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Padania: una terra al collasso

11 settembre 2011 Lascia un commento

Il “Giro della padania”, come le ronde padane, come il rito dell’ampolla, come il film corale della Lega, “il Barbarossa” di Renzo Martinelli (regista dei kolossal flop – trenta milioni di finanziamento), che voleva essere il Te Deum della Padania libera, consegnando alla storia del cinema anche il fotogramma di Umberto Bossi in primo piano e, federalismo compreso, appartengono a quella serie di baggianate mitiche (pirlate celtiche) che hanno contraddistinto, caratterizzato e definito una delle formazioni politiche più burine, incolte e grottesche, che un parlamento abbia mai ospitato! Seconda solo al berlusconismo!!
Vorrei ricordare ai signori della Padania che, in soli cinquant’anni, hanno trasformato il loro territorio in un deserto. Pesticidi, diserbanti, antiparassitari e intrugli chimici di ogni genere, hanno, per sempre, resa sterile la terra (un tempo) più fertile e produttiva del nostro paese. L’uso e l’abuso, poi, di tonnellate di fertilizzanti, di concimi chimici, e alimenti dopati per uso animale, fanno dei prodotti di questa terra, quanto di più inquietante potremmo trovare sulle nostre tavole.

Nell’acqua usata per irrigare campi e prati, sono disperse percentuali inimmaginabili di diossina, metalli pesanti, arsenico, pcb, clorurati, e un’infinita varietà di veleni industriali che una moltitudine di fabbriche fumanti riversano nei fiumi, trasformandoli in cloache a cielo aperto. La loro flatulenza e miasmi, si mescola poi con l’aria circostante già pregna di CO2 e fumi tossici di ogni natura.

L’Italia del nord, risulta essere uno fra i tre posti più inquinati e caotici del pianeta. Ha inoltre il primato e il vanto di ospitare la più grande industria chimica d’Europa. Tradizioni e folclore, di un tempo, si sono ridotti ad una fotocopia sbiadita, ad una festa volgare e patetica, dove il vociare scomposto riflette una realtà miserevole e in decomposizione. “E la gioia, per lo più, é assente. Essa sola, ha disertato la festa”. A.S.
Una gran parte dei prodotti di questo territorio sono OGM.
Il mare Adriatico, partendo dal golfo di Trieste in giù, fino a Bari, è uno fra i mari più inquinati e contaminati del Mediterraneo (e non solo). Come non potrebbe essere diversamente, quando la più grande industria chimica d’Europa, orgoglio dei padani, ha sede nel caotico Nord?
In questa enorme vasca da bagno, si riversano alcuni dei fiumi più tossici d’Europa e del Mediterraneo. Il Po’, fiore all’occhiello della Lega e meta di riti comico-pagani, accoglie nel suo percorso verso l’Adriatico, affluenti come, il Lambro, l’Olona, il Ticino, l’Oglio, il Mincio, l’Adda, il Sesia, l’Arno (una vera fogna) ecc, e infiniti rigagnoli e torrentelli che, con il loro carico di bombe chimiche (pcb, diserbanti, pesticidi, fertilizzanti, metalli pesanti, & c.), vanno ad aggiungersi alle flatulenze e miasmi del “Grande Fiume” padano per finire, come lo scarico di un grande cesso, nell’Adriatico selvaggio che erboso “era” come i pascoli dei monti!! Gli estrogeni, derivanti da fonti animali, sono 50 volte superiori alla media – un dato, più che allarmante! Una vera calamità!
Se a tutto questo, aggiungiamo gli infiniti scarichi delle stazioni balneari, e le tonnellate di abbronzanti, creme rassodanti, snellenti, tonificanti e rivitalizzanti ( trionfo della chimica) che milioni di bagnanti senza speranza, cospargono sui loro corpi deformati da anni di sedentarietà invalidante al chiuso di asfittici e mortificanti uffici e di malsane fabbriche fumanti, allora, ogni speranza a trascorrere una vacanza salutare e rigenerante, viene miseramente disattesa.
Non possiamo non considerare, nonostante la loro natura (in parte biologica), migliaia di ettolitri di urina, sputacchi e scorregge che pur mimetizzandosi fra le torbide e basse acque, concorrono ad elevare la percentuale di inquinamento del “Grande Stagno”.
Ciò nonostante e per un perverso meccanismo introdotto dal “profitto ad ogni costo” (che, sulla mistificazione della realtà ha mercificato ogni cosa e valore), il litorale adriatico è costellato da “bandiere blu” a certificare il massimo livello di qualità di queste mete turistiche e di uno svago senza precedenti!
Un altro primato della civile ed evoluta Padania e regioni del nord in generale, é il consumo, di farmaci antidepressivi e di cocaina. Lo dice il “Rapporto Osservasalute 2010″ dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Un dato, che misura nel merito, il grado felicità (oramai sotto lo zero) di questo popolo e il suo livello di frustrazione e repressione. Una condizione patologica grave, dal potere destabilizzante che, per reazione, relativa a un singolare spirito autoconservazione dai connotati psichiatrici, finisce per innescare pulsioni secessioniste, odio razziale, manie di persecuzione e gravi patologie del sistema nervoso con relative conseguenze. L’assenza poi di una cultura fortificante, solidale e socializzante, tradisce ogni forma di consapevolezza, annullando così ogni gratificante e rigenerante impulso di autostima.
Per tanto, parlare di evoluzione del popolo padano, è a dir poco sconcertante. Da una sommaria osservazione dei “volti” e, dell’aspetto in generale di alcuni fra i suoi più eminenti rappresentanti (Maroni, Bossi, Speroni, Borghezio, Calderoli, Trota & C.), viene più facile pensare ad una mutazione genetica degenerativa. Poveri Celti!!

Vorrei anche sfatare il luogo comune che li vuole lavoratori instancabili e indefessi, ricordando loro che, la fatica dell’uomo veramente evoluto, è l’espressione della sua volontà e della sua conoscenza che, in virtù di tradizioni millenarie e nel rispetto della natura e delle sue leggi, si esercita e si esprime con la sola forza delle braccia e con l’umiltà della bellezza.
Quella delle società industrializzate, in verità, non è che una moderna forma di schiavitù – un lavoro a perdere; l’applicazione sterile, privata di ogni contenuto rigeneratore e gratificante; l’illusione di esseri liberi, in una società che opprime.

Tutto questo, è il risultato di un’ignoranza coltivata nel tempo e di un arrogante infantilismo che, nel razzismo e nell’omofobia, fa esplodere tutta la sua violenza giustizialista, espressione di assenza di consapevolezza e di cultura.
Presto, quando la disoccupazione nel settore dell’industria, raggiungerà livelli tali, da spazzare via ogni dubbio sulla gravità della situazione attuale, dovremo essere in grado di riconvertire lavoro in fatica, la subdola tecnologia in manualità specializzata e l’arido apprendimento, nell’ancestrale conoscenza. Sono questi i soli strumenti idonei e indispensabili per sopravvivere ad una tragedia annunciata da tempo, dalle persone ragionevoli.

La pianura Padana, presto, presenterà il “conto” ai suoi abitanti che, ahimé, non sapranno onorare.

GIANNI TIRELLI

Buonanotte Brunetta

16 giugno 2011 2 commenti

Il ministro dell’Innovazione non si accorge del vento che è cambiato, si mette in mostra con la solita spavalderia e stavolta prende un ceffone mediatico al pari di quelli ricevuti da Silvio Berlusconi.

Capita anche ai migliori di prendere una “toppa”. E Brunetta è certamente uno dei migliori, per lo meno dal suo punto di vista. Volete mettere, cari precari, falliti della vita, il merito di chi si è fatto tutto da solo? Brunetta è il pistolero mai stanco che va in giro a caccia di ingiustizie ed è convinto di trovarle sempre dove si protesta, dove si reclamano diritti, che il ministro scambia costantemente per favori. “I giovani non trovano lavoro?” “Andassero a scaricare le cassette di frutta al mercato alle cinque del mattino” diceva l’altra sera a Otto e Mezzo. Perché lui, che è si è formato “nell’humus del proletariato veneziano”, le cassette di frutta da giovane non le scaricava ma in giro con il padre a vendere gondolette di plastica ci andava e se lo ricorda com’era essere figlio di ambulante “al liceo dei siori”.

Brunetta, in realtà. è il classico tipo che ha ribrezzo di quello che è stato e lo scaccia via con la mano quasi quel ricordo potesse impadronirsi ancora di lui. Per questo, qualche mese fa, diceva: «Chi cavolo è uno che fa il supplente da 10 o 15 anni e non ha vinto nemmeno un concorso? Non potrebbe cambiare mestiere?». Disprezzo e rancore. Come quello che gli si è letto in volto non appena ha sentito la parola “precaria” detta da Maurizia Russo Spena che ha cercato di parlargli in quell’incontro ormai divenuto cult.

Il bello è che il pulpito da cui parla il ministro è piuttosto sgangherato. I suoi meriti scientifici vengono allegramente sbeffeggiati senza che lui possa replicare. La sua saldezza morale è incrinata da quella bella pensione da tremila euro al mese che ha iniziato a percepire all’età di 59 anni mentre un giorno sì e l’altro pure proclama la necessità di elevare i limiti per tutti gli altri, immaginiamo, pezzenti. Quando si è candidato a sindaco di Venezia, rimediando una sonora sberla, aveva addirittura annunciato che non si sarebbe dimesso da ministro. Un campione di rettitudine. Che però stavolta non si è reso conto che il vento è cambiato, che i precari si ribellano, consapevoli dei propri diritti e non si fanno certo intimidire dagli insulti di un uomo come lui. Stavolta non ha capito che buttarsi a testa bassa in una guerra che fino a qualche tempo fa sembrava regalargli consensi diffusi lo ha fatto sbalzare di sella. Perché non è solo Berlusconi ad aver incrinato la propria immagine e il proprio consenso, dopo le amministrative e i referendum. Stavolta è tutta la linea portata avanti da questo governo a soffrire. La linea del “cialtronismo” a ogni costo, dell’attacco ai più deboli indicati come la causa di tutti i mali – l’Italia non funziona? E’ colpa dei precari, appunto, “l’Italia peggiore” – dell’efficientismo parolaio che si rivela inconcludente e dannoso.

