dove si trova la postazione informatica o di rete, per il primo è condizione sufficiente una postazione remota, dalla quale è possibile sia l’accesso in rete, sia l’accesso alla stessa postazione informatica e telematica collegata in rete con funzione di server. Il sistema ovviamente riconosce la persona autorizzata ad accedervi mediante quelle che comunemente si definiscono le “credenziali di accesso” e cioè username e password, il che è indipendente dalla identità fisica. Le intrusioni dell’esterno, cioè gli accessi non autorizzati dal dominus, in questo ambito sono un fenomeno abbastanza diffuso anche e soprattutto per l’attività dei cd. “hackers” i quali attraverso postazioni remote collegate in rete (internet) riescono ad accedere abusivamente sia alla postazione server, sia alla stessa postazione informatica usata dall’utente.</p>
<p>Ci si domandò, dunque, se il semplice accesso abusivo senza ulteriore attività criminale rappresenti un disvalore tale da implicare la necessità di sanzionare penalmente il fatto.<br />
 Inizialmente, con riguardo all’accesso fisico nei locali in cui vi è la presenza di un elaboratore, si sostenne la possibilità di applicare la norma che punisce la violazione di domicilio; tale tesi incontrò tuttavia forti critiche soprattutto perché il bene tutelato dalla norma di cui all’art. 614 c.p. tutela un bene affatto diverso. Per quanto riguarda l’accesso logico si propugnò l’applicabilità dell’art. 494 c.p. o dell’art. 617 bis c.p., quest’ultimo solo in presenza di ulteriori atti criminali.<br />
 E’ agevole notare che gli sforzi interpretativi in dottrina e in giurisprudenza rappresentano già di per sé una prima risposta all’allarme sociale che il solo accesso abusivo costituiva nell’ambito delle attività criminali informatiche percepite come altamente lesive.</p>
<p>La risposta definitiva arrivò dal legislatore con il primo intervento in materia di criminalità informatica, e cioè con la legge 547 del 27 dicembre 1993 che introdusse nel codice penale l’art. 615-ter che così recita: “Chiunque abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza ovvero vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, è punito con la reclusione fino a tre anni.”</p>
<p>La norma si riferisce alla violazione del sistema informatico o telematico. Occorre quindi distinguere le due ipotesi. E’ evidente che la scarsa diffusione della rete internet al momento della entrata in vigore della legge n. 547 obbliga a ritenere quale sistema informatico il singolo computer e quale sistema telematico più computer connessi in rete, che questa poi sia collegata solo in locale o via internet non è rilevante, in quanto all’accesso logico si potrebbe sempre accompagnare l’abusivo accesso fisico con tutto quello che ne conseguirebbe in termini di rilevanza penale del fatto. Quello che caratterizza il reato è piuttosto la necessaria esistenza di misure di sicurezza percepibili, atte ad impedire l’accesso ai terzi senza le quali non si potrebbe ipotizzare alcuna intrusione non autorizzata. Nella fattispecie rientrano tutte quelle condotte di interferenza mediante ingresso o permanenza non autorizzata nella memoria di un sistema informatico o telematico “chiuso” cioè protetto da una chiave di ingresso che sta ad indicare la volontà di dissenso del titolare dello ius excludendi.<br />
 Nonostante l’apparenza letterale, il bene tutelato non è l’integrità del sistema informatico o telematico ma il diritto fondamentale alla riservatezza.<br />
 Si tratta di un reato istantaneo che si consuma nel momento dell’introduzione del sistema; il dolo consiste nella coscienza e volontà di introdursi nel sistema nella consapevolezza dell’esistenza di misure di sicurezza.<br />
 Nei suoi aspetti pratici e applicativi, la richiamata fattispecie criminale ha dimostrato tuttavia diversi aspetti problematici, sia in ragione dell’individuazione dei limiti dell’antigiuridicità espressa dal dissenso del titolare del sistema, sia in ordine alla presenza, ai limiti e alle modalità di un’eventuale autorizzazione all’accesso al sistema che renderebbe la condotta penalmente irrilevante.</p>
<p>L’analisi di diversi casi concreti nella giurisprudenza di merito, mette in risalto il fatto di colui che si introduce nel sistema informatico per scopi diversi da quelli per cui l’autorizzazione è stata concessa. In altre parole, l’autorizzazione è presente, ma ha dei limiti ben definiti che consistono nel perseguimento degli scopi d’ufficio o istituzionali. Al di fuori di questa ipotesi, e cioè travalicando le modalità tipiche proprie dell’autorizzazione concessa, l’accesso o la permanenza nel sistema informatico è (o dovrebbe essere) abusiva.<br />
 Di diverso avviso il GUP del Tribunale di Brescia che, con una sentenza del 2011, ha prosciolto l’imputato che si era introdotto nel sistema informatico “per mera curiosità” giacché la locuzione “con scopi diversi da quelli consentiti” deve essere interpretata –secondo il giudicante- nel senso del “perseguimento di finalità illecite” andando così molto oltre non solo la ratio della norma ma anche oltre il semplice senso letterale della norma stessa. (G.U.P. Tribunale di Brescia, Sentenza 3 marzo 2011, n. 293)</p>
<p>L’impostazione del giudice di merito tradisce, invero, l’esistenza nella giurisprudenza di legittimità di due orientamenti opposti che hanno contribuito a creare non poca confusione: il primo, per il quale a nulla rileva lo scopo per il quale si è eseguito l’accesso né l’utilizzazione dei dati, ben sintetizzato nella pronuncia della Suprema Corte del 25 giugno 2009 n. 40078<br />
 Il secondo, per il quale se l’accesso non è autorizzato, si tratta indubbiamente di un’intrusione abusiva; i problemi insorgono se si è in presenza di un autorizzazione all’accesso; in questo caso il baricentro si sposta sull’utilizzazione dei dati; se l’utilizzazione dei dati e cioè lo scopo dell’accesso non è conforme all’autorizzazione si ricadrebbe comunque nell’alveo di punibilità di cui all’art. 615-ter c.p. Significativa, sul punto, la sentenza della Suprema Corte del 22 settembre 2010 n. 39620</p>
<p>L’esistenza del sopra richiamato conflitto giurisprudenziale ha indotto la Sezione V° della Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 11714 del 11 febbraio 2011, a rimettere alle Sezione Unite un fatto riguardante l’utilizzazione di un sistema informatico da parte di un pubblico dipendente per la consultazione di banche dati cui egli aveva accesso per ragioni di servizio, sulla base del seguente quesito” Se costituisca il reato previsto dall’art. 615 ter c.p. l’accesso di soggetto abilitato ad un sistema informatico protetto per scopi e finalità estranee a quelle per le quali la chiave di accesso gli era stata attribuita”.<br />
 Con la sentenza del 7 febbraio 2012 n.4694, le Sezioni Unite hanno risolto il conflitto creatosi, sostenendo la fondatezza dell’orientamento diretto a ricomprendere nell’art 615-ter c.p., anche quelle condotte di accesso o permanenza che si pongono al di fuori del complesso di prescrizione impartite dal dominus, a nulla rilevando però gli scopi perseguiti né l’utilizzazione successiva dei dati.<br />
 In buona sostanza, taluna giurisprudenza aveva confuso il complesso delle direttive costituenti autorizzazione all’acceso con gli scopi (soggettivi) perseguiti dal soggetto che accede al sistema, la cui manifestazione principale era data dall’utilizzo (successivo) dei dati informatici che doveva essere conforme all’autorizzazione, compiendo, in ultima analisi, un’operazione additiva relativa a due elementi (lo scopo soggettivo e l’utilizzo successivo dei dati) del tutto estranei al dettato normativo, seppur in fattispecie residuali nelle quali l’autorizzazione del titolare del sistema è presente, onde individuare i limiti dell’autorizzazione medesima con l’evidente intento di ricondurle nell’area applicativa dell’art. 615-ter del codice penale.</p>
