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Archivio per la categoria ‘Politica’

Il sistema di satana

29 aprile 2012 Lascia un commento

“Oggi, sconfiggere il male è pura utopia. Il Sistema Liberista Relativista, lo ha adottato come punta di diamante della sua strategia e, in seguito, commercializzato su scala planetaria”

In passato, il Maligno, trovava conforto alle sue perversioni, insinuandosi subdolamente nella mente degli uomini e seducendoli con vane promesse di perversa felicità. Oggi, è padrone del loro cuore.
Non è una differenza da poco, ma direi che, in maniera netta, si pone come spartiacque fra il mondo contadino e la rivoluzione industriale, terreno di cultura del suo progetto mefistofelico. Ad un certo livello di malvagità e crudeltà, poi, corrispondono effetti più o meno devastanti. Nell’Apocalisse, raggiungono il loro apice, coronando il progetto demoniaco e, nello sterminio di ogni forma umana e umanoide, consacrano la sua vittoria.

Così, oggi, furbizia e raggiro hanno soppiantato l’impianto etico e l’intelligenza, e assimilate come pratiche relazionali quotidiane; ma non solo, come strumento lecito, fondamentale e irrinunciabile per la sopravvivenza del Sistema di Satana.
Nelle moderne società liberiste, l’illegalità è assurta a regola. Gli organi preposti a contrastarla, sono così marci e corrotti che, definirle civili, è un autentico contrasto logico. 
Il falso, è un fondamentale del relativismo demoniaco e fratello gemello dell’ossimoro; i due, insieme, sono capaci di innescare tali catastrofi, da fare impallidire il nazismo.
 Oggi, i non valori, commercializzati per poche lire su scala planetaria, hanno soppiantato gli autentici, dell’anima e dello spirito. La famosa torre di Babele, non è metafora dei nostri tempi, ma un dato di fatto, reale e globale.
 L’ossimoro, partorito in quantità industriale, è il germe malefico del relativismo.

Alcuni esempi di moderno ossimoro: certezza scientifica – progresso tecnologico – acqua privata – vita artificiale – nucleare pulito – società dei consumi – certezza scientifica – finanza etica – etica del capitalismo – cattolico divorziato – verità relativa – i ghiacciai perenni si stanno sciogliendo –
La nostra realtà è la sconcertante proiezione di un incubo – una degenerazione morale etica e spirituale, unica nella storia dell’uomo, i cui risultati, sono sotto gli occhi del mondo: la catastrofe ambientale e morale in primis. 
Quale forma di vita, devasta il proprio habitat, trasformandolo in una discarica tossica e maleodorante, e mari, fiumi, torrenti e sorgenti, in cloache infette? 
Abbiamo definito libertà, la licenza e anteposto la furbizia all’intelligenza. Ad una speciale schiavitù (risultato del processo di omologazione), abbiamo dato il nome di democrazia e, chiamato realtà, la contraffazione.
Il falso ha sostituito il vero e quando affermiamo “il progresso sta arrivando anche qui”, in realtà intendiamo dire che la distruzione e la morte sono ormai vicine.
La menzogna e la mistificazione dettano legge. La qualità è stata adulterata, e l’eccezione, omologata e massificata.
Non ci sono domande, nè perché, sulle cause di un di un tale scempio umano, nè attenuanti tese a giustificarne le responsabilità comuni. Tutto questo è opera del Maligno. Ogni capacità di giudizio obiettivo, è stata definitivamente rimossa o azzerata, tanto da non sapere più distinguere fra il giusto e l’iniquo, la verità e la menzogna e l’ambrosia dal veleno.
Quella che crediamo sia la nostra conoscenza (del tutto incapace di attingere ad una realtà oggettiva e assoluta), è la risultante di un relativismo demoniaco e perverso, le cui metastasi hanno irrimediabilmente compromesso ogni più remota possibilità di riscatto. Ogni nostro gesto e atto, sono filtrati dalla paura: un sentimento destabilizzante che condiziona i nostri comportamenti, le scelte e sentimenti.
Insicurezza, e una totale mancanza di autostima, sono l’inevitabile conseguenza della perdita dei necessari e oggettivi punti di riferimento che, un tempo, come spie luminose, regolavano i flussi delle nostre emozioni e impedivano ogni forma di degenerazione. Nessuna analisi, oggi, è in grado di soddisfare la ricerca, sui motivi e le cause di tanta aberrazione. Siamo disarmati di fronte all’impotenza delle nostre ragioni, e muti, per tanta umiliazione; rientri nei ranghi del quotidiano, rinunciando, per sempre, al diritto della verità e della comprensione delle cose.
I principi etici, regolatori e sentinelle dei comportamenti umani, sono stati rimossi per sempre e, vizio e paura, li hanno sostituiti. Il male, un tempo riconoscibile e collocabile, ha assunto le sembianze della normalità, espropriando lo spirito dell’uomo, privandolo, così, della consapevolezza, del discernimento e della dignità.
Ciò che la Chiesa definisce metaforicamente “il Diavolo”, in realtà non è il disegno malefico e perverso di un’entità astratta e soprannaturale che si contrappone ideologicamente alla bontà infinita e misericordiosa di un Dio creatore, ma é l’assenza del divino. Credere il male, il rovescio della medaglia del bene, è una puerile interpretazione.
Con la rimozione dei valori e dei principi etici, si scardina il progetto originario che, da parametro assoluto, si degrada in caos e relativismo. Le attenuanti che l’uomo moderno si accampa, sono tese a giustificarne i comportamenti deliranti, facendolo precipitare in una sorta di morboso narcisismo isterico e deresponsabilizzante, con l’intento illusorio di placare una lacerante paura e ansia esistenziale.
Oggi, sconfiggere il male è pura utopia. Il Sistema Liberista Relativista, lo ha adottato come punta di diamante della sua strategia e, in seguito, commercializzato su scala planetaria. Per questo motivo, ogni tentativo per localizzarlo e codificarlo é vano. Solo dalle ceneri del Sistema Liberista Relativista, il disegno originario si potrà ricomporre. 

Se l’uomo di quest’epoca nefasta, non sarà in grado di riconvertire la follia in ragione e la schiavitù in libertà, presto, il vortice del relativismo lo risucchierà dentro un vuoto senza fine, consegnando l’anima dei nostri figli nelle mani del Demonio.

Gianni Tirelli

Il giocoliere

29 aprile 2012 Lascia un commento

Torino, semaforo di largo Orbassano. Scatta il rosso e un giocoliere invade l’asfalto per dare spettacolo ai motorizzati in attesa. Purtroppo non è giornata: una clavetta cade a terra e anche il cappellino, invece di roteare diligentemente lungo la schiena, preferisce andarsene altrove. Lo sguardo avvilito, il giocoliere si piega a raccattare gli attrezzi del mestiere. Un uomo su una moto sta per allungargli la moneta d’ordinanza, ma lui sorride e scuote la testa. «No, grazie. Troppo errore», spiega in un italiano stentato. E anziché fare la questua fra le auto in coda, si rifugia sull’aiuola accanto al semaforo per esercitarsi.

Riassumendo: il giocoliere ha rinunciato al compenso perché ha ritenuto la propria prestazione inadeguata, era visibilmente imbarazzato per la figuraccia e invece di sedersi ad aspettare il rosso successivo, magari prendendosela con la sfortuna, ha preferito utilizzare quei pochi secondi di pausa per allenarsi. Ciascuno pensi al proprio ambiente di lavoro e faccia i paragoni che crede. A me basta dare un’occhiata allo specchio per avvertire, al confronto, un pizzico di disagio. L’amico che mi ha raccontato la storia (era l’uomo sulla moto) vorrebbe far ottenere al giocoliere di largo Orbassano la nomina a senatore a vita, con successiva e sollecita ascesa alla presidenza del Consiglio. Perché la sensazione – la sensazione del mio amico, s’intende – è che in momenti come quelli che stiamo vivendo non servano degli esperti, ma dei caratteri.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1167&ID_sezione=56

Uno sballo di democrazia!!!

25 aprile 2012 Lascia un commento

In democrazia, puoi decidere di suicidarti con la tua macchina, in compagnia di amici, dopo esserti sballato tutta la notte in discoteca, magari contro un muro, o giu da un viadotto, o ha tutta velocità dentro un fiume. Puoi scegliere, la democrazia è soprattutto libertà.
In democrazia puoi possedere uno, due, tre, cento telefonini e prenotarti un bel tumore al cervello per i prossimi anni.”Ancora non è stato provato!”

In democrazia puoi prendere a scarpate tuo figlio di pochi mesi, e giurare su Dio la tua innocenza.
Puoi stare tranquilla, arriva sempre un Taormina a tutelare le tue ragioni, e salvaguardare i tuoi diritti. Da qui, puoi cominciare la tua campagna promozionale, partecipando a tutte le trasmissioni televisive più coul, e ingaggiare una dura battaglia contro quel cornuto di giudice che sembrerebbe aver messo in discussione la tua versione dei fatti.
Più avanti ti proporranno, dietro un lauto compenso, come testimonial a un prodotto per bambini neonati, e tu accetterai. Non sei mica stupida tu!! “ Ti hanno ammazzato un figlio, ti dovrai pure rifare in qualche modo”? Siamo in democrazia, no!

In democrazia, se i soldi non ti mancano, puoi non pagare le tasse, che tanto nessuno ti verrà a cercare.
Se sei un pesce piccolo, insomma, il solito artigiano, il qualunque commerciante, quello stupido che ha deciso di aprire timidamente una piccola società, allora, in questo caso, sei un uomo morto.

In democrazia, tutti quei benefattori, che per la loro grande carica di umanità si sono prodigati nel creare posti di lavoro, hanno la possibilità e il diritto di inquinare, infettare, contaminare fiumi, laghi, mari, cielo e foreste e causare l’estinzione di centinaia e centinaia di specie animale, vegetale e umanoide.
Tutto questo con il bene placito delle istituzioni democratiche.

Le scorie ad altissima pericolosità, per la salute dei cittadini democratici, possono essere sparse liberamente in ogni dove, più consigliabili le zone del sud, dove i loro abitanti sono più simili alle bestie. “ANCORA NON E’ STATO PROVATO CHE QUESTE SCORIE SIANO PERICOLOSE PER LA SALUTE DELL’UOMO.”

Se qualche sprovveduto, volesse sollevare la questione a livello di opinione pubblica, si sa, una mano lava l’altra, e tutto sarebbe, in breve tempo, dimenticato e rimosso per sempre. Chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto! Scurdammuce o passato!!!

In democrazia puoi essere il peggiore dei commercianti, così bugiardo e cialtrone da oscurare la fama di Pinocchio, possedere varie televisioni private, tramite le quali dispensare sottocultura, pornografia, volgarità, pettegolezzo, ignoranza e propaganda e, nello stesso tempo, diventare presidente del Consiglio. Essere piccolo, calvo, e raccapricciante, non è di alcun peso e impedimento.
Puoi liberamente continuare ad intrattenere rapporti cordiali con gli amici di merende, ma non solo, puoi farli diventare parte del parlamento democratico, insieme agli altri compari già accasati.
Ti é inoltre data la possibilità (a tua discrezione), di rtagliarti leggi su misura, al fine di tutelare, consolidare, aumentare i tuoi personalissimi interessi e profitti.
La democrazia è prima di tutto libertà!

In democrazia tutto è possibile, come costruire una casa in riva al mare, o nel centro storico di una grande metropoli, o sopra un cocuzzolo dolomitico, o nei pressi di qualche tempio greco. Puoi dormire sonni tranquilli, c’è la democrazia che veglia su di te.” Dormi angelo mio, una mattina ti sveglierai e, come per incantamento, tutto sarà risolto!”

Nella moderna democrazia tecnologica puoi fare una TAC e beccarti un tumore, una colonoscopia e beccarti una epatite C, una antitetanica e beccarti l’AIDS, una qualsiasi cosa e beccarti qualcosa che non avevi. La democrazia tecnologica lascia il segno e i cittadini democratici ringraziano.