Salta per aria l’evidente contraddizione di un governo che promette il Bengodi e che poi se lo fa consegnare in forma privata dai Bisignani di turno. E’ ovvio che Brunetta scappi via e non risponda, cosa dovrebbe dire? Raccontare delle consulenze e delle postazioni Rai occupate, come bandierine sul Risiko, dai potenti che formano la corte di Berlusconi? E’ sintomatica la coincidenza tra l’affaire dei video (vedi in allegato) e l’arresto di Bisignani, i volti del potere si sovrappongono e diventano un volto solo. Disgustoso ma soprattutto visibile. E’ tutto visibile, stanno diventando una casa di vetro non perché siano specchiati ma perché mille occhi hanno deciso di guardare, di filmare e di trasmettere. Non è un caso se tra gli strali del ministro ci sia “la telecamerina” che i precari si sono portati dietro. Sì, la telecamerina ha filmato una bella figura di m… da cui non ci si può più nascondere.

Il referendum del 12 e 13 giugno questa realtà l’ha voluta fotogragare con una partecipazione massiccia al voto. E lo scarto tra questa foto e quella del premier intento a godersela con le “olgettine” di turno nella sua villa sarda mentre il popolo italiano si mette in fila per assegnargli uno sganassone, è anch’essa un segno dei tempi.
Brunetta purtroppo (per lui) non si è accorto di questo clima, non ha visto quella fila e ha fatto di tutto per mettersi in mostra e beccarsi uno sganassone in diretta tv. Certo, figurato, non direttamente da precari educatamente mobilitati. Il ceffone se l’è fatto dare da mezza Italia e siamo sicuri che se lo ricorderà a lungo.
Di Salvatore Cannavò, da ilmegafonoquotidiano.it

La logorrea

23 maggio 2011 1 commento

“LOGORREA” – DISFUNZIONE DEL QUINTO CHAKRA: VISHUDDHA

E’ il CHAKRA della comunicazione, della pace, dell’ascolto, il CHAKRA attraverso il quale inaliamo il primo respiro ed esaliamo l’ultimo. E ‘ il centro della capacità di esprimere l’amore del quarto CHAKRA attraverso la parola lasciando risalire in superficie ciò che si muove in profondità. Esso consente di esprimere i propri sentimenti e di manifestare al mondo esterno il contenuto di tutti gli altri CHAKRA. Regola la comunicazione verbale e non verbale, è la sede del linguaggio e della comunicazione, ma anche dell’ascolto delle voci interiori ed esteriori. E’ attraverso il CHAKRA della gola che esprimiamo tutto ciò che è vivo in noi: il riso, il pianto, il piacere, il dolore, la sicurezza, la paura, l’amore, l’odio, l’indifferenza. Comunicazione e parola sono il ponte tra noi e l’altro attraverso un dialogo aperto che può trasmettere i valori della società e della fiducia. Il quinto CHAKRA consente di esprimere e sviluppare le proprie capacità ed aprirci all’ascolto della guida interiore.
 Si trova nella Sushumna-Nadi nella parte inferiore del collo, è il centro dell’elemento eterico. Parte fisica associata: Plesso nervoso cervicale, Tiroide e paratiroide. La tiroide controlla l’emozione il pensiero e la comunicazione e del potere della voce. Da questo chakra partono 16 Nadi. Forma Simbolica: il cerchio.. Animale simbolico: ELEFANTE A 16 ZANNE. Divinità: SADA- SHIVA E LA DEA SHAKINI. Poteri che si ottengono dall’apertura di questo Chakra: Capacità di udire nel passato presente e futuro, chiaroudienza.


SCHEDA RIASSUNTIVA
 NOME SANCRITO: VISHUDDHA “ PURIFICAZIONE ”
COLLOCAZIONE: E’ situato tra l’avvallamento del collo e la laringe in corrispondenza del plesso laringeo. 
ELEMENTO ASSOCIATO: Etere – Suono. 
SENSO: Udito
 – SIMBOLO: Loto a sedici petali
. COLORE: Azzurro. 
IDENTITA’: Creatività. 
DIRITTO: Parlare. 
DEMONE: Bugie. 
MANTRA: Ham. 
GHIANDOLE ASSOCIATE: Tiroide
E’ situata alla base del collo, nella sua regione anteriore, con annesse quattro piccole ghiandole, le paratiroidi. Gli ormoni della tiroide sono le iodio tironine che accrescono la sintesi delle proteine in tutti i tessuti del corpo condizionandone l’equilibrio metabolico, l’accrescimento somatico e intellettivo, il ritmo cardiaco, lo sviluppo sessuale. La calcitonina è un ormone responsabile del metabolismo del calcio e del fosforo e quindi del tasso di calcio nel sangue. Il paratormone, secreto dalle paratiroidi, regola anch’esso la distribuzione di calcio e fosforo nelle ossa, promuove l’attività di riassorbimento dell’osso, favorisce l’assorbimento dall’ambiente esterno.


MALATTIE: Asma, tosse, raffreddore, mal di gola, raucedine, torcicollo, balbuzie, disturbi alla tiroide, disturbi alla lingua, problemi all’udito.


DISTURBI PSICOLOGICI: Inibizione, umore labile, confusione, disorientamento, rigidità eccessiva, ricorso a continue scuse e giustificazioni, raggiro e falsità.


QUANDO E’ IN ECCESSO: Arroganza, ipocrisia, falsità. Dogmatismo, logorrea, tendenza a spettegolare.


QUANDO E’ BLOCCATO: Timidezza e riservatezza eccessiva, nodo alla gola, voce sforzata quando si tratta di esprimere i pensieri ed i sentimenti più intimi. Balbuzie spiccata. Rigidità – insicurezza nei confronti degli altri, timore del loro giudizio, incertezza. L’unica realtà accettata è quello del mondo materiale. Introversione.


CAUSE DI DISEQUILIBRIO: Genitori autoritari, impositivi, eccessivamente critici. Comunicazioni falsanti e contraddittorie, bugie. Esposizione a violenze verbali e grida continue. Famiglia alcolista o dipendente da sostanze tossiche.





Possiamo dire che queste ghiandole governano la crescita, lo sviluppo, la stabilità della materia corporea, la materializzazione di tessuti e lo sviluppo delle facoltà intellettive, e quindi permettono all’uomo di esprimere la coscienza. Non a caso nella parte più interna della gola si trovano le corde vocali, sede dei suoni e della parola, cioè dell’espressione cosciente dei concetti.
Problemi alla tiroide indicano difficoltà nell’esprimere la propria verità e conseguentemente nel creare la propria vita. Mal di gola, noduli alle corde vocale, laringiti e faringiti ci invitano a essere chiari, onesti e diretti e soprattutto ad avere il coraggio di dire la verità. Come il primo chakra è connesso alla terra dalle gambe che fungono da radici, l’energia del quinto scorre dalla gola lungo le spalle, le braccia e le mani, evocando l’immagine di rami destinati a portare fiori e frutti. Attraverso la gola scorre il suono, le corde vocali fanno vibrare l’aria, nella bocca i suoni si articolano, si trasformano in parole, le parole unificano, informano e trasformano la coscienza. La comunicazione, la possibilità di entrare in contatto gli uni con gli altri attraverso un’onda, una vibrazione e di uscirne modificati, è un profondo mistero. Il mistero dell’Arte, del canto, del suono, della parola, della scultura e della pittura giacciono racchiusi nel chakra della purificazione, dove la materia si proclama simbolo e ascende le sacre altezze dello Spirito.
 Il timbro ed il tono della voce sono manifestazioni delle energie del quinto chakra: tanto più la voce è armonica e rotonda, tanto più questo centro sarà in equilibrio.
Le patologie di tipo psichico che fanno riferimento a Vishuddha, sono tutte riferite alla capacità di comunicare, non solo verso l’esterno, ma anche verso la propria interiorità; e tramite questo chakra che si realizza la comunicazione tra mente e corpo, per cui le cosiddette malattie psicosomatiche possono anche essere riferite in varia misura alla disfunzione di questo chakra.

LOGORREA
La logorrea (dal grzeco λογορροια) è definita come un “flusso eccessivo di parole”; in campo medico si riferisce ai discorsi incoerenti causati da alcuni tipi di malattie mentali, come le manie.
In senso non medico la logorrea è un tipo di verbosità , conosciuta anche come diarrea verbale, che fa uso di parole superflue o ricercate per trasformare un messaggio da semplice ad intellettuale.
La logorrea è un disordine del linguaggio presente, in una grande varietà di malattie neurologiche e psichiatriche, inclusa l’afasia, lesioni corticali del talamo o, più frequentemente, schizofrenia e catatonia.
Un esempio di logorrea è il parlare o mugugnare in maniera monotona, sia con altri sia con se stessi. Può verificarsi la ripetizione di particolari parole o frasi, spesso incoerenti.
“Essere costretti ad interagire con un soggetto affetto da logorrea può rivelarsi un’esperienza a dir poco micidiale, specialmente se l’individuo in questione rientra nella nefasta cerchia degli pseudoletterati che traggono una soddisfazione affine a quella ottenibile durante il culmine dell’atto sessuale nell’ammorbare il proprio interlocutore mediante l’utilizzo di un linguaggio arcaicizzante comunemente caratterizzato da espressioni verbali inusitate se non del tutto defunte e generalmente accompagnato da avverbi derivati da forme aggettivali e contorte sequenze di termini mutuati ad uno o più linguaggi specialistici, con l’unico scopo di generare una solida confusione in coloro che futilmente tentano di percorrere il cammino logico del messaggio che, invece di procedere secondo la linea retta tracciata dalla frase principale, si perde nei labirintici meandri di incidentali e frasi secondarie che si dipanano da essa dando forma a quello che ad un impatto iniziale potrebbe sembrare un catastrofico effetto domino ma che ben presto si rivela una sapiente trappola metalinguistica affine ad un tunnel senza sbocchi verso l’esterno, che però la vittima non riesce a percepire perché nascosta da abili cesellature.”