<p>La Suprema Corte a Sezioni Unite ha chiarito tuttavia ogni dubbio enunciando, in definitiva, il seguente principio: ”Va affermato, in conclusione, il principio di diritto secondo il quale “integra la fattispecie criminosa di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico protetto, prevista dall’art. 615-ter cod. pen., la condotta di accesso o di mantenimento nel sistema posta in essere da soggetto che, pure essendo abilitato, violi le condizioni ed i limiti risultanti dal complesso delle prescrizioni impartite dal titolare del sistema per delimitarne oggettivamente l’accesso. Non hanno rilievo, invece, per la configurazione del resto, gli scopi e le finalità che soggettivamente hanno motivato l’ingresso al sistema”.</p>
<p>Avv. Giovanni Orlando</p>
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		<title>La passione perduta e la vendetta degli spiriti</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Apr 2012 10:45:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Avv. Giovanni Orlando</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ilrovesciodeldiritto.files.wordpress.com/2012/04/spiriti_seduttori.jpg"><img src="http://ilrovesciodeldiritto.files.wordpress.com/2012/04/spiriti_seduttori.jpg?w=300&h=254" alt="" title="spiriti_seduttori" width="300" height="254" class="alignleft size-medium wp-image-2210" /></a>Pensando alle nostre società moderne e all’insensatezza dei nostri comportamenti, mi è apparsa l’immagine di un padre che ha trascorso la sua vita lavorando, risparmiando e rinunciando ad ogni effimero piacere, per lasciare ai suoi figli, sicurezza materiale e dignità. Un uomo con la schiena ricurva sotto il sole, con un grande cuore colmo di valori e di inossidabili punti di riferimento che, nella sana tradizione e nella consapevolezza della brevità dell’esistenza, aveva riposto tutte le sue aspirazioni etiche e religiose e gli intenti delle sue passioni. Poi, un giorno, il padre li lasciò, sereno e appagato, dopo averli, con un sorriso innocente, salutati e ricordando loro, ancora una volta, responsabilità e doveri, affinché il senso, che aveva dato alla sua vita, non fosse stato vano. I figli, accecati dalla stupidità e dalle lusinghe della città industriosa, presto abbandonarono i campi e la fattoria ma, in poco tempo, ogni risorsa si esaurì. Per sopravvivere, escogitarono i modi più abietti e deprecabili, tradendo ogni loro impegno morale, e infangando, così, la memoria del padre. Una notte di pioggia e di vento, ubriachi, a bordo di una macchina di lusso rubata, precipitarono giù da un alto ponte per finire fra le acque gelide di un fiume in piena. Di loro non si seppe più nulla.</p>
<p>Noi, oggi, siamo quei figli, sordi, alle grida di dolore della Madre Terra, stuprata e vilipesa – ciechi, dentro il buio di un presente assente che ha privato le nuove generazioni dell’orizzonte di un futuro e, nudi, di fronte alle ragioni del nostro esistere. </p>
<p>Il mito tanto sbandierato della “modernità” foriero di speranze, di felicità e libertà, si è trasformato in breve tempo, nelle peggiori delle schiavitù, trasfigurando i sogni in incubi e, la passione, in un esercizio compulsivo, volto alla soddisfazione sistematica di bisogni effimeri, dipendenze e perversioni. La paura, oggi, è il perno cancerogeno intorno al quale ruota tutta la nostra vita, metastasi di un’esistenza epurata da ogni valore, principio etico e necessario parametro di comparazione. Ogni residuo sentimento di passione, è stato cancellato dalla nostra anima, soppiantato dall’opportunismo, dall’interesse particolare e da un’inettitudine fisica e morale che non ha precedenti nella storia dell’uomo. Ansia, depressione, attacchi di panico e, tutta quella lunga lista di disturbi legati al sistema nervoso, che flagellano senza sosta la nostra quotidianità condizionandone le scelte, sono gli effetti collaterali gravi dell’assenza di passione.<br />
 Nessun farmaco al mondo, oggi, può placare i morsi di un tale disagio esistenziale e restituirci quella gioia di vivere e la necessaria serenità che, in passato, caratterizzavano lo spirito vincente delle società contadine – fattori indispensabili per affrontare il domani, con rinnovato entusiasmo.<br />
 Erano gli strati sociali più poveri e meno abbienti, un tempo, a godere di un tale privilegio, proprio in virtù di una passione connaturata che si esprimeva in tutta la sua potenza in ogni azione, che fosse creativa, pratica o di natura filosofica e spirituale.<br />
 La passione, ha il potere sovrannaturale di tradurre ogni sforzo, fisico o intellettuale che sia, in autentica gioia, fonte perenne di umiltà, di pace interiore e di preghiera.<br />
 L’impulso di solidarietà, motore di aggregazione e socializzazione della civiltà rurale, affondava le sue ragioni nel cuore comune di una profonda felicità di base, autonoma e indipendente da ogni concetto di possesso, di privilegio e di stato sociale.<br />
 Senza passione, non può esistere alcuna forma di vita, essendo la nostra esistenza, una sua estensione. Il frenetico adoperarsi di api e formiche, nel loro instancabile e incessante andirivieni strutturato da regole ferree e codici etici, è l’espressione di una volontà e di un’intelligenza superiore che attingono la loro energia nel sentimento della passione.<br />
 Gli stessi “schiavi” d’Egitto, innalzarono le piramidi sotto la spinta propulsiva di una smisurata passione. E non era il denaro, lo spartiacque fra la gioia e il dolore, fra la vita e la morte e fra la bellezza e l’orrore, ma quella capacità di amare e di sperare che, da sempre, aveva contraddistinto gli individui delle civiltà del passato. Un mondo perfetto, messo a tacere per sempre dalla stupidità dell’uomo moderno.<br />
 La passione deterge, purifica, rigenera, forgia la volontà ed è messaggera di bellezza – trascende ogni debolezza e paura, per dare forma e contenuto alle aspirazioni umane, suggerendo all’uomo, il significato della vita.<br />
 “Quale passione, oggi, arde nel cuore di quest’uomo? Quale spirito divino alberga nella sua anima? Da quale pozzo, misura il livello della sua felicità e, l’acqua di quale torrente, ristora e placa l’arsura della sua sete di conoscenza?”<br />
 L’immagine raccapricciante di quest’epoca insensata, pregna di relativismo, è la rappresentazione iconografica di un’umanità svuotata da ogni più remoto barlume di passione e di bellezza. Un mondo affollato di anime dannate che, al pari di cavallette fameliche, si agitano impazzite dentro il caos di pensieri schizofrenici, vagando avanti e indietro, senza una meta e una qualsiasi comprensibile ragione, lasciando dietro di loro, morte, dolore e distruzione. Tutto questo, ha innescato un processo di necrosi che, dal tessuto sociale, si è esteso all’ambiente tutto, compromettendo irrimediabilmente, ogni auspicabile e radicale riconversione e più remota speranza.<br />
 Per tanto, non esiste una via di uscita da una tale condizione! E’ partito il conto alla rovescia e, il Sistema, come una bomba ad orologeria, è sul punto di esplodere. Gli individui della società delle illusioni, ricurvi sulle loro debolezze, paure e, incapaci di qualsiasi rinuncia, si sono resi responsabili e complici di quell’immane tragedia che segnerà un punto di svolta radicale e di non ritorno, nella storia dell’umanità. </p>
<p>Il male, un tempo riconoscibile e collocabile, ha assunto le sembianze della normalità, espropriando lo spirito dell’uomo, privandolo, così, della consapevolezza, del discernimento e dell’impulso passionale. Abbiamo voluto sfidare le ragioni imperiture del nostro destino, come alieni venuti da un’altra galassia, ma presto, la terra, ci ripagherà con la stessa moneta, per averla infamata e violentata.<br />
 Il Sistema Consumista Relativista ha raggiunto il suo picco massimo di perversione. A questo punto, comincia a rotolare come un grande masso, lungo la china scoscesa di quella montagna di cose effimere da lui stesso prodotte, per sfracellarsi sul fondo di un baratro di menzogne e di pura cazzonaggine<br />
