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Archivio per la categoria ‘Politica’

Il grande jettatore

22 marzo 2011 Lascia un commento

Claudio Rinaldi si domandava spesso come mai gli oppositori di B. non insistano mai su un argomento a presa facile e rapida, per un popolo superstizioso come il nostro: l’indiscutibile e formidabile potere jettatorio del Cavaliere. Non su tutti, si capisce: a se stesso ha sempre portato buono, mentre agli altri, cio…è a tutti noi, ha sempre menato gramo. La cronologia parla da sé. 1994: B. è al governo da un mese e l’Italia perde in malo modo il Mondiale di calcio; cinque mesi dopo si scatena sul Nord Italia un’alluvione da paura; poi Bossi gli stacca la spina. Seguono cinque anni relativamente tranquilli, durante i quali l’Italia entra persino in Europa e Mediaset entra persino in Borsa. 2001: è tornato al governo da quattro mesi, ed ecco l’11 settembre, seguito dalle guerre in Afghanistan e in Iraq con tutti gli annessi e connessi, comprese le sconfitte dell’Italia agli Europei e ai Mondiali di calcio. Nel 2006 torna Prodi e l’Italia vince i Mondiali di Germania. Nel 2008 il Cainano rientra a Palazzo Chigi ed ecco abbattersi sul pianeta la più devastante crisi finanziaria dal 1929. Gli amici Blair e Bush, reduci dalle scampagnate col terzo B., chiudono le rispettive carriere inseguiti dai loro popoli inferociti. Nel 2010 l’Italia perde il solito Mondiale. Lui frattanto chiama la questura per spacciare Ruby per la nipote di Mubarak e al raìs egiziano, al potere da trent’anni, cominciano a fischiare le orecchie. Poi spiega che il bunga-bunga gliel’ha insegnato Gheddafi, al quale cominciano a prudere le terga. Tanto più che B. gli ha appena baciato l’anello. Nella conferenza stampa di fine anno B. dichiara orgoglioso: “Sono amico personale di Mubarak, Ben Alì e Gheddafi”. I tre sventurati non fanno in tempo a toccarsi e vengono travolti l’uno dopo l’altro dalle rivolte popolari in Egitto, Tunisia e Libia. Putin sospende prudenzialmente tutti gli incontri con l’amico B. e, per precauzione, gli fa rispondere al telefono da un bravo imitatore. Non sia mai che il contagio si trasmetta anche per via vocale. Intanto B. annuncia il ritorno al nucleare dopo 24 anni: gli effetti si fanno subito sentire a Tokyo, con l’esplosione della centrale di Fukushima col contorno di terremoto e tsunami. Ora Gheddafi fa lo slalom fra le bombe e i missili che gli sganciano i caccia occidentali, compresi i nostri. Non che il Colonnello sia un campione di coerenza e di affidabilità: ma, in confronto al nostro, lo diventa. Meno di tre anni fa, B. aveva firmato con lui, a Bengasi, un “Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione” che prevedeva – oltre a 5 miliardi di dollari di danni coloniali in cambio del blocco dei flussi migratori – l’impegno di ciascuno dei due paesi a non impicciarsi negli affari interni dell’altro: “Le Parti rispettano reciprocamente la loro uguaglianza sovrana, nonché tutti i diritti a essa inerenti, compreso in particolare il diritto alla libertà e all’indipendenza politica. Esse rispettano altresì il diritto di ciascuna delle Parti di scegliere e sviluppare liberamente il proprio sistema politico, sociale, economico e culturale” (art. 2). Con tanti saluti ai diritti civili e umani: “Le Parti si astengono da qualunque forma di ingerenza negli affari interni o esterni che rientrino nella giurisdizione dell’altra Parte, attenendosi allo spirito del buon vicinato”. Non solo: “L’Italia non userà né permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia e la Libia non userà né permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro l’Italia” (art. 4). Cioè l’Italia diventava alleata della Libia, ma anche della Nato nemica della Libia. E B. s’impegnava a non fare nulla di ciò che sta facendo contro la Libia. Il Parlamento italiano ratificò il tutto nell’aprile 2009 (Pdl, Lega e Pd). E il povero Gheddafi si fidò. Peggio per lui. Doveva saperlo che già prima di B. l’Italia non ha mai finito una guerra dalla stessa parte in cui l’ha iniziata. Ora, con B., ci superiamo: restiamo alleati di Gheddafi (come da Trattato), però lo bombardiamo. Ma solo un po’.
Promemoria – L’editoriale di Marco Travaglio