Nella democrazia dei consumi, qualsiasi cosa tu ingurgiti, solida o liquida che sia, prima, o poi ti sviluppa un tumore. In ogni alimento cova la potenzialità di un tumore. Anche l’acqua democratica dei nostri acquedotti è a base cancerogena, e l’aria che giornalmente respiriamo, le varie vernici, pitture in genere, i liquidi dei freni, dell’idroguida, le radiazioni dei computer, dei cellulari, gli infiniti sciampo, i balsami, creme e cremine in genere, le tinture, coloranti, conservanti, dolcificanti,….metalli pesanti, i cementi, le calci, tutti quegli infiniti prodotti per la igiene della casa, ecc..ecc, tutto e dico, tutto, è cancerogeno. Ogni cittadino democratico ha il suo cancro personalizzato. Questa è la strategia democratica su cui si basa il nostro “libero mercato.”

Democrazia è anche ordine e rispetto delle regole vigenti.
Obblighi e divieti sono alla base di un civile vivere democratico.
Multe e sanzioni, fioccano come se piovesse. E’ una delle forme di sopravvivenza del Sistema democratico, e se non paghi a tempo debito, sono mazzate. Democrazia è anche etica!

In democrazia, è importante mentire, sempre, e la televisione è la pacchia dei bugiardi.
Puoi mentire sui sondaggi, sui dati economici e attraverso la propaganda per l’acquisto di prodotti di ogni genere, sulla loro qualità e i loro componenti. Puoi tranquillamente dire che il tuo panettone è stato realizzato come cento anni fa, e che fa ricrescere i capelli, che nessuno mai si prenderà la briga di contestare ciò che tu sostieni. “NON E’ ANCORA STATO PROVATO”!!
In democrazia, se rivesti una carica politica, non devi mai essere troppo chiaro ed esplicito: ognuno, e secondo i suoi interessi, interpreterà a suo modo. Perché in democrazia, tutto è possibile: il bianco può essere nero e viceversa.
In democrazia, puoi promettere ogni cosa e subito dopo rimangiarti tutto. Puoi sempre dare la colpa ai tuoi avversari. E’ un classico, una strategia democratica consolidata. Molti ti crederanno, gli altri se ne dimenticheranno presto. Quale libertà, più libertà di questa?
Nel mercato libero democratico, ognuno decide il prezzo della propria mercanzia e, tutti, si adeguano al prezzo più alto. La democrazia è furba, scaltra, pragmatica e non torna mai, sui propri passi. Sempre più su, sempre più su… Non c’è limite ad una tale libertà!
In democrazia puoi essere cattolico e nello stesso tempo ladro, razzista e xenofobo, divorziato, moralista e pedofilo. Puoi avere idee da conservatore, e perché no, essere abortista, puttaniere e bugiardo. Puoi spargere i veleni tossici della tua fabbrichetta nel fossato attiguo alla stessa e, la sera, declamare ai tuoi figli, il sommo inno alla natura, unica vera ragione della tua vita. La fabbrica dirai, l’ho fatta per voi, con sacrifici e privazioni. “Bravo, bravo davvero, una vera lezione di democrazia moderna!” Domenica prossima, una sana confessione, ristabilirà un perfetto equilibrio nella tua coscienza, dissolvendo ogni dubbio.
E’ noto a tutti, cittadini democratici e democrazia, che i fiumi e torrenti sono di pertinenza delle fabbriche. Dove mai dovrebbero scaricare i loro rifiuti? Qualcuno saprebbe dirmi dove? Sulla luna? O dentro la bocca di un vulcano? O nei pressi delle nostre abitazioni?
L’idea dei fiumi, la trovo la soluzione più intelligente, più democratica e, a maggior ragione, se il corso d’acqua passa proprio da quelle parti.
O dovremmo forse chiudere le fabbriche che sfornano posti di lavoro, benessere, e producono ogni ben di dio per soddisfare i nostri più reconditi bisogni e desideri? Chi mai vorrebbe questo? Quale stupido patentato?
La democrazia è pragmatismo. La democrazia é libertà.

In democrazia puoi finalmente essere te stesso, anche se non sai chi sei, come sei, e se ci sei.
La democrazia è come il mistero della santissima trinità: è la fede che conta, e noi ci crediamo. In democrazia, il concetto di “buon senso”, è una circostanza relativa. Dipende da quanti soldi riesci a farci. Se hai veramente buon senso, i soldi non ti mancheranno e altri non tarderanno ad arrivare.
Qualcuno, potrebbe azzardare una domanda curiosa: ”Chi perde in democrazia?”
La risposta è semplice e scontata: ”In democrazia perde chi non vince, e chi non vince non è democratico:”
In democrazia ti può sorgere il dubbio che qualcosa non vada per il verso giusto! Ad esempio, tuo figlio tredicenne e alcuni suoi amichetti, sono morti per essersi beccati un cancro giocando ai limiti di una discarica abusiva dove, anche tu, più volte, hai scaricato le scorie di amianto dei tuoi vecchi capannoni.” Certo, é un dolore comprensibile, ma non essere stupido!! Non sarai anche tu come quei quattro sciancati di ambientalisti? Lo sai bene, “NON E’ ANCORA STATO PROVATO”!!! E poi, pensa a quanti posti di lavoro hai creato! E quanti ancora. O credi nella democrazia, o non ci credi!!
La democrazia è una mamma. Ti indica il modo giusto di vivere: cosa mangiare, cosa, bere, cosa fare, come curarti, come impiegare il tuo tempo libero, come viaggiare, come dormire, cagare, ruttare, come vestirti, come allevare tuo figlio, come investire i tuoi soldi; decide il tuo futuro.
La mamma ti consiglia di fare il calciatore, il conduttore, la velina, la fotomodella, la escort, il manager, il presidente del consiglio, o nella più ovvia delle ipotesi, il direttore di banca. La democrazia pensa in grande, perché tu sei grande; tu vali, voi valete, essi valgono! La democrazia, coniuga!!
Tu, espressione delle moderne democrazie, non sai nulla, e non sai fare nulla. La tua esperienza con le cose, è pari a zero. Non hai tempo per questi pensieri, hai altro a cui pensare. Ci pensa la mamma e, la mamma, è la tua democrazia. Tu devi solo pagare, rateizzare, mutuare e lavorare in tutta libertà.
In democrazia, già da adolescente, puoi fare uso di alcool, di droghe sintetiche psicofarmaci e amburgher.
Le violenze e gli stupri (in una democrazia partecipata come la nostra), sono all’ordine del giorno, e la prostituzione, grazie a Dio, è in aumento. Le morti sulle strade e autostrade democratiche sono circa ottomila l’anno e tutte con la cintura di sicurezza. I suicidi aumentano in maniera esponenziale e così la depressione, l’ansia, le crisi di panico, la schizofrenia, l’epilessia e turbe di ogni tipo. Tutto ciò, muove denaro, crea lavoro, occupazione e fa schizzare il PIL ai massimi livelli. Io stesso, a volte, imbratto il suolo pubblico con ogni genere di schifezze, per incrementare i posti di lavoro nella nettezza urbana.
E poi, in democrazia, puoi navigare su internet, approdare in uno degli infiniti atolli hard messi a disposizione dal Sistema. E ‘ troppo fico potersi tranquillamente masturbare, con tutto quel ben di Dio a disposizione!!
Se poi sei pedofilo, hai solo l’imbarazzo della scelta. Puoi avere ha disposizione tutto ciò che di più perverso tu possa desiderare. Es. una bambina di pochi anni che viene violentata, stuprata e tagliuzzata a morte. Fico, vero? Ma queste sono quisquilie! Se tuo figlio ha un problema grave ad un qualsiasi organo vitale, lo puoi ordinare via internet. Seduta stante, verrà rapito un bambino – non democratico – in qualche parte del terzo mondo. Gli espianteranno l’organo desiderato (ovviamente da vivo), poi lo ammazzeranno e alla fine scomparirà, per sempre, in qualche discarica. Troppo fico!!
Non c’è problema, in democrazia non c’è mai problema! Basta pagare!
Ti vedo, pensieroso! Stavi forse pensando alla mamma di quel bambino del terzo mondo? Non fare il buonista, non si può avere tutto! Senza la democrazia, tuo figlio rischia di morire!
Se sei razzista, xenofobo, e il tuo odio verso il diverso è incontenibile, minchia!!!, c’è di tutto, di più; trovi amici in tutte le più moderne democrazie occidentali.
Se sei un terrorista, è una pacchia vera: una libidine. Desideri acquistare qualche virus letale? Detto fatto, qualche ordigno nucleare? Voilà!! Qualsiasi cosa tu desideri, la Rete te la da. Chiaro, la merce va pagata. Non puoi avere la botte piena e la moglie ubriaca!
La democrazia è impagabile e se fossimo in grado di esportarla, faremmo un botto. Qualcuno ci sta già lavorando!
In democrazia, ricercatori e scienziati in genere, sono totalmente al servizio delle multinazionali e dei loro astronomici interessi, e niente li può fare recedere. Uomini tutti d’un pezzo, questi cervelloni!!
In democrazia, tutte le medicine che acquisti in farmacia, non servono a nulla. Si, tu le paghi, pensando di essere ammalato, ma in verità, non hai niente, capisci, niente. E’ tutta una storia psicosomatica, una paranoia, insomma, un cazzo! Questo è il bello della democrazia, non ti da niente perché tu non hai un cazzo, capisci? Fico, sempre più fico!
In democrazia non esiste più la palla dei valori, dei principi, degli ideali, dell’etica, della morale e via dicendo. No, basta con queste litanie. Che minchia sono? Oggi, nelle democrazie moderne abbiamo il RELATIVISMO; il massimo!! Dopo non c’è più nulla – il Sommo Nulla! E’ lui la sola libertà.
Noi possiamo fare tutto, niente escluso. Possiamo dichiarare guerra a chi vogliamo in cambio della nostra democrazia, fare schiattare di cancro il mondo, fare terra bruciata di animali, fiumi, mari, oceani, foreste, sconvolgere l’ambiente a tal punto, che tutto sembrerà una giostra impazzita, perché noi ci crediamo davvero in questa democrazia. Tutto è uno sballo!! I democratici, quelli veri, ci credono. La nostra bandiera è la menzogna ad oltranza, una sensazione di liberazione, una sorta di estasi che non ha pari con nessuna altra emozione.
La democrazia è un atto terroristico, condiviso, partecipato e liberatorio.
In democrazia puoi uccidere liberamente, perché democrazia vuol dire libertà.
Ma per comprendere meglio l’originale e stravagante personalità della “democrazia”,
e il suo assoluto spirito di libertà, vorrei portare alcuni esempi che, secondo il mio parere, sono emblematici.

I danni prodotti dal fumo, sono noti a tutti; cittadini democratici e democrazia.
Il trattamento industriale dei tabacchi e la loro conciatura per mezzo di sostanze tossiche, moltiplica per cento la loro pericolosità.
Come si comporta in questo caso, la democrazia, quali misure adotta?
Ne vieta la vendita? No!
Migliora la qualità dei tabacchi, trattandoli biologicamente e, per le sigarette, usa un tipo particolare di carta, riducendo così al minimo i rischi di malattie legate al loro consumo? No! La democrazia va oltre. Non sopporta l’ovvietà. La democrazia ti meraviglia, e nessuno al mondo può dire che non sia vero.
No, la democrazia si spinge ben più in la: aumenta periodicamente e in maniera metodica il costo dei tabacchi e, colpo di genio, stampa sulla confezione degli stessi, a caratteri cubitali, una dicitura del tipo;” il tabacco uccide; il tabacco procura il cancro, ti rovina la pelle, ti fa schiattare di infarto, ti ammoscia l’uccello, ti fa bruciare il culo, il fumo ti gonfia i coglioni, e quando esploderanno, saranno cazzi tuoi:”
La democrazia è fantasia, la più sconvolgente e, nel potere, trova la sua naturale collocazione.

La nostra, nelle moderne democrazie, è la società della menzogna, della finzione e della paura. E’ quanto di più perverso la mente umana potesse partorire.
Ogni uomo di buon senso e con i piedi per terra, è cosciente della sciagura che volteggia sopra le nostre teste.
Abbiamo edificato l’inferno dentro il nostro cuore, patteggiando con il diavolo la nostra anima. Oggi, è completamente nelle sue mani.