Iil dottor Flanderson fu il primo a diagnosticare quella che poi sarà riconosciuta a livello internazionale come logorrea Flanderson. La logorrea Flanderson si presenta come un flusso ininterrotto e ininterrompibile di parole, con il soggetto che continua a parlare in evidente stato catatonico senza che ci sia la possibilità di fermarlo, se non con una badilata in test!. La maggior parte degli studiosi hanno attribuito tale tipo di comportamento a semplici episodi di demenza o autismo.

“La vera guarigione può essere ottenuta dal bene che prende il posto del male, dalla luce che prende il posto del buio…La malattia compare quando c’è disarmonia in noi stessi…tra il nostro essere mortale e la divinità che è in noi…” ( Edward Bach da “Libera te stesso”)

I fiori di Bach sono 38 “essenze” scoperte dal medico Inglese Edward Bach (1886-1936), che riequilibrando lo stato energetico e la disarmonia emotiva della persona, sono in grado di contribuire alla guarigione di molte malattie e senza sostituirsi alla medicina ufficiale, sono di questa un valido complemento.
La malattia nel suo significato più profondo non e’ solo un insieme di sintomi, ma e’ il risultato di un nostro conflitto interiore e solo quando raggiungiamo l’armonia tra la nostra parte mortale e quella spirituale, ritroviamo il nostro stato di salute. Lo scopo, della malattia, non è quello di punirci, ma di farci capire che qualunque errore noi facciamo, questo si ripercuote su di noi, causandoci infelicità, sconforto, depressione, insicurezza, rabbia…e tutte queste emozioni negative sono alla base del nostro stato di disagio interiore e di mal-d’essere.

“La cura di una parte del corpo, non dovrebbe essere intrapresa senza il trattamento del tutto. Quindi affinchè la testa ed il corpo stiano bene , dovete iniziare a curare la mente, cioè la prima cosa” . (Platone )

Le cause della logorrea non sono ancora state completamente chiarite, ma sembrano essere localizzate in alcune strutture del lobo frontale associate al linguaggio.
La Logorrea consiste in un “flusso eccessivo di parole” ed è una delle patologie più gravi fra quelle esistenti. Essa nella sua forma più elevata è estremamente pericolosa, non per colui che ne è affetto bensì per gli amici e per quelli che vi dialogano

Il temine “logorrea” vuol dire appunto cagarella di parole (dal greco “logos”, parola, e dall’Avellinese antico “Diarrea”, cagarella).


Un malato di logorrea è capace di parlare incessantemente per ore ed ore senza accorgersi di massacrare i coglioni ai poveri individui che lo circondano. Quindi, purtroppo, un logorroico, non sa di essere malato e non si rende conto del male che può provocare agli altri la sua eccessiva e maniacale loquacità. 
Subire un discorso di un logorroico può indurre alcuni sintomi come sonnolenza, depressione, disperazione, follia omicida, auto-tortura e suicidio. 
I logorroici generalmente preferiscono parlare anziché scrivere, ma se dovessero mettere nero su bianco ciò che la loro mente produce, stilerebbero un intera opera machiavellica di discorsi, anche insensati e ripetuti, composti da parole senza l’ombra di punteggiatura.


La logorrea si può manifestare in forme leggere, come quelli che parlano senza fermarsi solamente con chi conoscono e non più di 45 minuti, o in forme più gravi, come ad esempio il caso in cui l’individuo parla incessantemente per ore, senza fermarsi neanche per un cripto-secondo, con chiunque gli capiti sotto tiro. Nelle forme più pesanti il logorroico continua a parlare (da solo) anche quando colui che lo ascoltava è scappato disperato almeno da mezz’ora. 

L’eccessiva loquacità, può essere un tratto riscontrabile in soggetti sostanzialmente normali, significando vissuti di insicurezza o particolari stati di tensione emotiva. La logorrea può costituire un comportamento verbale patologico che indica un flusso abnormemente accelerato dei processi ideativi, la cui incalzante produzione provoca una disorganizzazione dei nessi associativi. Il linguaggio risulta, in tal caso, associato a una mimica esuberante, mutevole, per quanto riguarda i temi, fino a divenire incoerente e incomprensibile. Per tanto la logorrea è tipica del disturbo maniacale, ma si riscontra anche nella schizofrenia e in alcuni stati confusionali. Si riscontra inoltre nelle intossicazioni da alcool, cannabis, da amfetamine e da allucinogeni.
I sintomi tipici della “Mania”sono: l’innalzamento immotivato dell’umore, l’irritabilità eccessiva e ingiustificata, il diminuito bisogno di sonno, l’avere molte idee nella testa che si succedono rapidamente, le idee di grandezza, di ipervalutazione di sé, fino al delirio megalomanico – la logorrea (cioè l’eloquio eccessivo ed incontenibile), autostima ipertrofica, aumento del desiderio e dell’attività sessuale, l’aumento dell’energia con aumento delle iniziative (spesso non adeguatamente valutate nelle loro conseguenze), la riduzione della capacità di critica e di giudizio, i comportamenti sociali inadeguati e/o pericolosi.

Proprietà e benefici del fiore “dell’ipocastano bianco”

Questo fiore, è un rimedio prezioso per coloro che si sono impallati, che hanno logorrea mentale, che sono entrati in un “loop”.

Questo soggetto, non è lucido e neanche obiettivo, anzi spesso è assente e poco concentrato, non trova la soluzione ai problemi, rimugina pensieri che gli sottraggono utili energie. Ha le labbra in movimento: discute con se stesso continuamente e con gli altri. Ha tensione al volto e alla fronte, un’andatura instabile e muscolatura contratta. Nella comunicazione si ripete di frequente ed è spesso stanco perché imprigionato dal suo mentale “scimmiesco”. La sua testa è come una stanza con l’eco: cogita senza tregua. Pensa e parla con se stesso continuamente senza una direzione chiara: disordine, confusione. I benefici di questo fiore, sono di trasformare la mente, aprendo la porta alla pace e al silenzio mentale, permettendo al pensiero di ritrovare la sua funzione naturale, in equilibrio, al servizio dell’unità psicofisica della persona. Infine, aiuta a fare chiarezza nella mente evitando monologhi continui e poco proficui.

Emozioni iniziali-inibite (prima di prendere il fiore):
“Non riesco proprio a non pensarci”. Ruminazione mentale continua, pensieri persistenti quasi ossessivi.
Emozioni evolutive-sciolte (dopo aver assunto il fiore):
Silenzio e chiarezza della mente, lucidità, visione positiva con fiducia e pace.

Il fiore dell’ipocastano bianco, è indicato alle persone prigioniere dei loro stessi pensieri, che ripensano ossessivamente a un accaduto specifico.
Questo rimedio è fortemente indicato per coloro che sono tormentati da pensieri insistenti e girano intorno a questi come se fosse un cerchio. Infatti, in questi caratteri è facile riscontrare casi di insonnia, in cui si pensa e si ripensa alle stesse cose e non si riesce a prendere sonno, o quando non ci si riesce a rilassarsi durante un atto sessuale perché la testa è da un’altra parte. Possono soffrire di, stress, ma di testa di origine tensiva e disturbi d’ansia, con atteggiamenti ossessivo-compulsivi, sudorazione, vertigini.
Da una ricerca in rete, Gianni Tirelli

Arcore, la villa dei misteri

23 maggio 2011 Lascia un commento

Non tutti gli scandali sessuali portano male a Silvio Berlusconi. I suoi lo portano a processo, quelli degli altri gli hanno “regalato”, talora, un prestigioso immobile a prezzo conveniente. Proprio come Villa San Martino ad Arcore, tra i simboli più classici del suo universo politico e patrimoniale.

L’OMICIDIO DI ANNA FALLARINO. Il riferimento per capire sono gli anni Settanta: Camillo Casati Stampa di Soncino, nobile e miliardario, uccise l’affascinante moglie, Anna Fallarino, e il di lei amante Massimo Minorenti, e si tolse la vita, il 30 agosto 1970. La vita matrimoniale dei Casati Stampa era dominata da una dinamica sessuale estrema, fatta di voyeurismo, scambismo e perversioni varie. Il movente fu subito chiaro, così come la dinamica del delitto.

Il marchese lasciò un’erede di primo letto, Annamaria, a cui andarono beni inestimabili, tra cui Villa San Martino, ad Arcore, e duecentocinquantasette ettari di terra a Cusago, in provincia di Milano.

CONFLITTI DI INTERESSE. Quando la giovane donna, complice i debiti, decise di vendere la villa, fu Cesare Previti, suo avvocato e protutore, a facilitarne la cessione, nella primavera del 1974. Quello stesso Cesare Previti che entrò successivamente nei consiglio di amministrazione delle società di Berlusconi e che combinò l’affare con l’immobiliare Edilnord.

IL PREZZO CORRISPOSTO NEL 1980. Il futuro presidente del Consiglio all’epoca non aveva ruoli nella società che però era intestata allo zio, Mario Borsani, e amministrata dal cognato, Giorgio Dall’Oglio. Berlusconi si insediò nella dimora nel 1974 ma il prezzo, fissato a 500 milioni di lire alla stipulazione dell’atto, e altri 250 entro sei mesi, fu corrisposto solo nel 1980.

Tuttavia, la marchesina, per sei anni, aveva continuato a pagare le tasse. Le anomalie su prezzo, rogito e pagamento in azioni anziché in soldi meritano un capitolo dettagliato, presente nel nuovo lavoro di Luca Telese, La Marchesa, la Villa e il Cavaliere (131 pagine, 17 euro, Aliberti).

Una storia fra narrazione e cronaca

La firma deIl Fatto Quotidiano ha riportato alla ribalta un caso mitico del nostro Paese, in un libro dal sottotitolo accattivante: Una storia di sesso e potere da Arcore ad hardcore. Le vicende giudiziarie connesse alla vendita della proprietà non sono affatto inedite, già documentate da Giovanni Ruggeri ne La grande Truffa (Kaos), pubblicato nel 1994. Ma l’autore le ha giostrate al meglio per evidenziare come una vicenda di denaro e interesse finisca per dirci su Berlusconi molte altre cose, più di tante analisi.