 Definire questo momento socio-economico, una normale crisi, è un’imperdonabile ingenuità, a dimostrazione, ancora un’ennesima volta, dell’assoluta incapacità dell’uomanoide moderno, di separare la realtà dalla fantasia, la libetà dalla licenza, il giusto dall’iniquo e la forza dalla debolezza. Una tale circostanza, esula da un’interpretazione di bene e di male ma, per la sua natura relativista, si colloca all’interno di una dimensione eccezionale di pertinenza della sfera del Nulla.<br />
 Non esistono, oggi, aggettivi in grado di descrivere la portata e la crudeltà dei crimini relativi a questo ultimo secolo e l’opera di profanazione e di violazione sistematica, perpetrata dall’uomo tecnologico contro la natura e le sue leggi.<br />
 I principi etici, regolatori e sentinelle dei comportamenti umani, sono stati rimossi per sempre e, vizio, paura, li hanno sostituiti.<br />
 Il futuro dell’umanità, è stato divorato dalla voracità di un presente ipertrofico che, come un buco nero, travolge nel suo vortice le nostre esistenze. Proprio in ragione di queste mie ultime considerazioni, posso affermare, con la certezza e il disincanto di chi ancora sa interpretare i segnali del cielo, ascoltare il tormento straziante degli spiriti della terra e le loro promesse di vendetta, che la fine di questo mondo, è prossima. </p>
<p>“Risuolate le vostre scarpe signori!!, Mettete toppe alle vostre giacche e pantaloni e rammendate camice e calzini. Non acquistate oltre l’indispensabile e l’essenziale, perché è arrivata l’ora di aiutare il Sistema a morire.”</p>
<p>Gianni Tirelli</p>
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		<title>Il lavoro brucia e Monti che fa?</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Apr 2012 10:38:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Avv. Giovanni Orlando</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ilrovesciodeldiritto.files.wordpress.com/2012/04/merkel-monti.jpg"><img src="http://ilrovesciodeldiritto.files.wordpress.com/2012/04/merkel-monti.jpg?w=300&h=179" alt="" title="merkel-monti" width="300" height="179" class="alignleft size-medium wp-image-2207" /></a>Nessuno paga nessuno. È un ordine, un disordine o un errore clamoroso? I fornitori non vengono pagati dallo Stato, le aziende non pagano le aziende, tutte le ragioni, legittime o illegittime, necessarie o illegali, sono buone per non pagare i lavoratori. Molte persone, garantite fino a un momento fa da un buon sistema pubblico di previdenza, che non risulta abolito, restano senza lavoro e senza pensione, in un limbo che dà le vertigini. E porta brutti consigli, come in un incubo. Compare un fenomeno già conosciuto nel mondo industriale avanzato, ma ignoto finora in Italia, il suicidio da lavoro. È un buco nero nel quale scivolano soprattutto coloro che avevano trasformato un piccolo lavoro in una piccola impresa, e per un po’ avevano creduto di avercela fatta. Al bordo del coma o della bara si vedono famiglie vere, mogli-compagne, figli travolti, come se tutti fossero saltati su una mina.</p>
<p>Non avevamo calcolato, nel dare il benvenuto a un dignitoso “dopo Berlusconi”, che interi campi minati erano stati lasciati da due decenni di diretta o indiretta egemonia di tre governi berlusconiani corrotti e inetti e per giunta molto attivi come guastatori della Repubblica. E non avevamo previsto, perché anche il legittimo senso di festa fa i suoi danni, il tracciato inedito e sorprendente della nuova ferrovia Monti-Fornero. Corre parallela al Paese, ma non dentro il Paese. La sua locomotiva lancia fischi lontani che non segnalano nulla a noi. Sono fischi del treno per chi sta sul treno. I cittadini sanno (pensano) che il treno venga da altrove e vada altrove. A noi lascia solo il rumore del pesante passaggio. Dopo un po’, però, notano delle coincidenze inquietanti. A ogni fischio (o annuncio) segue la perdita di qualcosa, un po’ di pensione o tutta la pensione, un po’ di lavoro o tutto il lavoro, un po ‘ di sicurezza, o tutta la sicurezza. Sacrifici strani (perché totalmente imprevisti) in cambio di niente, o questa è la percezione. La percezione conta. È così forte che alcuni decidono addirittura di farla finita. Ma bisogna stare attenti al grado di disperazione che si cova. I “tecnici” sembrano non avere calcolato che, fra malintesi e vuoto di contatti, cittadini e partiti politici restano legati tra loro dal continuare a risiedere sullo stesso luogo, dunque sono vicini, persino quando i rapporti si fanno conflittuali. In altre parole, sai sempre dove andare per farti sentire, o per rovesciare il tavolo. Invece i “tecnici” non li trova nessuno, perché non sono di questa terra (nel senso di terra della politica e della protesta). Magari è vero che, nel loro breve passaggio riusciranno a riparare qualcuno dei danni spaventosi provocati alla Repubblica dai suoi precedenti governanti e relativa, incosciente maggioranza. Ma persino in questo caso fortunato, nel quale intensamente continuiamo a sperare, è impossibile non vedere alcuni fatti che sono, o sembrano a molti di noi, e a molti cittadini, errori strani, come quando Monti dice: “Noi godiamo di consenso, i partiti no”. La frase è come una formula magica, e lo ha già sperimentato il predecessore, che spiace persino ricordare. Nell’istante in cui dici che sei il preferito, rompi l’incanto (se c’è), e smetti di esserlo.</p>
<p>Ma pesa anche l’infelice idea di impegnare tutto il peso di un governo così nuovo, sulla cosiddetta “riforma del lavoro”, dunque gettandosi tutti insieme, con forza (governo, padronato, vecchia maggioranza letale, destra economica, commentatori opportunisti) sul lato debole (il lavoro) della precaria vita industriale italiana. Si è preferito – senza spiegare – il vecchio percorso di punire il lavoro, restringendo il più possibile (come se fossero la causa della gravissima crisi finanziaria che il mondo industriale sta attraversando), alcune garanzie importanti per i lavoratori, conquistate faticosamente attraverso i decenni. Si è giunti a un punto di superstiziosa repulsione verso l’articolo 18 facendone una sorta di Eluana Englaro della “riforma del lavoro”. Tutto ciò nel Paese che avrebbe urgente necessità di una riforma dell’impresa, dal diritto al credito al dovere di trasparenza di ogni decisione (esempio: delocalizzazione e improvvise chiusure di fabbriche) che tocca la comunità in cui vive, e di cui vive, l’impresa. Il percorso si complica con un’altra frase inadatta a stabilire un contatto con i cittadini: “Se il Paese non è pronto…” segue la minaccia che è ingiusta. Colpisce la fatica, il malessere ma anche l’incomprensione. Poiché l’incomprensione è reciproca, tocca alla parte forte dire, con cautela e pazienza, prima che le ondate di suicidio si espandano: “Forse non mi sono spiegato”. Posso proporlo ai professori? Posso chiedere loro di spiegare bene, anche a se stessi, ciò che stanno facendo e che intendono fare?</p>
<p>Il Fatto Quotidiano</p>
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		<title>Suzuky</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 06:49:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Avv. Giovanni Orlando</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Primo giorno di scuola, in una scuola Americana, la maestra presenta alla classe un nuovo compagno arrivato in USA da pochi giorni: Sakiro Suzuki (figlio di un alto dirigente della Sony). Inizia la lezione e la maestra dice alla classe: &#8220;Adesso facciamo una prova di cultura. Vediamo se conoscete bene la storia americana. Chi disse: [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilrovesciodeldiritto.com&#038;blog=11064508&#038;post=2201&#038;subd=ilrovesciodeldiritto&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ilrovesciodeldiritto.files.wordpress.com/2012/01/untitled.png"><img src="http://ilrovesciodeldiritto.files.wordpress.com/2012/01/untitled.png?w=600" alt="" title="untitled"   class="alignleft size-full wp-image-2202" /></a>Primo giorno di scuola, in una scuola Americana, la maestra presenta alla classe un nuovo compagno arrivato in USA da pochi giorni: Sakiro Suzuki (figlio di un alto dirigente<br />
