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Archivio per la categoria ‘Berlusconi’

Gran giorno nel pollaio

13 novembre 2011 1 commento

Quest’uomo vecchio, quest’uomo stanco.
Quest’uomo che sta dall’altra parte del mondo, col prevedibile mal di testa da jet-lag, che torna in albergo e si mette a scanalare sul satellite finché non trova Annozero, e ci trova gli ex amici che parlano di lui come una cosa finita, un cadavere da spolpare con calma; e sullo sfondo, il dettaglio delle sue rughe in technicolor.
Quest’uomo solo, circondato da lacchè che non hanno nulla di buono da suggerirgli, ma gli ostruiscono la visione; quest’uomo in preda alle sue più triviali ossessioni. Quest’uomo al capolinea.
Quest’uomo.
Questo rivince le elezioni quando vuole.

Volete rifarle domani? Le rivince domani.
Volete aspettare sei mesi? Aspetta anche lui, si rilassa un po’, si sfoga. E tra sei mesi le rivince.
Allora magari tra un anno? L’Italia può aspettare un anno?
Se è per questo è da quindici anni che aspetta. Quest’uomo è sempre lì, non molla.
Dite che mi sbaglio? Ma davvero, ci spero, sarei così contento di sbagliarmi. Di non aver capito niente. Lo scriverò su tutti i muri dell’internet, sono Leonardo e non capisco niente, non leggete i miei blogs e sputatemi addosso.

Dite che non mi fido degli italiani? Il solito snob che li ritiene una massa di… guardate, non lo so. Mi attengo ai fatti: gli italiani sono più o meno gli stessi e lui di solito vince; anche quando perde, perde di misura, prende fiato e poi rivince di nuovo. L’unica cosa che in politica gli riesce sono le campagne elettorali. Di sicuro i mezzi non gli mancano. Sembra un po’ più stanco, ma nei manifesti non si vedrà.

Lo so che in questi giorni c’è il gioco a smarcarsi, che persino Feltri non ne può più, e anche la mascella di Belpietro è in fase calante. Poi però comincia la campagna e si scoprirà che i candidati del Pd sono tutti noti omosessuali attenzionati. È uno sporco lavoro, ma pagano bene.

Lo so che ultimamente è partito il tiro al piccione. Ma la campagna è lunga, e si vince in tv, sui giornali, mettiamoci anche youtube e facebook, giusto per stare larghi. In ogni caso, Berlusconi continua a possedere tre canali; sugli altri ha disseminato uomini di fiducia. Se pensate di batterlo senza neanche (diciamo la parola) epurare Minzolini, ecco, state commettendo il solito fatale errore di sottovalutazione. In campagna elettorale i tg servono. E non per il numero di minuti che danno a un candidato all’altro.

Abbiamo già visto cosa succede. Preparatevi a una nuova travolgente ondata di microcriminalità, tutte le sere verso le 20:00 uno tsunami di stupratori seriali, torvi muratori rumeni, svaligiatori di appartamenti di vecchiette, zingari che rubano gli organi ai bambini, pericolosissimi lavatori di parabrezza ai semafori. Sono al confine che aspettano che vinca la sinistra e apra i cancelli alle orde di Og e Magog. La prima settimana vi sembrerà strano. Dopo un mese non ne potrete più. Dopo tre mesi comincerete a pensare che sì, Berlusconi esagera, però la sinistra ha veramente qualcosa da rimproverarsi per quella legge troppo lassista, come si chiama… la Bossi-Fini, già. E la mafia? Berlusconi li aveva fatti tutti arrestare, ma adesso rialzano il capo! A Caltanissetta è andata a fuoco una tabaccheria. E i rifiuti? Berlusconi li aveva tolti da Napoli, ma sono rispuntati, è andata la Jervolino in persona a riprenderli dalle discariche per rimetterli nei vichi.

Dite che gli italiani non ci cascano più? E perché? Sul serio, cosa cambia stavolta?
Perché lo hanno già visto promettere e non mantenere? Ma non è colpa sua, lo sanno tutti che lui avrebbe cambiato l’Italia da un pezzo se non fosse stato bloccato dai suoi falsi amici, quei traditori, quinte colonne della sinistra, Casini Fini e compagnia. Stavolta c’è solo lui. Riempirà il parlamento di bambole gonfiabili e ci farà riscrivere la costituzione.

Perché non dovrebbe succedere? Vogliamo guardare realisticamente alle forze in campo? Nessuno discute l’inettitudine di Berlusconi a governare. Ma nessuno si è permesso di togliergli quella straordinaria corazzata mediatica che non ha smesso un attimo di funzionare. Se poi non volete nemmeno cambiare la legge elettorale che si è disegnato su misura… vabbe’, allora ditelo, che sconfiggerlo non è nemmeno la vostra priorità.

Prendi Matteo Renzi. Voglio immaginare che abbia idee cento volte più fresche di quelle che aveva Veltroni tre anni fa. Ma la sua fretta di concludere è veltroniana al 100%. Dai che ce la facciamo, e se poi non ce la facciamo? Pazienza, probabilmente la sinistra che uscirà dalle elezioni sarà ancora minoritaria… ma un po’ più simile a noi. Questa è esattamente la trappola in cui cadde Veltroni. Dopo aver fatto fuori la sinistra, sperava almeno di essersi guadagnato il ruolo di capo dell’opposizione, primo ministro ombra. Si è fatto cucinare a fuoco lento. Berlusconi è così. Ti attira con l’immagine del vecchietto ormai sfibrato, ti fa lavorare per lui, ti stanca e poi ti mangia vivo. E quindi che si fa?

Si cambiano le regole. Sul serio, bisogna essere polli per continuare a giocare contro Berlusconi con un regolamento che si è fatto scrivere lui.
Tutto qui? È sufficiente cambiare la legge elettorale? No. Anzi, è il momento di fare il passo più difficile. Berlusconi non è semplicemente inadeguato a governare. Berlusconi è una minaccia per la democrazia. Le sue tv, i suoi giornali, i suoi uomini, impediscono agli italiani di scegliere serenamente i loro rappresentanti e il loro futuro.

Ieri ad Anno Zero Bocchino si comportava in un modo strano.
Continuava a prospettare un futuro parlamento in mano a “Piersilvio e Marina”. Lo avrà ripetuto cinque o sei volte, con l’insistenza di un ipnotizzatore. Voleva raggiungerci su un piano subconscio. O più semplicemente ci sospetta tutti rintronati e vuole insistere sul concetto. Perché sembrano sempre due ragazzini, Piersilvio e Marina. Ma è un bel pezzo che il primo ha in mano almeno metà della tv italiana; l’altra, la prima casa editrice. Ora, perché due signori molto potenti e facoltosi dovrebbero gettare la spugna? Perché il papà è vecchio e stanco? Ma Mediaset non è Silvio Berlusconi. È un’azienda, e le aziende lottano per sopravvivere. Mediaset potrebbe trovare un modus vivendi con una nuova Italia deberlusconizzata? Potrebbe sopravvivere alla fine di quel regime straordinario che da Craxi in poi le ha garantito di infischiarsi di tutte le regole più elementari di un regime di concorrenza? Forse sì, ma è un rischio che la famiglia Berlusconi vuole davvero correre? Hanno in mano i comandi della corazzata: devono arrendersi senza lottare? Non è il loro stile. Se il papà è stanco, troveranno un nuovo candidato, dentro la famiglia o fuori. Il berlusconismo non finisce con Silvio Berlusconi, perché dovrebbe?

Il berlusconismo secondo me non può che finire con un atto di forza. In un momento di difficoltà, come per esempio questo, tutti gli avversari politici di SB dovranno accettare una semplice idea, che fa ancora molta fatica a passare: che Berlusconi è un criminale, che ha truffato gli italiani per vent’anni, e che i criminali non si sconfiggono alle elezioni. Non partecipano nemmeno. I criminali si arrestano, e i beni che hanno alienato alla collettività si sequestrano. In ogni caso le prigioni italiane scoppiano e nessuno ha veramente voglia di vederci entrare un vecchietto, per quanto arzillo. Che patteggi, che se ne fugga in qualche isola ai Caraibi con una parte del bottino. Questo non è difficile da concepire. Il problema è la famiglia. Può accettare che la festa è finita, o può mettere i sacchi di sabbia alle finestre. Conoscendo il padre, io mi preparo al peggio. Saranno comunque tempi interessanti.

Certe favole esistono in tutte le nazioni; certe altre soltanto in Germania, o in Russia, o nella favolosa fantasia di Andersen. Ma io ne so una che è nata in Italia, e che forse né tedeschi né russi né Andersen avrebbero potuto immaginare: la favola delle galline che trovano una volpe morta e le fanno il funerale. Nel culmine della cerimonia, circondata dall’affetto dei pietosi pennuti, la volpe si rialza e ne fa strage. La notizia fa il giro dei pollai; ma qualche tempo la stessa volpe si fa ritrovare morta, e le galline che la trovano che ne fanno? Le rifanno il funerale. E così all’infinito. Direte che chi l’ha scritta non amava gli italiani. No: voleva soltanto che leggessero, che ridessero delle galline, e che da grandi si ricordassero, al momento giusto, di essere più intelligenti. Qualsiasi momento, da quindici anni in qua, sarebbe andato bene.

- Leonardo Tondelli -

B. e il Duce: diversi in cosa?

24 ottobre 2011 1 commento

Mussolini era un tiranno armato, il Cavaliere invece ha realizzato un autoritarismo morbido che, con le barzellette e la corruzione, ha ucciso l’orgoglio degli italiani, ne ha eroso l’anima. Per questo il capo del fascismo è finito a piazzale Loreto, mentre questo non siamo stati ancora capaci di mandarlo via

La domanda è: perché gli italiani riuscirono a liberarsi di Mussolini, un tiranno armato, e non sono capaci di licenziare Berlusconi, che non ha milizie e ha instaurato un regime autoritario ma non feroce? Forse perché Berlusconi non ha una politica, ma governa nell’assenza della politica. il suo qualunquismo totale agli italiani evidentemente piace.

Mussolini aveva una politica estera e cercava di cogliere gli ultimi vantaggi dell’imperialismo. Commise l’errore fatale di allearsi con il nazismo hitleriano per la conquista del mondo e fu travolto nel suo fallimento. Berlusconi non ha una politica estera, è pronto a passare dall’alleanza con gli Stati Uniti a quella con la Russia, ma agli italiani la cosa sembra indifferente, come ai tempi di “Francia o Spagna purché se magna”. Mussolini aveva creato un regime autoritario nazionalista che per certi versi piaceva agli italiani vanesi superficiali, un regime di cui era palese la debolezza: il gallo fascista che cantava su un mucchio di letame ma che coltivava l’amor proprio dei suoi sudditi fino all’ora della delusione totale. Berlusconi non ha creato nessun regime politico, ma qualcosa di peggio: l’assenza della politica, ha autorizzato gli italiani a fare i loro comodi.