VICENDE PARALLELE. Come ha confessato al Salone del libro di Torino, «in questo libro ci sono percorsi narrativi paralleli, volevo costruire un congegno narrativo piacevole. Non a caso, dopo averci messo tre anni a scrivere i due libri precedenti, ne ho scritto uno che si legge in due ore, ma non tradisce il mio obbiettivo». L’opera intreccia vari piani: le vicende del turbolento ma passionale rapporto fra i Casati Stampa, la forza dello scandalo che vede «un’esplosione di elementi in un’Italia bacchettona non preparata», le vicende dell’eredità.

ALLE ORIGINI DEL MITO. Tuttavia Berlusconi si impone all’attenzione del lettore, in pagine che ne sottolineano, già all’epoca, le caratteristiche future, come la maniacale costruzione di un’identità iconografica e la capacità di escogitare soluzioni in anticipo sui tempi, in materia di immagine. Ma la vicenda della compravendita di Villa San Martino è un colpaccio immobiliare o rappresenta altro? Telese, a Lettera 43, ha dichiarato: «Non è una furbata. Però credo nel destino, e quella vicenda è l’anno zero del berlusconismo, l’inizio del suo modo disinvolto, spregiudicato, abile, di trattare le cose. Quello che fa lì, lo farà sempre con fantastica inventiva, con una spregiudicatezza che ha qualcosa di sconvolgente, con inversioni di regole antiche come la compravendita. Tutti pagano prima e poi riscuotano, lui entra, riscuote e non paga mai. Io lo trovo straordinario».

L’ANTECEDENTE DEL CASO RUBY. I tratti di continuità del modo di agire del primo ministro italiano però non sembrano finire qui come ha spiegato il giornalista: «Nel libro c’è un antecedente del caso Ruby ed è la storia delle veline che lui trova al concorso di Miss Italia e con cui viene immortalato da un giovane fotografo, Mauro Vallinotto».

Berlusconi nel 1979 sbarcò a Viareggio con un camper attrezzato di letto matrimoniale, e due operatori al seguito, per filmare la fase finale del concorso di bellezza e finì paparazzato da Vallinotto, che «si vedrà quasi aggredire, successivamente, da un Berlusconi molto accorato, che gli racconterà di aver rotto il primo matrimonio, con Carla Dall’Oglio, per colpa di quelle fotografie».

Incroci storici e il legame col brigatista Moretti

Il libro descrive un mondo che non c’è più ma che annoverava protagonisti che hanno segnato la storia italiana, anche nel male. Tra le vicende collaterali appare anche quella di Mario Moretti, brigatista coinvolto nel delitto dello statista democristiano Aldo Moro. Ma che rapporti aveva con i marchesi Casati Stampa e Villa San Martino?

LA DOMESTICA DI FAMIGLIA. «È un fatto storicamente accertato il legame di Moretti con i Casati, è un altro dei misteri della villa di Arcore. Ufficialmente la motivazione è che la domestica della famiglia era la zia di questo ragazzo, che doveva venire a studiare a Milano.

Però Moretti, il futuro capo delle Brigate Rosse, di fatto, ha avuto un salarietto da parte dei marchesi. Questa è un’altra prova dei centri gravitazionali, l’epos è questo: quando qualcosa ha potere magico e simbolico, come la villa di Arcore, tutto il mondo e tutti i personaggi che faranno la storia cominciano a girarci intorno»

ARCHIVIARE MA SENZA RANCORE. La Storia ha archiviato col sangue la vicenda dei marchesi Casati, e col carcere quella di Moretti. Resta Berlusconi che «o si archivierà da solo o verrà archiviato da una nuova sinistra che per ora non si vede all’orizzonte». Al Giornale per anni, Telese non ha paura di ammettere una cosa che in Italia ormai fa notizia: «Berlusconi mi sta simpatico. È una differenza importante rispetto a una certa sottocultura di invettiva. Al contrario della sinistra che lo invidia a me sta simpatico. E lo voglio archiviare».

Un libro sul Cav e i Casati Stampa. Di Maria Rosaria Iovinella

La fine del mondo in diretta TV – Le ragioni dei Maya-

21 aprile 2011 Lascia un commento

“Il pianeta soffre e gioisce, si rasserena e si spaventa, perdona e grida vendetta” Come qualsiasi cellula pulsante, reagisce agli attacchi esterni che intendono violare, profanare e destabilizzare la sua natura, fino a riconoscere la causa per poi, in seguito, sopprimerla”

Inciso

Ci vuole etica nei comportamenti, senza la quale non può esistere la vita. La nostra esistenza è l’estensione dell’impianto etico e non il contrario. Prima fu l’etica e poi, la vita che conosciamo, in tutte le sue forme. La fine prossima e imminente delle società moderne (e degli effetti apocalittici sugli individui), è il logico e conseguente effetto innescato dalla scomparsa dei principi etici, regolatori e sentinelle di quel sofisticato meccanismo di pesi e contrappesi che, da sempre, armonizzava un TUTTO, con il resto dell’universo.
La perdita di punti di riferimento, il disastro ambientale, la deriva morale, la contraffazione della realtà, la violazione, la mistificazione, la paura e il tormento psichico, sono indice di un’umanità svuotata dalla sua originaria natura e significato. Tutto ciò che è stato privato della sua vera essenza, presto o tardi, si auto-estinguerà.
Davanti ad un tale olocausto di valori e di principi, gli spiriti protettori di ogni forma vivente hanno battuto in ritirata, lasciando l’uomo, solo per sempre.
Per questi motivi, ogni capacità di giudizio, è stata definitivamente rimossa. Gli uomini non sanno più distinguere il giusto dall’iniquo, la verità dalla menzogna, l’ambrosia dal veleno.
Quella che crediamo sia la nostra conoscenza (del tutto incapace di attingere ad una realtà oggettiva e assoluta), è la risultante di un relativismo perverso le cui metastasi hanno, irrimediabilmente compromesso ogni più remota possibilità di riscatto.
Lo spirito che dimora dentro ogni cosa visibile e non, è l’espressione della fertilità e dell’energia cosciente, in assenza delle quali, non c’é che illusione, follia e caos.
Lo spirito dell’uomo, interagisce e, in genere, simpatizza con tutti gli altri spiriti del creato, ma in modo particolare e costante, con gli spiriti della terra, delle acque, degli alberi e delle erbe.
E’ una vera e propria simbiosi; uno scambio mutualistico, attraverso il quale si nutrono, si evolvono e si moltiplicano.
Quella che, oggi, definiamo una “depressione”, in sintesi, non è altro che il drammatico scollamento che, la “modernità”, ha prodotto fra l’uomo e la natura e quindi, fra le varie e infinite entità spirituali.
Il futuro dell’umanità, è stato divorato dalla voracità di un presente ipertrofico che, come un buco nero, travolge nel suo vortice le nostre esistenze.
Proprio in ragione di queste mie ultime considerazioni, posso affermare, con la certezza e il disincanto di chi ancora sa interpretare i segnali del cielo, ascoltare il tormento straziante degli spiriti della terra e le loro promesse di vendetta, che la fine di questo mondo, come tale, è oramai prossima.

Le ragioni dei maya.

Non so dire se esista un collegamento, un parallelo o un’interazione fra la mia previsione e quella dei maya, ma è singolare e straordinario che si determino e coincidano nello stesso spazio temporale e con una precisione che è, a dir poco, disarmante.
Vorrei iniziare col dire che il calendario Maya, redatto da sacerdoti in veste di astronomi, filosofi e scienziati, è talmente preciso, che l’eclissi solare dell’11 agosto 1999 si è verificata con 33 secondi di ritardo rispetto al tempo previsto dai Maya – previsione fatta intorno al 3.000 a.C.!
Non è corretto parlare di profezie Maya, ma delle previsioni, delle descrizioni di ciò che sta avvenendo, e non di ciò che avverrà; è l’evoluzione (cammino, percorso) dell’uomo, che si sviluppa e muta dentro un ciclo che inizia e che poi finisce, per dare l’avvio a un nuovo ciclo che, in seguito, tramonterà. E’ il cadenzare armonioso e perfetto delle logiche e delle regole imperiture e imperscrutabili che, fin dall’alba dei tempi, immutabili, consacrano le ragioni, di quel Mistero Infinito che, solo le menti superiori di un tempo remoto, congiunte a una passione ascetica, erano in grado di codificare.
Secondo le previsioni maya, già dal 1992 l’umanità vive nell’ultimo Katun (cioè gli ultimi 20 anni) – un tempo molto importante, perché è il tempo della conclusione del ciclo – il termine dei famosi 25.625 anni, che coincide con la fine di un’epoca e non con la fine del mondo. Questo ultimo tempo di 20 anni, viene chiamato (dai Maya) “il tempo del non tempo” – quello spazio crepuscolare in cui non è giorno e non é notte, ma é prima dell’alba.
Nel calendario maya, ciascun ciclo del Lungo computo temporale, corrisponde ad un’era del mondo; il passaggio da un’era all’altra è segnato da catastrofi e distruzioni. Il ciclo, attualmente in corso, ha avuto inizio il 6 settembre del 3114 avanti Cristo ed è molto vicino al termine: il nuovo ciclo inizierà appunto il 22 dicembre del 2012. Sabato 21 dicembre sarà dunque, l’ultimo giorno del vecchio ciclo, e questo il motivo e le ragioni, di tanta preoccupazione e apprensione. Lo scopo principale del calendario, non era quello di stabilire con precisione le date degli avvenimenti (profezie), ma di raccordare le azioni degli uomini e dei capi Maya, con tutto il movimento dell’universo. L’azione doveva fondersi e armonizzare con l’equilibrio universale e le decisioni dei Re, sincronizzarsi con i ritmi cosmici. L’equilibrio era alla base di ogni decisione e relativo ai movimenti riportati nel calendario.