della Sony).</p>
<p>Inizia la lezione e la maestra dice alla classe: &#8220;Adesso facciamo una prova di cultura. Vediamo se conoscete bene la storia americana.</p>
<p>Chi disse: &#8220;Datemi la libertà o datemi la morte&#8221;?</p>
<p>La classe tace, ma Suzuki alza la mano.</p>
<p>&#8220;Davvero lo sai, Suzuki? Allora dillo tu ai tuoi compagni!&#8221;<br />
&#8220;Fu Patrick Henry nel 1775 a Philadelphia!&#8221;</p>
<p>&#8220;Molto bene, bravo Suzuki!&#8221;</p>
<p>&#8220;E chi disse: Il governo è il popolo, il popolo non deve scomparire nel nulla ?&#8221;<br />
Di nuovo Suzuki in piedi: &#8220;Abraham Lincoln nel 1863 a Washington!&#8221;</p>
<p>La maestra stupita allora si rivolge alla classe:</p>
<p>&#8220;Ragazzi, vergognatevi, Suzuki è giapponese, è appena arrivato nel nostro paese e conosce meglio la<br />
nostra storia di voi che ci siete nati!&#8221;</p>
<p>Si sente una voce bassa bassa: &#8220;Vaffanculo a ´sti bastardi giapponesi!!!&#8221;</p>
<p>&#8220;Chi l´ha detto?&#8221; chiede indispettita la maestra.<br />
Suzuki alza la mano e, senza attendere, risponde: &#8220;Il generale Mac Arthur nel 1942 presso il Canale di Panama e Lee Iacocca nel 1982 alla riunione del Consiglio di Amministrazione della General Motors a Detroit.&#8221;</p>
<p>La classe ammutolisce, ma si sente una voce dal fondo dire: &#8220;Mi viene da vomitare!&#8221;</p>
<p>&#8220;Voglio sapere chi è stato a dire questo!!&#8221; urla la maestra.<br />
Suzuki risponde al volo: &#8220;George Bush Senior rivolgendosi al Primo ministro Giapponese Tanaka durante il pranzo in suo onore nella residenza imperiale a Tokyo nel 1991.&#8221;</p>
<p>Uno dei ragazzi allora si alza ed esclama scazzato: &#8220;Succhiamelo!&#8221;</p>
<p>&#8220;Adesso basta! Chi è stato a dire questo?&#8221; urla inviperita la maestra.<br />
Suzuki risponde impeterrito: &#8220;Bill Clinton a Monica Lewinsky nel 1997, a Washington, nello studio ovale della Casa Bianca.&#8221;</p>
<p>Un altro ragazzo si alza e urla: &#8220;Suzuki del cazzo!&#8221;<br />
&#8220;Valentino Rossi rivolgendosi a Ryo al Gran Premio del Sudafrica nel Febbraio 2005.&#8221;</p>
<p>La classe esplode in urla di isteria, la maestra sviene.</p>
<p>Si spalanca la porta ed entra il preside: &#8220;Cazzo, non ho mai visto un bordello simile!&#8221;<br />
&#8220;Silvio Berlusconi, luglio 2008, nella sua villa Certosa in Sardegna.&#8221;</p>
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		<title>Gran giorno nel pollaio</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 10:35:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Avv. Giovanni Orlando</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ilrovesciodeldiritto.files.wordpress.com/2011/11/silvia-toffanin-pronta-per-tornare-in-tv-nessuna-crisi-con-piersilvio-berlusconi41.jpg"><img src="http://ilrovesciodeldiritto.files.wordpress.com/2011/11/silvia-toffanin-pronta-per-tornare-in-tv-nessuna-crisi-con-piersilvio-berlusconi41.jpg?w=300&h=199" alt="" title="Silvia-Toffanin-pronta-per-tornare-in-tv-nessuna-crisi-con-Piersilvio-Berlusconi41" width="300" height="199" class="alignleft size-medium wp-image-2196" /></a>Quest’uomo vecchio, quest’uomo stanco.<br />
 Quest’uomo che sta dall’altra parte del mondo, col prevedibile mal di testa da jet-lag, che torna in albergo e si mette a scanalare sul satellite finché non trova Annozero, e ci trova gli ex amici che parlano di lui come una cosa finita, un cadavere da spolpare con calma; e sullo sfondo, il dettaglio delle sue rughe in technicolor.<br />
 Quest’uomo solo, circondato da lacchè che non hanno nulla di buono da suggerirgli, ma gli ostruiscono la visione; quest’uomo in preda alle sue più triviali ossessioni. Quest’uomo al capolinea.<br />
 Quest’uomo.<br />
 Questo rivince le elezioni quando vuole.</p>
<p>Volete rifarle domani? Le rivince domani.<br />
 Volete aspettare sei mesi? Aspetta anche lui, si rilassa un po’, si sfoga. E tra sei mesi le rivince.<br />
 Allora magari tra un anno? L’Italia può aspettare un anno?<br />
 Se è per questo è da quindici anni che aspetta. Quest’uomo è sempre lì, non molla.<br />
 Dite che mi sbaglio? Ma davvero, ci spero, sarei così contento di sbagliarmi. Di non aver capito niente. Lo scriverò su tutti i muri dell’internet, sono Leonardo e non capisco niente, non leggete i miei blogs e sputatemi addosso.</p>
<p>Dite che non mi fido degli italiani? Il solito snob che li ritiene una massa di… guardate, non lo so. Mi attengo ai fatti: gli italiani sono più o meno gli stessi e lui di solito vince; anche quando perde, perde di misura, prende fiato e poi rivince di nuovo. L’unica cosa che in politica gli riesce sono le campagne elettorali. Di sicuro i mezzi non gli mancano. Sembra un po’ più stanco, ma nei manifesti non si vedrà.</p>
<p>Lo so che in questi giorni c’è il gioco a smarcarsi, che persino Feltri non ne può più, e anche la mascella di Belpietro è in fase calante. Poi però comincia la campagna e si scoprirà che i candidati del Pd sono tutti noti omosessuali attenzionati. È uno sporco lavoro, ma pagano bene.</p>
<p>Lo so che ultimamente è partito il tiro al piccione. Ma la campagna è lunga, e si vince in tv, sui giornali, mettiamoci anche youtube e facebook, giusto per stare larghi. In ogni caso, Berlusconi continua a possedere tre canali; sugli altri ha disseminato uomini di fiducia. Se pensate di batterlo senza neanche (diciamo la parola) epurare Minzolini, ecco, state commettendo il solito fatale errore di sottovalutazione. In campagna elettorale i tg servono. E non per il numero di minuti che danno a un candidato all’altro.</p>
<p>Abbiamo già visto cosa succede. Preparatevi a una nuova travolgente ondata di microcriminalità, tutte le sere verso le 20:00 uno tsunami di stupratori seriali, torvi muratori rumeni, svaligiatori di appartamenti di vecchiette, zingari che rubano gli organi ai bambini, pericolosissimi lavatori di parabrezza ai semafori. Sono al confine che aspettano che vinca la sinistra e apra i cancelli alle orde di Og e Magog. La prima settimana vi sembrerà strano. Dopo un mese non ne potrete più. Dopo tre mesi comincerete a pensare che sì, Berlusconi esagera, però la sinistra ha veramente qualcosa da rimproverarsi per quella legge troppo lassista, come si chiama… la Bossi-Fini, già. E la mafia? Berlusconi li aveva fatti tutti arrestare, ma adesso rialzano il capo! A Caltanissetta è andata a fuoco una tabaccheria. E i rifiuti? Berlusconi li aveva tolti da Napoli, ma sono rispuntati, è andata la Jervolino in persona a riprenderli dalle discariche per rimetterli nei vichi.</p>
<p>Dite che gli italiani non ci cascano più? E perché? Sul serio, cosa cambia stavolta?<br />
 Perché lo hanno già visto promettere e non mantenere? Ma non è colpa sua, lo sanno tutti che lui avrebbe cambiato l’Italia da un pezzo se non fosse stato bloccato dai suoi falsi amici, quei traditori, quinte colonne della sinistra, Casini Fini e compagnia. Stavolta c’è solo lui. Riempirà il parlamento di bambole gonfiabili e ci farà riscrivere la costituzione.</p>
<p>Perché non dovrebbe succedere? Vogliamo guardare realisticamente alle forze in campo? Nessuno discute l’inettitudine di Berlusconi a governare. Ma nessuno si è permesso di togliergli quella straordinaria corazzata mediatica che non ha smesso un attimo di funzionare. Se poi non volete nemmeno cambiare la legge elettorale che si è disegnato su misura… vabbe’, allora ditelo, che sconfiggerlo non è nemmeno la vostra priorità.</p>