Quel diavolo cornuto di Berlusconi e le ragioni della sua vendetta

4 marzo 2011 Lascia un commento

Che Dio ci guardi dai cornuti che hanno raggiunto il potere!! La loro ira sarà tanto maggiore quanto, la loro condizione estetica, psicologica e culturale, risulti miserevole.
Se poi, il soggetto in questione, è basso, tozzo, pelato e con gli arti inferiori monchi ed arcuati e, il movente della sua frustrazione da corna, è imputabile a un capellone barbuto, prestante e colto, esponente di primo piano di “potere operaio”, sappiate che la sua sete vendetta, non conoscerà limiti di sorta, fino a patteggiare con il maligno gli ultimi brandelli della propria anima. Questo fatto, riconducibile ai tempi dell’università (e che qualsiasi altra persona normale, benché amareggiata, avrebbe vissuto come un doloroso incidente di percorso), ha ferito a morte l’amor proprio e l’orgoglio smisurato del nostro, allora, giovane Primo Ministro, alterando per sempre il suo stato di coscienza, la capacità critica e relativizzandone, così, i parametri di giudizio. Codificare il mondo, in puttane da usare come merce di soddisfazione sessuale e, in comunisti da sterminare, è l’estrema conseguenza di quello stato psicotico prodotto dal tradimento non contemplato e mai concepito e, dalla conseguente condizione di cornuto. Una ulteriore semplificazione, interviene a separare le donne in due sotto-gruppi dove, le brutte, sono sporche e comuniste, in antitesi con le belle, libere e compiacenti e, gli uomini, in sudditi scodinzolanti e sovversivi bolscevichi. I sudditi, in seguito, per ragioni diverse di carattere eccezionale, li potremo suddividere, in responsabili e traditori.
Il fatto che, in tutti questi anni, Berlusconi, non abbia mai speso una parola di condanna sul ventennio fascista e lo sterminio degli ebrei ad opera del nazismo (disertando platealmente le date più significative della storia d’Italia), la dice lunga sulla natura perversa delle sue convinzioni. Le varie amicizie e simpatie particolari (platealmente ostentate come traguardi personali di politica estera) con i vari dittatori africani e il compagno di merende Putin, sono un elemento importante, distintivo e significativo della visione socio-politica di questo inquietante personaggio.
La possessione, entra in ballo quando, il soggetto ferito e frustrato, non è in grado, per nessun motivo al mondo, di accettare la circostanza che ha prodotto una tale lacerazione e, pur di mettere in atto la sua vendetta, si appella all’intercessione e all’intrusione del maligno. In cambio, il Demonio, pretende una totale sudditanza e le consegne immediate di ogni sentimento della sfera umana che sia in contrasto con le ragioni del suo progetto necrofilo. Il potere economico, mediatico e politico, rappresentano le roccaforti all’interno delle quali le quali, i servi di Satana, pianificano strategie deputate all’omologazione del pensiero unico, al plagio, al raggiro e alla corruzione.
Siamo veramente in pochi oggi, nel mondo occidentale, in grado di riconoscere la presenza del maligno e, capaci di codificare alcuni atteggiamenti e specifici comportamenti che ne confermano l’esistenza e la sua portata distruttiva .
Le farneticazioni sistematiche del cavaliere Berlusconi, i loro contenuti contraddittori intrisi di menzogne lapalissiane che negano l’evidenza e l’oggettività dei fatti, una totale assenza di pudore e del sentimento di vergogna, sono alcuni dei caratteri distintivi e peculiari che tracciano un profilo sufficientemente esaustivo, al fine di confermare la possibilità di un intervento sovrannaturale di entità maligna.
Sbaglieremmo se immaginassimo il Demonio come un super eroe del male, atletico e impavido. Il suo aspetto, il più verosimile, è quello di un uomo piccolo e stupido, con poco charme, che veste come un manichino di provincia. Ha solitamente un linguaggio banale e nega tutto ciò che è evidente. Per lui, la bugia, costituisce una regola relazionale e la sua introiezione proiettiva, lo porta ad attribuire a quelli che, ritiene i suoi avversari e nemici, tutti suoi difetti a cominciare dalla menzogna.
Il nostro personale, piccolo diavolo italiano, essendo privo di qualsiasi forma di intelligenza, eccelle, per compensazione, in furbizia, scaltrezza, ovvietà e automatismo logico di difesa. L’assenza di etica e di morale, poi, gli permettono di espletare con maggiore forza, libertà e determinazione le sue strategie di delegittimazione e diffamazione, elevandole fino ai massimi livelli.
Questo individuo incarna il germe malefico dell’ossimoro al potere, riducendo la verità ad un inquietante esercizio di relativismo. E’ furbo ma stupido, infantile ma vecchio, generoso ma ladro, cattolico ma divorziato, paladino della famiglia ma puttaniere, socialista, ma di estrema destra.
E’ l’attore principale di una grottesca commedia dell’assurdo da suburra, dove tutto è il contrario di tutto e, qualsiasi ragionevolezza, buon senso e costrutto logico, vengono risucchiati dentro il vortice gelatinoso della mistificazione.
Per tutto questo, l’impostura (un vistoso apparato di falsità e di menzogne), contraddistingue la natura diabolica di Silvio Berlusconi che, nel tempo, si è affinata a tal punto, da rendere inconsistente il confine con la stessa verità.
Per questo signore del male, tutto si riduce a mero fatto personale ed effetto pirotecnico. Come dimenticare i morti di Nassirya, vittime sacrificali di una guerra infame e insensata, scaturita dalla vanità, dalla sudditanza, dall’ansia e sete di protagonismo di un Primo Ministro, che ha trasfigurato il suo impegno politico, in un progetto eversivo e di vendetta!! “Mi chiedo se serva questo sacrificio”, afferma dopo la notizia di un nuovo caduto italiano in Afganistan! Contraddizione, incoerenza, totale assenza di autocritica e di pudore, si attestano a tare genetiche del posseduto.
Questo impostore, da oltre quindici anni, ha spaccato il paese dentro una continua contrapposizione e scontro ideologico e, nel significato etimologico della locuzione “dividi et imperat”, ha suggellato il suo potere e il diritto ad una speciale impunità.
Un filibustiere che persegue il suo progetto mefistofelico, fatto di dossieraggi, spionaggio, intimidazione, delegittimazione, ricatto e ritorsioni e, in virtù di una sistematica corruzione, si accredita orde di figuri, pronti a espletare ogni suo ordine e nefandezza.
Pensare per un solo attimo che abbia a cuore le sorti di questo martoriato paese, è un’ingenuità grossa come una casa! Solo chi é stato vittima di un potente maleficio, causa la predisposizione, la potenzialità o le affinità caratteriali, può ancora credere ad una tale assurdità!
In verità, il diavolo Berlusconi, mira ad attuare il suo piano di distruzione etica, morale e materiale di questo covo di comunisti (l’Italia), per consegnare la sua vendetta nelle sudice mani di Satana in persona. Definirlo un politico, un imprenditore di successo, un piduista, un mafioso o un puttaniere, mortifica la verità e riduce il soggetto, a specifica e mera condizione umana. Berlusconi non è niente di tutto ciò! No è un politico, ma fa uso della politica, non è un imprenditore ma fa uso del potere economico, istituzionale e di tutti i privilegi del caso, per soddisfare le perversioni del suo Ego malato e posseduto.
L’attacco del nostro piccolo Diavolo alla scuola pubblica che, dichiara, essere terreno di coltura ideologico deputato ad inculcare idee diverse da quelle che vengono trasmesse nelle famiglie e spacciare per buoni, principi e valori sbagliati, è la dichiarazione delirante (ultima di una lunga lista di minchionerie) adottata allo scopo strategico di spostare l’attenzione sugli ultimi avvenimenti che lo riguardano; privati e giudiziari. Un’affermazione ipocrita e contraddittoria e che si scontra con la portata di fuoco diseducatrice delle sue tre reti commerciali, intrise di una tale volgarità, lordume morale e qualunquismo esistenziale, da trasfigurare l’ultimo lupanare di infimo ordine, in un collegio di orsoline. Quando irrompe nel programma di Gad Lerner, esaltando il 110 e lode conseguito da Nicol Minetti, viene da chiedersi se, le modalità attraverso le quali è giunta alla carica di consigliere regionale, siano le stesse messe in campo per laurearsi. Emilio Fede che chiede la tangente di 400.000 euro a Lele mora, per avere intercesso verso l’amico Berlusconi di un prestito a suo favore, non modifica in nessun modo i suoi rapporti con il Cavaliere. Al contrario, ne rafforza l’appartenenza e lo consacra a figlio naturale del suo venerabile Maestro del male, che vede i lui la realizzazione di tutti i suoi insegnamenti. L’atteggiamento irascibile e sprezzante e quel ghigno malefico, stemperato da un finto sorrisetto intriso di sarcasmo e di odio quando, solo ieri, il presidente Berlusconi, conferma la sua assoluta contrarietà ai matrimoni gay e alla possibilità di adozione per i single, sono gli elementi ascrivibili alla rappresentazione iconografica e simbolica dell’entità maligna. I sistematici attacchi ai giudici, alle istituzioni, alla Corte Costituzionale e al Presidente della Repubblica, si rivelano il continuo tentativo di alterare, manipolare e ribaltare la percezione della realtà, allo scopo di trasporre la vittima in carnefice e, viceversa.
Il diavolo non vuole la pace, ma cerca il conflitto perenne. Attraverso la menzogna e la mistificazione, ordisce la sua vendetta contro il mondo, contro Dio e, contro tutti gli uomini ragionevoli e di buon senso che, con i loro atti, gli rammentano, quella sua condizione di di analfabeta della vita e di eterno becco.
Quando la moglie Veronica, su Repubblica, lo definisce “un uomo malato” allertando la politica tutta, dal pericolo di un tale potere nelle sole, sue mani, intendeva comunicare al mondo intero (senza esplicitarlo) della sua natura demoniaca.
Per il nostro piccolo Diavolo, la vendetta, è il primario nutrimento. Nient’altro al mondo, può mitigare il dolore lacerante del suo orgoglio ferito, ne risvegliare le ragioni di un’autostima oramai defunta. Non esistono armi idonee e adatte a combattere una tale circostanza, tanto più, se il nostro piccolo Diavolo, può contare sulla cieca obbedienza di una nutrita schiera di, adepti, servi e chiassose tifoserie che operano compatti al fine di soddisfare ogni suo più subdolo desiderio, ordine e infamia.
Auspicare una rivolta popolare, morale e civile, di tutta la cittadinanza, conoscendo a priori, l’immobilismo atavico del popolo italiano e la sua congeniale codardia, è un esercizio di illusionismo che ci possiamo risparmiare. Non possiamo fare altro che appellarci in comunione, ad un intervento divino, ma sapendo che “Dio, ascolta le nostre preghiere se, egli stesso, le pronuncia con le nostre labbra”.
Gianni Tirelli

Se non ora, quando?

13 febbraio 2011 Lascia un commento

Ho voluto venisse questa domenica per commentare il pezzo Gramellini. Oggi 13 febbraio ero in campo santa margherita a Venezia, presenti 9000 persone circa, arrivate anche da varie parti della provincia. Donne di tutte le età e tantissimi uomini che hanno partecipato alla giornata ” se non ora quando?”, tesa alla protesta della gente della piazza ( e tante sono state le piazze ivase oggi, di grandi e piccolecittà italiane) contro atteggiamenti e ” modelli di comportamento” che avviliscono e degradano la figura femminile,il suo ruolo,la sua sessualità ed anche, di conseguenza, il rapporto uomo-donna che il nostro Cavaliere ha sacrificato alla mentalità postribolare. E’stato un grande segno di partecipazione collettiva, un netto ” BASTA” alla fogna che tracima. HA sbagliato in pieno la Gelmini , allorchè ha deichiarato che oggi in piazza, a manifestare, ci sarebbero state solo donne radical-chic, residuati del femminismo integrato. A Venezia ( e certamente anche in altre parti d’Italia) erano presenti donne di ogni ceto con i loro compagni e i loro mariti, i loro amici. Uomini che non solo hanno voluto condividere ma che hanno anche direttamente dimostrato di essere ben altro dal “maschio” berlusconiano. Ed erano presenti veramente tutti/e. Cartelli a non finire , nati dalla inventiva e dalla comicità delle persone,compresi due enormi con una scritta del Papa Giovanni Paolo II sulla femminilità ed il suo valore. Sul palco sisono avvicendate cantanti, scrittrici e due formidabili attrici locali che hanno rappresentato un scenetta umoristica in merito al ” Papi-test”. Il tutto si è svolto senza prevaricazioni di partito ( come alcuni avevano insinuato): erano tutte persone che spontamente si sono riunite per l’esigenza di ridare a questo Paese dei governanti presentabili, per difendere dei valori davanti alla corruttela arrogante del danaro che tutto pretende di comperare. In mezzo alla folla si agitavano anche due tricolori. E’ bello vedere la bandiera in mezzo alla gente comune e non solo nei picchetti militari o allo stadio. Sicuramente il cuore del Paese è migliore di quello che la casta politica crede e speriamo che i tempi del cambiamento non siano lontani.
Maria Teresa Morini