La nostra epoca moderna (partorita dai fumi necrofili e necrotizzanti della rivoluzione industriale), momento storico, pervaso di odio, di paura e di schiavitù (materiale e psicologica), terminerà quando finirà l’ultimo Katun e, precisamente: sabato 22 dicembre 2012. Entro questa data dobbiamo fare in modo di ritornare ad essere uomini pensanti e consapevoli. L’uomo dovrà rivoluzionare se stesso, il proprio pensiero e riaccordarsi a quel ritmo cosmico sincrono, per mettersi a passo con l’armonia dell’universo. Dovrà comprendere che il tutto è vivo e che egli, è parte del tutto, nonostante l’impresa (visti i presupposti) appaia inattuabile e impraticabile.
Oggi, il nostro pianeta é simile a un infinito campo minato, disseminato di bombe atomiche e centrali nucleari –armi batteriologiche e chimiche – raggi laser e chissà quali altre migliaia di diavolerie tecnologiche. La possibilità che questo luna park dell’orrore (presto o tardi e per i motivi più stupidi e banali) possa esplodere, è una circostanza reale. Sommata poi, a tutta quella montagna di nefandezze e contaminazioni che, quotidianamente, minano la nostra esistenza, viene comprensibile e ragionevole pensare come, questa “profezia”, o meglio, questo computo temporale dei Maya, abbia così suggestionato e allarmato gli uomini di oggi. Se i maya, avessero anticipato di solo di cent’anni prima, le loro previsioni (1912 -un batter di ciglia nella storia dell’universo), nessun uomo del tempo, le avrebbe mai prese per attendibili, ritenendole farneticanti e prive di qualsiasi fondamento. Ma nell’arco di un solo secolo, i Fanatici della Rivoluzione Industriale, sono stati in grado di produrre un tale scempio e orrore, da dovere interpretare quella profezia come un atto dovuto; evento catartico, di purificazione e di espiazione, auspicabile e necessario. I cicli, dunque, si devono chiudere, in virtù di logiche e regole, che esulano dalla nostra capacità di comprensione e portata, in netta antitesi con la visione egocentrica dell’uomo di questo secolo, che ha tradito ogni buon senso e impulso creativo e rigeneratore. In verità, ci siamo già, dentro la catastrofe, al centro di un’esplosione senza precedenti che azzererà, per sempre, la storia/non storia, dell’era tecnologica, atea e pagana. Tutti noi, oggi, in virtù della tecnologia, potremo assistere alla totale distruzione del pianeta, in tempo reale, standocene comodamente seduti nel salotto di casa, con un cellulare nella mano destra, e una merendina velenosa nella sinistra.

LE CAUSE


L’Energia profonda che ci ostiniamo (contro ogni logica) ad estrarre dal sottosuolo, è di natura maligna e quindi distruttiva. L’Energia Alta, è di natura divina: creatrice e salvifica. I maya avevano sviluppato la conoscenza pura, attraverso le arti (ormai estinte) dell’osservazione didattica, della contemplazione trascende e dell’intuizione profetica. Come tante altre, illuminate civiltà passate, erano tesi all’espansione spirituale e universale verso fuori, dalla quale attingevano forza, ingegno e la consapevolezza della necessità della morte, come momento di congiunzione con l’infinito. L’inferno quotidiano che, oggi, sta divorando i residui barlumi di felicità e di speranza di un’umanità smarrita (defraudata da ogni principio etico e morale e avvolta dalle tenebre di una persistente paura esistenziale), è l’ovvia conseguenza indotta dal superamento dei ragionevoli limiti, oltre i quali, ogni felicità e conoscenza trasfigurano in follia e paura. Questa subdola “modernità “ne è la conferma inopinabile – la prova del nove che prescinde da ogni altra considerazione. Petrolio, gas, carbone e minerali/materiali radioattivi che, come in preda ad un’arsura nevrotica, abbiamo sottratto (senza sosta), al sottosuolo terrestre, sono la rappresentazione iconografica della nostra Fine, in cambio della quale abbiamo barattato la nostra anima e il futuro delle nuove generazioni.
Abbiamo scoperchiato il “vaso di Pandora” e liberato quella maledetta energia che, la Volontà creatrice aveva, da sempre, sotterrato e imprigionato sotto i nostri piedi. Così ogni cosa è stata contaminata e violata; ogni acqua, ogni terra, ogni aria e ogni filo d’erba. Il cuore dell’uomo si è incenerito sotto la luce rovente della modernità e, le passioni, i sogni, i sentimenti, atmosfere ed emozioni, si sono dissolte come fumo nel vento. Avremmo dovuto rivolgere il nostro sguardo al cielo, sull’esempio delle grandi e profetiche civiltà del passato, e seguirne il cammino intrapreso, con la necessaria umiltà, deferenza e il dovuto timore.
La Rivoluzione Industriale, si è presto trasformata in una rovente fucina dove, Satana in persona, a forgiato a sua immagine e somiglianza, l’originaria natura umana, depotenziandola da ogni slancio creativo e passionale.
I maya, che avevano elaborato sistemi matematici piuttosto semplici ma realistici, (osservando l’universo, interpretando i segnali della terra, confrontandoli e comparandoli con i dati relativi al loro passato), offrivano sicuri risultati profetici. Da una parte c’e “L’UOMO” intento a manipolare e codificare a proprio piacimento cio’ che lo circonda, nel vano tentativo di sottomettere la natura terrestre, dall’altro ci sono le leggi universali (per noi lettera morta), ma che i Maya evidentemente studiavano e, sicuramente, comprendevano.
I detrattori delle “teorie della Fine”, sono gli stessi che la Fine l’hanno prodotta, sostenuti da una moltitudine di allocchi, abbagliati dalle subdole lusinghe di una “modernità” che prometteva potere, denaro, vizio, perversione e immortalità. Io che, da lungo tempo, interpreto i segnali allarmanti e i sempre più ricorrenti scricchiolii del Sistema Bestia, non che il diramarsi di tutte le sue metastasi sul tessuto connettivo sociale so, con la matematica certezza che é propria della logica elementare, che siamo prossimi ad un evento catastrofico di portata planetaria. Imputare tutto ciò a cause naturali, come, terremoti, eruzioni vulcaniche, maremoti o inondazioni bibliche, sinceramente, non lo posso sostenere. Ma se avessimo l’onestà, la consapevolezza e il rigore morale, per riconoscere tutte le atrocità inferte dall’uomo moderno alla madre terra, in questi due secoli, non ci sarebbe da stupirsi. Il pianeta è vivo; ha una sua anima e un suo cuore – una coscienza e un suo onore da preservare. Il pianeta soffre e gioisce, si rasserena e si spaventa, perdona e grida vendetta. Come qualsiasi cellula pulsante, reagisce agli attacchi esterni che intendono violare, profanare e destabilizzare la sua natura, fino a riconoscere la causa per poi, in seguito, sopprimerla. Per tutto questo, l’ipotesi di un collasso terrestre, è più che probabile. La terra e’ un tutt’uno con l’universo “visibile, ed invisibile e, ogni cosa, interagisce con il resto, secondo il principio di “causa effetto”. Questo principio non si applica solo alle leggi della fisica, ma anche alla sequenza di azioni e situazioni che costellano la nostra vita. Per tanto, la nostra situazione attuale, dipende dalle cause che abbiamo posto nel passato, così, come dalle cause che poniamo nel presente, dipenderà la nostra situazione futura. Naturalmente, il risultato della nostra attuale condizione non sarà solo relativo a ciò che noi abbiamo fatto in passato, ma anche dipendente da ciò che altri hanno fatto. I comportamenti degli altri, dunque, sono condizionati dai nostri – da quelli di tutti noi. In breve, siamo il riflesso di ciò che siamo stati e, dal nostro presente, dipenderà il nostro futuro. Se intendiamo riparare ad una azione negativa del passato, dovremmo domandarci cosa possiamo fare ora, sia per correggere la situazione creata, sia per migliorare le nostre azioni future. Il presente, dunque, è il nostro terreno di coltura, dove mettere a dimora gli insegnamenti del passato per poi raccogliere i frutti, del prossimo futuro. Modificando il nostro pensiero, l’atteggiamento e, quindi, le nostre azioni, l’ambiente che ci circonda, si adeguerà a sua volta.
Se proviamo ad immaginare la profezia dei maya, attualizzandola, la prima cosa che viene in mente è il global warming: innalzamento degli oceani. C’è chi crede che l’acqua sommergerà il mondo, per via di quel nuovo quinto elemento sprigionato dagli esperimenti del Large Hadron Collider che, guarda caso, stanno per iniziare a Ginevra, e che saranno pienamente effettivi proprio intorno al 2012.
Sono in molti, oggi, a non credere alla possibilità che, la terra stia per collassare. Una seconda categoria di fanatici e cultori di profezie, al contrario, è convinta della prossima fine del mondo (apocalisse). Quelli come me, un’estrema minoranza di osservatori sereni e disincantati sanno, con matematica certezza che, presto, il sistema Liberista Relativista imploderà su se stesso e, dolore, follia e morte, si spartiranno questa terra. Una quarta e affollata categoria, che chiamerei, di androidi zombeggianti (diversamente da tutte le altre), vive la realtà, come una sorta di moderno paradiso terrestre, condividendone ogni mostruosità, e respirandone ogni fetore. Sono gli stessi che hanno prodotto la fine.
Gianni Tirelli

Il processo breve

15 aprile 2011 Lascia un commento

Egregio Sig. Direttore,

casualmente ho assistito al Suo infervorato intervento di questa mattina nell’edizione di Studio Aperto.

Ho assistito quindi alla Sua netta difesa del c.d. “processo breve” e alla sua “denuncia” secondo cui vi è da chiedersi come mai il Tribunale di Lucca non ha ancora fatto la prima udienza dopo 2 anni dalla strage di Viareggio.

Ho altresì preso atto del fatto che si è domandato se è giustizia quella che arriva dopo anni e anni.

Ho infine preso coscienza del fatto che si è domandato pubblicamente come mai i magistrati non denunciano i gravissimi ritardi ed i relativi motivi.

Questo mi è sembrato di capire e mi permetto di rispondere ad alcune delle Sue domande, che – ritengo – si è posto pubblicamente durante il telegiornale in perfetta buona fede.

1) Nessuno dotato di buon senso (imputato, persona offesa, avvocati e Giudici) si oppone in linea di principio al processo breve ed anzi tutti saremmo ben entusiasti del processo brevissimo, che si potesse concludere in un mese dalla commissione del fatto reato.