<p>Prendi Matteo Renzi. Voglio immaginare che abbia idee cento volte più fresche di quelle che aveva Veltroni tre anni fa. Ma la sua fretta di concludere è veltroniana al 100%. Dai che ce la facciamo, e se poi non ce la facciamo? Pazienza, probabilmente la sinistra che uscirà dalle elezioni sarà ancora minoritaria… ma un po’ più simile a noi. Questa è esattamente la trappola in cui cadde Veltroni. Dopo aver fatto fuori la sinistra, sperava almeno di essersi guadagnato il ruolo di capo dell’opposizione, primo ministro ombra. Si è fatto cucinare a fuoco lento. Berlusconi è così. Ti attira con l’immagine del vecchietto ormai sfibrato, ti fa lavorare per lui, ti stanca e poi ti mangia vivo. E quindi che si fa?</p>
<p>Si cambiano le regole. Sul serio, bisogna essere polli per continuare a giocare contro Berlusconi con un regolamento che si è fatto scrivere lui.<br />
 Tutto qui? È sufficiente cambiare la legge elettorale? No. Anzi, è il momento di fare il passo più difficile. Berlusconi non è semplicemente inadeguato a governare. Berlusconi è una minaccia per la democrazia. Le sue tv, i suoi giornali, i suoi uomini, impediscono agli italiani di scegliere serenamente i loro rappresentanti e il loro futuro.</p>
<p>Ieri ad Anno Zero Bocchino si comportava in un modo strano.<br />
 Continuava a prospettare un futuro parlamento in mano a “Piersilvio e Marina”. Lo avrà ripetuto cinque o sei volte, con l’insistenza di un ipnotizzatore. Voleva raggiungerci su un piano subconscio. O più semplicemente ci sospetta tutti rintronati e vuole insistere sul concetto. Perché sembrano sempre due ragazzini, Piersilvio e Marina. Ma è un bel pezzo che il primo ha in mano almeno metà della tv italiana; l’altra, la prima casa editrice. Ora, perché due signori molto potenti e facoltosi dovrebbero gettare la spugna? Perché il papà è vecchio e stanco? Ma Mediaset non è Silvio Berlusconi. È un’azienda, e le aziende lottano per sopravvivere. Mediaset potrebbe trovare un modus vivendi con una nuova Italia deberlusconizzata? Potrebbe sopravvivere alla fine di quel regime straordinario che da Craxi in poi le ha garantito di infischiarsi di tutte le regole più elementari di un regime di concorrenza? Forse sì, ma è un rischio che la famiglia Berlusconi vuole davvero correre? Hanno in mano i comandi della corazzata: devono arrendersi senza lottare? Non è il loro stile. Se il papà è stanco, troveranno un nuovo candidato, dentro la famiglia o fuori. Il berlusconismo non finisce con Silvio Berlusconi, perché dovrebbe?</p>
<p>Il berlusconismo secondo me non può che finire con un atto di forza. In un momento di difficoltà, come per esempio questo, tutti gli avversari politici di SB dovranno accettare una semplice idea, che fa ancora molta fatica a passare: che Berlusconi è un criminale, che ha truffato gli italiani per vent’anni, e che i criminali non si sconfiggono alle elezioni. Non partecipano nemmeno. I criminali si arrestano, e i beni che hanno alienato alla collettività si sequestrano. In ogni caso le prigioni italiane scoppiano e nessuno ha veramente voglia di vederci entrare un vecchietto, per quanto arzillo. Che patteggi, che se ne fugga in qualche isola ai Caraibi con una parte del bottino. Questo non è difficile da concepire. Il problema è la famiglia. Può accettare che la festa è finita, o può mettere i sacchi di sabbia alle finestre. Conoscendo il padre, io mi preparo al peggio. Saranno comunque tempi interessanti.</p>
<p>Certe favole esistono in tutte le nazioni; certe altre soltanto in Germania, o in Russia, o nella favolosa fantasia di Andersen. Ma io ne so una che è nata in Italia, e che forse né tedeschi né russi né Andersen avrebbero potuto immaginare: la favola delle galline che trovano una volpe morta e le fanno il funerale. Nel culmine della cerimonia, circondata dall’affetto dei pietosi pennuti, la volpe si rialza e ne fa strage. La notizia fa il giro dei pollai; ma qualche tempo la stessa volpe si fa ritrovare morta, e le galline che la trovano che ne fanno? Le rifanno il funerale. E così all’infinito. Direte che chi l’ha scritta non amava gli italiani. No: voleva soltanto che leggessero, che ridessero delle galline, e che da grandi si ricordassero, al momento giusto, di essere più intelligenti. Qualsiasi momento, da quindici anni in qua, sarebbe andato bene.</p>
<p>- Leonardo Tondelli -</p>
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		<title>Degenerazione dell&#8217;arte</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 08:41:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Avv. Giovanni Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Tirelli]]></category>

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		<description><![CDATA[“L’arte è ispirazione, intuizione e genio ma, l’artista, è lavoro, fatica e sudore. Il dolore é il collante di tutto questo”. L’evoluzione è quella capacità intrinseca in ogni individuo di sapersi dissociare dall’eredità genetica e dalle imposizioni e dipendenze psicologiche. Ma questo succedeva quando la terra era piatta e gli uomini erano autonomi, liberi e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilrovesciodeldiritto.com&#038;blog=11064508&#038;post=2191&#038;subd=ilrovesciodeldiritto&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ilrovesciodeldiritto.files.wordpress.com/2011/10/uid_115d829e519_250_0.jpg"><img src="http://ilrovesciodeldiritto.files.wordpress.com/2011/10/uid_115d829e519_250_0.jpg?w=600" alt="" title="uid_115d829e519_250_0"   class="alignleft size-full wp-image-2192" /></a>“L’arte è ispirazione, intuizione e genio ma, l’artista, è lavoro, fatica e sudore. Il dolore é il collante di tutto questo”.</p>
<p>L’evoluzione è quella capacità intrinseca in ogni individuo di sapersi dissociare dall’eredità genetica e dalle imposizioni e dipendenze psicologiche. Ma questo succedeva quando la terra era piatta e gli uomini erano autonomi, liberi e consapevoli. Una libertà che prescinde da ogni schiavitù fisica, appartenenza religiosa e razza, per attestarsi come carattere di unicità irripetibile e irrinunciabile.<br />
 In quest’epoca insensata, per brevità definita “moderna”, questa capacità si è spenta ed estinta per sempre, sostituita da un’omologazione massiccia dei comportamenti e del pensiero. Oggi, ogni ribellione, personalismo e atto rivoluzionario ci sono negati, per attenerci scrupolosamente alle regole di un libretto di istruzioni che il Sistema ci da in dote al momento della nostra venuta al mondo.<br />
 L’immagine che l’attuale societa liberista ci vuole spacciare del passato, è vergognosamente falsata e inattendibile sotto ogni punto di vista.<br />
 Lo scopo ultimo di una tale opera di mistificazione è teso a giustificare le abnormità e le nefandezze di un presente assente e di una realtà, unica nella storia del mondo, per inclinazione alla menzogna, causa di degrado e di violazione.<br />
 Nelle nostre società “moderne”, ci sono sempre più individui che, pur di scansare ogni fatica fisica, morale e psicologica, si adattano al peggio, tradendo così ogni vero sentimento umano, di amore, di valori e di bellezza. In questo modo, imparano a mentire e a fingere (sia con gli altri che a se stessi) in una sorta di commedia dell’assurdo che si propone di contrastare e placare un pungente disagio psichico somatizzante, prodotto da una paura esistenziale paranoide e dall’intima vergogna, relativa a un’auto stima ai minimi termini – fino a confondere, in seguito, la realtà con la commedia. Le attenuanti, poi, intervengono come elementi dopanti di deresponsabilizzazione e sistematica maldicenza, accusando gli altri di essere la vera causa dei nostri problemi e fallimenti!<br />
 Un tempo, era una lacerante passione, un bisogno vitale e ineludibile che, fuori da ogni interesse di natura pratica, ambizione, ed effimera vanità, costringeva alcuni eletti fra gli uomini ad avventurarsi nel mistero delle arti (pittori, scultori, filosofi, architetti o scrittori). Le sole armi di cui disponevano erano, la rinuncia, il sacrificio e la perseveranza, consapevoli della necessità del dolore e dell’ineluttabilità della morte.</p>
<p>In quest’epoca malata di relativismo, dove la tecnologia e il messaggio mediatico si sono sostituiti alla passione e all’ispirazione, sono altri i fattori stimolanti: “opportunismo, indolenza, protagonismo, vanità, e il diniego verso ogni tipo di sofferenza e ostacolo, retaggio infantile di un perverso sentimento di immortalità.</p>