Che cosa è la corruzione berlusconiana? Un permesso generale di furto, un invito a rubare allo Stato a vantaggio dei privati furbi. Il fascismo era un regime a tre piani: il mussoliniano, il clericale o partito dei vescovi, e il capitalista, i padroni del vapore “il grigio Pirelli” e “l’infido Agnelli”, la rete delle parrocchie e la monarchia. A questi poteri antichi e sovrapposti Mussolini si consegnò senza sospettare la congiura in corso, accettò l’invito del sovrano all’ultima udienza e fu congedato con una frase perfida di falsa cortesia piemontese: “C’am fasa el piasì”, mi faccia il piacere di togliersi di mezzo, e fuori lo aspettava il colonnello dei carabinieri e l’autoambulanza che fu la sua prima prigione. Una rivoluzione autoritaria che si credeva padrona del paese e che finiva in un arresto clandestino, in una congiura di palazzo organizzata da Dino Grandi, ministro degli Esteri firmatario e promotore della condanna del Gran Consiglio, l’organo creato per difendere il duce e che invece lo liquidava. Berlusconi e la sua fine politica sono altra cosa: l’uomo è tuttora in piedi, per merito dei suoi difetti più che delle sue virtù. Lui ha fatto il gallo del pollaio cantando sul mucchio di letame, ma ha permesso a milioni di italiani di fare i comodi loro, di non pagare le tasse, di saccheggiare lo Stato. La sua formazione di imprenditore abile e fortunato si è rivelata una iattura, prevedibile, perché quando alla guida di un paese arriva a furor di popolo uno che è nato per far soldi, per essere il capo degli avidi, è chiaro che guiderà il saccheggio.

Tutti si chiedono perché resti al potere anche se dice cose intollerabili, come il “forza gnocca” come nome del partito della rinascita. Resta al potere perché il suo regime di autoritarismo morbido senza torturati e fucilati ha ucciso l’orgoglio, la protesta, l’indignazione degli italiani, la loro ribellione al satrapo e alle sue laide barzellette. Un’immensa platea di decine di milioni di persone apre le televisioni e legge i giornali per sapere che il cavaliere di Arcore ha di nuovo dato fuori di matto, ma non si sa più come fermarlo, come interdirlo. Nel 1945 avemmo l’illusione, la speranza che fosse tornata, e tornata per sempre, la democrazia, il tempo della ragione e della solidarietà. Ci siamo sbagliati: è arrivata una stagione di privilegio e soperchierie. Chi di noi, diciamocelo, ha ancora il coraggio di dire ai nostri figli che gli abbiamo preparato una vita nella libertà e nella giustizia?
di Giorgio Bocca

Il declino di Silvio

8 settembre 2011 Lascia un commento

Mi sovviene spesso, assistendo all’inesorabile declino del personaggio Silvio, la frase che nel giugno 2010 rimbalzò su tutti i giornali ” Governare con questa Costituzione è un inferno”. Ora il cerchio si chiude con la constatazione che l’Italia è un paese di merda e che quindi non merita il lume di un grande statista quale il Silvio reputa di essere. Ammesso e non concesso che oggi il Belpaese sia davvero un paese ammorbante , potrei dire al Silvio che lui e il suo Governo hanno fatto di tutto e di più per renderlo tale, agli occhi del mondo e ahimè anche nostri. Tornando alla Costituzione, ricordo che il Silvio la definì ” datata” nonchè influenzata dalla cultura comunista, dimostrando così di non sapere nemmeno la Storia di come e da dove nacque la nostra carta costituzionale.
La Costituzione Italiana , che non è un vecchio abito di taglio superato cui forse poter rifare le maniche, non è nemmeno stata del tutto attuata.
Lessi non ricordo più dove, che una volta redatto il testo della Costituzione, esso fu sottoposto a tre insigni professori,uno era Concetto Marchesi, noto latinista, affinchè valutassero se esso fosse scritto in buon italiano e facilmente comprensibile al popolo.
Evidentemente per Silvio è ancora un testo oscuro….
Maria Teresa Morini

Arcore, la villa dei misteri

23 maggio 2011 Lascia un commento

Non tutti gli scandali sessuali portano male a Silvio Berlusconi. I suoi lo portano a processo, quelli degli altri gli hanno “regalato”, talora, un prestigioso immobile a prezzo conveniente. Proprio come Villa San Martino ad Arcore, tra i simboli più classici del suo universo politico e patrimoniale.

L’OMICIDIO DI ANNA FALLARINO. Il riferimento per capire sono gli anni Settanta: Camillo Casati Stampa di Soncino, nobile e miliardario, uccise l’affascinante moglie, Anna Fallarino, e il di lei amante Massimo Minorenti, e si tolse la vita, il 30 agosto 1970. La vita matrimoniale dei Casati Stampa era dominata da una dinamica sessuale estrema, fatta di voyeurismo, scambismo e perversioni varie. Il movente fu subito chiaro, così come la dinamica del delitto.

Il marchese lasciò un’erede di primo letto, Annamaria, a cui andarono beni inestimabili, tra cui Villa San Martino, ad Arcore, e duecentocinquantasette ettari di terra a Cusago, in provincia di Milano.

CONFLITTI DI INTERESSE. Quando la giovane donna, complice i debiti, decise di vendere la villa, fu Cesare Previti, suo avvocato e protutore, a facilitarne la cessione, nella primavera del 1974. Quello stesso Cesare Previti che entrò successivamente nei consiglio di amministrazione delle società di Berlusconi e che combinò l’affare con l’immobiliare Edilnord.

IL PREZZO CORRISPOSTO NEL 1980. Il futuro presidente del Consiglio all’epoca non aveva ruoli nella società che però era intestata allo zio, Mario Borsani, e amministrata dal cognato, Giorgio Dall’Oglio. Berlusconi si insediò nella dimora nel 1974 ma il prezzo, fissato a 500 milioni di lire alla stipulazione dell’atto, e altri 250 entro sei mesi, fu corrisposto solo nel 1980.

Tuttavia, la marchesina, per sei anni, aveva continuato a pagare le tasse. Le anomalie su prezzo, rogito e pagamento in azioni anziché in soldi meritano un capitolo dettagliato, presente nel nuovo lavoro di Luca Telese, La Marchesa, la Villa e il Cavaliere (131 pagine, 17 euro, Aliberti).

Una storia fra narrazione e cronaca

La firma deIl Fatto Quotidiano ha riportato alla ribalta un caso mitico del nostro Paese, in un libro dal sottotitolo accattivante: Una storia di sesso e potere da Arcore ad hardcore. Le vicende giudiziarie connesse alla vendita della proprietà non sono affatto inedite, già documentate da Giovanni Ruggeri ne La grande Truffa (Kaos), pubblicato nel 1994. Ma l’autore le ha giostrate al meglio per evidenziare come una vicenda di denaro e interesse finisca per dirci su Berlusconi molte altre cose, più di tante analisi.

VICENDE PARALLELE. Come ha confessato al Salone del libro di Torino, «in questo libro ci sono percorsi narrativi paralleli, volevo costruire un congegno narrativo piacevole. Non a caso, dopo averci messo tre anni a scrivere i due libri precedenti, ne ho scritto uno che si legge in due ore, ma non tradisce il mio obbiettivo». L’opera intreccia vari piani: le vicende del turbolento ma passionale rapporto fra i Casati Stampa, la forza dello scandalo che vede «un’esplosione di elementi in un’Italia bacchettona non preparata», le vicende dell’eredità.

ALLE ORIGINI DEL MITO. Tuttavia Berlusconi si impone all’attenzione del lettore, in pagine che ne sottolineano, già all’epoca, le caratteristiche future, come la maniacale costruzione di un’identità iconografica e la capacità di escogitare soluzioni in anticipo sui tempi, in materia di immagine. Ma la vicenda della compravendita di Villa San Martino è un colpaccio immobiliare o rappresenta altro? Telese, a Lettera 43, ha dichiarato: «Non è una furbata. Però credo nel destino, e quella vicenda è l’anno zero del berlusconismo, l’inizio del suo modo disinvolto, spregiudicato, abile, di trattare le cose. Quello che fa lì, lo farà sempre con fantastica inventiva, con una spregiudicatezza che ha qualcosa di sconvolgente, con inversioni di regole antiche come la compravendita. Tutti pagano prima e poi riscuotano, lui entra, riscuote e non paga mai. Io lo trovo straordinario».

L’ANTECEDENTE DEL CASO RUBY. I tratti di continuità del modo di agire del primo ministro italiano però non sembrano finire qui come ha spiegato il giornalista: «Nel libro c’è un antecedente del caso Ruby ed è la storia delle veline che lui trova al concorso di Miss Italia e con cui viene immortalato da un giovane fotografo, Mauro Vallinotto».

Berlusconi nel 1979 sbarcò a Viareggio con un camper attrezzato di letto matrimoniale, e due operatori al seguito, per filmare la fase finale del concorso di bellezza e finì paparazzato da Vallinotto, che «si vedrà quasi aggredire, successivamente, da un Berlusconi molto accorato, che gli racconterà di aver rotto il primo matrimonio, con Carla Dall’Oglio, per colpa di quelle fotografie».

Incroci storici e il legame col brigatista Moretti

Il libro descrive un mondo che non c’è più ma che annoverava protagonisti che hanno segnato la storia italiana, anche nel male. Tra le vicende collaterali appare anche quella di Mario Moretti, brigatista coinvolto nel delitto dello statista democristiano Aldo Moro. Ma che rapporti aveva con i marchesi Casati Stampa e Villa San Martino?

LA DOMESTICA DI FAMIGLIA. «È un fatto storicamente accertato il legame di Moretti con i Casati, è un altro dei misteri della villa di Arcore. Ufficialmente la motivazione è che la domestica della famiglia era la zia di questo ragazzo, che doveva venire a studiare a Milano.

Però Moretti, il futuro capo delle Brigate Rosse, di fatto, ha avuto un salarietto da parte dei marchesi. Questa è un’altra prova dei centri gravitazionali, l’epos è questo: quando qualcosa ha potere magico e simbolico, come la villa di Arcore, tutto il mondo e tutti i personaggi che faranno la storia cominciano a girarci intorno»

ARCHIVIARE MA SENZA RANCORE. La Storia ha archiviato col sangue la vicenda dei marchesi Casati, e col carcere quella di Moretti. Resta Berlusconi che «o si archivierà da solo o verrà archiviato da una nuova sinistra che per ora non si vede all’orizzonte». Al Giornale per anni, Telese non ha paura di ammettere una cosa che in Italia ormai fa notizia: «Berlusconi mi sta simpatico. È una differenza importante rispetto a una certa sottocultura di invettiva. Al contrario della sinistra che lo invidia a me sta simpatico. E lo voglio archiviare».

Un libro sul Cav e i Casati Stampa. Di Maria Rosaria Iovinella

37 porcate ad personam

6 aprile 2011 Lascia un commento

‎1. Decreto Biondi (1994). Approvato il 13 luglio 1994 dal governo Berlusconi I,… vieta la custodia cautelare in carcere (trasformata al massimo in arresti domiciliari) per i reati contro la Pubblica amministrazione e quelli finanziari, comprese la corruzione e la concussione, proprio mentre alcuni ufficiali della Guardia di Finanza confessano di essere stati corrotti da quattro società del gruppo Fininvest (Mediolanum, Videotime, Mondadori e Tele+) e sono pronte le richieste di arresto per i manager che hanno pagato le tangenti. Il decreto impedisce cioè di arrestare i responsabili e provoca la scarcerazione immediata di 2764 detenuti, dei quali 350 sono colletti bianchi coinvolti in Tangentopoli (compresi la signora Pierr Poggiolini, l’ex ministro Francesco De Lorenzo e Antonino Cinà, il medico di Totò Riina). Il pool di Milano si autoscioglie. Le proteste di piazza contro il “Salvaladri” inducono la Lega e An a ritirare il consenso al decreto e a costringere Berlusconi a lasciarlo decadere in Parlamento per manifesta incostituzionalità. Subito dopo vengono arrestati Paolo Berlusconi, il capo dei servizi fiscali della Fininvest Salvatore Sciascia e il consulente del gruppo Massimo Maria Berruti, accusato di aver depistato le indagini subito dopo un colloquio con Berlusconi.