Gianni Tirelli

Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani.

25 aprile 2012 Lascia un commento

Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

Antonio Gramsci

Fine di un troglodita

7 aprile 2012 Lascia un commento

Finalmente esce di scena, travolto dagli scandali, uno dei tribuni del popolo più rozzi e imbarazzanti che abbia mai avuto il nostro paese, che pure ci ha fatto ripetutamente vergognare per la levatura personale, morale e politica della sua classe dirigente.

Umberto Bossi ha incarnato per venticinque anni l’anima più rudimentale, ignorante e becera dell’italiano medio. E la Lega Nord ha rappresentato gli interessi più provinciali, conservatori e qualunquisti di una piccola (anzi, piccolissima) borghesia, degnamente rappresentata dal suo indegno leader.

Quello che molti indicavano come un “politico finissimo” era ed è, in realtà, soltanto una persona sgradevole e volgare, i cui unici argomenti dialettici non andavano oltre il dito medio continuamente alzato verso l’interlocutore, e il vaffanculo continuamente biascicato come un mantra.

Il cosidetto “programma politico” della Lega, d’altronde, era all’altezza di questa bassezza, e si limitava al protezionismo nei confronti dei piccoli commercianti e dei piccoli coltivatori e allevatori diretti, condito da anacronistici proclami per la secessione e l’indipendenza di una fantomatica Padania.

Le patetiche cerimonie a Pontida, e le ridicole simbologie solari o guerriere, rimarranno nella storia del kitsch, a perenne ricordo delle camicie verdi: versione di fine secolo delle camicie nere o brune della prima metà del Novecento, e ad esse accomunate dall’ottuso odio razziale e xenofobo.

Che un movimento e un leader di tal fatta abbiano potuto raccogliere i consensi di una parte consistente della popolazione del Nord Italia, era ed è un’ironica smentita della sua supposta superiorità nei confronti di “Roma ladrona” e del “Sud retrogrado”, oltre che una testimonianza significativa del suo imbarbarimento.

Come se non gli fossero bastati luogotenenti quali Borghezio, Calderoli o Castelli, negli ultimi tempi Bossi aveva lanciato e imposto in politica il proprio figlio degenere. E’ un degno contrappasso, il fatto che proprio le malefatte del rampollo abbiano contribuito alla caduta del genitore. E, speriamo, anche del suo movimento.

Padre e figlio possono ringraziare la fortuna che li ha fatti nascere in Italia, e non in Iraq o in Libia, anche se entrambi hanno contribuito a far regredire il nostro paese al livello di quelli. Non li vedremo dunque trascinati nella polvere, e giustiziati sommariamente: ci acconteremo, o accontenteremmo, di vederli sparire con ignominia dalla politica e dalle nostre vite. Anche se le grida di “tieni duro” da parte dei loro sostenitori ci fanno temere parecchio al riguardo.

Fonte:  il non-senso della vita

Il lavoro brucia e Monti che fa?

3 aprile 2012 1 commento

Nessuno paga nessuno. È un ordine, un disordine o un errore clamoroso? I fornitori non vengono pagati dallo Stato, le aziende non pagano le aziende, tutte le ragioni, legittime o illegittime, necessarie o illegali, sono buone per non pagare i lavoratori. Molte persone, garantite fino a un momento fa da un buon sistema pubblico di previdenza, che non risulta abolito, restano senza lavoro e senza pensione, in un limbo che dà le vertigini. E porta brutti consigli, come in un incubo. Compare un fenomeno già conosciuto nel mondo industriale avanzato, ma ignoto finora in Italia, il suicidio da lavoro. È un buco nero nel quale scivolano soprattutto coloro che avevano trasformato un piccolo lavoro in una piccola impresa, e per un po’ avevano creduto di avercela fatta. Al bordo del coma o della bara si vedono famiglie vere, mogli-compagne, figli travolti, come se tutti fossero saltati su una mina.

Non avevamo calcolato, nel dare il benvenuto a un dignitoso “dopo Berlusconi”, che interi campi minati erano stati lasciati da due decenni di diretta o indiretta egemonia di tre governi berlusconiani corrotti e inetti e per giunta molto attivi come guastatori della Repubblica. E non avevamo previsto, perché anche il legittimo senso di festa fa i suoi danni, il tracciato inedito e sorprendente della nuova ferrovia Monti-Fornero. Corre parallela al Paese, ma non dentro il Paese. La sua locomotiva lancia fischi lontani che non segnalano nulla a noi. Sono fischi del treno per chi sta sul treno. I cittadini sanno (pensano) che il treno venga da altrove e vada altrove. A noi lascia solo il rumore del pesante passaggio. Dopo un po’, però, notano delle coincidenze inquietanti. A ogni fischio (o annuncio) segue la perdita di qualcosa, un po’ di pensione o tutta la pensione, un po’ di lavoro o tutto il lavoro, un po ‘ di sicurezza, o tutta la sicurezza. Sacrifici strani (perché totalmente imprevisti) in cambio di niente, o questa è la percezione. La percezione conta. È così forte che alcuni decidono addirittura di farla finita. Ma bisogna stare attenti al grado di disperazione che si cova. I “tecnici” sembrano non avere calcolato che, fra malintesi e vuoto di contatti, cittadini e partiti politici restano legati tra loro dal continuare a risiedere sullo stesso luogo, dunque sono vicini, persino quando i rapporti si fanno conflittuali. In altre parole, sai sempre dove andare per farti sentire, o per rovesciare il tavolo. Invece i “tecnici” non li trova nessuno, perché non sono di questa terra (nel senso di terra della politica e della protesta). Magari è vero che, nel loro breve passaggio riusciranno a riparare qualcuno dei danni spaventosi provocati alla Repubblica dai suoi precedenti governanti e relativa, incosciente maggioranza. Ma persino in questo caso fortunato, nel quale intensamente continuiamo a sperare, è impossibile non vedere alcuni fatti che sono, o sembrano a molti di noi, e a molti cittadini, errori strani, come quando Monti dice: “Noi godiamo di consenso, i partiti no”. La frase è come una formula magica, e lo ha già sperimentato il predecessore, che spiace persino ricordare. Nell’istante in cui dici che sei il preferito, rompi l’incanto (se c’è), e smetti di esserlo.

Ma pesa anche l’infelice idea di impegnare tutto il peso di un governo così nuovo, sulla cosiddetta “riforma del lavoro”, dunque gettandosi tutti insieme, con forza (governo, padronato, vecchia maggioranza letale, destra economica, commentatori opportunisti) sul lato debole (il lavoro) della precaria vita industriale italiana. Si è preferito – senza spiegare – il vecchio percorso di punire il lavoro, restringendo il più possibile (come se fossero la causa della gravissima crisi finanziaria che il mondo industriale sta attraversando), alcune garanzie importanti per i lavoratori, conquistate faticosamente attraverso i decenni. Si è giunti a un punto di superstiziosa repulsione verso l’articolo 18 facendone una sorta di Eluana Englaro della “riforma del lavoro”. Tutto ciò nel Paese che avrebbe urgente necessità di una riforma dell’impresa, dal diritto al credito al dovere di trasparenza di ogni decisione (esempio: delocalizzazione e improvvise chiusure di fabbriche) che tocca la comunità in cui vive, e di cui vive, l’impresa. Il percorso si complica con un’altra frase inadatta a stabilire un contatto con i cittadini: “Se il Paese non è pronto…” segue la minaccia che è ingiusta. Colpisce la fatica, il malessere ma anche l’incomprensione. Poiché l’incomprensione è reciproca, tocca alla parte forte dire, con cautela e pazienza, prima che le ondate di suicidio si espandano: “Forse non mi sono spiegato”. Posso proporlo ai professori? Posso chiedere loro di spiegare bene, anche a se stessi, ciò che stanno facendo e che intendono fare?

Il Fatto Quotidiano

Gran giorno nel pollaio

13 novembre 2011 1 commento

Quest’uomo vecchio, quest’uomo stanco.
Quest’uomo che sta dall’altra parte del mondo, col prevedibile mal di testa da jet-lag, che torna in albergo e si mette a scanalare sul satellite finché non trova Annozero, e ci trova gli ex amici che parlano di lui come una cosa finita, un cadavere da spolpare con calma; e sullo sfondo, il dettaglio delle sue rughe in technicolor.
Quest’uomo solo, circondato da lacchè che non hanno nulla di buono da suggerirgli, ma gli ostruiscono la visione; quest’uomo in preda alle sue più triviali ossessioni. Quest’uomo al capolinea.
Quest’uomo.
Questo rivince le elezioni quando vuole.

Volete rifarle domani? Le rivince domani.
Volete aspettare sei mesi? Aspetta anche lui, si rilassa un po’, si sfoga. E tra sei mesi le rivince.
Allora magari tra un anno? L’Italia può aspettare un anno?
Se è per questo è da quindici anni che aspetta. Quest’uomo è sempre lì, non molla.
Dite che mi sbaglio? Ma davvero, ci spero, sarei così contento di sbagliarmi. Di non aver capito niente. Lo scriverò su tutti i muri dell’internet, sono Leonardo e non capisco niente, non leggete i miei blogs e sputatemi addosso.

Dite che non mi fido degli italiani? Il solito snob che li ritiene una massa di… guardate, non lo so. Mi attengo ai fatti: gli italiani sono più o meno gli stessi e lui di solito vince; anche quando perde, perde di misura, prende fiato e poi rivince di nuovo. L’unica cosa che in politica gli riesce sono le campagne elettorali. Di sicuro i mezzi non gli mancano. Sembra un po’ più stanco, ma nei manifesti non si vedrà.

Lo so che in questi giorni c’è il gioco a smarcarsi, che persino Feltri non ne può più, e anche la mascella di Belpietro è in fase calante. Poi però comincia la campagna e si scoprirà che i candidati del Pd sono tutti noti omosessuali attenzionati. È uno sporco lavoro, ma pagano bene.

Lo so che ultimamente è partito il tiro al piccione. Ma la campagna è lunga, e si vince in tv, sui giornali, mettiamoci anche youtube e facebook, giusto per stare larghi. In ogni caso, Berlusconi continua a possedere tre canali; sugli altri ha disseminato uomini di fiducia. Se pensate di batterlo senza neanche (diciamo la parola) epurare Minzolini, ecco, state commettendo il solito fatale errore di sottovalutazione. In campagna elettorale i tg servono. E non per il numero di minuti che danno a un candidato all’altro.

Abbiamo già visto cosa succede. Preparatevi a una nuova travolgente ondata di microcriminalità, tutte le sere verso le 20:00 uno tsunami di stupratori seriali, torvi muratori rumeni, svaligiatori di appartamenti di vecchiette, zingari che rubano gli organi ai bambini, pericolosissimi lavatori di parabrezza ai semafori. Sono al confine che aspettano che vinca la sinistra e apra i cancelli alle orde di Og e Magog. La prima settimana vi sembrerà strano. Dopo un mese non ne potrete più. Dopo tre mesi comincerete a pensare che sì, Berlusconi esagera, però la sinistra ha veramente qualcosa da rimproverarsi per quella legge troppo lassista, come si chiama… la Bossi-Fini, già. E la mafia? Berlusconi li aveva fatti tutti arrestare, ma adesso rialzano il capo! A Caltanissetta è andata a fuoco una tabaccheria. E i rifiuti? Berlusconi li aveva tolti da Napoli, ma sono rispuntati, è andata la Jervolino in persona a riprenderli dalle discariche per rimetterli nei vichi.

Dite che gli italiani non ci cascano più? E perché? Sul serio, cosa cambia stavolta?
Perché lo hanno già visto promettere e non mantenere? Ma non è colpa sua, lo sanno tutti che lui avrebbe cambiato l’Italia da un pezzo se non fosse stato bloccato dai suoi falsi amici, quei traditori, quinte colonne della sinistra, Casini Fini e compagnia. Stavolta c’è solo lui. Riempirà il parlamento di bambole gonfiabili e ci farà riscrivere la costituzione.