Impostori dal culo flaccido

12 febbraio 2011 Lascia un commento

La cosa che, in maniera sconcertante e trasversale, accomuna e si pone come elemento caratteriale dominante, dei rappresentanti di questa maggioranza, è la menzogna. Ogni altro individuo esterno, che per qualche ragione, entri in contatto con questa gente, viene infettato in forma virale dal germe della mistificazione e della contraffazione della realtà. Un comportamento talmente diffuso nell’entourage berlusconiano, da essere assunto a normale pratica relazionale, confortata, inoltre, da una convinzione ostentata e gridata. Per queste persone (dal linguaggio banale e sempre volti a negare tutto ciò che è evidente), la bugia costituisce una regola e, la sua introiezione proiettiva, li porta ad attribuire agli avversari tutti i loro difetti; la menzogna in primis. Belpietro, Sallusti, Vittorio Feltri, Bondi, Cicchetto e Capezzone, per fare solo due nomi, sono l’espressione più esaustiva del livello di virulenza di una malattia che, per assuefazione, si è attestata a cronica patologia.
Sono questi gli impostori dal culo flaccido; flaccidi dentro, nell’anima e nel corpo. Loro, le vere puttane di questo caravanserraglio di moderni freaks plastificati, contraffatti dal bisturi della monnezza morale. Escrementi umanoidi partoriti dal mercimonio della loro dignità, dell’onore, degli affetti, e privati del piacere di una vera amicizia, sana, leale e disinteressata – immuni a tutto ciò che riguarda la sfera del sociale e il valore della solidarietà, insensibili ai drammatici problemi attinenti al disastro ambientale, morale, etico e ai loro effetti sulla società.
Oggi, il nostro paese, è rappresentato da questa inedita “Armata Brancaleone” in chiave Tinto Brass, che ha trasformato il parlamento italiano in un lupanare di quart’ordine. Esseri rivoltanti sia sul piano morale come estetico che hanno improntato la loro vita e carriera, alla soddisfazione di vizi e perversioni, frustrazione e desideri repressi.
La ricerca spasmodica dell’orgasmo ad ogni costo e con ogni mezzo, è il risultato indotto da una paura persistente di natura esistenziale e culturale, derivante da una totale mancanza di autostima e relativa a complessi di inferiorità (mai risolti e irresponsabilmente coltivati), figli di un pericoloso retaggio adolescenziale.
E’ quindi attraverso l’esercizio del potere che, questi individui, intendono (illusoriamente) placare i morsi di un tale disagio. Una paura, dicevo, così profonda e destabilizzante che ipoteca e condiziona ogni buon senso e ragionevolezza – prevarica ogni limite morale e principio etico, anteponendo, a tutto questo, l’appagamento aleatorio di un orgasmo mercificato e assunto a paradigma di liberazione dal tormento.
L’amore a pagamento (che non prevede il reciproco e consensuale trasporto o desiderio), è di per se contro natura, e il piacere che ne deriva, non è che momentaneo ed effimero. Come l’effetto di una droga che ha esaurito il suo potenziale anestetizzante, produce dipendenza e la necessità, via via, di aumentarne il dosaggio.
L’atteggiamento di Berlusconi, è volto a negare l’evidenza dei fatti e a perseverare nell’esercizio della menzogna, adottata all’origine, come pratica quotidiana e strategia politica. Ciò, è indicativo di una mente compromessa che, nel desiderio compulsivo e spasmodico, si prefigge, attraverso la sistematica ricerca dell’orgasmo, di eludere una solitudine opprimente e lo smarrimento di un vuoto cosmico, conseguenza logica di un’incapacità nell’accettare l’inesorabile scorrere del tempo e delle sue ragioni.

Cosa c’è di virile e carismatico, in un essere basso e chiatto che trascorre la gran parte del suo tempo al chiuso di cliniche di bellezza, fra estetiste e truccatori, chirurghi plastici, parrucchieri e miracolosi calzolai? In verità, quest’uomo, è al di fuori, di ogni tentazione, che sia di natura umana.
Quale donna normale o, avvenente signorina di compagnia, potrebbe mai concedersi (senza prima, avere incassato un congruo tornaconto e represso il disgusto iniziale), alle brame di Berlusconi, Brunetta, Emilio Fede o Lele Mora, individui dalle fattezze ripugnanti e dall’animo servile?

Puoi essere l’uomo più ricco e potente del mondo, ma se oltre alla ricchezza e al potere, non hai null’altro da dare, allora, se vuoi avere, devi pagare.
In questa condizione riversano gli uomini poveri di spirito e incapaci di veri e autentici sentimenti. Individui monchi, irrisolti, figli di un egoismo atavico, e di un inquietante retaggio infantile che, all’essere, hanno anteposto, l’avere e l’apparire. Sono i “berluscones di quest’epoca insensata, corrotti nel più profondo della loro anima, che hanno adottato la menzogna a baluardo di potere e della dignità, hanno fatto mercimonio. Sono gli schiavi volontari, delle loro debolezze e dipendenze, che chiamano, libertà, la licenza e, verità, la mistificazione – per progresso, definiscono la catastrofe ambientale e, fedeltà, il servilismo. Così, la contraffazione trasfigura in realtà, e la barbarie etica e morale, in cultura e modernità.

Gli “Psicopatici Carismatici” sono mentitori solitamente potentati, dotati di qualche tipo di talento che affinano nel tempo allo scopo di manipolare gli altri. Generalmente, possiedono una capacità quasi demoniaca di persuasione agendo sulle debolezze e i lati peggiori della gente, per averne in cambio una totale sudditanza, il servilismo e, in certi casi, anche la vita. Possono essere leaders di sette, culti religiosi, fazioni politiche, assolutamente convinti dell’efficacia della loro opera di mistificazione.
Nella maggioranza dei casi, la pratica sistematica della menzogna è frutto di una completa mancanza di Autostima e, funzionale ad accreditare un ruolo nella società che, diversamente, per acclarata incapacità, sarebbe precluso. In sostanza è un Autodifesa nei confronti di un mondo che si ritiene ostile perché troppo strutturato.Hitler e Mussolini, del resto, sono l’esempio eclatante di un opera di mistificazione (la propaganda) pianificata a tavolino e dei suoi effetti deliranti. Un corto circuito nel sistema Rappresentativo, dall’immaginario al simbolo – dalla fantasia alla realtà.
La bugia è sempre un meccanismo di difesa. Molti ne fanno uso in situazioni di pericolo (dal bambino che ha fatto la marachella, all’adulto che, ragionando, ritiene sia più opportuno nascondere o alterare alcuni aspetti di una sua azione). Ma qual’è il suo significato profondo? Quando la bugia diventa un fatto “compulsivo” e, non dirne, crea disagio e la si vive come qualcosa di molto vicino alla realtà, tanto da vivere la quotidianità all’interno della bugia, a questo punto, entriamo nel campo della psicopatologia.Il vero problema non sta nel definire chi sia il “bugiardo patologico”, ma cosa induce a questa fuga dalla realtà e ad innescare quel meccanismo di difesa che ne genera la sua contraffazione. Emilio Fede che nega in maniera lapalissiana la telefonata con Lele Mora sulla spartizione di un prestito del Cavaliere, lo stesso Silvio Berlusconi che afferma con una spudoratezza sconcertante di non avere mai avuto rapporti sessuali a pagamento, invitando tutti alla sobrietà e, non più tardi di ieri, al rigore morale, Nicol Minetti che lo definisce “un pezzo di merda dal culo flaccido” mentre in diretta televisiva Lui la difende a spada tratta, elencandone i meriti e le capacità, tutto questo, rientra in una rappresentazione grottesca e patologica dell’impostura cronica e di un esercizio di manipolazione della realtà dei fatti. Tali deprecabil icomportamenti, per ragioni mediatiche e spirito di emulazione, tracimano dall’ambito in cui si consumano, per essere, in seguito, adottati e presi ad esempio da tutti coloro che si riconoscono, per affinità, in questa grave e moderna patologia. E oggi sono in tanti!
Devo infine aggiungere, per un dovere scientifico e completezza di analisi che, gli “impostori dal culo flaccido” (per la quasi totalità di sesso maschile), proprio in ragione dei comportamenti indotti da una tale patologia, sono destinati a portare le corna, vita natural durante. Questa miserevole e frustrante condizione di becchi, li porta a considerare ogni individuo, un possibile traditore, costringendoli in uno stato di perenne ansia, che solo nel rapporto a pagamento, li libera (momentaneamente) da quel pungente tormento psico-esistenziale.
Gianni Tirelli

Seminfermità mentale

19 gennaio 2011 Lascia un commento

Per spiegare Tangentopoli, il pm più spiritoso di Mani Pulite ripete spesso: “In ogni economia il numero dei ladri non può mai superare il numero dei derubati. Quando i ladri arrivano al 51% cominciano a derubarsi fra loro e il sistema implode”.