2. Legge Tremonti (1994). Il decreto n.357 approvato dal Berlusconi I il 10 giugno 1994 detassa del 50% gli utili reinvestiti dalle imprese, purchè riguardino l’acquisto di “beni strumentali nuovi”.La neonata società Mediaset (che contiene le tv Fininvest scorporate dal resto del gruppo in vista della quotazione in Borsa) utilizza la legge per risparmiare 243 miliardi di lire di imposte sull’acquisto di diritti cinematografici per film d’annata: che non sono beni strumentali, ma immateriali, e non sono nuovi, ma vecchi. A sanare l’illegalità interviene il 27 ottobre 1994 una circolare “interpretativa” Tremonti che fa dire alla legge Tremonti il contrario di ciò che diceva, estendendo il concetto di beni strumentali a quelli immateriali e il concetto di beni nuovi a quelli vecchi già usati all’estero.

3. Legge Maccanico (1997). In base alla sentenza della Consulta del 7 dicembre 1994, la legge Mammì che consente alla Fininvest di possedere tre reti tv sull’analogico terrestre è incostituzionale:3., presumibilmente Rete4, dev’essere spenta ed eventualmente passare sul satellite, entro il 28 agosto 1996. Ma il ministro delle Poste e telecomunicazioni del governo Prodi I, Antonio Maccanico, concede una proroga fino al 31 dicembre 1996 in attesa della legge “di sistema”. A fine anno, nulla di fatto per la riforma e nuova proroga di altri sei mesi. Il 24 luglio 1997, ecco finalmente la legge Maccanico: gli editori di tv, come stabilito dalla Consulta, non potranno detenere più del 20% delle frequenze nazionali disponibili, dunque una rete Mediaset è di troppo. Ma a far rispettare il tetto dovrà provvedere la nuova Authority per le comunicazioni (Agcom), che potrà entrare in azione solo quando esisterà in Italia “un congruo sviluppo dell’utenza dei programmi televisivi via satellite o via cavo”. Che significhi “congruo sviluppo” nessuno lo sa, così Rete4 potrà seguitare a trasmettere sine die in barba alla Consulta.

4. D’Alema salva-Rete4 (1999). La neonata Agcom si mette all’opera solo nel 1998, presenta il nuovo piano per le frequenze tv e bandisce la gara per rilasciare le 8 concessioni televisive nazionali. Rete4, essendo “eccedente” rispetto alla Maccanico, perde la concessione; al suo posto la vince Europa7 di Francesco Di Stefano. Ma il governo D’Alema, nel 1999, concede a Rete4 una “abilitazione provvisoria” a seguitare a trasmettere senza concessione, così per dieci anni Europa7 si vedrà negare le frequenze a cui ha diritto per legge.

5. Gip-Gup (1999). Berlusconi e Previti, imputati per corruzione di giudici romani (processi Mondadori, Sme-Ariosto e Imi-Sir), vogliono liberarsi del gip milanese Alessandro Rossa-to, che ha firmato gli arresti dei magistrati corrotti e degli avvocati Fininvest Pacifico e Acampora, ma ha pure disposto l’arresto di Previti (arresto bloccato dalla Camera, a maggioranza Ulivo). Ora spetta a Rossato, in veste di Gup, condurre le udienze preliminari dei tre processi e decidere sulle richieste di rinvio a giudizio avanzate dalla procura di Milano. Udienze che iniziano nel 1999. Su proposta dell’on. avv. Guido Calvi, legale di Massimo D’Alema, il centrosinistra approva una legge che rende incompatibile la figura del gip con quella del gup: il giudice che ha seguito le indagini preliminari non potrà più seguire l’udienza preliminare e dovrà passarla a un collega, che ovviamente non conosce la carte e perderà un sacco di tempo. Così le udienze preliminari Imi-Sir e Sme, già iniziate dinanzi a Rossato, proseguono sotto la sua gestione e si chiuderanno a fine anno con i rinvii a giudizio degli imputati. Invece quella per Mondadori, non ancora iniziata, passa subito a un altro giudice, Rosario Lupo, che proscioglie tutti gli imputati per insufficienza di prove (poi, su ricorso della Procura, la Corte d’appello li rinvierà a giudizio tutti, tranne uno: Silvio Berlusconi, dichiarato prescritto grazie alle attenuanti generiche).

6. Rogatorie (2001). Nel 2001 Berlusconi torna a Palazzo Chigi e fa subito approvare una legge che cancella le prove giunte dall’estero per rogatoria ai magistrati italiani, comprese ovviamente quelle che dimostrano le corruzioni dei giudici romani da parte di Previti & C. Da mesi i legali suoi e di Previti chiedono al tribunale di Milano di cestinare quei bonifici bancari svizzeri perché mancano i numeri di pagina, o perché si tratta di fotocopie senza timbro di conformità,o perchè sono stati inoltrati direttamente dai giudici elvetici a quelli italiani senza passare per il ministero della Giustizia. Il Tribunale ha sempre respinto quelle istanze. Che ora diventano legge dello Stato. Con la scusa di ratificare la convenzione italo-svizzera del 1998 per la reciproca assistenza giudiziaria (dimenticata dal centrosinistra per tre anni), il 3 ottobre 2001 la Cdl vara la legge 367 che stabilisce l’inutilizzabilità di tutti gli atti trasmessi da giudici stranieri che non siano “in originale” o “autenticati” con apposito timbro, che siano giunti via fax, o via mail o brevi manu o in fotocopia o con qualche vizio di forma. Anche se l’imputato non ha mai eccepito sulla loro autenticità, vanno cestinati. Poi, per fortuna, i tribunali scoprono che la legge contraddice tutte le convenzioni internazionali ratificate dall’Italia e tutte le prassi seguite da decenni in tutta Europa. E, siccome quelle prevalgono sulle leggi nazionali, disapplicano la legge sulle rogatorie, che resterà lettera morta.

7. Falso in bilancio (2002). Siccome Berlusconi ha cinque processi in corso per falso in bilancio, il 28 settembre 2001 la sua maggioranza approva la legge-delega numero 61 che incarica il governo di riformare i reati societari. Il che avverrà all’inizio del 2002 con i decreti delegati che: abbassano le pene da 5 a 4 anni per le società quotate e addirittura a 3 per le non quotate (prescrizione più breve, massimo 7 anni e mezzo per le quotate e 4 e mezzo per le non quotate; e niente più custodia cautelare né intercettazioni); rendono il falso per le non quotate perseguibile solo a querela del socio o del creditore; depenalizzano alcune fattispecie di reato (come il falso nel bilancio presentato alle banche); fissano amplissime soglie di non punibilità (per essere reato, il falso in bilancio dovrà superare il 5% del risultato d’esercizio, l’1% del patrimonio netto, il 10% delle valutazioni. Così tutti i processi al Cavaliere per falso in bilancio vengono cancellati: o perché manca la querela dell’azionista (B. non ha denunciato B.), o perché i falsi non superano le soglie (“il fatto non è più previsto dalla legge come reato), o perché il reato è ormai estinto grazie alla nuova prescrizione-lampo.

8. Mandato di cattura europeo (2001). Unico fra quelli dell’Unione europea, il governo Berlusconi II rifiuta di ratificare il “mandato di cattura europeo”, ma solo relativamente ai reati finanziari e contro la Pubblica amministrazione . Secondo “Newsweek”, Berlusconi “teme di essere arrestato dai giudici spagnoli” per l’inchiesta su Telecinco. L’Italia otterrà di poter recepire la norma comunitaria soltanto dal 2004.

9. Il governo sposta il giudice (2001). Il 31 dicembre, mentre gli italiani festeggiano il Capodanno, il ministro della Giustizia Roberto Castelli, su richiesta dei difensori di Previti, nega contro ogni prassi la proroga in Tribunale al giudice Guido Brambilla, membro del collegio che conduce il processo Sme-Ariosto, e dispone la sua “immediata presa di possesso” presso il Tribunale di sorveglianza dov’è stato trasferito da qualche mese, senza poter completare i dibattimenti già avviati. Così il processo Sme dovrebbe ripartire da zero dinanzi a un nuovo collegio. Ma poi interviene il presidente della Corte d’appello con una nuova “applicazione” di Brambilla in Tribunale fino a fine anno.

10. Cirami (2002). I difensori di Previti e Berlusconi chiedono alla Cassazione di spostare i loro processi a Brescia perché, sostengono, a Milano l’intero Tribunale è viziato da inguaribile prevenzione contro di loro. E, per oliare meglio il meccanismo, reintroducono il vecchio concetto di “legittima suspicione” per motivi di ordine pubblico , vigente un tempo, quando i processi scomodi traslocavano nei “porti delle nebbie” per riposarvi in pace. E’ la legge Ci-rami n. 248, approvata definitivamente il 5 novembre 2002. Ma nemmeno questa funziona: la Cassazione, nel gennaio 2003, respinge la richiesta di trasloco: il Tribunale di Milano è sereno e imparziale.

11. Lodo Maccanico-Schifani (2003). Le sentenze Sme e Mondadori si avvicinano. Su proposta del senatore della Margherita Antonio Maccanico, il 18 giugno 2003 la Cdl approva la legge 140, primo firmatario Renato Schifani, che sospende sine die i processi ai presidenti della Repubblica, della Camera, del senato, del Consiglio e della Corte costituzionale. I processi a Berlusconi si bloccano in attesa che la Consulta esamini le eccezioni di incostituzionalità sollevate dal Tribunale di Milano. E ripartono nel gennaio 2004, quando la Corte boccia il “lodo”.

12. Ex Cirielli (2005). Il 29 novembre 2005 la Cdl vara la legge ex Cirielli (misconosciuta dal suo stesso proponente), che riduce la prescrizione per gli in-censurati e trasforma in arresti domiciliari la detenzione per gli ultrasettantenni (Previti ha appena compiuto 70 anni, Berlusconi sta per compierli). La legge porta i reati prescritti da 100 a 150 mila all’anno, decima i capi di imputazione del processo Mediaset (la frode fiscale passa da 15 a 7 anni e mezzo) e annienta il processo Mills (la corruzione anche giudiziaria si prescrive non più in 15, ma in 10 anni).

13. Condono fiscale (2002). La legge finanziaria 2003 varata nel dicembre 2002 contiene il condono tombale. Berlusconi giura che non ne faranno uso né lui né le sue aziende. Invece Mediaset ne approfitta subito per sanare le evasioni di 197 milioni di euro contestate dall’Agenzia delle entrate pagandone appena 35. Anche Berlusconi usa il condono per cancellare con appena 1800 euro un’evasione di 301 miliardi di lire contestata dai pm di Milano.