<p>“In verità, la brama del benessere uccide la passione dell’anima e ride dietro il suo funerale” – Gibran –</p>
<p>Così, alla parola arte, si è voluto accostare l’aggettivo “moderna”, allo scopo di potere giustificare qualcosa che, con l’arte (intesa nel suo più autentico significato) non ha nulla da spartire, ma ne è il suo esatto opposto e in netta antitesi con tutto ciò che la stessa si è sempre prefissa: onorare e rendere omaggio alla bellezza e all’armonia.</p>
<p>Del resto, tutto ciò che viene definito “moderno”, sia che si tratti di architettura, di musica, di pittura o di scultura, di cultura, di guerra o della nostra stessa vita, non é che la somma di quello scempio di valori evidente a tutti, che si è accanito sulla nostra quotidianità, azzerandone la sua qualità e ogni riedificante anelito di bellezza e di felicità.<br />
 La stessa “storia moderna” non è stata altro che un sistematico susseguirsi di tragedie e di violazioni, di catastrofi e allucinazioni, risultato ultimo di quella “moderna scienza” che, sulla profanazione dell’impianto etico, la mistificazione e la licenza, ha suggellato e coronato il suo perverso progetto di omologazione e di paura.<br />
 L’aria tossica delle nostre città, la contaminazione delle acque, il dissesto idro/geologico del territorio, tutta quella marea di rifiuti pericolosi dispersi in ogni dove e, più in generale, la catastrofe ambientale, sono i frutti velenosi di un Sistema perverso che, in funzione e in ragione di questa subdola “modernità”, ha privato gli individui di ogni loro capacità critica, personalismo e slancio rivoluzionario.</p>
<p>L’arte come tale e in quanto tale, non si spiega e non si traduce; fugge ogni tempo, non è oggetto di mercimonio, ne strumento di indulgenza ascritto a sdoganare l’orrore e l’obbrobbio di una realtà in putrefazione, per poi ergersi ad espressione intellegibile di ispirazione e creatività .<br />
 Ma è proprio attraverso quello strambo linguaggio, oggi definito concettuale che, l’arte moderna, intende spiegare i motivi di una tale degenerazione per poi affermarne la sua validità. Diversamente, niente di questo luna park dell’orrore, discarica di pulsioni necrofile, avrebbe un senso e un significato, oltre alle ragioni addotte dallo stesso autore (per brevità, artista) che, con uno sforzo sovrumano e una capacità di auto/convincimento fuori dal comune, intravede nella sua “opera”, uno di quei supposti messaggi che, oltre a lui, solitamente non scorge nessuno. Per tanto, queste nuove espressioni dell’arte, sono obbligatoriamente accompagnate da un libretto esplicativo sulle finalità dell’artista, il più delle volte sconosciute anche al medesimo.<br />
 Se vi è mai capitato di visitare una di queste “singolari” mostre d’arte moderna (che sia di pittura o scultura), vi sareste trovati di fronte ad un indecente spettacolo di relativismo creativo (un vero delirio di elucubrazioni) che, sull’incapacità del visitatore di dedurne una qualsiasi motivazione e guizzo di genio, accredita il suo significato ultimo: il Nulla!<br />
 Un vero ed esaustivo trattato di psichiatria contemporanea, esposto in bella vista a beneficio dei tanti, dove tutto è concesso e tutto è possibile; dove la vanità si mescola con una pretesa intellettualità e l’indecifrabile messaggio subliminale intrinseco all’opera, con lo stupore interdetto degli astanti.<br />
 Un luogo infernale dall’atmosfera glaciale, dove orde di critici e fanatici, si sperticano in dotte disquisizioni e dissacranti citazioni, per conferire a quello spazio limbico, una sua dignità, un suo scopo e una ragione. Ma la ragione e con lei la bellezza, sono le sole hanno disertato la festa. Un Red Party dove tutto è concesso – dove ogni ubriacatura e sballo, licenza, follia e menzogna, evaporano in un turbinio di parole vuote e dissonanti, rimandando la comprensione, alle elucubrazioni di una soggettività priva e privata di alcun fondamento culturale, supposto canono estetico, e principio etico.<br />
 Del resto, l’etica (se mai ancora qualcuno ne apprezzi il significato ) è il terreno di coltura di ogni espressione umana, che sia pratica o creativa, che si pone come confine invalicabile oltre il quale, tutto trasfigura il licenza, profanazione e turpitudine e, ogni sentimento di autentica bellezza, soccombe sotto la scure della violazione, dell’inettitudine e di un narcisimo frustrante e paranoide. </p>
<p>Così, allo stesso modo, la conoscenza “moderna” fa il suo ingresso nella storia, parallelamente e congiuntamente alla rivoluzione industriale.<br />
 Diversamente, da un tempo, la conoscenza ha assunto le caratteristiche della violazione, dell’invasione e della profanazione. La causa di una tale degenerazione, è relativa al’introduzione dell’elemento meccanico e tecnologico che si è sovrapposto ad ogni principio etico e regola deontologica, e in grado di eludere (mercificandola), ogni oggettiva responsabilità individuale e ragionevolezza.<br />
 Il fine giustifica i mezzi se, il risultato ottenuto, non mette a repentaglio o va a sacrificare i diritti degli altri, in termini di qualità della vita, libertà, giustizia e uguaglianza.<br />
 Gli scopi, della “moderna scienza e conoscenza”, procedono nella direzione opposta: interesse particolare, potere e privilegio. L’autentica passione per la conoscenza (che attinge le sue ragioni in un concetto di bene comune), ha trasfigurato la sua originaria funzione, in curiosità maniacale, effimera vanità, arsura di potere e facile profitto. La modernità, in tutte le sue espressioni, è una lista infinita di ipotesi e congetture, mercificate e propagandate, come miracolose e miracolistiche. I risultati sono effimeri e momentanei e, la sua potenzialità distruttiva, é reale e non opinabile. La moderna conoscenza scientifica è una dimostrazione di illusionismo applicato alla realtà, che gioca sulla percezione falsata della gente. I suoi effetti devastanti, sono sotto gli occhi di tutti.<br />
 Oggi, tutto ciò che viene definito, scienza, conoscenza e ricerca, non è che il progetto di mistificazione pianificato dal Sistema Relativista e finalizzato (attraverso quelle che definisce conquiste del progresso), al consolidamento del suo perverso potere (economico e mediatico) e alla logica del profitto. Il mondo insensato della nostra epoca, che al più presto, la storia dell’uomo si appresterà a rimuovere e occultare (perché incapace di accettare e affrontare la vergogna prodotta dal mercimonio della sua anima, con il maligno), esula da ogni concetto di evoluzione e involuzione, per attestarsi come elemento di stagnazione degenerativa.</p>
<p>L’arte “concettuale” (così definita per sdoganare un qualcosa che diversamente non avrebbe diritto ad esistere), è qualunque espressione artistica in cui i concetti e le idee espresse siano più importanti del risultato estetico e percettivo dell’opera stessa.<br />
 Un bel giochino davvero!!! Il movimento artistico che porta questo nome si è sviluppato dagli Stati Uniti d’America (un classico di società relativista) a partire dalla seconda metà degli sessanta.</p>
<p>Anche la Minimal Art (Minimalismo) ebbe origine negli Stati Uniti e fu contraddistinta dalla produzione di grandi strutture geometriche ingombranti, cromaticamente “essenziali” e ispirate a fredde modalità puramente costruttive che privilegiavano una fruizione di stampo razionalistico e relativistico, priva di concessioni all’empatia o allo stesso godimento estetico.<br />
 Gli impacchettamenti del bulgaro Christo, artista proveniente dal Nuovo Realismo, fino agli interventi spettacolari dell’americano Walter De Maria (come The Lightning Field del 1977), fino alle passeggiate dell’inglese Richard Long, sono un esempio esaustivo di quanto l’arte moderna, si sia posta a paradigma di quella catastrofe umana, ambientale e di valori che sta caratterizzando la nostra epoca.<br />