Ora ci risiamo. Umilio Fede che fa la cresta sui “prestiti” del Cainano a Lele Mora è l’emblema di una corte famelica e predona, dove tutti derubano tutti e alla fine chi paga il conto è sempre Lui, il povero B.

Una certa Faggioli ha fretta, “mi restano solo mille euro, devo fare cassa per forza”, e aspetta speranzosa un nuovo Bunga bunga. Ma corre voce che Lui “voglia ridurre le cene” e soprattutto i dopocena, così una tale Iris medita: “È ora che iniziamo a rubare qualcosa in casa”. Un’altra erinni ipotizza la soluzione finale: “Che palle ‘sto vecchio, fra un po’ ci manda affanculo tutte quante… quella è la volta buona che lo uccido… vado io a tirargli la statua in faccia”.

Cioè: lui s’illude di averle fulminate col suo charme, “volete mettere il piacere della conquista?”. E quelle, subornate dal partito dell’odio, lo chiamano “la nostra fonte di lucro”, “che schifo quell’uomo”, “l’ho visto out, ingrassato, imbruttito, più di là che di qua, è diventato pure brutto (prima invece era un figo pazzesco, ndr): deve solo sganciare. Spero sia più generoso, io non gli regalo un cazzo…”.

Uno sciame di cavallette assatanate e sanguisughe parassite, tutte addosso a quel pover’ometto, fra l’altro anziano e gravemente malato, a succhiargli il sangue (anche). A lui che ha già dovuto pagare Craxi, finanzieri, giudici, Mills, un migliaio di parlamentari (i “responsabili” due volte, comprati e ricomprati), servi, giornalisti, giornalisti servi, papponi, ruffiani, mezzane, mignotte (due volte, per i Bunga bunga e poi per il silenzio), e ora deve pure comprarsi una fidanzata.

E cos’è, un bancomat? Un caso di circonvenzione di incapace, ma di massa. E dire che lui, a modo suo, tentava di comunicare la sua infermità: quando ne faceva travestire qualcuna da infermiera è perché aveva bisogno di cure, altro che giochini erotici. Solo che quelle non capivano, e nemmeno Lele Mora, che così erudiva una pupa: “Visto che sarai l’infermiera ufficiale, devi fargli uno scherzo… devi prenderti su… quello che misura la pressione finto e poi un camicione”. Roberta: “Quello da dottoressa… con sotto niente ovviamente…”. Lele: “Lo devi comprare oggi… poi ti metti lo stetoscopio sulla camicina da infermiera e sotto le autoreggenti bianche…”. Roberta: “Guarda Lele lo faccio, ti giuro… non mi manca il coraggio”. Lele: “Gli dici: ‘Sorpresa! Sono l’infermiera, la devo visitare…’”. Roberta: “Una visita privata per accertarmi il suo stato di salute…”. Lele: “Esatto… sai quanto si diverte lui… da ridere da morire”. Roberta: “Infatti per quel poco che l’ho conosciuto sta allo scherzo”. Lele: “Sì, sì, fa il finto malato”. Roberta: “Sì, l’ha già fatto proprio ieri sera”. Lele: “Comunque impressione ottima, meravigliosa. Si prevede un grande futuro per te, amore”.

Gente insensibile: quello sta male davvero e pensano che finga. Ora il povero infermo rischia grosso, anzi può dirsi fortunato: chiunque altro, al posto suo, sarebbe già in galera. Le richieste a Ruby “racconta cazzate, cerca di passare per pazza” in cambio di soldi sono un caso da manuale di inquinamento probatorio. Per molto meno c’è l’arresto in flagrante. Ma lui, volpino, ha l’asso nella manica. Dalla lettura delle carte già s’intravede l’arma segreta: basta coltivarla e tutto andrà per il meglio.

Dia retta a noi, Cavaliere, che le vogliamo bene. Lasci perdere i cattivi consigliori che le rubano parcelle da favola e la mandano a sbattere con le solite leggi ad personam o le solite ricusazioni che non funzionano mai. Adotti la difesa di Michele Misseri modello Arcore. Si presenti in tribunale con un’infermiera armata di stetoscopio e pompetta per la pressione. Passare per pazzo, per lei, è più facile che per Ruby e per lo zio di Sarah: basta qualche cazzata di repertorio e il gioco è fatto. La seminfermità mentale non gliela leva nessuno.

“Seminfermità mentale”, Marco Travaglio, Il Fatto Quotidiano, 19 gennaio 2011

Radio padania

29 dicembre 2010 Lascia un commento

Senso civico. “Ieri sono andata in questura, a Perugia, e ho denunciato Radio Padania”. Le parole sono di Arianna Ciccone, del gruppo web Valigia Blu. Una decisione presa dopo aver ascoltato alcune trasmissioni della radio della Lega. Una in cui “gli studenti padani invitano le forze dell’ordine a spaccare le ossa ai manifestanti”, e l’altra in cui un membro della Guardia Padana Nazionale dichiara che “i rom hanno l’omicidio nel loro dna”. Per la Ciccone, “bisogna ribellarsi a questo, bisogna dire: no, questo non potete farlo, non vi è permesso. Nella nostra società, nella nostra democrazia non avrete nessuna possibilità di infettare di odio razziale i nostri figli”. E ancora: “le ipotesi di reato sono istigazione alla violenza e odio razziale. Saranno le autorità giudiziarie a decidere”.

L’onorevole Razzi, quasi quasi…sottosegretario

23 dicembre 2010 Lascia un commento

Se l’onorevole Antonio Razzi sta vivendo ore di irrefrenabile ansia lo deve al talento di alcuni deputati del Partito democratico che lo hanno proiettato – con la complicità di esponenti berlusconiani – al governo. Senza se e senza ma. “Capisci Antonio, tu sei stato operaio e il tuo posto naturale, l’approdo necessario per chi come te ha restituito vita a un governo morto, è il ministero del Lavoro. Almeno sottosegretario, è chiaro!”. Francesco Boccia, il primo burlone del Pd, tira Razzi nel mondo dorato delle poltrone. Lui ringrazia e vivamente. Con parole quasi identiche e con un senso ancora più cameratesco dei tragitti che la vita e il caso fa compiere, Salvatore Buglio, deputato e anch’egli operaio, ma torinese e di sinistra, gli spiega che l’ora x è praticamente scoccata. Razzi sottosegretario. Non un sogno ma una bellissima e solida realtà.

A rendere ancora più gratificante e incredibile la pur breve esperienza trasformistica del parlamentare dell’Italia dei Valori, eletto all’estero, residente in Svizzera dove ha vissuto da operaio, giungono – secondo le più accreditate ricostruzioni – le dense felicitazioni di Andrea Martella, collega veneziano, da sempre impegnato sui temi del lavoro.

I tre lavorano ai fianchi Raffaele Fitto, il ministro degli Affari regionali, al quale chiedono un occhio di burlesco riguardo, un segno di vicinanza e qualcosa in più per il talento di Razzi.

Ciò che si conosce è la digestione veloce di Razzi di tutti quei complimenti e promesse. Prima di sinistra e adesso anche di destra. Ogni scherzetto è bello se dura poco. Ma per colpa del Pd lo scherzetto si è fatto insidioso. Razzi è stato chiamato, e non una volta soltanto, al telefono. I burloni, spacciandosi per Fitto, lo hanno spronato, rassicurato, infine convinto. Insomma gli hanno spiegato che il più era fatto. A lui sarebbe toccato solo di mettere in pratica l’ultimo tassello: andare da Angelino Alfano, il delfino, il leader in pectore del Pdl e dirgli che ogni cosa era al suo posto: . “Io sono qui, questo è il mio nuovo numero di cellulare. L’ho dato solo a Verdini”.