14. Condono per i coimputati (2003). Col decreto 143 del 24 giugno 2003, presunta “interpretazione autentica” del condono, il governo ci infila anche coloro che hanno “concorso a commettere i reati”, anche se non hanno firmato la dichiarazione fraudolenta. Cioè il governo Berlusconi salva anche i 9 coimputati del premier, accusati nel processo Mediaset di averlo aiutato a evadere con fatture false o gonfiate.

15. Pecorella (2006). Salvato dalla prescrizione nel processo Sme, grazie alle attenuanti generiche, Berlusconi teme che in appello gli vengano revocate, con conseguente condanna. Così il suo avvocato Gaetano Pecorella, presidente della commissione Giustizia della Camera, fa approvare nel dicembre 2005 la legge che abolisce l’appello, ma solo quando lo interpone il pm contro assoluzioni o prescrizioni. In caso di condanna in primo grado, invece, l’imputato potrà ancora appellare. Il presidente Ciampi respinge la Pecorella in quanto incostituzionale. Berlusconi allunga di un mese la scadenza della legislatura per ripresentarla uguale e la fa riapprovare (legge n.46) nel gennaio 2006. Ciampi stavolta è costretto a firmarla. Ma poi la Consulta la boccia in quanto incostituzionale.

16. Frattini (2002). Il 28 febbraio 2002 la Cdl approva la legge Frattini sul conflitto d’interessi: chi possiede aziende e va al governo, ma di quelle aziende è soltanto il “mero proprietario”, non è in conflitto d’interessi e non è costretto a cederle. Unica conseguenza per il premier:deve lasciare la presidenza del Milan

17.Gasparri-1(2003). In base alla nuova sentenza della Consulta del 2002, entro il 31 dicembre 2003 Rete4 deve essere spenta e passare sul satellite. Il 5 dicembre la Cdl approva la legge Gasparri sulle tv: Rete4 può seguitare a trasmettere “ancorchè priva di titolo abilitativo”, cioè anche se non ha più la concessione dal 1999; il tetto antitrust del 20% sul totale delle reti non va più calcolato sulle 10 emittenti nazionali, ma su 15 (compresa Telemarket). Dunque Mediaset può tenersi le sue tre tv. Quanto al tetto pubblicitario del 20%, viene addirittura alzato grazie al trucco del “Sic”, che include un panel talmente ampio di situazioni da sfiorare l’infinito. Confalonieri calcola che Mediaset potrà espandere i ricavi di 1-2 miliardi di euro l’anno. Ma il 16 dicembre Ciampi rispedisce la legge al mittente: è incostituzionale.

18. Berlusconi salva-Rete4 (2003). Mancano due settimane allo spegnimento di Rete4. Alla vigilia di Natale, Berlusconi firma un decreto salva-Rete4 (n.352) che concede alla sua tv l’ennesima proroga semestrale, in attesa della nuova Gasparri.

19. Gasparri-2 (2004). La nuova legge approvata il 29 aprile 2004, molto simile a quella bocciata dal Quirinale, assicura che Rete4 non sfora il tetto antitrust perché entro il 30 aprile il 50% degli italiani capteranno il segnale del digitale terrestre, che garantirà loro centinaia di nuovi canali. Poi però si scopre che, a quella data, solo il 18% della popolazione riceve il segnale digitale. Ma poi l’Agcom dà un’interpretazione estensiva della norma: basta che in un certo luogo arrivi il segnale digitale di una sola emittente, per considerare quel luogo totalmente digitalizzato. Rete4 è salva, Europa 7 è ancora senza frequenze.

20. Decoder di Stato (2004).
Per gonfiare l’area del digitale, la finnaziaria per il 2005 varata nel dicembre 2004 prevede un contributo pubblico di 150 euro nel 2004 e di 70 nel 2005 per chi acquista il decoder per la nuova tecnologia televisiva. Fra i principali distributori di decoder c’è Paolo Berlusconi, fratello di Silvio,titolare di Solaris (che commercializza decoder Amstrad).

21. Salva-decoder (2003). Il digitale terrestre è un affarone per Mediaset, che vi trasmette partite di calcio a pagamento, ma teme il mercato nero delle tassere taroccate: prontamente, il 15 gennaio 2003, il governo che ha depenalizzato il falso in bilancio porta fino a 3 anni con 30 milioni di multa la pena massima per smart card fasulle per le pay tv.

22. Salva-Milan (2002). Col decreto 282/2002, convertito in legge il 18 febbraio, il governo Berlusconi consente alle società di calcio, quasi tutte indebitatissime, diammortizzare sui bilanci 2002 e spalmare nei dieci anni successivi la svalutazione dei cartellini dei giocatori. Il Milan risparmia 242 milioni di euro.

23. Salva-diritti tv (2006). Forza Italia blocca il ddl, appoggiato da tutti gli altri partiti di destra e di sinistra, per modificare il sistema di vendita dei diritti tv del calcio in senso “collettivo” per non penalizzare le società minori privilegiando le maggiori. Il sistema resta dunque “soggettivo” , a tutto vantaggio dei maggiori club: Juventus, Inter e naturalmente Milan.

24. Tassa di successione (2001). Il 28 giugno 2001 il governo Berlusconi abolisce la tassa di successione per i patrimoni superiori ai 350 milioni di lire (fino a quella cifra l’imposta era già stata abrogata dall’Ulivo). Per combinazione, il premier ha cinque figli e beni stimati in 25mila miliardi di lire.

25. Autoriduzione fiscale (2004). Nel 2003, secondo “Forbes”, Berlusconi è il 45° uomo più ricco del mondo con un patrimonio personale di 5,9 miliardi di dollari. Nel 2005 balza al 25° posto con 12 miliardi. Così, quando a fine 2004 il suo governo abbassa le aliquote fiscali per i redditi dei più abbienti, “L’espresso” calcola che Berlusconi risparmierà 764.154 euro all’anno.

26. Plusvalenze esentasse (2003). Nel 2003 Tremonti vara una riforma fiscale che detassa le plusvalenze da partecipazione. La riforma viene subito utilizzata dal premier nell’aprile 2005 quando cede il 16,88% di Mediaset detenuto da Fininvest per 2,2 miliardi di euro, risparmiando 340 milioni di tasse.

27. Villa abusiva con condono (2004). Il 6 maggio 2004, mentre «La Nuova Sardegna» svela gli abusi edilizi a Villa Certosa, Berlusconi fa approvare due decreti. Il primo stabilisce l’approvazione del piano nazionale anti-terrorismo e contiene anche un piano (segretato) per la sicurezza di Villa La Certosa. Il secondo individua la residenza di Berlusconi in Sardegna come «sede alternativa di massima sicurezza per l’incolumità del presidente del Consiglio e per la continuità dell’azione di governo». Ed estende il beneficio anche a tutte le altre residenze del premier e famiglia sparse per l’Italia. Così si bloccano le indagini sugli abusi edilizi nella sua villa in Costa Smeralda. Poi nel 2005 il ministro dell’Interno Pisanu toglie il segreto. Ma ormai è tardi. La legge n. 208 del 2004, varata in tutta fretta dal governo Berlusconi, estende il condono edilizio del 2003 anche alle zone pro-tette: come quella in cui sorge la sua villa. Prontamente la Idra Immobiliare, proprietaria delle residenze private del Cavaliere, presenta dieci diverse richieste di condono edilizio. E riesce a sanare tutto per la modica cifra di 300mila euro. Nel 2008 il Tribunale di Tempio Pausania chiude il procedimento per gli abusi edilizi perchè in gran parte condonati grazie a un decreto voluto dal mero proprietario della villa.

28. Ad Mediolanum (2005).
Nonostante le resistenze del ministro del Welfare, Roberto Maroni, Forza Italia impone una serie di norme favorevoli alle compagnie assicurative nella riforma della previdenza integrativa e complementare (dl 252/2005), fra cui lo spostamento di 14 miliardi di euro verso le assicurazioni, alcune norme che forniscono fiscalmente la previdenza integrativa individuale (a beneficio anche di Mediolanum, di proprietà di Berlusconi e Doris) e soprattutto lo slittamento della normativa al 2008 per assecondare gli interessi della potente lobby degli assicuratori (di cui Mediolanum è una delle capofila). Intanto, nel gennaio del 2004, le Poste Italiane con un appalto senza gara hanno concesso a Mediolanum l’utilizzo dei 16mila sportelli postali sparsi in tutta Italia.

29. Ad Mondadori-1 (2005). Il 9 giugno 2005 il ministro dell’Istruzione Letizia Moratti stipula un accordo con le Poste Spa per il servizio «Postescuola»: consegna e ordinazione – per telefono e on line – dei libri di testo destinati agli alunni della scuola secondaria. Le case editrici non consegneranno i loro volumi direttamente, ma tramite la Mondolibri Bol, una società posseduta al 50 per cento da Arnoldo Mondadori Editore Spa, di cui è mero proprietario Berlusconi. L’Antitrust esamina il caso, ma pur accertando l’indubbio vantaggio per le casse Mondadori, non può censurare l’iniziativa perché a firmare l’accordo non è stato il premier, ma la Moratti.

30. Ad Mondadori-2 (2005). L’8 febbraio 2005 scatta l’operazione “E-book”, per il cui avvio il governo stanzia 3 milioni. E a chi affidano la sperimentazione i ministri Moratti (Istruzione) e Stanca (Innovazione)? A Monda-dori e Ibm: la prima è di Berlusconi, la seconda ha avuto come vicepresidente Stanca fino al 2001.

31. Indulto (2006). Nel luglio 2006 centrosinistra e centrodestra approvano l’indulto Mastella (contrari Idv, An, Lega, astenuto il Pdci): 3 anni di sconto di pena a chi ha commesso reati prima del 2 maggio di quell’anno. Lo sconto vale anche per i reati contro la Pubblica amministrazione (che sul sovraffollamento della carceri non incidono per nulla), compresa la corruzione giudiziaria, altrimenti Previti resterebbe agli arresti domiciliari. Una nuova legge ad personam che regala anche al Cavaliere un “bonus” di tre anni da spendere nel caso in cui fosse condannato in via definitiva.

32. Lodo Alfano (2008). Nel luglio 2008, alla vigilia della sentenza nel processo Berlusconi-Mills, il Pdl tornato al governo approva il lodo Alfano che sospende sine die i processi ai presidenti della Repubblica, della Camera, del Senato e del Consiglio. Soprattutto del Consiglio. Nell’ottobre 2009 la Consulta boccerà anche quello in quanto incostituzionale.

33. Più Iva per Sky (2008). Il 28 novembre 2008 il governo raddoppia l’Iva a Sky, la pay-tv di Rupert Murdoch, principale concorrente di Mediaset, portandola dal 10 al 20%.

34. Meno spot per Sky (2009). Il 17 dicembre 2009 il governo Berlusconi vara il decreto Romani che obbliga Sky a scendere entro il 2013 dal 18 al 12% di affollamento orario di spot.

35. Più azioni proprie (2009). La maggioranza aumento dal 10 al 20% la quota di azioni proprie che ogni società può acquistare e detenere in portafoglio. La norma viene subito utilizzata dalla Fininvest per aumentare il controllo su Mediaset.