Perché non dovrebbe succedere? Vogliamo guardare realisticamente alle forze in campo? Nessuno discute l’inettitudine di Berlusconi a governare. Ma nessuno si è permesso di togliergli quella straordinaria corazzata mediatica che non ha smesso un attimo di funzionare. Se poi non volete nemmeno cambiare la legge elettorale che si è disegnato su misura… vabbe’, allora ditelo, che sconfiggerlo non è nemmeno la vostra priorità.

Prendi Matteo Renzi. Voglio immaginare che abbia idee cento volte più fresche di quelle che aveva Veltroni tre anni fa. Ma la sua fretta di concludere è veltroniana al 100%. Dai che ce la facciamo, e se poi non ce la facciamo? Pazienza, probabilmente la sinistra che uscirà dalle elezioni sarà ancora minoritaria… ma un po’ più simile a noi. Questa è esattamente la trappola in cui cadde Veltroni. Dopo aver fatto fuori la sinistra, sperava almeno di essersi guadagnato il ruolo di capo dell’opposizione, primo ministro ombra. Si è fatto cucinare a fuoco lento. Berlusconi è così. Ti attira con l’immagine del vecchietto ormai sfibrato, ti fa lavorare per lui, ti stanca e poi ti mangia vivo. E quindi che si fa?

Si cambiano le regole. Sul serio, bisogna essere polli per continuare a giocare contro Berlusconi con un regolamento che si è fatto scrivere lui.
Tutto qui? È sufficiente cambiare la legge elettorale? No. Anzi, è il momento di fare il passo più difficile. Berlusconi non è semplicemente inadeguato a governare. Berlusconi è una minaccia per la democrazia. Le sue tv, i suoi giornali, i suoi uomini, impediscono agli italiani di scegliere serenamente i loro rappresentanti e il loro futuro.

Ieri ad Anno Zero Bocchino si comportava in un modo strano.
Continuava a prospettare un futuro parlamento in mano a “Piersilvio e Marina”. Lo avrà ripetuto cinque o sei volte, con l’insistenza di un ipnotizzatore. Voleva raggiungerci su un piano subconscio. O più semplicemente ci sospetta tutti rintronati e vuole insistere sul concetto. Perché sembrano sempre due ragazzini, Piersilvio e Marina. Ma è un bel pezzo che il primo ha in mano almeno metà della tv italiana; l’altra, la prima casa editrice. Ora, perché due signori molto potenti e facoltosi dovrebbero gettare la spugna? Perché il papà è vecchio e stanco? Ma Mediaset non è Silvio Berlusconi. È un’azienda, e le aziende lottano per sopravvivere. Mediaset potrebbe trovare un modus vivendi con una nuova Italia deberlusconizzata? Potrebbe sopravvivere alla fine di quel regime straordinario che da Craxi in poi le ha garantito di infischiarsi di tutte le regole più elementari di un regime di concorrenza? Forse sì, ma è un rischio che la famiglia Berlusconi vuole davvero correre? Hanno in mano i comandi della corazzata: devono arrendersi senza lottare? Non è il loro stile. Se il papà è stanco, troveranno un nuovo candidato, dentro la famiglia o fuori. Il berlusconismo non finisce con Silvio Berlusconi, perché dovrebbe?

Il berlusconismo secondo me non può che finire con un atto di forza. In un momento di difficoltà, come per esempio questo, tutti gli avversari politici di SB dovranno accettare una semplice idea, che fa ancora molta fatica a passare: che Berlusconi è un criminale, che ha truffato gli italiani per vent’anni, e che i criminali non si sconfiggono alle elezioni. Non partecipano nemmeno. I criminali si arrestano, e i beni che hanno alienato alla collettività si sequestrano. In ogni caso le prigioni italiane scoppiano e nessuno ha veramente voglia di vederci entrare un vecchietto, per quanto arzillo. Che patteggi, che se ne fugga in qualche isola ai Caraibi con una parte del bottino. Questo non è difficile da concepire. Il problema è la famiglia. Può accettare che la festa è finita, o può mettere i sacchi di sabbia alle finestre. Conoscendo il padre, io mi preparo al peggio. Saranno comunque tempi interessanti.

Certe favole esistono in tutte le nazioni; certe altre soltanto in Germania, o in Russia, o nella favolosa fantasia di Andersen. Ma io ne so una che è nata in Italia, e che forse né tedeschi né russi né Andersen avrebbero potuto immaginare: la favola delle galline che trovano una volpe morta e le fanno il funerale. Nel culmine della cerimonia, circondata dall’affetto dei pietosi pennuti, la volpe si rialza e ne fa strage. La notizia fa il giro dei pollai; ma qualche tempo la stessa volpe si fa ritrovare morta, e le galline che la trovano che ne fanno? Le rifanno il funerale. E così all’infinito. Direte che chi l’ha scritta non amava gli italiani. No: voleva soltanto che leggessero, che ridessero delle galline, e che da grandi si ricordassero, al momento giusto, di essere più intelligenti. Qualsiasi momento, da quindici anni in qua, sarebbe andato bene.

- Leonardo Tondelli -

B. e il Duce: diversi in cosa?

24 ottobre 2011 1 commento

Mussolini era un tiranno armato, il Cavaliere invece ha realizzato un autoritarismo morbido che, con le barzellette e la corruzione, ha ucciso l’orgoglio degli italiani, ne ha eroso l’anima. Per questo il capo del fascismo è finito a piazzale Loreto, mentre questo non siamo stati ancora capaci di mandarlo via

La domanda è: perché gli italiani riuscirono a liberarsi di Mussolini, un tiranno armato, e non sono capaci di licenziare Berlusconi, che non ha milizie e ha instaurato un regime autoritario ma non feroce? Forse perché Berlusconi non ha una politica, ma governa nell’assenza della politica. il suo qualunquismo totale agli italiani evidentemente piace.

Mussolini aveva una politica estera e cercava di cogliere gli ultimi vantaggi dell’imperialismo. Commise l’errore fatale di allearsi con il nazismo hitleriano per la conquista del mondo e fu travolto nel suo fallimento. Berlusconi non ha una politica estera, è pronto a passare dall’alleanza con gli Stati Uniti a quella con la Russia, ma agli italiani la cosa sembra indifferente, come ai tempi di “Francia o Spagna purché se magna”. Mussolini aveva creato un regime autoritario nazionalista che per certi versi piaceva agli italiani vanesi superficiali, un regime di cui era palese la debolezza: il gallo fascista che cantava su un mucchio di letame ma che coltivava l’amor proprio dei suoi sudditi fino all’ora della delusione totale. Berlusconi non ha creato nessun regime politico, ma qualcosa di peggio: l’assenza della politica, ha autorizzato gli italiani a fare i loro comodi.

Che cosa è la corruzione berlusconiana? Un permesso generale di furto, un invito a rubare allo Stato a vantaggio dei privati furbi. Il fascismo era un regime a tre piani: il mussoliniano, il clericale o partito dei vescovi, e il capitalista, i padroni del vapore “il grigio Pirelli” e “l’infido Agnelli”, la rete delle parrocchie e la monarchia. A questi poteri antichi e sovrapposti Mussolini si consegnò senza sospettare la congiura in corso, accettò l’invito del sovrano all’ultima udienza e fu congedato con una frase perfida di falsa cortesia piemontese: “C’am fasa el piasì”, mi faccia il piacere di togliersi di mezzo, e fuori lo aspettava il colonnello dei carabinieri e l’autoambulanza che fu la sua prima prigione. Una rivoluzione autoritaria che si credeva padrona del paese e che finiva in un arresto clandestino, in una congiura di palazzo organizzata da Dino Grandi, ministro degli Esteri firmatario e promotore della condanna del Gran Consiglio, l’organo creato per difendere il duce e che invece lo liquidava. Berlusconi e la sua fine politica sono altra cosa: l’uomo è tuttora in piedi, per merito dei suoi difetti più che delle sue virtù. Lui ha fatto il gallo del pollaio cantando sul mucchio di letame, ma ha permesso a milioni di italiani di fare i comodi loro, di non pagare le tasse, di saccheggiare lo Stato. La sua formazione di imprenditore abile e fortunato si è rivelata una iattura, prevedibile, perché quando alla guida di un paese arriva a furor di popolo uno che è nato per far soldi, per essere il capo degli avidi, è chiaro che guiderà il saccheggio.

Tutti si chiedono perché resti al potere anche se dice cose intollerabili, come il “forza gnocca” come nome del partito della rinascita. Resta al potere perché il suo regime di autoritarismo morbido senza torturati e fucilati ha ucciso l’orgoglio, la protesta, l’indignazione degli italiani, la loro ribellione al satrapo e alle sue laide barzellette. Un’immensa platea di decine di milioni di persone apre le televisioni e legge i giornali per sapere che il cavaliere di Arcore ha di nuovo dato fuori di matto, ma non si sa più come fermarlo, come interdirlo. Nel 1945 avemmo l’illusione, la speranza che fosse tornata, e tornata per sempre, la democrazia, il tempo della ragione e della solidarietà. Ci siamo sbagliati: è arrivata una stagione di privilegio e soperchierie. Chi di noi, diciamocelo, ha ancora il coraggio di dire ai nostri figli che gli abbiamo preparato una vita nella libertà e nella giustizia?
di Giorgio Bocca

Nessun sole nero su Genova!