Il ministro Alfano non capendo ha salutato con un ok e un largo sorriso il neo acquisto, consegnandolo purtroppo alla gioia più intensa. “Ma in questi giorni devo andare in Spagna, mi aspetta mio figlio!”. “Vai in Spagna? E se ti chiamano per giurare?”. I burloni, sadici oltre misura, hanno spiegato che la storia parlamentare è zeppa di fermate in sartoria, nell’ultimo minuto utile.

Vestito blu, pronto all’uso.

Razzi è partito e tanti auguri. Anche a Natale ogni scherzo vale.

http://caporale.blogautore.repubblica.it/2010/12/23/lonorevole-razzi-quasi-quasi-sottosegretario/?ref=HREC1-1

L’antiberlusconismo un dovere civile

14 dicembre 2010 Lascia un commento

Oggi, l’antiberlusconisimo (come l’antifascismo) è una moderna forma di resistenza. Un atto dovuto, un dovere civile dal quale, nessuno si può (o si dovrebbe) sottrarre.
Ma la storia, inesorabilmente si ripete e, come allora, la stupidità, il qualunquismo e la malafede degli italiani, ritorna ad accanirsi su questo povera e sciagurata Italia. Come allora pagheremo il prezzo, della nostra irresponsabilità e coltivata cecità.
Propaganda e populismo, mistificazione e contraffazione della realtà, ritornano di nuovo ad essere le efficaci armi di persuasione e di seduzione – invitanti come il canto delle sirene e le lusinghe del maligno.
Il “berlusconismo” è una patologia infettiva ad alta virulenza che agisce sui lati peggiori degli individui, legittimandoli e sdoganandoli come normalità. Una visibilità insperata, venduta al prezzo di servilismo, omertà e cieca obbedienza.
Una congrega, di cialtroni e reietti, che contrappone la furbizia all’intelligenza e il mercimonio alla dignità. Il rischio, poi, che un tale precedente, possa attecchire, ed essere preso ad esempio nel resto dell’Europa, è una possibilità reale.
La sottovalutazione irresponsabile e sistematica del “berlusconismo”, non solo da parte della cittadinanza ma, ben più grave, da alcune alte cariche dello Stato, li rende complici, ad ogni effetto, dell’imminente bancarotta dissipatoria del paese e della sua deriva morale e sociale. Come meravigliarci, a questo punto, dell’impennata di criminalità organizzata nelle civili regioni del nord quando, il nostro parlamento, oggi, è la roccaforte del malaffare, dove si organizzano oscure trame, complotti e si smistano pizzini?
E’ inimmaginabile che, in un paese normale, come i tanti in Europa, un figuro del genere, sia potuto approdare al parlamento e investire una tale carica politica. Ne tanto meno essere l’imprenditore di successo che oggi é.

Il problema, di fatto, non è tanto Berlusconi, ma il “berlusconismo” – un surrogato (unico caso nella storia delle democrazie occidentali) della peggiore feccia unita della società italiana. Una banda di avventurieri, farabutti, traditori della propria patria e dignità, affaristi e mafiosi, asserviti al capo Clan, in cambio di privilegi, impunità, visibilità e potere. Oggi, questi personaggi, sono ai vertici di comando di ogni settore economico e produttivo, non che, detentori di tutto il capitale in circolazione. Una spada di Damocle sulla nostra testa e sul futuro di questo paese. L’eredità di Berlusconi sarà, per drammaticità, più devastante di quanto non sia stata la sua permanenza alla guida di governo.
Il calcio mercato di deputati e senatori, è l’ennesimo e non ultimo atto di uno sconcertante, indicibile e perverso imbarbarimento della morale e dell’etica che, oggi, nel “berlusconismo”, trova la sua sede naturale.

Silvio Berlusconi, consapevole del dopo, tenterà in tutti i modi e con tutti i mezzi, di rimanere in sella, pur di non affrontare la realtà. Se in uno slancio di buon senso, si fosse messo da parte (anche se fuori tempo massimo), quel gesto di tardiva responsabilità lo avrebbe in parte assolto dalla sua condotta, restituendogli un briciolo di dignità. Ma codardia e infamia, hanno preso il sopravvento sulla ragionevolezza e il decoro, inserendolo, a buon diritto, fra la lista, dei personaggi più inquietanti e riluttanti della storia d’Italia.

Gianni Tirelli

Il parlamento delle vacche

12 dicembre 2010 Lascia un commento

Scilipoti è un giuda? No è un signor nessuno, un semplice parlamentare. Chi lo conosceva prima del suo “passaggio” al Pdl alzi la mano. E’ una scoreggia venuta dallo spazio profondo come quasi tutti i deputati e i senatori messi lì (“scelti“) dai padroni dei partiti, di TUTTI i partiti. Qui non si possono più fare sconti a nessuno. In Parlamento non ci sono vergini e neppure extravergini. Si parla di mercato delle vacche, ma sono le stesse vacche che ne parlano, a partire da Casini per arrivare a Fini.

La legge elettorale voluta dal centrodestra e benedetta dal centrosinistra di Prodi per due anni e mezzo (il tempo necessario per far maturare il diritto alla pensione ai parlamentari) ha eliminato l’elezione diretta del candidato e ha creato le aziende della politica che hanno come ricavi i soldi pubblici e nessun costo. Tutto profitto. Aziende perfette per farsi i cazzi loro. Ci sono l’amministratore delegato che decide per tutti, il capo del personale che recluta i dipendenti, il tesoriere che amministra i finanziamenti pubblici, il responsabile della comunicazione che gestisce i giornali di partito, eccetera, eccetera. I dipendenti sono scelti tra gli amici, i parenti fino al terzo grado (mogli in prima fila), i fedelissimi, i portatori di pacchetti di voti, le amanti, i condannabili alla ricerca di immunità, i compari, i raccomandati. Un’umanità gaudente eletta PRIMA delle elezioni, a tavolino. Il nostro voto non vale nulla. Qualcuno si fa eleggere comprando lui stesso il seggio, per investimento o per vanità, di questo non ho le prove, ma sono più che plausibili un paio di milioni di euro per diventare senatore, un milione e mezzo per diventare deputato.
Il 14 dicembre si vota pro o contro Berlusconi, il grande corruttore, a cui do un consiglio disinteressato, quello di saltare da solo prima di essere buttato di sotto dagli altri. Il 14 si leveranno alti nel cielo di Roma i muggiti delle vacche, più che un Parlamento sarà un’enorme stalla. Le vacche voteranno, si indigneranno, si daranno qualche cornata, ma per finta. Terminata la farsa rimarrà il letame. Un Parlamento incostituzionale, auto eletto, con più di cento tra condannati e inquisiti, celebrerà in anticipo il Santo Natale. Nel presepe profano di Montecitorio ci saranno però solo le vacche, il resto, dal Bambin Gesù alla democrazia, lo hanno fatto sparire da tempo.
http://informazionesenzafiltro.blogspot.com/2010/12/il-parlamento-delle-vacche.html

Una sinistra senza spina dorsale

24 novembre 2010 3 commenti

E poi ci domandiamo per quale motivo, di fronte all’implosione del modello berlusconiano, questa sinistra (inverosimilmente), non guadagni consensi! Ci indigniamo tanto (e a ragione), della vergognosa sudditanza di questa cricca al governo verso il re taumaturgo e, quando lo stesso, irrompe in uno dei programmi televisivi della sua personale lista di proscrizione, tutti ammutoliscono o, al più, ostentano poco convinti sorrisetti di finto sarcasmo e meraviglia. Ma come pensiamo di potere detronizzare il Nano malefico e corte, se oltre al suo potere mediatico, può contare sulla codardia e il buonismo mieloso di una opposizione senza spina dorsale?
Di quali altre vergogne, soprusi e crimini, si dovrebbe ancora macchiare, un Primo Ministro, piduista e in odore di mafia, dalle frequentazioni agghiaccianti (Gelli, Dell’Utri, Mangano, Cosentino, ecc), e consumato da uno stile di vita degno solo di un pappone di quart’ordine, perché questa maledetta sinistra, pusillanime e smarrita, trovi la forza, il coraggio e la dignità, necessari per abbattere quel muro di omertà e apatia, innalzato a mascherare la sua pachidermica immobilità da prepensionamento? Noi elettori delusi e, oramai, sfiancati sostenitori di una coalizione trasfigurata in orpello, nella quale abbiamo riposto tutte le nostre speranze, siamo arrivati allo stremo. Consumati da una frustrazione repressa e costante che, da oltre quindici anni, ci umilia e ci ferisce. E’ tempo di suonare la carica. Una chiamata alle armi convinta e responsabile che risvegli gli animi dormienti, l’orgoglio ferito e quella passione sociale e politica che, da sempre, fa vibrare le corde del nostro cuore.
Gianni Tirelli

La dittatura mediatica

18 novembre 2010 Lascia un commento

Berlusconi controlla il potere in Italia mediante la “dittatura mediatica”
Articolo di Personaggi d’Italia, pubblicato domenica 24 maggio 2009 in Messico.