36. Ad listam (2010). Visto che le liste del Pdl sono state presentate fuori tempo massimo nel Lazio e senza timbri di autenticazione a Milano, il governo vara un decreto “interpretativo” che stravolge la legge elettorale, sanando ex post le illegalità commesse per costringere il Tar a riammetterle. Ma non si accorge che, nel Lazio, la legge elettorale è regionale e non può essere modificata da un decreto del governo centrale. Così il Tar ribadisce che la lista è fuorilegge, dunque esclusa.

37. Illegittimo impedimento (2010). Non sapendo più come bloccare i processi Mediaset e Mills, Berlusconi fa approvare il 10 marzo 2010 una legge che rende automatico il “legittimo impedimento” a comparire nelle udienze per sé stesso e per i suoi ministri, il tutto per una durata di 6 mesi, prorogabili fino a 18. Basterà una certificazione della Presidenza del Consiglio e i giudici dovranno fermarsi, senza poter controllare se l’impedimento sia effettivo e legittimo. Il tutto in attesa della soluzione finale, cioè delle nuove leggi ad personam che porteranno il totale a quota 40: “processo breve”, anti-intercettazioni e lodo Alfano-bis costituzionale. Cioè incostituzionale.
Marco Travaglio da Il fatto quotidiano

Il grande jettatore

22 marzo 2011 Lascia un commento

Claudio Rinaldi si domandava spesso come mai gli oppositori di B. non insistano mai su un argomento a presa facile e rapida, per un popolo superstizioso come il nostro: l’indiscutibile e formidabile potere jettatorio del Cavaliere. Non su tutti, si capisce: a se stesso ha sempre portato buono, mentre agli altri, cio…è a tutti noi, ha sempre menato gramo. La cronologia parla da sé. 1994: B. è al governo da un mese e l’Italia perde in malo modo il Mondiale di calcio; cinque mesi dopo si scatena sul Nord Italia un’alluvione da paura; poi Bossi gli stacca la spina. Seguono cinque anni relativamente tranquilli, durante i quali l’Italia entra persino in Europa e Mediaset entra persino in Borsa. 2001: è tornato al governo da quattro mesi, ed ecco l’11 settembre, seguito dalle guerre in Afghanistan e in Iraq con tutti gli annessi e connessi, comprese le sconfitte dell’Italia agli Europei e ai Mondiali di calcio. Nel 2006 torna Prodi e l’Italia vince i Mondiali di Germania. Nel 2008 il Cainano rientra a Palazzo Chigi ed ecco abbattersi sul pianeta la più devastante crisi finanziaria dal 1929. Gli amici Blair e Bush, reduci dalle scampagnate col terzo B., chiudono le rispettive carriere inseguiti dai loro popoli inferociti. Nel 2010 l’Italia perde il solito Mondiale. Lui frattanto chiama la questura per spacciare Ruby per la nipote di Mubarak e al raìs egiziano, al potere da trent’anni, cominciano a fischiare le orecchie. Poi spiega che il bunga-bunga gliel’ha insegnato Gheddafi, al quale cominciano a prudere le terga. Tanto più che B. gli ha appena baciato l’anello. Nella conferenza stampa di fine anno B. dichiara orgoglioso: “Sono amico personale di Mubarak, Ben Alì e Gheddafi”. I tre sventurati non fanno in tempo a toccarsi e vengono travolti l’uno dopo l’altro dalle rivolte popolari in Egitto, Tunisia e Libia. Putin sospende prudenzialmente tutti gli incontri con l’amico B. e, per precauzione, gli fa rispondere al telefono da un bravo imitatore. Non sia mai che il contagio si trasmetta anche per via vocale. Intanto B. annuncia il ritorno al nucleare dopo 24 anni: gli effetti si fanno subito sentire a Tokyo, con l’esplosione della centrale di Fukushima col contorno di terremoto e tsunami. Ora Gheddafi fa lo slalom fra le bombe e i missili che gli sganciano i caccia occidentali, compresi i nostri. Non che il Colonnello sia un campione di coerenza e di affidabilità: ma, in confronto al nostro, lo diventa. Meno di tre anni fa, B. aveva firmato con lui, a Bengasi, un “Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione” che prevedeva – oltre a 5 miliardi di dollari di danni coloniali in cambio del blocco dei flussi migratori – l’impegno di ciascuno dei due paesi a non impicciarsi negli affari interni dell’altro: “Le Parti rispettano reciprocamente la loro uguaglianza sovrana, nonché tutti i diritti a essa inerenti, compreso in particolare il diritto alla libertà e all’indipendenza politica. Esse rispettano altresì il diritto di ciascuna delle Parti di scegliere e sviluppare liberamente il proprio sistema politico, sociale, economico e culturale” (art. 2). Con tanti saluti ai diritti civili e umani: “Le Parti si astengono da qualunque forma di ingerenza negli affari interni o esterni che rientrino nella giurisdizione dell’altra Parte, attenendosi allo spirito del buon vicinato”. Non solo: “L’Italia non userà né permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia e la Libia non userà né permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro l’Italia” (art. 4). Cioè l’Italia diventava alleata della Libia, ma anche della Nato nemica della Libia. E B. s’impegnava a non fare nulla di ciò che sta facendo contro la Libia. Il Parlamento italiano ratificò il tutto nell’aprile 2009 (Pdl, Lega e Pd). E il povero Gheddafi si fidò. Peggio per lui. Doveva saperlo che già prima di B. l’Italia non ha mai finito una guerra dalla stessa parte in cui l’ha iniziata. Ora, con B., ci superiamo: restiamo alleati di Gheddafi (come da Trattato), però lo bombardiamo. Ma solo un po’.
Promemoria – L’editoriale di Marco Travaglio

Quel diavolo cornuto di Berlusconi e le ragioni della sua vendetta

4 marzo 2011 Lascia un commento

Che Dio ci guardi dai cornuti che hanno raggiunto il potere!! La loro ira sarà tanto maggiore quanto, la loro condizione estetica, psicologica e culturale, risulti miserevole.
Se poi, il soggetto in questione, è basso, tozzo, pelato e con gli arti inferiori monchi ed arcuati e, il movente della sua frustrazione da corna, è imputabile a un capellone barbuto, prestante e colto, esponente di primo piano di “potere operaio”, sappiate che la sua sete vendetta, non conoscerà limiti di sorta, fino a patteggiare con il maligno gli ultimi brandelli della propria anima. Questo fatto, riconducibile ai tempi dell’università (e che qualsiasi altra persona normale, benché amareggiata, avrebbe vissuto come un doloroso incidente di percorso), ha ferito a morte l’amor proprio e l’orgoglio smisurato del nostro, allora, giovane Primo Ministro, alterando per sempre il suo stato di coscienza, la capacità critica e relativizzandone, così, i parametri di giudizio. Codificare il mondo, in puttane da usare come merce di soddisfazione sessuale e, in comunisti da sterminare, è l’estrema conseguenza di quello stato psicotico prodotto dal tradimento non contemplato e mai concepito e, dalla conseguente condizione di cornuto. Una ulteriore semplificazione, interviene a separare le donne in due sotto-gruppi dove, le brutte, sono sporche e comuniste, in antitesi con le belle, libere e compiacenti e, gli uomini, in sudditi scodinzolanti e sovversivi bolscevichi. I sudditi, in seguito, per ragioni diverse di carattere eccezionale, li potremo suddividere, in responsabili e traditori.
Il fatto che, in tutti questi anni, Berlusconi, non abbia mai speso una parola di condanna sul ventennio fascista e lo sterminio degli ebrei ad opera del nazismo (disertando platealmente le date più significative della storia d’Italia), la dice lunga sulla natura perversa delle sue convinzioni. Le varie amicizie e simpatie particolari (platealmente ostentate come traguardi personali di politica estera) con i vari dittatori africani e il compagno di merende Putin, sono un elemento importante, distintivo e significativo della visione socio-politica di questo inquietante personaggio.
La possessione, entra in ballo quando, il soggetto ferito e frustrato, non è in grado, per nessun motivo al mondo, di accettare la circostanza che ha prodotto una tale lacerazione e, pur di mettere in atto la sua vendetta, si appella all’intercessione e all’intrusione del maligno. In cambio, il Demonio, pretende una totale sudditanza e le consegne immediate di ogni sentimento della sfera umana che sia in contrasto con le ragioni del suo progetto necrofilo. Il potere economico, mediatico e politico, rappresentano le roccaforti all’interno delle quali le quali, i servi di Satana, pianificano strategie deputate all’omologazione del pensiero unico, al plagio, al raggiro e alla corruzione.
Siamo veramente in pochi oggi, nel mondo occidentale, in grado di riconoscere la presenza del maligno e, capaci di codificare alcuni atteggiamenti e specifici comportamenti che ne confermano l’esistenza e la sua portata distruttiva .
Le farneticazioni sistematiche del cavaliere Berlusconi, i loro contenuti contraddittori intrisi di menzogne lapalissiane che negano l’evidenza e l’oggettività dei fatti, una totale assenza di pudore e del sentimento di vergogna, sono alcuni dei caratteri distintivi e peculiari che tracciano un profilo sufficientemente esaustivo, al fine di confermare la possibilità di un intervento sovrannaturale di entità maligna.
Sbaglieremmo se immaginassimo il Demonio come un super eroe del male, atletico e impavido. Il suo aspetto, il più verosimile, è quello di un uomo piccolo e stupido, con poco charme, che veste come un manichino di provincia. Ha solitamente un linguaggio banale e nega tutto ciò che è evidente. Per lui, la bugia, costituisce una regola relazionale e la sua introiezione proiettiva, lo porta ad attribuire a quelli che, ritiene i suoi avversari e nemici, tutti suoi difetti a cominciare dalla menzogna.
Il nostro personale, piccolo diavolo italiano, essendo privo di qualsiasi forma di intelligenza, eccelle, per compensazione, in furbizia, scaltrezza, ovvietà e automatismo logico di difesa. L’assenza di etica e di morale, poi, gli permettono di espletare con maggiore forza, libertà e determinazione le sue strategie di delegittimazione e diffamazione, elevandole fino ai massimi livelli.
Questo individuo incarna il germe malefico dell’ossimoro al potere, riducendo la verità ad un inquietante esercizio di relativismo. E’ furbo ma stupido, infantile ma vecchio, generoso ma ladro, cattolico ma divorziato, paladino della famiglia ma puttaniere, socialista, ma di estrema destra.
E’ l’attore principale di una grottesca commedia dell’assurdo da suburra, dove tutto è il contrario di tutto e, qualsiasi ragionevolezza, buon senso e costrutto logico, vengono risucchiati dentro il vortice gelatinoso della mistificazione.
Per tutto questo, l’impostura (un vistoso apparato di falsità e di menzogne), contraddistingue la natura diabolica di Silvio Berlusconi che, nel tempo, si è affinata a tal punto, da rendere inconsistente il confine con la stessa verità.
Per questo signore del male, tutto si riduce a mero fatto personale ed effetto pirotecnico. Come dimenticare i morti di Nassirya, vittime sacrificali di una guerra infame e insensata, scaturita dalla vanità, dalla sudditanza, dall’ansia e sete di protagonismo di un Primo Ministro, che ha trasfigurato il suo impegno politico, in un progetto eversivo e di vendetta!! “Mi chiedo se serva questo sacrificio”, afferma dopo la notizia di un nuovo caduto italiano in Afganistan! Contraddizione, incoerenza, totale assenza di autocritica e di pudore, si attestano a tare genetiche del posseduto.
Questo impostore, da oltre quindici anni, ha spaccato il paese dentro una continua contrapposizione e scontro ideologico e, nel significato etimologico della locuzione “dividi et imperat”, ha suggellato il suo potere e il diritto ad una speciale impunità.
Un filibustiere che persegue il suo progetto mefistofelico, fatto di dossieraggi, spionaggio, intimidazione, delegittimazione, ricatto e ritorsioni e, in virtù di una sistematica corruzione, si accredita orde di figuri, pronti a espletare ogni suo ordine e nefandezza.
Pensare per un solo attimo che abbia a cuore le sorti di questo martoriato paese, è un’ingenuità grossa come una casa! Solo chi é stato vittima di un potente maleficio, causa la predisposizione, la potenzialità o le affinità caratteriali, può ancora credere ad una tale assurdità!
In verità, il diavolo Berlusconi, mira ad attuare il suo piano di distruzione etica, morale e materiale di questo covo di comunisti (l’Italia), per consegnare la sua vendetta nelle sudice mani di Satana in persona. Definirlo un politico, un imprenditore di successo, un piduista, un mafioso o un puttaniere, mortifica la verità e riduce il soggetto, a specifica e mera condizione umana. Berlusconi non è niente di tutto ciò! No è un politico, ma fa uso della politica, non è un imprenditore ma fa uso del potere economico, istituzionale e di tutti i privilegi del caso, per soddisfare le perversioni del suo Ego malato e posseduto.
L’attacco del nostro piccolo Diavolo alla scuola pubblica che, dichiara, essere terreno di coltura ideologico deputato ad inculcare idee diverse da quelle che vengono trasmesse nelle famiglie e spacciare per buoni, principi e valori sbagliati, è la dichiarazione delirante (ultima di una lunga lista di minchionerie) adottata allo scopo strategico di spostare l’attenzione sugli ultimi avvenimenti che lo riguardano; privati e giudiziari. Un’affermazione ipocrita e contraddittoria e che si scontra con la portata di fuoco diseducatrice delle sue tre reti commerciali, intrise di una tale volgarità, lordume morale e qualunquismo esistenziale, da trasfigurare l’ultimo lupanare di infimo ordine, in un collegio di orsoline. Quando irrompe nel programma di Gad Lerner, esaltando il 110 e lode conseguito da Nicol Minetti, viene da chiedersi se, le modalità attraverso le quali è giunta alla carica di consigliere regionale, siano le stesse messe in campo per laurearsi. Emilio Fede che chiede la tangente di 400.000 euro a Lele mora, per avere intercesso verso l’amico Berlusconi di un prestito a suo favore, non modifica in nessun modo i suoi rapporti con il Cavaliere. Al contrario, ne rafforza l’appartenenza e lo consacra a figlio naturale del suo venerabile Maestro del male, che vede i lui la realizzazione di tutti i suoi insegnamenti. L’atteggiamento irascibile e sprezzante e quel ghigno malefico, stemperato da un finto sorrisetto intriso di sarcasmo e di odio quando, solo ieri, il presidente Berlusconi, conferma la sua assoluta contrarietà ai matrimoni gay e alla possibilità di adozione per i single, sono gli elementi ascrivibili alla rappresentazione iconografica e simbolica dell’entità maligna. I sistematici attacchi ai giudici, alle istituzioni, alla Corte Costituzionale e al Presidente della Repubblica, si rivelano il continuo tentativo di alterare, manipolare e ribaltare la percezione della realtà, allo scopo di trasporre la vittima in carnefice e, viceversa.
Il diavolo non vuole la pace, ma cerca il conflitto perenne. Attraverso la menzogna e la mistificazione, ordisce la sua vendetta contro il mondo, contro Dio e, contro tutti gli uomini ragionevoli e di buon senso che, con i loro atti, gli rammentano, quella sua condizione di di analfabeta della vita e di eterno becco.
Quando la moglie Veronica, su Repubblica, lo definisce “un uomo malato” allertando la politica tutta, dal pericolo di un tale potere nelle sole, sue mani, intendeva comunicare al mondo intero (senza esplicitarlo) della sua natura demoniaca.
Per il nostro piccolo Diavolo, la vendetta, è il primario nutrimento. Nient’altro al mondo, può mitigare il dolore lacerante del suo orgoglio ferito, ne risvegliare le ragioni di un’autostima oramai defunta. Non esistono armi idonee e adatte a combattere una tale circostanza, tanto più, se il nostro piccolo Diavolo, può contare sulla cieca obbedienza di una nutrita schiera di, adepti, servi e chiassose tifoserie che operano compatti al fine di soddisfare ogni suo più subdolo desiderio, ordine e infamia.
Auspicare una rivolta popolare, morale e civile, di tutta la cittadinanza, conoscendo a priori, l’immobilismo atavico del popolo italiano e la sua congeniale codardia, è un esercizio di illusionismo che ci possiamo risparmiare. Non possiamo fare altro che appellarci in comunione, ad un intervento divino, ma sapendo che “Dio, ascolta le nostre preghiere se, egli stesso, le pronuncia con le nostre labbra”.
Gianni Tirelli