11 settembre 2011 Lascia un commento

La notizia ha cominciato a circolare verso fine agosto, ma ora rimbalza nel tam-tam della rete. Molti siti e blog se ne occupano diffusamente ( Antonio Ricci; Fisica/mente.net; Il Journal; Giornalettismo; Vergognarsi. Informazione e Satira; Moked , Portale dell’Ebraismo italiano ). Accade che a Genova, città di tradizione operaia e antifascista, sia stata organizzata per il 24-25 settembre prossimi una vera e propria “ adunata ” della estrema destra italiana capeggiata da certo Gaetano Saya, fondatore del Partito Nazionalista Italiano (PNI) , di spiccata matrice nazionalista e fascista. Chi è Gaetano Saya , classe 1956 ? Se cercate di saperlo in Wikipedia non ne verrete a capo, poiché la pagina della Enciclopedia on line risulta “ oscurata a scopo cautelativo a seguito di minaccia di azione legale”. Però ci si può aspettare anche altro e ne sa qualche cosa il giornalista Marco Pasqua di La Repubblica, il quale,avendo pubblicato in agosto quali siano gli scopi e i propositi del PNI, portando alla luce il ritorno sulla scena delle forze reazionarie più bieche, s’è sentito promettere “ un cappio al collo”.. Se poi entrate nel sito di Saya ( il cui linguaggio è una summa di violenza verbale) , di Pasqua si parla come di un soggetto che “ verrà ricordato solo per il nome sulla lapide”…Preciso che i comunicati del capo portano la chiusura in “ Nobiscum Deus”.
Saya, di provata fede e militanza missina, MSI-Destra nazionale di Giorgio Almirante, con trascorsi nei servizi segreti, poi transitante per la Massoneria, quindi oggetto di inchieste da parte della Digos, ha interessato in tempi relativamente recenti la Procura di Milano per propaganda inerente l’odio razziale , nonché la Procura di Genova nel contesto di una indagine su “ forze di polizia parallela”.
Oggi Saya, che ama indossare divise di foggia vagamente nazionalsocialista ( le fotografie sono anche visibili tramite Google) , esibendo assieme cappellone con visiera cordonata, torna alla ribalta on line per propagandare e sollecitare l’adesione al P.N.I. , cosa che i simpatizzanti potranno fare inviando apposito modulo in email. Sul suo sito campeggia un inquietante sole nero stilizzato, contro un’alba rosata…
Il P.N.I. ha diffuso un programma politico in 25 articoli che spaziano in tutto quanto possa esaltare l’ideologia della destra estrema, già condannata dalla Storia. Per la cd. “ liberazione dell’Italia “ si propugna l’uscita dalla UE; la cittadinanza italiana riservata solo ai cittadini di “sangue italiano” , alla cacciata forzata dall’Italia per coloro non italiani che vi fossero immigrati dopo il 1977. E’ prevista la statalizzazione delle imprese, industrie e banche. La stampa dovrebbe essere monopolio soltanto di giornalisti italiani e autorizzata e controllata in caso di stranieri, ma sempre in lingua italiana. Dulcis in fundo è conclamata la pena di morte per “ usurai, profittatori e politicanti”.
Dal suo sito il Capo invoca la lotta dura contro omosessuali ( che vanno allontanati dal Parlamento) , comunisti, zingari e islamici. Nel programma del Partito è previsto per i dirigenti dello stesso persino il rischio della vita pur di realizzare le finalità dell’organizzazione.
Con questi propositi, pertanto, il 24-25 settembre a Genova è programmata la “ prima adunata delle legioni” e si recluteranno i simpatizzanti. Le camicie previste per queste “ legioni” destinate alla “ sicurezza e difesa della patria” sono in colore ocra con una serie di orpelli decorativi, spalline e cinture comprese. Il tutto acquistabile via internet.
Non si sa ancora cosa intendano fare i Responsabili dell’Ordine Pubblico di questa Repubblica ancora democratica , ma non per questo suscettibile di sentir esaltare impunemente principi politici ed etici contrari alla sua stessa essenza. Quella stessa Repubblica che Saya nel suo sito definisce “ cloaca massima” ( in data 9.9.2011).
Di certo si sa che Partiti, Associazioni , gruppi di vario fronte sono schierati all’opposizione più netta contro questa adunata. E si invoca l’intervento del Prefetto di Genova per stoppare questa iniziativa. La Comunità Ebraica ha fatto sapere di essere pronta ad una contromanifestazione nello stesso giorno e nello stesso luogo del raduno, qualora a livello istituzionale non si volesse intervenire. Da Il Secolo XIX. It dell’8-9-2011 si apprende che la situazione è all’attenzione dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali del Ministero per le Pari opportunità.
Sia chiaro che qui non si tratta di dover rispettare “ qualsiasi” libera opinione. La legge Mancino ( n. 205/1993) è chiara ed ha messo un paletto preciso ed invalicabile. Ricollegandosi ad un preciso quadro normativo risalente alla XII Disposizione transitoria e finale della Costituzione italiana e alla Convenzione Internazionale di New York del 1966 contro ogni discriminazione razziale ed etnica, la Legge Mancino reprime e punisce chi propaganda ed istiga idee razziste, xenofobe, e di discriminazione etnica e religiosa nonché coloro che diano vita ad organizzazioni ispirate a tali propositi.
Ovviamente , in un momento politico ed economico molto delicato per il nostro Paese, in cui l’attenzione della gente è rivolta ad altre problematiche, è facile abbassare la guardia dell’attenzione verso fenomeni di questo tipo che tuttavia sono sempre disposti a manifestarsi come rigurgiti delle forze più intolleranti.
Non pensiamo siano solo goliardate. Molte persone , soprattutto giovani, non hanno memoria storica e purtroppo la scuola non ha mai fatto molto per diffondere ed istruire circa la Storia drammatica dell’Italia , dal sorgere del Fascismo alla sua radicale sconfitta. Si aggiunga che da decenni la politica berlusconiana ha sempre cercato di avvilire e far passare sotto silenzio sia la Resistenza che la guerra di Liberazione, che soprattutto nel Nord Italia era molto sentita, avendo questa parte del Paese subito le violenze più devastanti dei nazifascisti. Non mi risulta che Berlusconi abbia mai festeggiato un 25 aprile ( e mi farebbe piacere sbagliarmi). Per cui se da un lato le Istituzioni appaiono poco attente al risorgere di queste avvisaglie neofasciste, dall’ altro, poiché le Istituzioni siamo anche noi cittadini, riprendiamoci il ruolo di attenti osservatori e soggetti vigilanti contro ogni iniziativa che miri a far risorgere oscuri ed inquietanti fantasmi contro la libertà del singolo individuo e dello Stato.
Maria Teresa Morini

Il declino di Silvio

8 settembre 2011 Lascia un commento

Mi sovviene spesso, assistendo all’inesorabile declino del personaggio Silvio, la frase che nel giugno 2010 rimbalzò su tutti i giornali ” Governare con questa Costituzione è un inferno”. Ora il cerchio si chiude con la constatazione che l’Italia è un paese di merda e che quindi non merita il lume di un grande statista quale il Silvio reputa di essere. Ammesso e non concesso che oggi il Belpaese sia davvero un paese ammorbante , potrei dire al Silvio che lui e il suo Governo hanno fatto di tutto e di più per renderlo tale, agli occhi del mondo e ahimè anche nostri. Tornando alla Costituzione, ricordo che il Silvio la definì ” datata” nonchè influenzata dalla cultura comunista, dimostrando così di non sapere nemmeno la Storia di come e da dove nacque la nostra carta costituzionale.
La Costituzione Italiana , che non è un vecchio abito di taglio superato cui forse poter rifare le maniche, non è nemmeno stata del tutto attuata.
Lessi non ricordo più dove, che una volta redatto il testo della Costituzione, esso fu sottoposto a tre insigni professori,uno era Concetto Marchesi, noto latinista, affinchè valutassero se esso fosse scritto in buon italiano e facilmente comprensibile al popolo.
Evidentemente per Silvio è ancora un testo oscuro….
Maria Teresa Morini

Buonanotte Brunetta

16 giugno 2011 2 commenti

Il ministro dell’Innovazione non si accorge del vento che è cambiato, si mette in mostra con la solita spavalderia e stavolta prende un ceffone mediatico al pari di quelli ricevuti da Silvio Berlusconi.

Capita anche ai migliori di prendere una “toppa”. E Brunetta è certamente uno dei migliori, per lo meno dal suo punto di vista. Volete mettere, cari precari, falliti della vita, il merito di chi si è fatto tutto da solo? Brunetta è il pistolero mai stanco che va in giro a caccia di ingiustizie ed è convinto di trovarle sempre dove si protesta, dove si reclamano diritti, che il ministro scambia costantemente per favori. “I giovani non trovano lavoro?” “Andassero a scaricare le cassette di frutta al mercato alle cinque del mattino” diceva l’altra sera a Otto e Mezzo. Perché lui, che è si è formato “nell’humus del proletariato veneziano”, le cassette di frutta da giovane non le scaricava ma in giro con il padre a vendere gondolette di plastica ci andava e se lo ricorda com’era essere figlio di ambulante “al liceo dei siori”.

Brunetta, in realtà. è il classico tipo che ha ribrezzo di quello che è stato e lo scaccia via con la mano quasi quel ricordo potesse impadronirsi ancora di lui. Per questo, qualche mese fa, diceva: «Chi cavolo è uno che fa il supplente da 10 o 15 anni e non ha vinto nemmeno un concorso? Non potrebbe cambiare mestiere?». Disprezzo e rancore. Come quello che gli si è letto in volto non appena ha sentito la parola “precaria” detta da Maurizia Russo Spena che ha cercato di parlargli in quell’incontro ormai divenuto cult.

Il bello è che il pulpito da cui parla il ministro è piuttosto sgangherato. I suoi meriti scientifici vengono allegramente sbeffeggiati senza che lui possa replicare. La sua saldezza morale è incrinata da quella bella pensione da tremila euro al mese che ha iniziato a percepire all’età di 59 anni mentre un giorno sì e l’altro pure proclama la necessità di elevare i limiti per tutti gli altri, immaginiamo, pezzenti. Quando si è candidato a sindaco di Venezia, rimediando una sonora sberla, aveva addirittura annunciato che non si sarebbe dimesso da ministro. Un campione di rettitudine. Che però stavolta non si è reso conto che il vento è cambiato, che i precari si ribellano, consapevoli dei propri diritti e non si fanno certo intimidire dagli insulti di un uomo come lui. Stavolta non ha capito che buttarsi a testa bassa in una guerra che fino a qualche tempo fa sembrava regalargli consensi diffusi lo ha fatto sbalzare di sella. Perché non è solo Berlusconi ad aver incrinato la propria immagine e il proprio consenso, dopo le amministrative e i referendum. Stavolta è tutta la linea portata avanti da questo governo a soffrire. La linea del “cialtronismo” a ogni costo, dell’attacco ai più deboli indicati come la causa di tutti i mali – l’Italia non funziona? E’ colpa dei precari, appunto, “l’Italia peggiore” – dell’efficientismo parolaio che si rivela inconcludente e dannoso.

Salta per aria l’evidente contraddizione di un governo che promette il Bengodi e che poi se lo fa consegnare in forma privata dai Bisignani di turno. E’ ovvio che Brunetta scappi via e non risponda, cosa dovrebbe dire? Raccontare delle consulenze e delle postazioni Rai occupate, come bandierine sul Risiko, dai potenti che formano la corte di Berlusconi? E’ sintomatica la coincidenza tra l’affaire dei video (vedi in allegato) e l’arresto di Bisignani, i volti del potere si sovrappongono e diventano un volto solo. Disgustoso ma soprattutto visibile. E’ tutto visibile, stanno diventando una casa di vetro non perché siano specchiati ma perché mille occhi hanno deciso di guardare, di filmare e di trasmettere. Non è un caso se tra gli strali del ministro ci sia “la telecamerina” che i precari si sono portati dietro. Sì, la telecamerina ha filmato una bella figura di m… da cui non ci si può più nascondere.

Il referendum del 12 e 13 giugno questa realtà l’ha voluta fotogragare con una partecipazione massiccia al voto. E lo scarto tra questa foto e quella del premier intento a godersela con le “olgettine” di turno nella sua villa sarda mentre il popolo italiano si mette in fila per assegnargli uno sganassone, è anch’essa un segno dei tempi.
Brunetta purtroppo (per lui) non si è accorto di questo clima, non ha visto quella fila e ha fatto di tutto per mettersi in mostra e beccarsi uno sganassone in diretta tv. Certo, figurato, non direttamente da precari educatamente mobilitati. Il ceffone se l’è fatto dare da mezza Italia e siamo sicuri che se lo ricorderà a lungo.
Di Salvatore Cannavò, da ilmegafonoquotidiano.it

Arcore, la villa dei misteri

23 maggio 2011 Lascia un commento

Non tutti gli scandali sessuali portano male a Silvio Berlusconi. I suoi lo portano a processo, quelli degli altri gli hanno “regalato”, talora, un prestigioso immobile a prezzo conveniente. Proprio come Villa San Martino ad Arcore, tra i simboli più classici del suo universo politico e patrimoniale.

L’OMICIDIO DI ANNA FALLARINO. Il riferimento per capire sono gli anni Settanta: Camillo Casati Stampa di Soncino, nobile e miliardario, uccise l’affascinante moglie, Anna Fallarino, e il di lei amante Massimo Minorenti, e si tolse la vita, il 30 agosto 1970. La vita matrimoniale dei Casati Stampa era dominata da una dinamica sessuale estrema, fatta di voyeurismo, scambismo e perversioni varie. Il movente fu subito chiaro, così come la dinamica del delitto.

Il marchese lasciò un’erede di primo letto, Annamaria, a cui andarono beni inestimabili, tra cui Villa San Martino, ad Arcore, e duecentocinquantasette ettari di terra a Cusago, in provincia di Milano.

CONFLITTI DI INTERESSE. Quando la giovane donna, complice i debiti, decise di vendere la villa, fu Cesare Previti, suo avvocato e protutore, a facilitarne la cessione, nella primavera del 1974. Quello stesso Cesare Previti che entrò successivamente nei consiglio di amministrazione delle società di Berlusconi e che combinò l’affare con l’immobiliare Edilnord.

IL PREZZO CORRISPOSTO NEL 1980. Il futuro presidente del Consiglio all’epoca non aveva ruoli nella società che però era intestata allo zio, Mario Borsani, e amministrata dal cognato, Giorgio Dall’Oglio. Berlusconi si insediò nella dimora nel 1974 ma il prezzo, fissato a 500 milioni di lire alla stipulazione dell’atto, e altri 250 entro sei mesi, fu corrisposto solo nel 1980.