 La “Merda d’artista” è il titolo di un’opera dell’artista italiano Piero Manzoni. Il 21 maggio 1961 l’autore sigillò le proprie feci in 90 barattoli di conserva, ai quali applicò un’etichetta con la scritta «merda d’artista». Manzoni mise in vendita i barattoli di circa 30 grammi ciascuno ad un prezzo pari all’equivalente in oro del loro peso. La creazione non mancò di suscitare un morboso interesse escrementizio, sia a causa della radicale rottura con la tradizione artistica del tempo che per l’evidente segnale di degenerazione e decadenza dell’arte moderna.<br />
 Così si é espressa la critica: “L’opera, intende alludere con ironica metafora all’origine profonda del lavoro dell’artista, in senso più vasto dell’uomo che creativamente produce!!! “ E’ stato sottolineato anche un lato poetico, quello della cessione da parte dell’artista di una parte di sé, in senso ironico. Lidea che un artista già affermato troverebbe mercato e consenso della critica per qualsiasi sua opera che crea, anche le più scadenti e banali! Encomiabile!!!<br />
 Attualmente i barattoli sono conservati in diverse collezioni d’arte in tutto il mondo (ad esempio l’esemplare numero 4 è esposto alla Tate Modern di Londra ed il barattolo 80 è esposto nel nuovo Museo del novecento di Milano) ed il valore di ciascuno di loro è stimato intorno ai 30.000 e 50.000 euro.</p>
<p>Quando la terra era piatta, il buio governava le notti, e meravigliose creature di altri mondi scendevano sulla terra per abitare i sogni degli uomini. Oggi, accecati dalla luce rovente della “modernità”, ci hanno lasciati soli per sempre, svuotandoci da ogni vera passione. Ed é nel sentimento della passione, che attingiamo le risposte ai nostri interrogativi e, senza la quale, non può esistere alcuna forma di vita e forma d’arte essendo, la nostra esistenza, una sua estensione.<br />
 Il frenetico adoperarsi di api e formiche, nel loro instancabile e incessante andirivieni strutturato da regole ferree e codici etici, è l’espressione di una volontà e di un’intelligenza superiore che attingono la loro energia nel sentimento della passione. Oggi, non siamo che termiti! Gli stessi “schiavi” d’Egitto, innalzarono le piramidi sotto la spinta propulsiva di una smisurata passione. E non era il denaro, il potere e la vanità, lo spartiacque fra la gioia e il dolore, fra la vita e la morte e fra la bellezza e l’orrore, ma quella capacità di amare e di sperare che, da sempre, avevano contraddistinto gli individui delle civiltà del passato – un mondo perfetto, messo a tacere per sempre, dalla stupidità dell’uomo moderno. <br />
 La passione deterge, purifica, rigenera, forgia la volontà ed è messaggera di bellezza – trascende ogni debolezza e paura, per dare forma e contenuto alle aspirazioni umane, suggerendo all’uomo, il significato della vita. “Quale passione, oggi, arde nel cuore di questi novelli artisti del nulla? Quale spirito divino alberga nella loro anima? Da quale pozzo, misurano il livello della loro felicità e, l’acqua di quale torrente, ristora e placa l’arsura della loro sete di conoscenza e di autentica e trascendente ispirazione?” <br />
 L’immagine raccapricciante di quest’epoca insensata, pregna di relativismo, è la rappresentazione iconografica di un’umanità svuotata da ogni più remoto barlume di passione e di bellezza. Un mondo affollato di anime dannate che, al pari di cavallette fameliche, si agitano impazzite dentro il caos di pensieri schizofrenici, vagando avanti e indietro, senza una meta e una qualsiasi comprensibile ragione, lasciando dietro di loro, morte, dolore, distruzione e sozzura. Tutto questo, ha innescato un processo di necrosi che, dal tessuto sociale, si è esteso all’ambiente tutto, compromettendo irrimediabilmente, ogni auspicabile e radicale riconversione e più remota speranza. <br />
 Oggi la “modernità”, in tutte le sue espressioni, è una lista infinita di ipotesi e congetture, mercificate e propagandate, come miracolose e miracolistiche. I risultati sono effimeri e momentanei e, la sua potenzialità distruttiva, é reale e non opinabile. La moderna conoscenza scientifica è una dimostrazione di illusionismo applicato alla realtà, che gioca sulla percezione falsata della gente. I suoi effetti devastanti, sono sotto gli occhi di tutti. L’impossibilità, poi, di poterne comprenderne i significati e le logiche che hanno generato una tale condizione, confermano il nostro livello di inconsapevolezza e di una natura, oramai avulsa da ogni più remota forma di intelligenza e spirito di autoconservazione.<br />
 La scienza moderna, l’arte moderna, la cultura moderna e in sintesi, la vita moderna (definite tali in modo da poterne giustificare, aberrazioni, incapacità, irresponsabilità e indolenza, ma più ancora, il confronto con la verità assoluta), sono la metastasi delle società liberticide e relativiste che, nel consumismo fast food e nel profitto ad ogni costo (parametro principe e fine ultimo di ogni azione umana), sono espressione di vuotezza, omologazione e squilibrio.<br />
Gianni Tirelli</p>
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		<title>B. e il Duce: diversi in cosa?</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 08:35:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Avv. Giovanni Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
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		<description><![CDATA[Mussolini era un tiranno armato, il Cavaliere invece ha realizzato un autoritarismo morbido che, con le barzellette e la corruzione, ha ucciso l&#8217;orgoglio degli italiani, ne ha eroso l&#8217;anima. Per questo il capo del fascismo è finito a piazzale Loreto, mentre questo non siamo stati ancora capaci di mandarlo via La domanda è: perché gli [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilrovesciodeldiritto.com&#038;blog=11064508&#038;post=2187&#038;subd=ilrovesciodeldiritto&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ilrovesciodeldiritto.files.wordpress.com/2011/10/mussolini-berlusconi-02.jpg"><img src="http://ilrovesciodeldiritto.files.wordpress.com/2011/10/mussolini-berlusconi-02.jpg?w=300&h=204" alt="" title="mussolini-berlusconi-02" width="300" height="204" class="alignleft size-medium wp-image-2188" /></a>Mussolini era un tiranno armato, il Cavaliere invece ha realizzato un autoritarismo morbido che, con le barzellette e la corruzione, ha ucciso l&#8217;orgoglio degli italiani, ne ha eroso l&#8217;anima. Per questo il capo del fascismo è finito a piazzale Loreto, mentre questo non siamo stati ancora capaci di mandarlo via</p>
<p>La domanda è: perché gli italiani riuscirono a liberarsi di Mussolini, un tiranno armato, e non sono capaci di licenziare Berlusconi, che non ha milizie e ha instaurato un regime autoritario ma non feroce? Forse perché Berlusconi non ha una politica, ma governa nell&#8217;assenza della politica. il suo qualunquismo totale agli italiani evidentemente piace.</p>
<p>Mussolini aveva una politica estera e cercava di cogliere gli ultimi vantaggi dell&#8217;imperialismo. Commise l&#8217;errore fatale di allearsi con il nazismo hitleriano per la conquista del mondo e fu travolto nel suo fallimento. Berlusconi non ha una politica estera, è pronto a passare dall&#8217;alleanza con gli Stati Uniti a quella con la Russia, ma agli italiani la cosa sembra indifferente, come ai tempi di &#8220;Francia o Spagna purché se magna&#8221;. Mussolini aveva creato un regime autoritario nazionalista che per certi versi piaceva agli italiani vanesi superficiali, un regime di cui era palese la debolezza: il gallo fascista che cantava su un mucchio di letame ma che coltivava l&#8217;amor proprio dei suoi sudditi fino all&#8217;ora della delusione totale. Berlusconi non ha creato nessun regime politico, ma qualcosa di peggio: l&#8217;assenza della politica, ha autorizzato gli italiani a fare i loro comodi.</p>