Se non ora, quando?

13 febbraio 2011 Lascia un commento

Ho voluto venisse questa domenica per commentare il pezzo Gramellini. Oggi 13 febbraio ero in campo santa margherita a Venezia, presenti 9000 persone circa, arrivate anche da varie parti della provincia. Donne di tutte le età e tantissimi uomini che hanno partecipato alla giornata ” se non ora quando?”, tesa alla protesta della gente della piazza ( e tante sono state le piazze ivase oggi, di grandi e piccolecittà italiane) contro atteggiamenti e ” modelli di comportamento” che avviliscono e degradano la figura femminile,il suo ruolo,la sua sessualità ed anche, di conseguenza, il rapporto uomo-donna che il nostro Cavaliere ha sacrificato alla mentalità postribolare. E’stato un grande segno di partecipazione collettiva, un netto ” BASTA” alla fogna che tracima. HA sbagliato in pieno la Gelmini , allorchè ha deichiarato che oggi in piazza, a manifestare, ci sarebbero state solo donne radical-chic, residuati del femminismo integrato. A Venezia ( e certamente anche in altre parti d’Italia) erano presenti donne di ogni ceto con i loro compagni e i loro mariti, i loro amici. Uomini che non solo hanno voluto condividere ma che hanno anche direttamente dimostrato di essere ben altro dal “maschio” berlusconiano. Ed erano presenti veramente tutti/e. Cartelli a non finire , nati dalla inventiva e dalla comicità delle persone,compresi due enormi con una scritta del Papa Giovanni Paolo II sulla femminilità ed il suo valore. Sul palco sisono avvicendate cantanti, scrittrici e due formidabili attrici locali che hanno rappresentato un scenetta umoristica in merito al ” Papi-test”. Il tutto si è svolto senza prevaricazioni di partito ( come alcuni avevano insinuato): erano tutte persone che spontamente si sono riunite per l’esigenza di ridare a questo Paese dei governanti presentabili, per difendere dei valori davanti alla corruttela arrogante del danaro che tutto pretende di comperare. In mezzo alla folla si agitavano anche due tricolori. E’ bello vedere la bandiera in mezzo alla gente comune e non solo nei picchetti militari o allo stadio. Sicuramente il cuore del Paese è migliore di quello che la casta politica crede e speriamo che i tempi del cambiamento non siano lontani.
Maria Teresa Morini

Impostori dal culo flaccido

12 febbraio 2011 Lascia un commento

La cosa che, in maniera sconcertante e trasversale, accomuna e si pone come elemento caratteriale dominante, dei rappresentanti di questa maggioranza, è la menzogna. Ogni altro individuo esterno, che per qualche ragione, entri in contatto con questa gente, viene infettato in forma virale dal germe della mistificazione e della contraffazione della realtà. Un comportamento talmente diffuso nell’entourage berlusconiano, da essere assunto a normale pratica relazionale, confortata, inoltre, da una convinzione ostentata e gridata. Per queste persone (dal linguaggio banale e sempre volti a negare tutto ciò che è evidente), la bugia costituisce una regola e, la sua introiezione proiettiva, li porta ad attribuire agli avversari tutti i loro difetti; la menzogna in primis. Belpietro, Sallusti, Vittorio Feltri, Bondi, Cicchetto e Capezzone, per fare solo due nomi, sono l’espressione più esaustiva del livello di virulenza di una malattia che, per assuefazione, si è attestata a cronica patologia.
Sono questi gli impostori dal culo flaccido; flaccidi dentro, nell’anima e nel corpo. Loro, le vere puttane di questo caravanserraglio di moderni freaks plastificati, contraffatti dal bisturi della monnezza morale. Escrementi umanoidi partoriti dal mercimonio della loro dignità, dell’onore, degli affetti, e privati del piacere di una vera amicizia, sana, leale e disinteressata – immuni a tutto ciò che riguarda la sfera del sociale e il valore della solidarietà, insensibili ai drammatici problemi attinenti al disastro ambientale, morale, etico e ai loro effetti sulla società.
Oggi, il nostro paese, è rappresentato da questa inedita “Armata Brancaleone” in chiave Tinto Brass, che ha trasformato il parlamento italiano in un lupanare di quart’ordine. Esseri rivoltanti sia sul piano morale come estetico che hanno improntato la loro vita e carriera, alla soddisfazione di vizi e perversioni, frustrazione e desideri repressi.
La ricerca spasmodica dell’orgasmo ad ogni costo e con ogni mezzo, è il risultato indotto da una paura persistente di natura esistenziale e culturale, derivante da una totale mancanza di autostima e relativa a complessi di inferiorità (mai risolti e irresponsabilmente coltivati), figli di un pericoloso retaggio adolescenziale.
E’ quindi attraverso l’esercizio del potere che, questi individui, intendono (illusoriamente) placare i morsi di un tale disagio. Una paura, dicevo, così profonda e destabilizzante che ipoteca e condiziona ogni buon senso e ragionevolezza – prevarica ogni limite morale e principio etico, anteponendo, a tutto questo, l’appagamento aleatorio di un orgasmo mercificato e assunto a paradigma di liberazione dal tormento.
L’amore a pagamento (che non prevede il reciproco e consensuale trasporto o desiderio), è di per se contro natura, e il piacere che ne deriva, non è che momentaneo ed effimero. Come l’effetto di una droga che ha esaurito il suo potenziale anestetizzante, produce dipendenza e la necessità, via via, di aumentarne il dosaggio.
L’atteggiamento di Berlusconi, è volto a negare l’evidenza dei fatti e a perseverare nell’esercizio della menzogna, adottata all’origine, come pratica quotidiana e strategia politica. Ciò, è indicativo di una mente compromessa che, nel desiderio compulsivo e spasmodico, si prefigge, attraverso la sistematica ricerca dell’orgasmo, di eludere una solitudine opprimente e lo smarrimento di un vuoto cosmico, conseguenza logica di un’incapacità nell’accettare l’inesorabile scorrere del tempo e delle sue ragioni.