Tuttavia, la marchesina, per sei anni, aveva continuato a pagare le tasse. Le anomalie su prezzo, rogito e pagamento in azioni anziché in soldi meritano un capitolo dettagliato, presente nel nuovo lavoro di Luca Telese, La Marchesa, la Villa e il Cavaliere (131 pagine, 17 euro, Aliberti).

Una storia fra narrazione e cronaca

La firma deIl Fatto Quotidiano ha riportato alla ribalta un caso mitico del nostro Paese, in un libro dal sottotitolo accattivante: Una storia di sesso e potere da Arcore ad hardcore. Le vicende giudiziarie connesse alla vendita della proprietà non sono affatto inedite, già documentate da Giovanni Ruggeri ne La grande Truffa (Kaos), pubblicato nel 1994. Ma l’autore le ha giostrate al meglio per evidenziare come una vicenda di denaro e interesse finisca per dirci su Berlusconi molte altre cose, più di tante analisi.

VICENDE PARALLELE. Come ha confessato al Salone del libro di Torino, «in questo libro ci sono percorsi narrativi paralleli, volevo costruire un congegno narrativo piacevole. Non a caso, dopo averci messo tre anni a scrivere i due libri precedenti, ne ho scritto uno che si legge in due ore, ma non tradisce il mio obbiettivo». L’opera intreccia vari piani: le vicende del turbolento ma passionale rapporto fra i Casati Stampa, la forza dello scandalo che vede «un’esplosione di elementi in un’Italia bacchettona non preparata», le vicende dell’eredità.

ALLE ORIGINI DEL MITO. Tuttavia Berlusconi si impone all’attenzione del lettore, in pagine che ne sottolineano, già all’epoca, le caratteristiche future, come la maniacale costruzione di un’identità iconografica e la capacità di escogitare soluzioni in anticipo sui tempi, in materia di immagine. Ma la vicenda della compravendita di Villa San Martino è un colpaccio immobiliare o rappresenta altro? Telese, a Lettera 43, ha dichiarato: «Non è una furbata. Però credo nel destino, e quella vicenda è l’anno zero del berlusconismo, l’inizio del suo modo disinvolto, spregiudicato, abile, di trattare le cose. Quello che fa lì, lo farà sempre con fantastica inventiva, con una spregiudicatezza che ha qualcosa di sconvolgente, con inversioni di regole antiche come la compravendita. Tutti pagano prima e poi riscuotano, lui entra, riscuote e non paga mai. Io lo trovo straordinario».

L’ANTECEDENTE DEL CASO RUBY. I tratti di continuità del modo di agire del primo ministro italiano però non sembrano finire qui come ha spiegato il giornalista: «Nel libro c’è un antecedente del caso Ruby ed è la storia delle veline che lui trova al concorso di Miss Italia e con cui viene immortalato da un giovane fotografo, Mauro Vallinotto».

Berlusconi nel 1979 sbarcò a Viareggio con un camper attrezzato di letto matrimoniale, e due operatori al seguito, per filmare la fase finale del concorso di bellezza e finì paparazzato da Vallinotto, che «si vedrà quasi aggredire, successivamente, da un Berlusconi molto accorato, che gli racconterà di aver rotto il primo matrimonio, con Carla Dall’Oglio, per colpa di quelle fotografie».

Incroci storici e il legame col brigatista Moretti

Il libro descrive un mondo che non c’è più ma che annoverava protagonisti che hanno segnato la storia italiana, anche nel male. Tra le vicende collaterali appare anche quella di Mario Moretti, brigatista coinvolto nel delitto dello statista democristiano Aldo Moro. Ma che rapporti aveva con i marchesi Casati Stampa e Villa San Martino?

LA DOMESTICA DI FAMIGLIA. «È un fatto storicamente accertato il legame di Moretti con i Casati, è un altro dei misteri della villa di Arcore. Ufficialmente la motivazione è che la domestica della famiglia era la zia di questo ragazzo, che doveva venire a studiare a Milano.

Però Moretti, il futuro capo delle Brigate Rosse, di fatto, ha avuto un salarietto da parte dei marchesi. Questa è un’altra prova dei centri gravitazionali, l’epos è questo: quando qualcosa ha potere magico e simbolico, come la villa di Arcore, tutto il mondo e tutti i personaggi che faranno la storia cominciano a girarci intorno»

ARCHIVIARE MA SENZA RANCORE. La Storia ha archiviato col sangue la vicenda dei marchesi Casati, e col carcere quella di Moretti. Resta Berlusconi che «o si archivierà da solo o verrà archiviato da una nuova sinistra che per ora non si vede all’orizzonte». Al Giornale per anni, Telese non ha paura di ammettere una cosa che in Italia ormai fa notizia: «Berlusconi mi sta simpatico. È una differenza importante rispetto a una certa sottocultura di invettiva. Al contrario della sinistra che lo invidia a me sta simpatico. E lo voglio archiviare».

Un libro sul Cav e i Casati Stampa. Di Maria Rosaria Iovinella

Dopo Dachau, prima di Auschwitz

12 aprile 2011 Lascia un commento

I tedeschi non cominciarono subito ad ammazzare gl ebrei. Prima dichiararono che non erano cittadini come gli altri, e anzi probabilmente neanche esseri umani. Poi cominciarono a vessarli in tutti i modo, cogliendo qua e là le occasioni per estorcergli del denaro. Nel 1933, “per ragioni di ordine pubblico”, istituirono dei “campi di raccolta” (Konzentration Lager) che presto, per brevità, cominciaronmo a essere chiamati semplicemente “campi” (Lager). Infine, sette anni dopo, esaurito tutto il dibattito e stabilita la piena incompatibilità fra una “razza” e l’altra, fu aperto Auschwitz (1940). Qua l’obiettivo era la “soluzione finale” del problema, visto che tutte le altre soluzioni si erano rivelate insufficienti e, come si direbbe oggi, “buoniste”:

I campi di concentramento in Italia esistono già, e si chiamano campi temporanei di raccolta. Le persecuzioni sono già in atto da molti anni, e così pure la teorizzazione scientifica dell’incompatibilità di fondo fra una razza e l’altra. L’estorsione dei soldi, fra una cosa e l’altra, non è stata assente: il disavanzo Inps è pagato dagli immigrati, e in più di un’occasione (per i rinnovi, per le “regolarizzazioni” e chi più che ha più ne metta) la razza inferiore ha dovuto pagare in moneta la tolleranza della razza eletta.

Manca, finora, la “soluzione finale”. Ma già diciassettemila Untermensch sono stati annegati (per scelta politica: in mare i bianchi viaggiano su regolari traghetti) nel nostro bel mare. Ma, quanto a teorizzazioni, non siamo molto lontani.

Sia Bossi che Goebbels, sia Calderoli che Herr Streicher, hanno fatto capire in più occasioni che la cosa importante, per gli uomini-non-umani, non è di sopravvivere, ma di togliersi di mezzo. “Foera di ball”, si dice in tedesco. Che il resto debba seguire non è una mera ipotesi, ma – ragionevolmente – una probabilità molto forte.

Il regime italiano, come quello tedesco del ’36, avrà forse consenso (e nel nostro caso è molto dubbio, visto che lo vota meno d’un quarto dei cittadini). Ma non è sicuramente legale. Qualunque cittadino tedesco, nel regime di Goebbels, aveva il diritto – e spesso il dovere – di non tener conto alcuno delle ingiunzioni delle autorità, trattandosi di disposizioni illegittime, in violazione delle costituzioni e delle leggi, e soprattutto dei comuni principi della morale umana.

Maroni, Calderoli, Bossi, Streicher e tutti gli altri razzisti non godono di autorità maggiore. I loro ordini non hanno peso, nessun pubblico ufficiale o cittadino è tenuto a obbedire, ed è anzi dovere civico, e doveroso tributo all’onor militare, boicottare apertamente gli ordini disumani. Lo fecero carabinieri, Regia Marina, ufficiali del Re, sotto il fascismo. La loro pietà umana, e il rispetto delle stellette, indicò loro la via del dovere, contro ogni burocratica – ma vile e illecita “obbedienza”.

Son questi i termini della questione. Il regime è illegale, bisogna disobbedirgli apertamente. Non per le Rudy e le Noemi, storie tristi e grottesco che rendono ridicolo ogni italiano nei paesi normali. Ma per la strage voluta, per la criminale teorizzazione e messa in pratica della persecuzione sistematica di una “razza”.

In Libia, in Egitto, in Italia stessa i dittatori e i subalterni responsabili dovranno pagare, quando la legalità sarà ristabilita. Nei Paesi feroci, come nella Germania d’anteguerra, nulla dovrà restare impunito.

A questo nuovo nazismo dovrà corrispondere una nuova Norimberga. Una Corte internazionale che giudichi gli stragisti e i i loro seguaci, non a Ginevra o all’Aja ma in un paese-vittima, a Nuova Delhi, a Brasilia, in una delle potenze democratiche dell’avvenire.

Si ebbe anni addietro un Tribunale internazionale, presieduto da Lord Russell, per i crimini contro l’umanità in Vietnam. Bisogna che personaggi autorevoli, gli scienziati, i Nobel, i sapienti del mondo, assumano un’iniziativa del genere, in attesa di una vera e propria Corte Penale delle nazioni. Nulla deve restare impunito e nulla, fin d’ora, deve restare non denunciato. Perché la politica è finita e quella di oggi – decine di bambini annegati, per volontà di un regime, e forse di una nazione, è un’altra cosa.

E questo è quanto. Avremmo dovuto scrivere delle ultime risultanze giudiziarie, da cui emerge che per la seconda volta consecutiva il Governo della Sicilia è ufficialmente colluso con la mafia. Avremmo voluto scrivere della disperata resistenza dei quartieri poveri catanesi, della rinascita dell’Experia (unico presidio civile, in alcuni di essi, oltre al Gapa).

Ma anche questi argomenti, per quanto importantissimi, passano in secondo piano dinanzi alla drammaticità di questa semplice cosa: viviamo in un regime illegale.

Non è questa o quella legge ad essere violata, lo sono tutte. Non è questo o quel crimine di cui accusiamo il governo, il crimine è lui stesso.

Certo: è “estremistico” dirlo, è impopolare, è rozzo. Ma era impopolare anche a Weimar, era “estremista”. Noi siamo a Weimar, fuor d’ogni dubbio. L’eccessiva prudenza, in quegli anni, creò milioni di morti.
11 aprile 2011 – Riccardo Orioles http://www.mamma.am/

37 porcate ad personam

6 aprile 2011 Lascia un commento

‎1. Decreto Biondi (1994). Approvato il 13 luglio 1994 dal governo Berlusconi I,… vieta la custodia cautelare in carcere (trasformata al massimo in arresti domiciliari) per i reati contro la Pubblica amministrazione e quelli finanziari, comprese la corruzione e la concussione, proprio mentre alcuni ufficiali della Guardia di Finanza confessano di essere stati corrotti da quattro società del gruppo Fininvest (Mediolanum, Videotime, Mondadori e Tele+) e sono pronte le richieste di arresto per i manager che hanno pagato le tangenti. Il decreto impedisce cioè di arrestare i responsabili e provoca la scarcerazione immediata di 2764 detenuti, dei quali 350 sono colletti bianchi coinvolti in Tangentopoli (compresi la signora Pierr Poggiolini, l’ex ministro Francesco De Lorenzo e Antonino Cinà, il medico di Totò Riina). Il pool di Milano si autoscioglie. Le proteste di piazza contro il “Salvaladri” inducono la Lega e An a ritirare il consenso al decreto e a costringere Berlusconi a lasciarlo decadere in Parlamento per manifesta incostituzionalità. Subito dopo vengono arrestati Paolo Berlusconi, il capo dei servizi fiscali della Fininvest Salvatore Sciascia e il consulente del gruppo Massimo Maria Berruti, accusato di aver depistato le indagini subito dopo un colloquio con Berlusconi.