Campione moderno del “populismo mediatico”, il primo ministro italiano Silvio Berlusconi gode di un ampio consenso nonostante la difficile fase attuale della sua avventura politica, un fenomeno attribuito dagli esperti al suo controllo dei mezzi di comunicazione.

Giudicato colpevole per avere corrotto l’avvocato inglese David Mills, ma senza condanna grazie all’immunità; accusato da sua moglie, Veronica Lario, di “frequentare minorenni” e con un paese in profonda recessione, Berlusconi mantiene un consenso superiore al 70%.

“Gli italiani stanno dalla mia parte nonostante le polemiche”, ha dichiarato il Cavaliere lo scorso 19 maggio e ha mostrato un sondaggio secondo il quale gode di una popolarità del 74,8%.

Questa situazione è spiegata da diversi punti di vista che giungono sempre alla stessa conclusione: Berlusconi ha il controllo della televisione, è proprietario di giornali e della principale casa editrice del paese, la Mondadori, tra gli altri affari.

Un nuovo libro sul personaggio, intitolato “La sindrome di Arcore” del giornalista Giovanni Valentini, ritiene che tale popolarità corrisponde al fatto che il popolo dei teledipendenti italiani si è innamorato del proprio carceriere, come succede alle vittime della cosiddetta “sindrome di Stoccolma”.

“L’anomalia italiana, impersonificata da un capo di governo che di fatto dispone di sei reti televisive nazionali, non ha eguali nel mondo civilizzato”, ha detto l’autore, che nel titolo del libro fa riferimento ad Arcore, la località milanese dove il Cavaliere ha il suo quartier generale.

Ha ricordato che Berlusconi è proprietario della principale azienda televisiva privata, Mediaset, che dispone di tre canali e che, come capo del governo, controlla indirettamente altri tre canali della televisione pubblica, la RAI.

“Non esiste nessun altro paese al mondo in cui succeda una cosa simile, per cui si può legittimamente dire che si tratta di una tele-dittatura, fondata sul controllo della televisione e, pertanto, del consenso popolare”, ha segnalato.

Anche il sociologo ed esperto di mezzi di comunicazione, Domenico De Masi, sostiene che in Italia si sta creando un primo esempio di dittatura mediatica al mondo.

Sostiene che, nonostante all’estero Berlusconi venga solitamente sottostimato e considerato un personaggio “ridicolo e kitsch”, sta portando a termine, forse senza esserne cosciente, il primo esperimento mondiale di dittatura mediatica.

Una dittatura dolce che, attraverso la televisione, “rende cieche le proprie vittime”, ha detto De Masi in una recente conferenza stampa. Secondo il politologo Giovanni Sartori, una delle caratteristiche delle dittature è il monopolio dell’informazione e, in questo senso, l’Italia di Berlusconi si avvicina al paradigma.

Nel documentario “Citizen Berlusconi”, della televisione statunitense PBS (Public Broadcasting Service) censurato in Italia, Sartori ha sottolineato che il primo ministro “è presente in tutte le attività importanti”, controlla l’informazione, la pubblicità e influenza la maggior parte della stampa.

Ma gli esperti considerano anche che Berlusconi incarni lo stereotipo di Italiano, ossia, concentra i vizi e le virtù dei suoi compatrioti, oltre a possedere una grande capacità comunicativa.

“Berlusconi è un formidabile piazzista, un professionista che riuscirebbe a vendere un frigorifero a un eschimese”, ha ironizzato Valentini, secondo il quale l’icona pubblica del magnate si fonda sull’adorazione dell’apparenza e sulla fede nell’immagine.

Tuttavia ha detto che, prima che sulla televisione, la sua popolarità si basa sulla mitologia del calcio, lo sport più amato dagli italiani e che proprio la squadra del Milan, di cui è proprietario, è stata quella che ha conquistato più medaglie, coppe e trofei al mondo.

“Il controllo dittatoriale dei mezzi di comunicazione italiani da parte di Berlusconi rappresenta una reale e funesta minaccia per la democrazia”, avverte a sua volta il giornalista britannico David Lane nel libro “L’ombra del potere”.
http://sdpnoticias.com/sdp/contenido/2009/05/24/405445

Se per ipotesi Berlusconi..

17 novembre 2010 Lascia un commento

Se Silvio Berlusconi, per una inquietante, quanto suggestiva ipotesi, fosse stato il leader del Partito Democratico al governo, l’attuale maggioranza (ma opposizione nell’immaginario), dopo la prima legge ad personam, ne avrebbe chiesto la testa, e non in senso metaforico.
Non oso pensare a cosa sarebbero stati in grado di imbastire ed escogitare “il Giornale” di Feltri e Belpietro di “Libero”, nella nuova e singolare veste, di nuovi paladini ed eroi di una giustizia giusta e uguale per tutti.
Cerco di immaginare Bondi, che arringa Franceschini su tali vergognose proposte di legge, e che afferma, “non sono degne di uno stato democratico e di un paese che si ritenga civile” – Cicchitto, che insiste nel ribadire (per l’ennesima volta), l’anomalia tutta italiana di un “conflitto di interessi” grosso come una casa, tale da destabilizzare la tenuta delle istituzioni e la coesione sociale, senza eguali nella storia politica delle democrazie occidentali.
Gasparri, in preda ad una crisi isterica, che si appella al senso di responsabilità del Presidente della Repubblica, perché non si presti (divenendone complice), a sottoscrivere tali porcate, ribadendo, inoltre, il concetto che, di fronte alla legge, tutti I cittadini sono uguali.
La Russa, nel suo violentissimo attacco, che accusa Berlusconi per avere partecipato, a fianco di Busch (per sudditanza e mero protagonismo), all’insensata guerra in Irak, rendendosi così responsabile della morte dei nostri militari a Nassirya. Maurizio Lupi che, senza mezzi termini, definiva, criminale, il tentativo strumentale di usare il consenso popolare, come lasciapassare per sdoganare interessi particolari, privilegi e impunità, in barba ad ogni regola, principio etico e ragionevolezza.

“Si faccia giudicare”, avrebbero scandito in coro, dai banchi dell’ipotetica opposizione, mentre I padani della Lega, tutti in piedi, mostravano orgogliosi, alle telecamere, la scritta, “BERLUSCONI NANO MAFIOSO”.
Bonaiuti, declamava l’ode alla magistratura, invitandola a non farsi intimidire dalle inaccettabili e sistematiche accuse del Cavaliere, di essere politicizzata, e potere svolgere, in piena autonomia e serenità, l’arduo e nobile compito, finalizzato al trionfo della giustizia e della verità.
La Santanché, con la sua voce slabbrata, deplorava ì comportamenti libertini del Premier, ritenendoli scandalosi, e indegni di una tale carica politica.
Tutti, a gran voce, chiedevano lo scioglimento delle camere e le elezioni anticipate. La sinistra, al completo, votava la fiducia.
Gianni Tirelli