Cosa c’è di virile e carismatico, in un essere basso e chiatto che trascorre la gran parte del suo tempo al chiuso di cliniche di bellezza, fra estetiste e truccatori, chirurghi plastici, parrucchieri e miracolosi calzolai? In verità, quest’uomo, è al di fuori, di ogni tentazione, che sia di natura umana.
Quale donna normale o, avvenente signorina di compagnia, potrebbe mai concedersi (senza prima, avere incassato un congruo tornaconto e represso il disgusto iniziale), alle brame di Berlusconi, Brunetta, Emilio Fede o Lele Mora, individui dalle fattezze ripugnanti e dall’animo servile?

Puoi essere l’uomo più ricco e potente del mondo, ma se oltre alla ricchezza e al potere, non hai null’altro da dare, allora, se vuoi avere, devi pagare.
In questa condizione riversano gli uomini poveri di spirito e incapaci di veri e autentici sentimenti. Individui monchi, irrisolti, figli di un egoismo atavico, e di un inquietante retaggio infantile che, all’essere, hanno anteposto, l’avere e l’apparire. Sono i “berluscones di quest’epoca insensata, corrotti nel più profondo della loro anima, che hanno adottato la menzogna a baluardo di potere e della dignità, hanno fatto mercimonio. Sono gli schiavi volontari, delle loro debolezze e dipendenze, che chiamano, libertà, la licenza e, verità, la mistificazione – per progresso, definiscono la catastrofe ambientale e, fedeltà, il servilismo. Così, la contraffazione trasfigura in realtà, e la barbarie etica e morale, in cultura e modernità.

Gli “Psicopatici Carismatici” sono mentitori solitamente potentati, dotati di qualche tipo di talento che affinano nel tempo allo scopo di manipolare gli altri. Generalmente, possiedono una capacità quasi demoniaca di persuasione agendo sulle debolezze e i lati peggiori della gente, per averne in cambio una totale sudditanza, il servilismo e, in certi casi, anche la vita. Possono essere leaders di sette, culti religiosi, fazioni politiche, assolutamente convinti dell’efficacia della loro opera di mistificazione.
Nella maggioranza dei casi, la pratica sistematica della menzogna è frutto di una completa mancanza di Autostima e, funzionale ad accreditare un ruolo nella società che, diversamente, per acclarata incapacità, sarebbe precluso. In sostanza è un Autodifesa nei confronti di un mondo che si ritiene ostile perché troppo strutturato.Hitler e Mussolini, del resto, sono l’esempio eclatante di un opera di mistificazione (la propaganda) pianificata a tavolino e dei suoi effetti deliranti. Un corto circuito nel sistema Rappresentativo, dall’immaginario al simbolo – dalla fantasia alla realtà.
La bugia è sempre un meccanismo di difesa. Molti ne fanno uso in situazioni di pericolo (dal bambino che ha fatto la marachella, all’adulto che, ragionando, ritiene sia più opportuno nascondere o alterare alcuni aspetti di una sua azione). Ma qual’è il suo significato profondo? Quando la bugia diventa un fatto “compulsivo” e, non dirne, crea disagio e la si vive come qualcosa di molto vicino alla realtà, tanto da vivere la quotidianità all’interno della bugia, a questo punto, entriamo nel campo della psicopatologia.Il vero problema non sta nel definire chi sia il “bugiardo patologico”, ma cosa induce a questa fuga dalla realtà e ad innescare quel meccanismo di difesa che ne genera la sua contraffazione. Emilio Fede che nega in maniera lapalissiana la telefonata con Lele Mora sulla spartizione di un prestito del Cavaliere, lo stesso Silvio Berlusconi che afferma con una spudoratezza sconcertante di non avere mai avuto rapporti sessuali a pagamento, invitando tutti alla sobrietà e, non più tardi di ieri, al rigore morale, Nicol Minetti che lo definisce “un pezzo di merda dal culo flaccido” mentre in diretta televisiva Lui la difende a spada tratta, elencandone i meriti e le capacità, tutto questo, rientra in una rappresentazione grottesca e patologica dell’impostura cronica e di un esercizio di manipolazione della realtà dei fatti. Tali deprecabil icomportamenti, per ragioni mediatiche e spirito di emulazione, tracimano dall’ambito in cui si consumano, per essere, in seguito, adottati e presi ad esempio da tutti coloro che si riconoscono, per affinità, in questa grave e moderna patologia. E oggi sono in tanti!
Devo infine aggiungere, per un dovere scientifico e completezza di analisi che, gli “impostori dal culo flaccido” (per la quasi totalità di sesso maschile), proprio in ragione dei comportamenti indotti da una tale patologia, sono destinati a portare le corna, vita natural durante. Questa miserevole e frustrante condizione di becchi, li porta a considerare ogni individuo, un possibile traditore, costringendoli in uno stato di perenne ansia, che solo nel rapporto a pagamento, li libera (momentaneamente) da quel pungente tormento psico-esistenziale.
Gianni Tirelli

Seminfermità mentale

19 gennaio 2011 Lascia un commento

Per spiegare Tangentopoli, il pm più spiritoso di Mani Pulite ripete spesso: “In ogni economia il numero dei ladri non può mai superare il numero dei derubati. Quando i ladri arrivano al 51% cominciano a derubarsi fra loro e il sistema implode”.

Ora ci risiamo. Umilio Fede che fa la cresta sui “prestiti” del Cainano a Lele Mora è l’emblema di una corte famelica e predona, dove tutti derubano tutti e alla fine chi paga il conto è sempre Lui, il povero B.

Una certa Faggioli ha fretta, “mi restano solo mille euro, devo fare cassa per forza”, e aspetta speranzosa un nuovo Bunga bunga. Ma corre voce che Lui “voglia ridurre le cene” e soprattutto i dopocena, così una tale Iris medita: “È ora che iniziamo a rubare qualcosa in casa”. Un’altra erinni ipotizza la soluzione finale: “Che palle ‘sto vecchio, fra un po’ ci manda affanculo tutte quante… quella è la volta buona che lo uccido… vado io a tirargli la statua in faccia”.

Cioè: lui s’illude di averle fulminate col suo charme, “volete mettere il piacere della conquista?”. E quelle, subornate dal partito dell’odio, lo chiamano “la nostra fonte di lucro”, “che schifo quell’uomo”, “l’ho visto out, ingrassato, imbruttito, più di là che di qua, è diventato pure brutto (prima invece era un figo pazzesco, ndr): deve solo sganciare. Spero sia più generoso, io non gli regalo un cazzo…”.

Uno sciame di cavallette assatanate e sanguisughe parassite, tutte addosso a quel pover’ometto, fra l’altro anziano e gravemente malato, a succhiargli il sangue (anche). A lui che ha già dovuto pagare Craxi, finanzieri, giudici, Mills, un migliaio di parlamentari (i “responsabili” due volte, comprati e ricomprati), servi, giornalisti, giornalisti servi, papponi, ruffiani, mezzane, mignotte (due volte, per i Bunga bunga e poi per il silenzio), e ora deve pure comprarsi una fidanzata.

E cos’è, un bancomat? Un caso di circonvenzione di incapace, ma di massa. E dire che lui, a modo suo, tentava di comunicare la sua infermità: quando ne faceva travestire qualcuna da infermiera è perché aveva bisogno di cure, altro che giochini erotici. Solo che quelle non capivano, e nemmeno Lele Mora, che così erudiva una pupa: “Visto che sarai l’infermiera ufficiale, devi fargli uno scherzo… devi prenderti su… quello che misura la pressione finto e poi un camicione”. Roberta: “Quello da dottoressa… con sotto niente ovviamente…”. Lele: “Lo devi comprare oggi… poi ti metti lo stetoscopio sulla camicina da infermiera e sotto le autoreggenti bianche…”. Roberta: “Guarda Lele lo faccio, ti giuro… non mi manca il coraggio”. Lele: “Gli dici: ‘Sorpresa! Sono l’infermiera, la devo visitare…’”. Roberta: “Una visita privata per accertarmi il suo stato di salute…”. Lele: “Esatto… sai quanto si diverte lui… da ridere da morire”. Roberta: “Infatti per quel poco che l’ho conosciuto sta allo scherzo”. Lele: “Sì, sì, fa il finto malato”. Roberta: “Sì, l’ha già fatto proprio ieri sera”. Lele: “Comunque impressione ottima, meravigliosa. Si prevede un grande futuro per te, amore”.

Gente insensibile: quello sta male davvero e pensano che finga. Ora il povero infermo rischia grosso, anzi può dirsi fortunato: chiunque altro, al posto suo, sarebbe già in galera. Le richieste a Ruby “racconta cazzate, cerca di passare per pazza” in cambio di soldi sono un caso da manuale di inquinamento probatorio. Per molto meno c’è l’arresto in flagrante. Ma lui, volpino, ha l’asso nella manica. Dalla lettura delle carte già s’intravede l’arma segreta: basta coltivarla e tutto andrà per il meglio.

Dia retta a noi, Cavaliere, che le vogliamo bene. Lasci perdere i cattivi consigliori che le rubano parcelle da favola e la mandano a sbattere con le solite leggi ad personam o le solite ricusazioni che non funzionano mai. Adotti la difesa di Michele Misseri modello Arcore. Si presenti in tribunale con un’infermiera armata di stetoscopio e pompetta per la pressione. Passare per pazzo, per lei, è più facile che per Ruby e per lo zio di Sarah: basta qualche cazzata di repertorio e il gioco è fatto. La seminfermità mentale non gliela leva nessuno.

“Seminfermità mentale”, Marco Travaglio, Il Fatto Quotidiano, 19 gennaio 2011

L’antiberlusconismo un dovere civile

14 dicembre 2010 Lascia un commento

Oggi, l’antiberlusconisimo (come l’antifascismo) è una moderna forma di resistenza. Un atto dovuto, un dovere civile dal quale, nessuno si può (o si dovrebbe) sottrarre.
Ma la storia, inesorabilmente si ripete e, come allora, la stupidità, il qualunquismo e la malafede degli italiani, ritorna ad accanirsi su questo povera e sciagurata Italia. Come allora pagheremo il prezzo, della nostra irresponsabilità e coltivata cecità.
Propaganda e populismo, mistificazione e contraffazione della realtà, ritornano di nuovo ad essere le efficaci armi di persuasione e di seduzione – invitanti come il canto delle sirene e le lusinghe del maligno.
Il “berlusconismo” è una patologia infettiva ad alta virulenza che agisce sui lati peggiori degli individui, legittimandoli e sdoganandoli come normalità. Una visibilità insperata, venduta al prezzo di servilismo, omertà e cieca obbedienza.
Una congrega, di cialtroni e reietti, che contrappone la furbizia all’intelligenza e il mercimonio alla dignità. Il rischio, poi, che un tale precedente, possa attecchire, ed essere preso ad esempio nel resto dell’Europa, è una possibilità reale.
La sottovalutazione irresponsabile e sistematica del “berlusconismo”, non solo da parte della cittadinanza ma, ben più grave, da alcune alte cariche dello Stato, li rende complici, ad ogni effetto, dell’imminente bancarotta dissipatoria del paese e della sua deriva morale e sociale. Come meravigliarci, a questo punto, dell’impennata di criminalità organizzata nelle civili regioni del nord quando, il nostro parlamento, oggi, è la roccaforte del malaffare, dove si organizzano oscure trame, complotti e si smistano pizzini?
E’ inimmaginabile che, in un paese normale, come i tanti in Europa, un figuro del genere, sia potuto approdare al parlamento e investire una tale carica politica. Ne tanto meno essere l’imprenditore di successo che oggi é.