2) Con ciò ha risposta anche al Suo secondo interrogativo, circa la giustizia erogata dopo anni ed anni.

3) Il Tribunale di Lucca sta impiegando tutto quel tempo forse a causa del numero rilevantissimo di parti coinvolte e della complessità degli accertamenti tecnici da effettuare? Non conoscendo io il contenuto delle indagini, Le chiedo lumi in proposito.

4) Nel momento in cui si decide che il processo deve essere breve….. non è che prima o contestualmente si deve quintuplicare l’organico della magistratura e la dotazione di mezzi a disposizione degli uffici giudiziari? Non sarà questo un punto su cui riflettere? O forse crede che, stabilendo per legge che il processo deve essere breve, accadrà che tutti i reati saranno accertati e puniti in termini brevi?
Non succederà che – stante la grave carenza di organico e di mezzi materiali – vi sarà una scontata impunità di un numero spropositato di reati?

5) Mi creda: il Ministro della Giustizia nonchè l’intero Ministero della Giustizia sono ben consapevoli dei motivi per cui la Giustizia è lenta ed essi si riassumono in uno solo: gravissima carenza di personale e di mezzi. Se fosse quintuplicato l’organico della magistratura e la dotazione materiale non ritiene che i tempi processuali sarebbero ben più snelli? E’ un concetto così elementare e così ben noto che non vedo a cosa possa servire la Sua auspicata “denuncia” da parte dei magistrati. E infine…. tale denuncia non viene fatta da tutti i procuratori generali in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario? Se Lei prendesse le relazioni del Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione degli ultimi 30 anni vedrà praticamente che da ben sei lustri viene ripetutamente denunciata la situazione drammatica di carenza in cui versa l’amministrazione della Giustizia.

6) Ha mai constatato di persona le condizioni in cui gli uffici giudiziari tentano di smaltire un carico di lavoro immane?

In sostanza Le sarei grato se Volesse chiarire meglio il Suo pensiero e spiegarmi come sarà possibile che il processo sarà breve e giungerà a compimento con condanna od assoluzione, con gli stessi mezzi e con lo stesso personale oggi a disposizione del servizio giustizia.

Perchè vede…. qualora dovessero investire domani un mio stretto congiunto ed ucciderlo, vorrei essere tranquillizzato che grazie al processo breve il colpevole sarà processato e condannato in tempi celeri.

La prego di rassicurarmi sul punto.

Cordiali saluti
Avv. Feliciano Sebastiani

Dopo Dachau, prima di Auschwitz

12 aprile 2011 Lascia un commento

I tedeschi non cominciarono subito ad ammazzare gl ebrei. Prima dichiararono che non erano cittadini come gli altri, e anzi probabilmente neanche esseri umani. Poi cominciarono a vessarli in tutti i modo, cogliendo qua e là le occasioni per estorcergli del denaro. Nel 1933, “per ragioni di ordine pubblico”, istituirono dei “campi di raccolta” (Konzentration Lager) che presto, per brevità, cominciaronmo a essere chiamati semplicemente “campi” (Lager). Infine, sette anni dopo, esaurito tutto il dibattito e stabilita la piena incompatibilità fra una “razza” e l’altra, fu aperto Auschwitz (1940). Qua l’obiettivo era la “soluzione finale” del problema, visto che tutte le altre soluzioni si erano rivelate insufficienti e, come si direbbe oggi, “buoniste”:

I campi di concentramento in Italia esistono già, e si chiamano campi temporanei di raccolta. Le persecuzioni sono già in atto da molti anni, e così pure la teorizzazione scientifica dell’incompatibilità di fondo fra una razza e l’altra. L’estorsione dei soldi, fra una cosa e l’altra, non è stata assente: il disavanzo Inps è pagato dagli immigrati, e in più di un’occasione (per i rinnovi, per le “regolarizzazioni” e chi più che ha più ne metta) la razza inferiore ha dovuto pagare in moneta la tolleranza della razza eletta.

Manca, finora, la “soluzione finale”. Ma già diciassettemila Untermensch sono stati annegati (per scelta politica: in mare i bianchi viaggiano su regolari traghetti) nel nostro bel mare. Ma, quanto a teorizzazioni, non siamo molto lontani.

Sia Bossi che Goebbels, sia Calderoli che Herr Streicher, hanno fatto capire in più occasioni che la cosa importante, per gli uomini-non-umani, non è di sopravvivere, ma di togliersi di mezzo. “Foera di ball”, si dice in tedesco. Che il resto debba seguire non è una mera ipotesi, ma – ragionevolmente – una probabilità molto forte.

Il regime italiano, come quello tedesco del ’36, avrà forse consenso (e nel nostro caso è molto dubbio, visto che lo vota meno d’un quarto dei cittadini). Ma non è sicuramente legale. Qualunque cittadino tedesco, nel regime di Goebbels, aveva il diritto – e spesso il dovere – di non tener conto alcuno delle ingiunzioni delle autorità, trattandosi di disposizioni illegittime, in violazione delle costituzioni e delle leggi, e soprattutto dei comuni principi della morale umana.

Maroni, Calderoli, Bossi, Streicher e tutti gli altri razzisti non godono di autorità maggiore. I loro ordini non hanno peso, nessun pubblico ufficiale o cittadino è tenuto a obbedire, ed è anzi dovere civico, e doveroso tributo all’onor militare, boicottare apertamente gli ordini disumani. Lo fecero carabinieri, Regia Marina, ufficiali del Re, sotto il fascismo. La loro pietà umana, e il rispetto delle stellette, indicò loro la via del dovere, contro ogni burocratica – ma vile e illecita “obbedienza”.

Son questi i termini della questione. Il regime è illegale, bisogna disobbedirgli apertamente. Non per le Rudy e le Noemi, storie tristi e grottesco che rendono ridicolo ogni italiano nei paesi normali. Ma per la strage voluta, per la criminale teorizzazione e messa in pratica della persecuzione sistematica di una “razza”.

In Libia, in Egitto, in Italia stessa i dittatori e i subalterni responsabili dovranno pagare, quando la legalità sarà ristabilita. Nei Paesi feroci, come nella Germania d’anteguerra, nulla dovrà restare impunito.

A questo nuovo nazismo dovrà corrispondere una nuova Norimberga. Una Corte internazionale che giudichi gli stragisti e i i loro seguaci, non a Ginevra o all’Aja ma in un paese-vittima, a Nuova Delhi, a Brasilia, in una delle potenze democratiche dell’avvenire.

Si ebbe anni addietro un Tribunale internazionale, presieduto da Lord Russell, per i crimini contro l’umanità in Vietnam. Bisogna che personaggi autorevoli, gli scienziati, i Nobel, i sapienti del mondo, assumano un’iniziativa del genere, in attesa di una vera e propria Corte Penale delle nazioni. Nulla deve restare impunito e nulla, fin d’ora, deve restare non denunciato. Perché la politica è finita e quella di oggi – decine di bambini annegati, per volontà di un regime, e forse di una nazione, è un’altra cosa.

E questo è quanto. Avremmo dovuto scrivere delle ultime risultanze giudiziarie, da cui emerge che per la seconda volta consecutiva il Governo della Sicilia è ufficialmente colluso con la mafia. Avremmo voluto scrivere della disperata resistenza dei quartieri poveri catanesi, della rinascita dell’Experia (unico presidio civile, in alcuni di essi, oltre al Gapa).

Ma anche questi argomenti, per quanto importantissimi, passano in secondo piano dinanzi alla drammaticità di questa semplice cosa: viviamo in un regime illegale.

Non è questa o quella legge ad essere violata, lo sono tutte. Non è questo o quel crimine di cui accusiamo il governo, il crimine è lui stesso.

Certo: è “estremistico” dirlo, è impopolare, è rozzo. Ma era impopolare anche a Weimar, era “estremista”. Noi siamo a Weimar, fuor d’ogni dubbio. L’eccessiva prudenza, in quegli anni, creò milioni di morti.
11 aprile 2011 – Riccardo Orioles http://www.mamma.am/

Federalismo in salsa veneta

27 marzo 2011 Lascia un commento

Padova. La denuncia di 14 studenti emiliani: «Cure rifiutate perché non veneti»
Il caso a Montegrotto Terme: 14 alunni del liceo scientifico “Zanelli” di Reggio Emilia vittime di intossicazione. Ma il medico non li visita. Con una staffetta di ambulanze portati all’ospedale di Abano Terme. Protesta della scuola contro l’Usl

MONTEGROTTO. Quattordici studenti emiliani intossicati chiamano la Guardia medica e si sentono rispondere che non possono essere curati perché non veneti. E’ la vicenda denunciata dalle insegnanti del liceo scientifico “Zanelli” di Reggio Emilia, che hanno presentato un esposto ai carabinieri di Abano Terme. I ragazzi infatti sono stati poi portati con una staffetta di ambulanze all’ospedale di Abano e qui curati. Una vicenda che suscita reazioni nel mondo della sanità veneta: “E’ assurdo” dice l’assessore regionale, il leghista Luca Coletto.

La denuncia degli studenti però contrasta con la ricostruzione della vicenda fatta dall’Usl 16, che ribadisce: “Mai rifiutate le cure ai non veneti”

I ragazzi sono rimasti vittime di un’intossicazione alimentare o provocata dall’acqua di una piscina termale. Erano in gita scolastica a Montegrotto: colpiti 14 studenti su 21 di una quarta del liceo “Zanelli” di Reggio Emilia. La scuola emiliana ha intenzione anche di presentare una relazione alla direzione generale dell’Asl 16 di Padova.

”Ho chiesto al dirigente del pronto soccorso di Abano – ha spiegato la vicepreside Lorella Chiesi, subito allertata dalle insegnanti presenti alla gita – Mi ha detto di non essere a conoscenza di alcuna legge di questo tipo, tanto più che la zona di Padova richiama turisti da tutto il mondo”.

Gli studenti erano arrivati in treno a Montegrotto martedì; i pasti erano forniti dall’hotel. A mezzogiorno ai ragazzi veniva dato un cestino da viaggio per il pranzo al sacco, mentre la cena veniva consumata in albergo. Giovedì sera parecchi ragazzi si sono sentiti male e le insegnanti hanno chiamato la guardia medica, sentendosi dire – affermano – questa risposta: “Non possiamo curare i non veneti”, richiamandosi a una legge regionale. Da qui la richiesta di intervento al 118. Dopo alcune ore di visite e cure i giovani sono stati dimessi.