Il manicomio della politica italiana

14 novembre 2010 Lascia un commento

E’ facile accusare qualcuno di giustizialismo ma, molto più complesso e, in alcuni casi, impossibile, dedurne poi le motivazioni ed esplicitarne pubblicamente i perché. Se nel panorama politico italiano, esiste una persona coerente, pragmatica, coraggiosa e profetica, questa, è Antonio Di Pietro. Non esiste una sola sua dichiarazione e affermazione su Silvio Berlusconi che, nel tempo, si sia dovuto rimangiare o smentire. Dirò di più. Oggi, alla luce dei fatti e, da ciò che si può ricavare dalle chiare intenzioni e dalle nuove, prese di posizione dei suoi detrattori, gli stessi si sono allineati alla sua tesi “giustizialista”, ma sottacendo, spudoratamente e in modo infantile, il nuovo e inedito cambio di registro. Chi sbaglia in buona fede è portato a chiedere scusa, ma chi esercita pregiudizialmente la tecnica della delegittimazione, è una persona inaffidabile.
Fra questi, spicca (per meriti di ipocrisia e ignavia) la figura di Pierferdinando Casini, che ha sempre negato il suo appoggio al centro sinistra adducendone a giustificazione e come principale motivazione, la presenza, al suo interno, di Di Pierto, il giustizialista. L’irresponsabile neutralità di Casini, poi, contribuisce a condizionare, irrimediabilmente, la formazione di nuove, possibili e auspicabili coalizioni, necessarie per liberare dall’immobilismo e dagli egoismi del potere, un bipolarismo prigioniero delle volontà, dei capricci e degli interessi particolari di un piccolo despota.
Come ha sempre sostenuto Antonio Di Pietro e palesemente, evidente a tutte le persone disincantate e in buona fede, il Premier Berlusconi, non rassegnerà mai le sue dimissioni. E questo, non per una sorta (come dice) di responsabilità e di dovere istituzionale, ma per il terrore di farsi giudicare come un normale cittadino e assumersene le logiche conseguenze. Gli atteggiamenti di un uomo che, per fatti personali, codardia e irresponsabilità, trascina nel baratro il proprio paese, non è degno di rivestire alcuna carica politica ne, tantomeno, di essere cittadino italiano. I suoi cortigiani che, fuori da ogni logica e buon senso, persistono diabolicamente, a sostenerlo, si sono resi complici, a tutti gli effetti (sia sul piano etico, morale e giuridico), della deriva economica, sociale e di valori della società italiana.
Tutto questo, conferma la tesi di Veronica Lario, quando, senza mezzi termini, lo definiva un malato psichico e, inascoltata, allertava i suoi “fedeli amici” dal pericolo di un tale potere nelle mani di un pazzo e da i suoi effetti collaterali, indesiderati e gravi.
Un antico ed eloquente detto recita: “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”. La signora Lario avrebbe dovuto ricordarsene!
Gianni Tirelli

Una questione di immaginazione

12 novembre 2010 Lascia un commento

Il ministro Alfano dichiara che non è immaginabile che un presidente della Camera, per la prima volta nella storia repubblicana, inviti il Presidente del Consiglio a dare le sue dimissioni.
Una tale affermazione, farebbe sorridere se, a pronunciarla, fosse stato Belpietro, Feltri, Fede o Sallusti, dei quali conosciamo tutti la loro statura morale e l’onestà intellettuale. Che sia uscita dalla bocca del ministro di Grazia Giustizia, ha dell’inverosimile.
Io, diversamente da Angelino Alfano, trovo inimmaginabile che un uomo, il cui percorso di iniziazione umana e politica è stata garantita da maestri del calibro Licio Gelli, Dell’Utri e Vittorio Mangano, ricopra, oggi, la più alta carica del Parlamento italiano.
Un Premier, proprietario di tre reti televisive, giornali, assicurazioni, squadre di calcio, circondato da cortigiani scodinzolanti, cecchini mediatici e cani da guardia, tutto ciò, appartiene a una dimensione, che esclude ogni possibilità di confronto e di riferimento, nel modo civile.
Leggi ad personam, falso in bilancio, conflitto di interessi, attacchi istituzionali e, tutta quella infinita sfilza di minchionerie che hanno costellato il cammino politico di quest’uomo sono, gli elementi ingredienti, pertinenti la sostanza di incubo. Ma di questi tempi la realtà, ha surclassato ogni più fervida immaginazione.
E’ inoltre inimmaginabile che, un ministro di Grazia e Giustizia, sia genuflesso al Capo del Governo per servilismo e monarchica sudditanza – doni di eterna riconoscenza e gratitudine per l’onore di un tale privilegio.
Ma poi, come succede sempre in questo genere di storie, tutto finisce a puttane.
Gianni Tirelli

La riforma federalista e l’emergenza democratica

11 novembre 2010 Lascia un commento

Aristotele scrisse che «tre requisiti devono avere quelli che si apprestano a coprire le magistrature supreme », requisiti che corrispondono oggi al capo dello Stato, ai legislatori, ai governanti e ai magistrati. Il primo – disse – è «il rispetto della Costituzione in vigore, poi estrema capacità nei doveri della carica, terzo avere virtú e giustizia» (Aristotele, La Politica, Bari, Laterza, 2000, p. 177).

Guardando all’Italia, dobbiamo riconoscere che questi requisiti mancano a gran parte dei politici investiti di cariche pubbliche in parlamento e al governo, molti essendo quelli che non rispettano la Costituzione vigente, violandola con leggi incostituzionali come quelle che prevedono un trattamento sanzionatorio preferenziale o addirittura l’impunità per coloro che rivestono cariche pubbliche, leggi che tendono a ridurre il potere di repressione dei crimini piú pericolosi come quelli contro la Pubblica amministrazione. Molti parlamentari e uomini di governo sono privi delle conoscenze essenziali che ciascun politico dovrebbe avere in materia di Costituzione e di trattati internazionali; carenti sono infine i requisiti della virtú e della giustizia in molti parlamentari e persino in molti governanti che si abbandonano a comportamenti immorali e diseducativi, essi che dovrebbero essere di esempio di virtú civiche e morali per tutti i cittadini.

Le riforme annunciate

«Il Corsera» del 22 giugno 2009, all’indomani dei ballottaggi, ha rilanciato il tema delle riforme costituzionali volute dal governo da realizzare al piú presto. Obiettivi principali sono il senato federale e il rafforzamento dei poteri del premier. Su queste riforme sembrano d’accordo Pdl, Pd e Lega. Il Pd non ha tratto alcun insegnamento dalla infausta riforma del titolo V della Costituzione del 2001, voluta dalle commissioni bicamerali di Ciriaco De Mita e Massimo D’Alema, per ragioni elettoralistiche: erano legate alla volontà di creare, attraverso le Regioni, con una pletora di eletti, nuovi centri di potere e di controllo delle risorse pubbliche derivanti dai fondi europei e nazionali.

La nostra Costituzione, varata da spiriti eletti come Aldo Moro, Piero Calamandrei, Giuseppe Dossetti e Palmiro Togliatti, è finita, cosí, nelle mani di ignoranti e avventurieri, e rischia di subire un colpo mortale con la annunciata riforma federale che accentua la disgregazione derivata dalla riforma del titolo V. Disse Aldo Moro – è bene ricordarlo –: «La Costituzione contiene nella sua struttura un pericolo abbastanza grave: che individui o gruppi, avversando in tutto o in parte le norme essenzialmente politiche della seconda parte, siano indotti ad avversare tutta la Costituzione in blocco, compresi quei principi di altra natura che vi sono inseriti».

Il pericolo si profila oggi proprio nei termini in cui lo paventò Moro. Perché la riforma federalista – dei guasti del premierato abbiamo detto piú volte – non solo modifica l’organizzazione politica dello Stato, ma viola i principi di solidarietà (art. 2), unità, indivisibilità (art. 5), che sono immodificabili.

Il federalismo secondo Ciampi

Carlo Azeglio Ciampi condivide l’idea federalista come fattore di sviluppo, affermando che ogni apparente cessione di sovranità si rivela, in realtà, come conquista di una maggiore, piú vera e piú forte sovranità comune (Padova, 19 marzo 2002). Ma ritiene che il federalismo accettabile sia solo il federalismo solidale, che non provoca spaccature nel tessuto connettivo della società italiana (Sondrio, 1 luglio 2003). Come avverrebbe con le gabbie salariali, proposte dalla Lega, con la divisione tra i lavoratori.