2. Legge Tremonti (1994). Il decreto n.357 approvato dal Berlusconi I il 10 giugno 1994 detassa del 50% gli utili reinvestiti dalle imprese, purchè riguardino l’acquisto di “beni strumentali nuovi”.La neonata società Mediaset (che contiene le tv Fininvest scorporate dal resto del gruppo in vista della quotazione in Borsa) utilizza la legge per risparmiare 243 miliardi di lire di imposte sull’acquisto di diritti cinematografici per film d’annata: che non sono beni strumentali, ma immateriali, e non sono nuovi, ma vecchi. A sanare l’illegalità interviene il 27 ottobre 1994 una circolare “interpretativa” Tremonti che fa dire alla legge Tremonti il contrario di ciò che diceva, estendendo il concetto di beni strumentali a quelli immateriali e il concetto di beni nuovi a quelli vecchi già usati all’estero.

3. Legge Maccanico (1997). In base alla sentenza della Consulta del 7 dicembre 1994, la legge Mammì che consente alla Fininvest di possedere tre reti tv sull’analogico terrestre è incostituzionale:3., presumibilmente Rete4, dev’essere spenta ed eventualmente passare sul satellite, entro il 28 agosto 1996. Ma il ministro delle Poste e telecomunicazioni del governo Prodi I, Antonio Maccanico, concede una proroga fino al 31 dicembre 1996 in attesa della legge “di sistema”. A fine anno, nulla di fatto per la riforma e nuova proroga di altri sei mesi. Il 24 luglio 1997, ecco finalmente la legge Maccanico: gli editori di tv, come stabilito dalla Consulta, non potranno detenere più del 20% delle frequenze nazionali disponibili, dunque una rete Mediaset è di troppo. Ma a far rispettare il tetto dovrà provvedere la nuova Authority per le comunicazioni (Agcom), che potrà entrare in azione solo quando esisterà in Italia “un congruo sviluppo dell’utenza dei programmi televisivi via satellite o via cavo”. Che significhi “congruo sviluppo” nessuno lo sa, così Rete4 potrà seguitare a trasmettere sine die in barba alla Consulta.

4. D’Alema salva-Rete4 (1999). La neonata Agcom si mette all’opera solo nel 1998, presenta il nuovo piano per le frequenze tv e bandisce la gara per rilasciare le 8 concessioni televisive nazionali. Rete4, essendo “eccedente” rispetto alla Maccanico, perde la concessione; al suo posto la vince Europa7 di Francesco Di Stefano. Ma il governo D’Alema, nel 1999, concede a Rete4 una “abilitazione provvisoria” a seguitare a trasmettere senza concessione, così per dieci anni Europa7 si vedrà negare le frequenze a cui ha diritto per legge.

5. Gip-Gup (1999). Berlusconi e Previti, imputati per corruzione di giudici romani (processi Mondadori, Sme-Ariosto e Imi-Sir), vogliono liberarsi del gip milanese Alessandro Rossa-to, che ha firmato gli arresti dei magistrati corrotti e degli avvocati Fininvest Pacifico e Acampora, ma ha pure disposto l’arresto di Previti (arresto bloccato dalla Camera, a maggioranza Ulivo). Ora spetta a Rossato, in veste di Gup, condurre le udienze preliminari dei tre processi e decidere sulle richieste di rinvio a giudizio avanzate dalla procura di Milano. Udienze che iniziano nel 1999. Su proposta dell’on. avv. Guido Calvi, legale di Massimo D’Alema, il centrosinistra approva una legge che rende incompatibile la figura del gip con quella del gup: il giudice che ha seguito le indagini preliminari non potrà più seguire l’udienza preliminare e dovrà passarla a un collega, che ovviamente non conosce la carte e perderà un sacco di tempo. Così le udienze preliminari Imi-Sir e Sme, già iniziate dinanzi a Rossato, proseguono sotto la sua gestione e si chiuderanno a fine anno con i rinvii a giudizio degli imputati. Invece quella per Mondadori, non ancora iniziata, passa subito a un altro giudice, Rosario Lupo, che proscioglie tutti gli imputati per insufficienza di prove (poi, su ricorso della Procura, la Corte d’appello li rinvierà a giudizio tutti, tranne uno: Silvio Berlusconi, dichiarato prescritto grazie alle attenuanti generiche).

6. Rogatorie (2001). Nel 2001 Berlusconi torna a Palazzo Chigi e fa subito approvare una legge che cancella le prove giunte dall’estero per rogatoria ai magistrati italiani, comprese ovviamente quelle che dimostrano le corruzioni dei giudici romani da parte di Previti & C. Da mesi i legali suoi e di Previti chiedono al tribunale di Milano di cestinare quei bonifici bancari svizzeri perché mancano i numeri di pagina, o perché si tratta di fotocopie senza timbro di conformità,o perchè sono stati inoltrati direttamente dai giudici elvetici a quelli italiani senza passare per il ministero della Giustizia. Il Tribunale ha sempre respinto quelle istanze. Che ora diventano legge dello Stato. Con la scusa di ratificare la convenzione italo-svizzera del 1998 per la reciproca assistenza giudiziaria (dimenticata dal centrosinistra per tre anni), il 3 ottobre 2001 la Cdl vara la legge 367 che stabilisce l’inutilizzabilità di tutti gli atti trasmessi da giudici stranieri che non siano “in originale” o “autenticati” con apposito timbro, che siano giunti via fax, o via mail o brevi manu o in fotocopia o con qualche vizio di forma. Anche se l’imputato non ha mai eccepito sulla loro autenticità, vanno cestinati. Poi, per fortuna, i tribunali scoprono che la legge contraddice tutte le convenzioni internazionali ratificate dall’Italia e tutte le prassi seguite da decenni in tutta Europa. E, siccome quelle prevalgono sulle leggi nazionali, disapplicano la legge sulle rogatorie, che resterà lettera morta.

7. Falso in bilancio (2002). Siccome Berlusconi ha cinque processi in corso per falso in bilancio, il 28 settembre 2001 la sua maggioranza approva la legge-delega numero 61 che incarica il governo di riformare i reati societari. Il che avverrà all’inizio del 2002 con i decreti delegati che: abbassano le pene da 5 a 4 anni per le società quotate e addirittura a 3 per le non quotate (prescrizione più breve, massimo 7 anni e mezzo per le quotate e 4 e mezzo per le non quotate; e niente più custodia cautelare né intercettazioni); rendono il falso per le non quotate perseguibile solo a querela del socio o del creditore; depenalizzano alcune fattispecie di reato (come il falso nel bilancio presentato alle banche); fissano amplissime soglie di non punibilità (per essere reato, il falso in bilancio dovrà superare il 5% del risultato d’esercizio, l’1% del patrimonio netto, il 10% delle valutazioni. Così tutti i processi al Cavaliere per falso in bilancio vengono cancellati: o perché manca la querela dell’azionista (B. non ha denunciato B.), o perché i falsi non superano le soglie (“il fatto non è più previsto dalla legge come reato), o perché il reato è ormai estinto grazie alla nuova prescrizione-lampo.

8. Mandato di cattura europeo (2001). Unico fra quelli dell’Unione europea, il governo Berlusconi II rifiuta di ratificare il “mandato di cattura europeo”, ma solo relativamente ai reati finanziari e contro la Pubblica amministrazione . Secondo “Newsweek”, Berlusconi “teme di essere arrestato dai giudici spagnoli” per l’inchiesta su Telecinco. L’Italia otterrà di poter recepire la norma comunitaria soltanto dal 2004.

9. Il governo sposta il giudice (2001). Il 31 dicembre, mentre gli italiani festeggiano il Capodanno, il ministro della Giustizia Roberto Castelli, su richiesta dei difensori di Previti, nega contro ogni prassi la proroga in Tribunale al giudice Guido Brambilla, membro del collegio che conduce il processo Sme-Ariosto, e dispone la sua “immediata presa di possesso” presso il Tribunale di sorveglianza dov’è stato trasferito da qualche mese, senza poter completare i dibattimenti già avviati. Così il processo Sme dovrebbe ripartire da zero dinanzi a un nuovo collegio. Ma poi interviene il presidente della Corte d’appello con una nuova “applicazione” di Brambilla in Tribunale fino a fine anno.

10. Cirami (2002). I difensori di Previti e Berlusconi chiedono alla Cassazione di spostare i loro processi a Brescia perché, sostengono, a Milano l’intero Tribunale è viziato da inguaribile prevenzione contro di loro. E, per oliare meglio il meccanismo, reintroducono il vecchio concetto di “legittima suspicione” per motivi di ordine pubblico , vigente un tempo, quando i processi scomodi traslocavano nei “porti delle nebbie” per riposarvi in pace. E’ la legge Ci-rami n. 248, approvata definitivamente il 5 novembre 2002. Ma nemmeno questa funziona: la Cassazione, nel gennaio 2003, respinge la richiesta di trasloco: il Tribunale di Milano è sereno e imparziale.

11. Lodo Maccanico-Schifani (2003). Le sentenze Sme e Mondadori si avvicinano. Su proposta del senatore della Margherita Antonio Maccanico, il 18 giugno 2003 la Cdl approva la legge 140, primo firmatario Renato Schifani, che sospende sine die i processi ai presidenti della Repubblica, della Camera, del senato, del Consiglio e della Corte costituzionale. I processi a Berlusconi si bloccano in attesa che la Consulta esamini le eccezioni di incostituzionalità sollevate dal Tribunale di Milano. E ripartono nel gennaio 2004, quando la Corte boccia il “lodo”.

12. Ex Cirielli (2005). Il 29 novembre 2005 la Cdl vara la legge ex Cirielli (misconosciuta dal suo stesso proponente), che riduce la prescrizione per gli in-censurati e trasforma in arresti domiciliari la detenzione per gli ultrasettantenni (Previti ha appena compiuto 70 anni, Berlusconi sta per compierli). La legge porta i reati prescritti da 100 a 150 mila all’anno, decima i capi di imputazione del processo Mediaset (la frode fiscale passa da 15 a 7 anni e mezzo) e annienta il processo Mills (la corruzione anche giudiziaria si prescrive non più in 15, ma in 10 anni).

13. Condono fiscale (2002). La legge finanziaria 2003 varata nel dicembre 2002 contiene il condono tombale. Berlusconi giura che non ne faranno uso né lui né le sue aziende. Invece Mediaset ne approfitta subito per sanare le evasioni di 197 milioni di euro contestate dall’Agenzia delle entrate pagandone appena 35. Anche Berlusconi usa il condono per cancellare con appena 1800 euro un’evasione di 301 miliardi di lire contestata dai pm di Milano.

14. Condono per i coimputati (2003). Col decreto 143 del 24 giugno 2003, presunta “interpretazione autentica” del condono, il governo ci infila anche coloro che hanno “concorso a commettere i reati”, anche se non hanno firmato la dichiarazione fraudolenta. Cioè il governo Berlusconi salva anche i 9 coimputati del premier, accusati nel processo Mediaset di averlo aiutato a evadere con fatture false o gonfiate.

15. Pecorella (2006). Salvato dalla prescrizione nel processo Sme, grazie alle attenuanti generiche, Berlusconi teme che in appello gli vengano revocate, con conseguente condanna. Così il suo avvocato Gaetano Pecorella, presidente della commissione Giustizia della Camera, fa approvare nel dicembre 2005 la legge che abolisce l’appello, ma solo quando lo interpone il pm contro assoluzioni o prescrizioni. In caso di condanna in primo grado, invece, l’imputato potrà ancora appellare. Il presidente Ciampi respinge la Pecorella in quanto incostituzionale. Berlusconi allunga di un mese la scadenza della legislatura per ripresentarla uguale e la fa riapprovare (legge n.46) nel gennaio 2006. Ciampi stavolta è costretto a firmarla. Ma poi la Consulta la boccia in quanto incostituzionale.