”Il comandante dei carabinieri di Abano – ha aggiunto la vicepreside – mi ha detto che avrebbero fatto accertamenti sia a livello alimentare, sia sulla piscina termale. Interverranno anche i Nas”. Venerdì i ragazzi sono rientrati a Reggio, non in treno ma più comodamente con un pullman, e hanno poi commentato l’episodio su Facebook, con un album fotografico intitolato “Che gita… che finale!”.

L’assessore leghista Coletto: “Interverremo”. ”Non esiste al mondo che in una struttura sanitaria veneta possano essere rifiutate le cure a qualcuno che ne ha bisogno”. L’assessore veneto alla sanità, il leghista Luca Coletto replica così alle accuse rivolte all’operatore della guardia medica di Montegrotto. ”Apprendo la notizia con grande rammarico – afferma Coletto – e assicuro che la prima cosa che farò da subito è quella di andare a fondo di questa vicenda, senza escludere la possibilità di assumere provvedimenti nei confronti di chi si fosse reso responsabile di questi comportamenti’.

Il direttore dell’Usl: “Noi abituati a lavorare con i turisti”. Non nasconde il proprio stupore il direttore generale dell’Ulss 16 Fortunato Rao: “L’ospedale di Abano – puntualizza – è abituato a lavorare molto di più con i turisti che con i residenti, trattandosi di una località che richiama turisti termali da tutto il mondo, e
assicura protezione sanitaria agli ospiti degli alberghi. Avvierò le verifiche per capire cosa è accaduto”.
http://mattinopadova.gelocal.it

Nel ritorno al passato la speranza di un futuro

24 marzo 2011 Lascia un commento

Alla devastazione del terremoto e dell’onda tsunami, vanno poi sommati tutti quei danni (mai considerati e relativi all’inquinamento marino), prodotti dai milioni di tonnellate di una serie infinita di materiali tossici e non degradabili che finiscono in mare, trascinati ed inghiottiti dalle onde di risacca. La plastica non si bio-degrada ma si foto-degrada – si scompone in sempre piú piccole particelle tossiche che automaticamente entrano nella catena alimentare, come parte del cibo ingerito dagli organismi marini. Ai danni incalcolabili, provocati dalla distruzione e, agli oneri, altrettanto esorbitanti della ricostruzione, vanno aggiunti i costi di bonifica, del territorio devastato e, i relativi al disastro ambientale. Per non parlare poi dei danni morali, psicologici ed esistenziali che, come un macigno, graveranno, per generazioni, nella memoria e sull’inconscio della gente. La possibilità, non remota, che una tale tragedia si possa ripetere, li costringerà a vivere in uno stato di allerta perenne e di paura, difficilmente riassorbibili e che condizioneranno ogni tipo di scelta, che sia pratica o emotiva. Si, è vero, in tanti hanno perso tutto ma, sorge il dubbio che, molti avessero troppo di tutto e nulla di . Ha perso poco chi non aveva niente e, per un tale motivo, ha poco da rimpiangere. Quella devastazione ricoperta di neve e resa ancor più tetra dal silenzio raggelante della fine, mi riportano alle immagini del nazismo dove, l’angoscia prodotta da uno scenario infernale, è resa ancora più apocalittica dall’assenza di fuoco. Atmosfere surreali, permeate di un dolore così profondo, a tal punto incomprensibile e indicibile, da paralizzare ogni moto di coscienza, emozione e capacità di giudizio critico. Com’è possibile che un popolo, messo in ginocchio dalla bomba atomica e che, fino a ieri, è vissuto nell’incubo delle radiazioni, abbia concentrato il suo approvvigionamento energetico sulle centrali nucleari? Esorcizzare la paura, dando ospitalità al Diavolo in persona, è indicativo di follia pura, applicata alla realtà, e ci consegna uno spaccato inquietante di una “modernità canaglia” che ha anteposto il primato tecnologico e la stupidità, al buon senso e alla ragionevolezza. Come possiamo minimamente pensare, di potere imprigionare la potenza del male, dentro quattro muri di cemento, per poi ricavarne energia pulita? Cosa c’è di pulito quando poi, tutto intorno, una montagna di sterco radioattivo rilasciato dall’immondo culo di Satana, contamina e brucia ogni speranza di vita e di felicità?
Abbiamo concepito un mondo di orrore, intriso di dolore e di morte, costruito sulle sabbie mobile della nostra presunzione, dell’arroganza e di un’effimera vanità – chiamato conoscenza la profanazione e la violazione, libertà la licenza e, progresso e sviluppo, la catastrofe ambientale. La vendetta della Madre Terra, presto, si renderà palese in tutta la sua potenza, violenza e crudeltà, senza sconti, per sancire, ancora una volta, la sua volontà trascendente e la logica suprema delle sue imperiture ragioni. Tutte le centrali nucleari al mondo, per un motivo o per un altro e, causa le interazioni impreviste o predestinate di fattori che esulano dalla nostra capacità di analisi, logica e di comprensione, sono destinate ad esplodere. Soltanto un secolo fa, lo stesso terremoto, sarebbe stato vissuto dal popolo del Giappone, come una grande paura e, segno di una potenza e di un volere soprannaturale, volto ad ammonire gli uomini da imprudenti voli pindarici, rammentandoci provvisorietà e limiti. Certo, si sarebbero contate vittime, umane e animali, disagi, la distruzione di villaggi, case di legno e coltivazioni, ma tutto nella norma e tutto ricomponibile come all’origine. Con quale animo e coraggio, oggi, i giapponesi, si avviano alla ricostruzione? Una tale “lezione”, dovrebbe indurli a ripensare ad un diverso progetto di sviluppo, autenticamente sostenibile, fondamentalmente etico e rigorosamente rispettoso dell’ambiente e, a rivedere i presupposti, i perché e le convinzioni che li hanno indotti a tali insensate scelte.
Le grandi concentrazioni urbane – sulla linea di Hong Kong – sono destinate alla paralisi e al rischio di implosione. Se non riconvertiamo il Sistema liberista necrofilo, in un modello di sviluppo più attinente all’originaria natura umana e, ai suoi bisogni primari ed essenziali, non vedremo nessuna luce oltre quel muro, di vergogne e di menzogne tecnologiche che, da troppo tempo, oscura il futuro dei nostri figli. Non è la tragedia giapponese che ci deve fare riflettere sulla validità o meno, dei nostri comportamenti, ma la quotidianità caotica, maleodorante e irrespirabile che ci sommerge, annullando in noi, ogni motivo di vera felicità e di libertà. Il Giappone, deve trarre, da questa immane calamità, le ragioni per una nuova e ritrovata consapevolezza, abbandonando la corsa ad ogni effimero primato tecnologico. E’ finito il tempo di grattacieli luccicanti e sfavillanti, di metropolitane super veloci e di milioni di luminarie che, eternamente, oscurano il cielo. Quando la terra era piatta, il buio governava le notti, e meravigliose creature di altri mondi scendevano sulla terra per abitare i sogni degli uomini. Oggi, accecati dalla luce rovente della modernità, ci hanno lasciati soli per sempre, svuotandoci da ogni passione. Ed é nel sentimento della passione, che attingiamo le risposte ai nostri interrogativi e, senza la quale, non può esistere alcuna forma di vita, essendo, la nostra esistenza, una sua estensione. Il frenetico adoperarsi di api e formiche, nel loro instancabile e incessante andirivieni strutturato da regole ferree e codici etici, è l’espressione di una volontà e di un’intelligenza superiore che attingono la loro energia nel sentimento della passione. Oggi, non siamo che termiti!
Gli stessi “schiavi” d’Egitto, innalzarono le piramidi sotto la spinta propulsiva di una smisurata passione. E non era il denaro, il potere e la vanità, lo spartiacque fra la gioia e il dolore, fra la vita e la morte e fra la bellezza e l’orrore, ma quella capacità di amare e di sperare che, da sempre, avevano contraddistinto gli individui delle civiltà del passato – un mondo perfetto, messo a tacere per sempre, dalla stupidità dell’uomo moderno.
La passione deterge, purifica, rigenera, forgia la volontà ed è messaggera di bellezza – trascende ogni debolezza e paura, per dare forma e contenuto alle aspirazioni umane, suggerendo all’uomo, il significato della vita.
“Quale passione, oggi, arde nel cuore di quest’uomo? Quale spirito divino alberga nella sua anima? Da quale pozzo, misura il livello della sua felicità e, l’acqua di quale torrente, ristora e placa l’arsura della sua sete di conoscenza?”
L’immagine raccapricciante di quest’epoca insensata, pregna di relativismo, è la rappresentazione iconografica di un’umanità svuotata da ogni più remoto barlume di passione e di bellezza. Un mondo affollato di anime dannate che, al pari di cavallette fameliche, si agitano impazzite dentro il caos di pensieri schizofrenici, vagando avanti e indietro, senza una meta e una qualsiasi comprensibile ragione, lasciando dietro di loro, morte, dolore e distruzione. Tutto questo, ha innescato un processo di necrosi che, dal tessuto sociale, si è esteso all’ambiente tutto, compromettendo irrimediabilmente, ogni auspicabile e radicale riconversione e più remota speranza.
Per tanto, non esiste una via di uscita da una tale condizione! E’ partito il conto alla rovescia e, il Sistema, come una bomba ad orologeria, è sul punto di esplodere. Gli individui, della società delle illusioni, ricurvi sulle loro debolezze, paure e, incapaci di qualsiasi rinuncia, si sono resi responsabili e complici di quell’immane tragedia che segnerà un punto di svolta radicale e di non ritorno, nella storia dell’umanità.
Sentire ancora oggi, parlare di ricerca, di crescita, di sviluppo e, delle semplificazioni relative al fare impresa, come le inderogabili soluzioni alla crisi, è come rendere libera la pesca, epurando il suo regolamento da, licenze, normative e divieti, ben sapendo che di pesci nel mare, non ce ne sono più. E non solo di pesci!!
Gianni Tirelli

Cotoletta alla milanese in salsa di soia

24 marzo 2011 5 commenti

No, non è una nuova ricetta. E’ solo che qualche settimana fa mi è venuta voglia di comprare una bandiera dell’Italia. E lì ho toccato con mano, per l’ennesiva volta, quanto sia fondamentale la scuola per l’integrazione. È quello che penso anche in questi giorni di guerre, di barconi stracolmi di donne e uomini e di noi cittadini che così fatichiamo a metterci in relazione con storie e culture diverse. Vale anche per me.