Ciampi riconosce che la nascita delle Regioni fu un passo avanti ma anche una delusione perché non diede vita al rinnovamento delle amministrazioni locali. «Con il federalismo dovrà crescere la capacità dei governi locali di lavorare insieme, oltre che con i governi nazionale ed europeo, ponendo attenzione a evitare costosi doppioni». E invece si è verificata con le Regioni una «proliferazione burocratica, dispendiosa e dannosa per lo sviluppo di ogni regione». E, io aggiungo, una crescita della corruzione e del crimine organizzato, che si sono impossessati di gran parte delle risorse destinate ad alcune regioni come, per esempio alla Regione campana. Basti ricordare la confessione ai PM di Napoli di Gaetano Vassallo. Vassallo disse: «Per venti anni ho contaminato il suolo, il cibo, le acque e l’aria della Campania, complici, sindaci, politici, boss e contadini, ciascuno interessato ad arricchirsi sulla pelle dei cittadini». Nell’articolo di Gianluca De Feo ed Emiliano Fittipaldi su «L’Espresso» si fanno i nomi dei politici di governo, dei funzionari del Commissariato di governo e dell’agenzia regionale dell’ambiente stipendiati dalla camorra per coprire il traffico di rifiuti tossici provenienti dal Nord. Si parla della complicità di «uomini delle forze dell’ordine a disposizione di decine di sindaci prezzolati», gli stessi che scendono in campo contro i termovalorizzatori, di «funzionari della provincia di Caserta che firmano licenze per siti che sono fuori dei loro territori», mentre un fiume inarrestabile di tangenti scorre e alimenta da sempre la corruzione e l’ascesa di politici e amministratori corrotti. A completare il quadro desolante di una terra senza speranza, in mano ad avventurieri e criminali, di un Meridione senza prospettive di crescita, è la serie di processi contro amministratori locali e regionali, che restano al loro posto nonostante le accuse di abusi e corruzione. I nomi sono comparsi su tutti i giornali locali e nazionali. Sono loro i principali alleati di Bossi e del federalismo egoista e non solidale che la Lega persegue, con buone ragioni di successo: evitare di far pagare ai cittadini del Nord gli sperperi delle Regioni del Sud.

Il Senato federale

Sul piano dei rapporti tra Camera e Senato, preoccupa il progetto di Senato federale, omologo a quello approvato dal parlamento con due deliberazioni il 20 ottobre 2005 e bocciato dal referendum popolare: Vassalli lo definí una scimmiottatura del Bundesrat della Germania. E lo criticò per il predominio del Senato federale sulla Camera, e la vasta competenza che a esso rimane sui provvedimenti della Camera dei deputati, la cui rappresentanza è invece nazionale.«Un istituto ibrido, incomprensibile in piú punti», conclude Vassalli.

Al Senato federale in certi campi sarebbero dati poteri di scelta piú ampi di quelli della Camera. Oltre il potere di eleggere 4 membri della Corte costituzionale, mentre alla Camera ne resterebbero solo 3 (art. 135 Cost.) – oggi ne spettano cinque al parlamento in seduta comune –, al Senato spetterebbe un groviglio di competenze , tra cui un potere di veto sugli stessi principi fondamentali concernenti le materie di competenza concorrente tra Stato e Regioni, (rapporti internazionali, tutela e sicurezza sul lavoro, istruzione, ricerca scientifica e tecnologica, tutela della salute, coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, art. 117, III comma Cost.). Ciò nonostante l’attribuzione di Camera politica che si darebbe alla sola Camera dei deputati. Un guazzabuglio che porta alla paralisi del parlamento e alla disgregazione del paese.

Impressionante è la farraginosità del sistema escogitato per disciplinare i rapporti tra Camera dei deputati e Senato federale nella formazione delle leggi. In tale sistema si annida il pericolo di una grave stasi legislativa: una riforma per aumentare i conflitti, mentre compito della democrazia è di evitare i conflitti, di comporli, di sedarli.

Osserva efficacemente Augusto Barbera che il Senato federale indebolisce la funzione nazionale di governo.«Eletto in un periodo non coincidente con l’elezione della Camera politica, e con sistema elettorale diverso, potrebbe avere una composizione politica diversa da quella della Camera e non sarebbe legato a un rapporto fiduciario con il governo e non soggetto a scioglimento anticipato. In materie rilevanti come i principi fondamentali il Senato federale sarebbe chiamato a decidere in via definitiva mentre la Camera potrebbe solo proporre emendamenti. In nessun paese a regime federale sono attribuiti alla seconda Camera poteri di condizionamento della funzione di governo paragonabili a quelli costruiti per il Senato federale italiano. Esso dovrebbe occuparsi in via definitiva di armonizzare i bilanci pubblici e di coordinare la finanza pubblica e il sistema tributario. L’esperienza ci dice l’impossibilità di distinguere tali materie e l’importanza che esse assumono per la politica dei governi».

Che fare?

Che fare per arginare questo progetto disgregatore dello Stato? Occorrerebbe per prima cosa, dice Vassalli, riformare il Titolo V, artt. 114-117 della Costituzione per aumentare le competenze esclusive dello Stato, in materia di tutela di salute, sicurezza e scuola che con la riforma del 2001 sono state affidate alla competenza concorrente delle Regioni: la competenza concorrente ha dato luogo a una serie di conflitti disgregatori. Della stessa idea è il presidente Giorgio Napolitano che il 25 novembre 2004, al convegno promosso dagli ex parlamentari a proposito della riforma federale, dopo avere definito «inaccettabile il dilatare in modo abnorme i poteri del primo ministro, secondo uno schema che non trova l’eguale in altri modelli costituzionali europei e lo sfuggire a ogni vincolo di pesi e contrappesi, di equilibri istituzionali e di regole da condividere», concluse che «bisognerebbe rivedere il titolo V riformato» che ha definito in alcune parti «orripilante», come l’art. 114. Egli disse a proposito del Senato federale: «non resta che fare appello ai cittadini perché impediscano la promulgazione di una legge di riforma sconvolgente, contraddittoria, produttrice di conflittualità e di paralisi nei rapporti con le istituzioni».

La degenerazione federalista e la secessione morbida

Una conferma dell’incidenza negativa delle Regioni sullo sviluppo viene dal Procuratore generale della Corte dei conti che ha denunziato, nella relazione sul rendiconto generale dello Stato per il 2008, che la corruzione è una tassa immorale e occulta pagata dai cittadini pari a 50-60 miliardi di euro all’anno, rispetto alla quale è insufficiente l’azione repressiva che si limita a prendere atto di danni già verificati. «Un fenomeno che ostacola, soprattutto nel Sud, gli investimenti esteri». Nella classifica della corruzione, tra le prime cinque regioni, ce ne sono quattro proprio nel Sud: la Sicilia (13% del totale delle denunzie), la Campania (11,46%), la Puglia (9,44), la Calabria (8,19), preceduta dalla Lombardia con il 9,39 del totale delle denunce. A tutto questo si aggiunge l’aumento della spesa corrente del 4,5% (aumenti di stipendi e pensioni). Questo sperpero delle risorse pubbliche è dovuto anche a scelte errate di corrotti e criminali a cariche pubbliche elettive locali e nazionali.

A ciò si aggiunga la mancata soppressione delle province, enti inutili che costano 10-13 miliardi di euro l’anno, la cui abolizione era nel programma del Pdl , del Pd e dell’Udc. E invece la Lega si è opposta con l’avallo del Pdl e del Pd, per gestire tutti insieme i miliardi di euro degli enti inutili controllati dalle province e mantenere il potere con poltrone e prebende.

D’altro canto è stato vano l’appello di Ciampi a «intensificare il metodo di concertazione e di cooperazione tra autonomie locali, organizzazioni produttive, centri di ricerca e di educazione, associazioni di volontariato. A intensificare un piú produttivo uso delle risorse a disposizione». «Non ci facciamo illusioni – disse Ciampi –, il nuovo modello di governo democratico che sta nascendo in Italia e in Europa, proprio perché piú articolato, si annuncia piú complesso. Per realizzare la grande ambizione di diffondere dappertutto in Europa un maggiore generale benessere, una maggiore diffusa giustizia sociale, un piú alto livello di democrazia e di partecipazione, il federalismo richiede un piú alto livello di cultura politica, un accresciuto impegno civile di amministrati e amministratori, insomma un nuovo patriottismo, al tempo stesso regionale, nazionale ed europeo. La nuova Italia di ispirazione federalista non potrà non essere una Italia europea» (Ciampi, 19.9.2001, Potenza). «La struttura politica che stiamo creando non ha precedenti nella storia. Comporta una duplice devolution, un trasferimento di compiti e di poteri verso il basso e verso l’alto, cioè verso un nuovo centro di governo comune europeo. In questa struttura democratica a tutti i livelli, ogni apparente cessione di sovranità si rivela, in realtà, quale conquista di una maggiore, piú vera e piú forte sovranità comune» (Ciampi, Padova, 19.3.2002).

Il nostro timore è che la Lega tenda non a un federalismo solidale, rispettoso del principio dell’unità e indivisibilità dell’Italia, ma alla secessione morbida del Nord dal resto dell’Italia, pensata e voluta dal prof. Miglio. A questa secessione noi ci opporremo con tutte le nostre forze.
Ferdinando Imposimato. http://www.ilponterivista.com/article_view.php?intId=137