Il problema, di fatto, non è tanto Berlusconi, ma il “berlusconismo” – un surrogato (unico caso nella storia delle democrazie occidentali) della peggiore feccia unita della società italiana. Una banda di avventurieri, farabutti, traditori della propria patria e dignità, affaristi e mafiosi, asserviti al capo Clan, in cambio di privilegi, impunità, visibilità e potere. Oggi, questi personaggi, sono ai vertici di comando di ogni settore economico e produttivo, non che, detentori di tutto il capitale in circolazione. Una spada di Damocle sulla nostra testa e sul futuro di questo paese. L’eredità di Berlusconi sarà, per drammaticità, più devastante di quanto non sia stata la sua permanenza alla guida di governo.
Il calcio mercato di deputati e senatori, è l’ennesimo e non ultimo atto di uno sconcertante, indicibile e perverso imbarbarimento della morale e dell’etica che, oggi, nel “berlusconismo”, trova la sua sede naturale.

Silvio Berlusconi, consapevole del dopo, tenterà in tutti i modi e con tutti i mezzi, di rimanere in sella, pur di non affrontare la realtà. Se in uno slancio di buon senso, si fosse messo da parte (anche se fuori tempo massimo), quel gesto di tardiva responsabilità lo avrebbe in parte assolto dalla sua condotta, restituendogli un briciolo di dignità. Ma codardia e infamia, hanno preso il sopravvento sulla ragionevolezza e il decoro, inserendolo, a buon diritto, fra la lista, dei personaggi più inquietanti e riluttanti della storia d’Italia.

Gianni Tirelli

Re silvio

8 novembre 2010 Lascia un commento

Proprio perché voi siete il sire, son 7mila euro, è un prezzo di favor
Amo le donne! Magari sarebbe più giusto dire amo le prostitute, visto che le fanciulle che frequenta re Silvio sono lì per denaro, per una licenza edilizia, per una carriera in politica o nello spettacolo. Non credo però che queste signorine, che sono in fila e sgomitano per farsi ammettere a corte, siano migliori dell’utilizzatore finale, e stupisce quanto sia diffusa la disponibilità a vendersi ad un vecchio di 74 anni, anche se minorenni o quasi.
La moglie Veronica: mio marito è malato, aiutatelo! Cara signora, ci dovrebbe spiegare perché lei ha accettato il ruolo di fattrice confinata nella confortevolissima villa di Macherio, ben sapendo gli orientamenti sessuali del coniuge, e accettando per molti anni una vita totalmente separata, con domicili diversi, senza un vissuto comune, abbagliata solo dalla contiguità con il potere e il denaro. Ci sembra più malata lei signora Veronica, che ha rinunciato a vivere, di un anziano puttaniere che si sollazza con gusto con le minorenni.
Ai politicanti, che indignati ne chiedono le dimissioni, consiglierei di lasciar perdere e di pensare alla oscenità, quella veramente indecente, di una opposizione divisa, senza identità, senza un programma alternativo e antagonista riconoscibile, senza più radicamento sul territorio e tra la gente, che ha lasciato sola la FIOM a combattere contro tutti che sta diventando l’unica forza organizzata che attira gli orfani della sx sparita. Senza un programma di opposizione che sia credibile come alternativa di governo, B sopravviverà a qualsiasi scandalo e le file delle ragazze si trasferiranno davanti al Quirinale.
Paolo De Gregorio

La fine tragicomica del berlusconismo

7 novembre 2010 2 commenti

Gianfranco Fini chiama all’adunata i suoi, per definire le strategie di ritirata, ma alcuni mancano all’appello. Matteoli, Gasparri e La Russa, ancora intorpiditi dalle seduzioni e dai fumi narcotizzanti del potere e del privilegio, inducono, disertando (per il momento!!), gli squilli di tromba incalzanti provenienti dal quartier generale. Qualcuno nel frattempo, inconsapevole dell’imminente tragedia, offre sacrifici umani al Vitello d’Oro.
I forzisti gridano al tradimento allertando in questo modo (involontariamente) le retroguardie dei servi meno gratificati che, a breve, daranno il via ad un travaso senza precedenti nell’area finiana, guardata senza pregiudizi e con disincanto, anche da molti esponenti ed elettori del centro sinistra.
L’ammucchiata di questa maggioranza, a breve, si disperderà in mille rivoli per poi compattarsi all’interno di due gruppi politici non troppo dissimili fra di loro, epurati dai populisti, dai demagoghi e dalle ideologie.
La Lega di Umberto Bossi, dopo anni di inutile e snervante mercimonio politico, ulteriormente imbruttita e infiacchita dai tormenti della disillusione federalista, ritornerà nei bar di sempre, fra un bianco spruzzato e una gassosa col vino, rievocando a voce sommessa, le gesta del loro eroico condottiero, mentre la padania sempre più caotica ed inquinata, sta per collassare senza neppure dire, muoio.
Vittorio Feltri e Maurizio Bel Pietro, chiuderanno per sempre la loro attività commerciale per calarsi dentro un silenzio tombale e la solitudine di un esilio senza sconti.
Il laido Nano malefico, chiuso dentro la sua abissale ignoranza e incoscienza, si dibatterà fino all’ultimo come un felino in gabbia, sbraitando, calunniando e minacciando, mentre l’acqua, dopo avere invaso la stiva, lambirà il ponte di comando.
“<>, annunciò istericamente il ministro Bondi nella sua più congeniale versione di checca, mentre Cicchito e Capezzone, incapaci di nuotare, sparivano fra i marosi e disperate grida di aiuto”.
La fine tragicomica del Berlusconismo e del forzismo è incombente e prossima. Per una logica di causa effetto, travolgerà nel suo crollo l’impero mediatico del Grande Impostore trascinandosi dietro ogni altra attività, legata in un modo o in un altro, o facente capo all’ex Presidente del Consiglio.
Gianni Tirelli

La scorta del premier

3 novembre 2010 Lascia un commento

“Non ne possiamo più. Non siamo diventati carabinieri per fare la guardia alle escort del premier. Molti nostri colleghi sono morti mentre facevano la scorta a magistrati o politici che difendevano lo Stato. E noi, invece… È mai possibile essere ridotti cosi?”. A parlare sono alcuni “ragazzi” dei servizi di scorta. Carabinieri allenati a difendere le “personalità” loro affidate fino a mettere a rischio la propria vita. “Ma qui ci fanno fare i tassisti dei festini. Per questo, dopo essere stati tanto zitti e obbedienti, ora vogliamo, a nostro rischio, far sentire la nostra voce”. Cominciano i racconti, che si incrociano, si intrecciano e si sommano.

“LE FESTE ad Arcore si tengono nei giorni del fine settimana, dal venerdì al lunedì. Molte sono proprio di lunedì. Nell’estate si moltiplicano. Noi accompagniamo le personalità fino alla villa e poi aspettiamo fuori. Vediamo un giro di ragazze pazzesco. Arrivano con vari mezzi. Moltissimi Ncc, le auto a noleggio con conducente. Alcuni pulmini, di quelli da 10-15 posti. Una volta abbiamo visto alcune ragazze scendere da due fuoristrada di quelli massicci. Alcune ragazze le porta direttamente Emilio Fede nella sua auto, altre scendono dalla macchina di Lele Mora con targa del Canton Ticino”.

“L’estate scorsa abbiamo visto molte feste alla villa di Arcore. Altre volte abbiamo accompagnato le nostre personalità in ristoranti di Milano, come ‘da Giannino’, in via Vittor Pisani, zona stazione Centrale. O in una casa privata di zona Venezia. Che ne sappiamo noi di che cosa succede là dentro? Ce li immaginiamo, magari fanno uso di droghe o infrangono la legge e ridono di noi, dicendo: noi siamo qua al sicuro, abbiamo anche i carabinieri che ci proteggono. E che gente c’è a quelle feste? Noi per arruolarci nell’Arma dobbiamo dimostrare di essere puliti per due generazioni, i nostri padri e i nostri nonni, e finiamo a far la guardia a gente che magari pulita non è”.

“Sì, la scorsa estate ad Arcore c’era un gran via vai. Ruby? No, non me la ricordo, ma sa, sono tante, tutte uguali, tutte giovani… Abbiamo riconosciuto una giornalista. E Flo, quella che ha partecipato alla ‘Pupa e il secchione’. Poi una bionda che era stata al Grande Fratello… Molte si capisce che sono straniere, tante hanno la cadenza napoletana. Poi alcune escono a fine festa, altre si fermano lì per la notte, ma è difficile tenere la contabilità, c’è un tale via vai…”.

“CI È CAPITATO di fare missioni all’estero e di incontrare colleghi stranieri che fanno il nostro stesso lavoro: ci sfottono per questa storia delle feste, delle ragazze. Ma è mai possibile che dobbiamo vergognarci, noi che vorremmo lavorare per le istituzioni e difendere lo Stato? Abbiamo orari massacranti, turni di otto ore al giorno che spesso diventano dodici. Facciamo anche 120 ore di straordinario, ma ce ne pagano al massimo trenta, a 6 euro e mezzo all’ora, più un buono pasto da 7 euro. Va bene, non ci lamentiamo, è il nostro lavoro. Ma lo vorremmo fare per lo Stato, non per questa vergogna. Vorremmo proteggere le personalità delle istituzioni, non gente che ci fa vergognare davanti al mondo”.

“Comunque non ci lamentiamo del nostro stipendio. Solo ci chiediamo se è giusto che una ragazza giovane e carina senz’altra esperienza politica prenda 15 mila euro al mese, perché è stata fatta diventare consigliere regionale. Il presidente? Con noi è gentile. Qualche volta è venuto a salutarci, a raccontaci qualche barzelletta. Una volta ci ha fatto, ammiccando, una battuta: ‘Eh, beati voi che adesso andate a casa a dormire, a me invece tocca trombare’. Un’altra volta ci ha portato qualche ragazza e ce l’ha presentata. Una notte ci ha mandato una ragazza che ci ha fatto la danza del ventre…”.

“A fine serata riportiamo le personalità a casa. Vediamo alcune ragazze uscire e tornare verso Milano, altre restano nella villa per la notte. Capita che dobbiamo scortare personalità che fanno il giro a riaccompagnare le ragazze nei residence milanesi, alla Torre Velasca o in corso Italia. L’ultima magari se la portano a casa. E noi dobbiamo accompagnare la nostra personalità fino alla porta dell’appartamento: è imbarazzante salire in ascensore con un signore anziano e una ragazzina. Pensiamo alle nostre figlie e diciamo che non ci piace questo mondo. Sarà moralismo, ma non ci piace”.

Stop berlusconi

2 novembre 2010 Lascia un commento

“Quello che ho fatto è stato per bontà, poi se a volte mi capita di guardare una bella ragazza…meglio essere appassionato di belle ragazze che essere gay”.
Ma in Italia esiste ancora una pubblica opinione? No, perchè se c’è, dev’essere in coma profondo..