<p>Che cosa è la corruzione berlusconiana? Un permesso generale di furto, un invito a rubare allo Stato a vantaggio dei privati furbi. Il fascismo era un regime a tre piani: il mussoliniano, il clericale o partito dei vescovi, e il capitalista, i padroni del vapore &#8220;il grigio Pirelli&#8221; e &#8220;l&#8217;infido Agnelli&#8221;, la rete delle parrocchie e la monarchia. A questi poteri antichi e sovrapposti Mussolini si consegnò senza sospettare la congiura in corso, accettò l&#8217;invito del sovrano all&#8217;ultima udienza e fu congedato con una frase perfida di falsa cortesia piemontese: &#8220;C&#8217;am fasa el piasì&#8221;, mi faccia il piacere di togliersi di mezzo, e fuori lo aspettava il colonnello dei carabinieri e l&#8217;autoambulanza che fu la sua prima prigione. Una rivoluzione autoritaria che si credeva padrona del paese e che finiva in un arresto clandestino, in una congiura di palazzo organizzata da Dino Grandi, ministro degli Esteri firmatario e promotore della condanna del Gran Consiglio, l&#8217;organo creato per difendere il duce e che invece lo liquidava. Berlusconi e la sua fine politica sono altra cosa: l&#8217;uomo è tuttora in piedi, per merito dei suoi difetti più che delle sue virtù. Lui ha fatto il gallo del pollaio cantando sul mucchio di letame, ma ha permesso a milioni di italiani di fare i comodi loro, di non pagare le tasse, di saccheggiare lo Stato. La sua formazione di imprenditore abile e fortunato si è rivelata una iattura, prevedibile, perché quando alla guida di un paese arriva a furor di popolo uno che è nato per far soldi, per essere il capo degli avidi, è chiaro che guiderà il saccheggio. </p>
<p>Tutti si chiedono perché resti al potere anche se dice cose intollerabili, come il &#8220;forza gnocca&#8221; come nome del partito della rinascita. Resta al potere perché il suo regime di autoritarismo morbido senza torturati e fucilati ha ucciso l&#8217;orgoglio, la protesta, l&#8217;indignazione degli italiani, la loro ribellione al satrapo e alle sue laide barzellette. Un&#8217;immensa platea di decine di milioni di persone apre le televisioni e legge i giornali per sapere che il cavaliere di Arcore ha di nuovo dato fuori di matto, ma non si sa più come fermarlo, come interdirlo. Nel 1945 avemmo l&#8217;illusione, la speranza che fosse tornata, e tornata per sempre, la democrazia, il tempo della ragione e della solidarietà. Ci siamo sbagliati: è arrivata una stagione di privilegio e soperchierie. Chi di noi, diciamocelo, ha ancora il coraggio di dire ai nostri figli che gli abbiamo preparato una vita nella libertà e nella giustizia?<br />
di Giorgio Bocca</p>
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		<title>La democrazia non ha prezzi</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 08:47:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Avv. Giovanni Orlando</dc:creator>
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		<description><![CDATA[LA DEMOCRAZIA NON HA PREZZI Stefano Rodota&#8217; ******************************​************ «La forza della democrazia sta nella capacità di utilizzare fermamente la legalità ordinaria, senza precipitarsi ad invocare leggi eccezionali». ******************************​************ La qualità della politica e dei politici si misura nelle situazioni difficili. Grave è sicuramente quel che è avvenuto sabato a Roma, e proprio per questo sarebbe [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilrovesciodeldiritto.com&#038;blog=11064508&#038;post=2182&#038;subd=ilrovesciodeldiritto&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ilrovesciodeldiritto.files.wordpress.com/2011/10/un-grande-giurista.gif"><img src="http://ilrovesciodeldiritto.files.wordpress.com/2011/10/un-grande-giurista.gif?w=600" alt="" title="Un grande giurista"   class="alignleft size-full wp-image-2183" /></a>LA DEMOCRAZIA NON HA PREZZI<br />
 Stefano Rodota&#8217;</p>
<p>******************************​************<br />
 «La forza della democrazia sta nella capacità di utilizzare fermamente la legalità ordinaria, senza precipitarsi ad invocare leggi eccezionali».<br />
 ******************************​************</p>
<p>La qualità della politica e dei politici si misura nelle situazioni difficili. Grave è sicuramente quel che è avvenuto sabato a Roma, e proprio per questo sarebbe stato indispensabile, da parte di tutti, reagire senza emotività, senza cedere alla tentazione di sfruttare la situazione per catturare qualche facile consenso. E senza proporre misure che poi, in concreto, possono rivelarsi pericolose e pure scarsamente efficaci. </p>
<p>Qualche memoria in questo senso dovremmo averla, a cominciare da quella legge Reale così incautamente evocata. E dovremmo aver capito, proprio perché abbiamo attraversato il dramma del terrorismo, che la forza della democrazia sta nella capacità di utilizzare fermamente la legalità ordinaria, senza precipitarsi ad invocare leggi eccezionali appena ci si trova di fronte a qualche difficoltà. La fuga nella legislazione eccezionale è stata troppe volte la via per apprestare alibi, per coprire inefficienze. Ed è stata pagata assai cara, perché le istituzioni hanno presentato una inutile faccia feroce, mentre tardavano nel mettere a punto le adeguate misure organizzative. Scrivere una norma è facile. Ben più arduo, ma indispensabile, è proprio predisporre strutture in grado di fronteggiare tempi mutati e difficili. </p>
<p>Il ministro dell´Interno, Maroni è apparso dimentico di tutto questo, preso da una voglia di fare che lo ha spinto a formulare proposte che, una volta di più, dimostrano quanto sia debole nell´attuale ceto di Governo la cultura della Costituzione. Rivelatrice è quella che vuole introdurre l´obbligo per gli organizzatori dei cortei di fornire una garanzia economica per risarcire gli eventuali danni arrecati da chi scende in piazza. Lasciamo da parte le enormi difficoltà tecniche e pratiche di una garanzia del genere (ma chi diavolo sono i consiglieri dei nostri governanti?). Consideriamo l´incidenza che essa avrebbe su uno dei diritti politici fondamentali, quello di manifestare in pubblico. Certo, questo deve avvenire &#8220;pacificamente e senza armi&#8221;, come vuole l´articolo 17 della Costituzione. </p>
<p>Ma è arbitrario aggiungere a queste parole la formula &#8220;e avendo adeguata capacità patrimoniale&#8221;. Un diritto fondamentale della persona diverrebbe così appannaggio di chi può pagarselo. Stiamo per tornare ai tempi della cittadinanza censitaria? Mai incostituzionalità è apparsa tanto clamorosa. </p>
<p>Vi è poi un bricolage di altre proposte specifiche, saltando dall´arresto in flagranza differita, a nuovi reati associativi, all´estensione ai manifestanti delle misure previste per i violenti nelle manifestazioni sportive (Daspo). Misure che dimostrano casualità e improvvisazione, proprio quando sarebbero stati necessari freddezza e rigore. Mi limito qui a ricordare la fatica con la quale la Corte costituzionale ha salvato il Daspo, e la possibilità di ritrovare nel fin troppo ricco armamentario penalistico indicazioni per qualificare i comportamenti violenti in modo tale da renderli concretamente perseguibili, senza tuttavia entrare nel territorio minato del &#8220;tipo d´autore&#8221;, per cui si rischia di trasformare il fatto di manifestare in comportamento criminoso. </p>
<p>La democrazia, dovremmo saperlo, è un regime difficile, dove la stessa salvezza della Repubblica non può mai essere pagata con il sacrificio di diritti fondamentali. Ma proprio qui sta la sua forza profonda, perché può opporre la sua fiducia nella libertà anche a chi la nega. E così può sfuggire alla trappola nella quale i violenti vorrebbero chiuderla: obbligarla a negare se stessa, per divenire in tal modo più agevolmente attaccabile. Questo è il garantismo dei tempi difficili, votato alla difesa dei principi e non strumentalizzato per la difesa di interessi personali.<br />
Stefano Rodota’</p>
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