16. Frattini (2002). Il 28 febbraio 2002 la Cdl approva la legge Frattini sul conflitto d’interessi: chi possiede aziende e va al governo, ma di quelle aziende è soltanto il “mero proprietario”, non è in conflitto d’interessi e non è costretto a cederle. Unica conseguenza per il premier:deve lasciare la presidenza del Milan

17.Gasparri-1(2003). In base alla nuova sentenza della Consulta del 2002, entro il 31 dicembre 2003 Rete4 deve essere spenta e passare sul satellite. Il 5 dicembre la Cdl approva la legge Gasparri sulle tv: Rete4 può seguitare a trasmettere “ancorchè priva di titolo abilitativo”, cioè anche se non ha più la concessione dal 1999; il tetto antitrust del 20% sul totale delle reti non va più calcolato sulle 10 emittenti nazionali, ma su 15 (compresa Telemarket). Dunque Mediaset può tenersi le sue tre tv. Quanto al tetto pubblicitario del 20%, viene addirittura alzato grazie al trucco del “Sic”, che include un panel talmente ampio di situazioni da sfiorare l’infinito. Confalonieri calcola che Mediaset potrà espandere i ricavi di 1-2 miliardi di euro l’anno. Ma il 16 dicembre Ciampi rispedisce la legge al mittente: è incostituzionale.

18. Berlusconi salva-Rete4 (2003). Mancano due settimane allo spegnimento di Rete4. Alla vigilia di Natale, Berlusconi firma un decreto salva-Rete4 (n.352) che concede alla sua tv l’ennesima proroga semestrale, in attesa della nuova Gasparri.

19. Gasparri-2 (2004). La nuova legge approvata il 29 aprile 2004, molto simile a quella bocciata dal Quirinale, assicura che Rete4 non sfora il tetto antitrust perché entro il 30 aprile il 50% degli italiani capteranno il segnale del digitale terrestre, che garantirà loro centinaia di nuovi canali. Poi però si scopre che, a quella data, solo il 18% della popolazione riceve il segnale digitale. Ma poi l’Agcom dà un’interpretazione estensiva della norma: basta che in un certo luogo arrivi il segnale digitale di una sola emittente, per considerare quel luogo totalmente digitalizzato. Rete4 è salva, Europa 7 è ancora senza frequenze.

20. Decoder di Stato (2004).
Per gonfiare l’area del digitale, la finnaziaria per il 2005 varata nel dicembre 2004 prevede un contributo pubblico di 150 euro nel 2004 e di 70 nel 2005 per chi acquista il decoder per la nuova tecnologia televisiva. Fra i principali distributori di decoder c’è Paolo Berlusconi, fratello di Silvio,titolare di Solaris (che commercializza decoder Amstrad).

21. Salva-decoder (2003). Il digitale terrestre è un affarone per Mediaset, che vi trasmette partite di calcio a pagamento, ma teme il mercato nero delle tassere taroccate: prontamente, il 15 gennaio 2003, il governo che ha depenalizzato il falso in bilancio porta fino a 3 anni con 30 milioni di multa la pena massima per smart card fasulle per le pay tv.

22. Salva-Milan (2002). Col decreto 282/2002, convertito in legge il 18 febbraio, il governo Berlusconi consente alle società di calcio, quasi tutte indebitatissime, diammortizzare sui bilanci 2002 e spalmare nei dieci anni successivi la svalutazione dei cartellini dei giocatori. Il Milan risparmia 242 milioni di euro.

23. Salva-diritti tv (2006). Forza Italia blocca il ddl, appoggiato da tutti gli altri partiti di destra e di sinistra, per modificare il sistema di vendita dei diritti tv del calcio in senso “collettivo” per non penalizzare le società minori privilegiando le maggiori. Il sistema resta dunque “soggettivo” , a tutto vantaggio dei maggiori club: Juventus, Inter e naturalmente Milan.

24. Tassa di successione (2001). Il 28 giugno 2001 il governo Berlusconi abolisce la tassa di successione per i patrimoni superiori ai 350 milioni di lire (fino a quella cifra l’imposta era già stata abrogata dall’Ulivo). Per combinazione, il premier ha cinque figli e beni stimati in 25mila miliardi di lire.

25. Autoriduzione fiscale (2004). Nel 2003, secondo “Forbes”, Berlusconi è il 45° uomo più ricco del mondo con un patrimonio personale di 5,9 miliardi di dollari. Nel 2005 balza al 25° posto con 12 miliardi. Così, quando a fine 2004 il suo governo abbassa le aliquote fiscali per i redditi dei più abbienti, “L’espresso” calcola che Berlusconi risparmierà 764.154 euro all’anno.

26. Plusvalenze esentasse (2003). Nel 2003 Tremonti vara una riforma fiscale che detassa le plusvalenze da partecipazione. La riforma viene subito utilizzata dal premier nell’aprile 2005 quando cede il 16,88% di Mediaset detenuto da Fininvest per 2,2 miliardi di euro, risparmiando 340 milioni di tasse.

27. Villa abusiva con condono (2004). Il 6 maggio 2004, mentre «La Nuova Sardegna» svela gli abusi edilizi a Villa Certosa, Berlusconi fa approvare due decreti. Il primo stabilisce l’approvazione del piano nazionale anti-terrorismo e contiene anche un piano (segretato) per la sicurezza di Villa La Certosa. Il secondo individua la residenza di Berlusconi in Sardegna come «sede alternativa di massima sicurezza per l’incolumità del presidente del Consiglio e per la continuità dell’azione di governo». Ed estende il beneficio anche a tutte le altre residenze del premier e famiglia sparse per l’Italia. Così si bloccano le indagini sugli abusi edilizi nella sua villa in Costa Smeralda. Poi nel 2005 il ministro dell’Interno Pisanu toglie il segreto. Ma ormai è tardi. La legge n. 208 del 2004, varata in tutta fretta dal governo Berlusconi, estende il condono edilizio del 2003 anche alle zone pro-tette: come quella in cui sorge la sua villa. Prontamente la Idra Immobiliare, proprietaria delle residenze private del Cavaliere, presenta dieci diverse richieste di condono edilizio. E riesce a sanare tutto per la modica cifra di 300mila euro. Nel 2008 il Tribunale di Tempio Pausania chiude il procedimento per gli abusi edilizi perchè in gran parte condonati grazie a un decreto voluto dal mero proprietario della villa.

28. Ad Mediolanum (2005).
Nonostante le resistenze del ministro del Welfare, Roberto Maroni, Forza Italia impone una serie di norme favorevoli alle compagnie assicurative nella riforma della previdenza integrativa e complementare (dl 252/2005), fra cui lo spostamento di 14 miliardi di euro verso le assicurazioni, alcune norme che forniscono fiscalmente la previdenza integrativa individuale (a beneficio anche di Mediolanum, di proprietà di Berlusconi e Doris) e soprattutto lo slittamento della normativa al 2008 per assecondare gli interessi della potente lobby degli assicuratori (di cui Mediolanum è una delle capofila). Intanto, nel gennaio del 2004, le Poste Italiane con un appalto senza gara hanno concesso a Mediolanum l’utilizzo dei 16mila sportelli postali sparsi in tutta Italia.

29. Ad Mondadori-1 (2005). Il 9 giugno 2005 il ministro dell’Istruzione Letizia Moratti stipula un accordo con le Poste Spa per il servizio «Postescuola»: consegna e ordinazione – per telefono e on line – dei libri di testo destinati agli alunni della scuola secondaria. Le case editrici non consegneranno i loro volumi direttamente, ma tramite la Mondolibri Bol, una società posseduta al 50 per cento da Arnoldo Mondadori Editore Spa, di cui è mero proprietario Berlusconi. L’Antitrust esamina il caso, ma pur accertando l’indubbio vantaggio per le casse Mondadori, non può censurare l’iniziativa perché a firmare l’accordo non è stato il premier, ma la Moratti.

30. Ad Mondadori-2 (2005). L’8 febbraio 2005 scatta l’operazione “E-book”, per il cui avvio il governo stanzia 3 milioni. E a chi affidano la sperimentazione i ministri Moratti (Istruzione) e Stanca (Innovazione)? A Monda-dori e Ibm: la prima è di Berlusconi, la seconda ha avuto come vicepresidente Stanca fino al 2001.

31. Indulto (2006). Nel luglio 2006 centrosinistra e centrodestra approvano l’indulto Mastella (contrari Idv, An, Lega, astenuto il Pdci): 3 anni di sconto di pena a chi ha commesso reati prima del 2 maggio di quell’anno. Lo sconto vale anche per i reati contro la Pubblica amministrazione (che sul sovraffollamento della carceri non incidono per nulla), compresa la corruzione giudiziaria, altrimenti Previti resterebbe agli arresti domiciliari. Una nuova legge ad personam che regala anche al Cavaliere un “bonus” di tre anni da spendere nel caso in cui fosse condannato in via definitiva.

32. Lodo Alfano (2008). Nel luglio 2008, alla vigilia della sentenza nel processo Berlusconi-Mills, il Pdl tornato al governo approva il lodo Alfano che sospende sine die i processi ai presidenti della Repubblica, della Camera, del Senato e del Consiglio. Soprattutto del Consiglio. Nell’ottobre 2009 la Consulta boccerà anche quello in quanto incostituzionale.

33. Più Iva per Sky (2008). Il 28 novembre 2008 il governo raddoppia l’Iva a Sky, la pay-tv di Rupert Murdoch, principale concorrente di Mediaset, portandola dal 10 al 20%.

34. Meno spot per Sky (2009). Il 17 dicembre 2009 il governo Berlusconi vara il decreto Romani che obbliga Sky a scendere entro il 2013 dal 18 al 12% di affollamento orario di spot.

35. Più azioni proprie (2009). La maggioranza aumento dal 10 al 20% la quota di azioni proprie che ogni società può acquistare e detenere in portafoglio. La norma viene subito utilizzata dalla Fininvest per aumentare il controllo su Mediaset.

36. Ad listam (2010). Visto che le liste del Pdl sono state presentate fuori tempo massimo nel Lazio e senza timbri di autenticazione a Milano, il governo vara un decreto “interpretativo” che stravolge la legge elettorale, sanando ex post le illegalità commesse per costringere il Tar a riammetterle. Ma non si accorge che, nel Lazio, la legge elettorale è regionale e non può essere modificata da un decreto del governo centrale. Così il Tar ribadisce che la lista è fuorilegge, dunque esclusa.

37. Illegittimo impedimento (2010). Non sapendo più come bloccare i processi Mediaset e Mills, Berlusconi fa approvare il 10 marzo 2010 una legge che rende automatico il “legittimo impedimento” a comparire nelle udienze per sé stesso e per i suoi ministri, il tutto per una durata di 6 mesi, prorogabili fino a 18. Basterà una certificazione della Presidenza del Consiglio e i giudici dovranno fermarsi, senza poter controllare se l’impedimento sia effettivo e legittimo. Il tutto in attesa della soluzione finale, cioè delle nuove leggi ad personam che porteranno il totale a quota 40: “processo breve”, anti-intercettazioni e lodo Alfano-bis costituzionale. Cioè incostituzionale.
Marco Travaglio da Il fatto quotidiano

Comunicati ufficiali

26 marzo 2011 Lascia un commento

Presidenza del Consiglio dei Ministri

“Il resoconto fornito da alcune agenzie di stampa in merito alla cena di ieri sera del Presidente Berlusconi con il gruppo dei Responsabili è ricco di fantasie e imprecisioni. In particolare, il Presidente non ha cantato alcuna canzone.”

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Ministero dell’Economia e delle Finanze

“La notizia battuta da una agenzia di stampa secondo cui il ministro Tremonti e l’on. Casini avrebbero parlato di “puttanelle”, è assolutamente falsa.”

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Presidenza del Consiglio dei Ministri

“Invidia e odio nei confronti di un Presidente del Consiglio che ha raggiunto il massimo storico della fiducia dei cittadini: sono palesi i motivi della campagna denigratoria che La Repubblica e il suo editore stanno conducendo da giorni contro il Presidente Berlusconi.
Attacchi di così basso livello, in vista delle prossime elezioni europee e amministrative, confermano non solo l’assoluta mancanza di argomenti politici concreti di quel giornale e della sua parte politica, ma anche una strategia mediatica diffamatoria tesa a strumentalizzare vicende esclusivamente private a fini di lotta politica.”

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Precisazioni da Palazzo Chigi

28 Aprile 2011

In merito a quanto riportano erroneamente alcune agenzie di stampa, il Presidente Silvio Berlusconi si è ben guardato dall’esprimere un pronostico sullo scudetto al Milan anche per evidenti ragioni scaramantiche.