Dunque, la bandiera. L’ho comprata, bella grande. Ma quando è stato il momento di appenderla alla finestra sono stata assalita dai dubbi. Vivo in un quartiere ad alta intensità di residenti stranieri e mi è venuto il timore che il mio tricolore potesse essere inteso come il segno di una diversità. Insomma, “noi siamo noi, voi siete voi”.

Ero lì nei miei pensieri e intanto aprivo la bandiera, srotolandola sul tavolo del salotto. “C’è la partita dell’Italia?” mi ha chiesto una signora che era a casa con me. ”E’ per l’Unità d’Italia?” mi ha chiesto il compagno di studi di mia figlia.

Hanno parlato insieme.

Sarebbe stato lecito che le domande fossero state formulate al contrario, visto che il bambino ha 10 anni ed è straniero. Ho pensato, come faccio spesso, che ha una famiglia bellissima. Che, da una parte, gli mantiene le usanze del Paese da cui i suoi genitori provengono – le danze, la lingua – dall’altra, partecipa e lo fa partecipare alla vita del Paese in cui vive.

Ma ho pensato anche al grande, fondamentale, ruolo della scuola in una partita così oggettivamente complessa come l’integrazione tra persone di Paesi diversi. Imparare la lingua, le regole del convivere, studiare le tradizioni dei compagni, anche domandarsi “cos’è il permesso di soggiorno? e “perché lui deve farlo e io no?” In questi primi anni di scuola di mia figlia – la materna, ma soprattutto le elementari dove i rapporti tra genitori si fanno più stretti per i compiti, le festine, le amicizie che iniziano a crearsi tra bambini e dove i bambini si confrontano tra di loro, capendosi senza barriere, insegnandosi reciprocamente – ho imparato molto. Anche il ruolo svolto dalle donne.

Le famiglie composte da stranieri rappresentano il 7% della popolazione italiana e sono più giovani, 30 anni di età media contro i 43 anni delle famiglie italiane. I bambini e i ragazzi sotto i 18 anni sono 932.675, pari al 22% del totale degli stranieri residenti in Italia, e di loro ben 573mila rappresentano la “seconda generazione” essendo nati in Italia (Istat). I figli degli immigrati iscritti a scuola sono 673.592, pari al 7,5% della popolazione scolastica, secondo l’ultimo Dossier statistico della Caritas, che ne sottolinea anche i problemi: un ritardo scolastico tre volte più elevato rispetto agli italiani.

Il 51,3% della popolazione straniera in Italia è rappresentato dalle donne, cui è affidato un compito non da poco. Grazie alla maggior conoscenza della lingua italiana svolgono, infatti, spesso il ruolo di “mediatrice” tra la famiglia e la scuola, gli uffici e i pubblici servizi; insomma, il mondo esterno, favorendo così l’integrazione. Le donne, più degli uomini, studiano l’italiano (11% contro 7,6%) e lo usano nel lavoro (93,2% contro 89,4%), frequentano corsi di formazione (5,8% contro 4,9%) e fanno riconoscere il titolo di studio conseguito all’estero (4,9% contro 2%).

Non voglio sottovalutare i problemi, che sono molti e di non facile soluzione. Ma mi piace coglierne anche gli aspetti positivi.

Io e mia figlia stiamo imparando a usare le bacchette, alla festa della scuola i dolci al miele preparati da una mamma marocchina vanno a ruba, beviamo té che arriva dall’India e mangiamo gli spaghetti con le verdure e le spezie. Noi, da parte nostra, dispensiamo gran quantità di cotolette alla milanese. E anche la ricetta del polpettone della nonna riscuote un certo successo.
di Maria Silvia Sacchi
http://27esimaora.corriere.it/articolo/cotoletta-alla-milanese-in-salsa-di-soia/

Il grande jettatore

22 marzo 2011 Lascia un commento

Claudio Rinaldi si domandava spesso come mai gli oppositori di B. non insistano mai su un argomento a presa facile e rapida, per un popolo superstizioso come il nostro: l’indiscutibile e formidabile potere jettatorio del Cavaliere. Non su tutti, si capisce: a se stesso ha sempre portato buono, mentre agli altri, cio…è a tutti noi, ha sempre menato gramo. La cronologia parla da sé. 1994: B. è al governo da un mese e l’Italia perde in malo modo il Mondiale di calcio; cinque mesi dopo si scatena sul Nord Italia un’alluvione da paura; poi Bossi gli stacca la spina. Seguono cinque anni relativamente tranquilli, durante i quali l’Italia entra persino in Europa e Mediaset entra persino in Borsa. 2001: è tornato al governo da quattro mesi, ed ecco l’11 settembre, seguito dalle guerre in Afghanistan e in Iraq con tutti gli annessi e connessi, comprese le sconfitte dell’Italia agli Europei e ai Mondiali di calcio. Nel 2006 torna Prodi e l’Italia vince i Mondiali di Germania. Nel 2008 il Cainano rientra a Palazzo Chigi ed ecco abbattersi sul pianeta la più devastante crisi finanziaria dal 1929. Gli amici Blair e Bush, reduci dalle scampagnate col terzo B., chiudono le rispettive carriere inseguiti dai loro popoli inferociti. Nel 2010 l’Italia perde il solito Mondiale. Lui frattanto chiama la questura per spacciare Ruby per la nipote di Mubarak e al raìs egiziano, al potere da trent’anni, cominciano a fischiare le orecchie. Poi spiega che il bunga-bunga gliel’ha insegnato Gheddafi, al quale cominciano a prudere le terga. Tanto più che B. gli ha appena baciato l’anello. Nella conferenza stampa di fine anno B. dichiara orgoglioso: “Sono amico personale di Mubarak, Ben Alì e Gheddafi”. I tre sventurati non fanno in tempo a toccarsi e vengono travolti l’uno dopo l’altro dalle rivolte popolari in Egitto, Tunisia e Libia. Putin sospende prudenzialmente tutti gli incontri con l’amico B. e, per precauzione, gli fa rispondere al telefono da un bravo imitatore. Non sia mai che il contagio si trasmetta anche per via vocale. Intanto B. annuncia il ritorno al nucleare dopo 24 anni: gli effetti si fanno subito sentire a Tokyo, con l’esplosione della centrale di Fukushima col contorno di terremoto e tsunami. Ora Gheddafi fa lo slalom fra le bombe e i missili che gli sganciano i caccia occidentali, compresi i nostri. Non che il Colonnello sia un campione di coerenza e di affidabilità: ma, in confronto al nostro, lo diventa. Meno di tre anni fa, B. aveva firmato con lui, a Bengasi, un “Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione” che prevedeva – oltre a 5 miliardi di dollari di danni coloniali in cambio del blocco dei flussi migratori – l’impegno di ciascuno dei due paesi a non impicciarsi negli affari interni dell’altro: “Le Parti rispettano reciprocamente la loro uguaglianza sovrana, nonché tutti i diritti a essa inerenti, compreso in particolare il diritto alla libertà e all’indipendenza politica. Esse rispettano altresì il diritto di ciascuna delle Parti di scegliere e sviluppare liberamente il proprio sistema politico, sociale, economico e culturale” (art. 2). Con tanti saluti ai diritti civili e umani: “Le Parti si astengono da qualunque forma di ingerenza negli affari interni o esterni che rientrino nella giurisdizione dell’altra Parte, attenendosi allo spirito del buon vicinato”. Non solo: “L’Italia non userà né permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia e la Libia non userà né permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro l’Italia” (art. 4). Cioè l’Italia diventava alleata della Libia, ma anche della Nato nemica della Libia. E B. s’impegnava a non fare nulla di ciò che sta facendo contro la Libia. Il Parlamento italiano ratificò il tutto nell’aprile 2009 (Pdl, Lega e Pd). E il povero Gheddafi si fidò. Peggio per lui. Doveva saperlo che già prima di B. l’Italia non ha mai finito una guerra dalla stessa parte in cui l’ha iniziata. Ora, con B., ci superiamo: restiamo alleati di Gheddafi (come da Trattato), però lo bombardiamo. Ma solo un po’.
Promemoria – L’editoriale di Marco Travaglio

L’apocalisse è già qui

17 marzo 2011 1 commento

Apocalisse significa rivelazione. Che cosa ci rivela l’apocalisse scatenata dal maremoto che ha colpito la costa nordorientale del Giappone?

Non o non solo – come sostengono più o meno tutti i media ufficiali – che la sicurezza (totale) non è mai raggiungibile e che anche la tecnologia, l’infrastruttura e l’organizzazione di un paese moderno ed efficiente non bastano a contenere i danni provocati dall’infinita potenza di una natura che si risveglia. Il fatto è, invece, che tecnologia, infrastrutture e organizzazione a volte – e per lo più – moltiplicano quei danni, com’è successo in Giappone, dove la cattiva gestione di una, o molte, centrali nucleari si è andata ad aggiungere ai danni dello tsunami.
Non è stato lo tsunami a frustrare anche le migliori intenzioni di governanti, manager, amministratori e comunicatori: l’apocalisse li ha trovati intenti a mentire spudoratamente su tutto, di ora in ora; cercando di nascondere a pezzi e bocconi un disastro che di ora in ora la realtà si incarica di svelare. È un’intera classe dirigente, non solo del nostro paese, ma dell’Europa, del Giappone, del mondo, che l’apocalisse coglie in flagrante mendacio, insegnandoci a non fidarci mai di nessuno di loro. Solo per fare un esempio, e il più “leggero”: Angela Merkel corre ai ripari fermando tre, poi sette, poi forse nove centrali nucleari che solo fino a tre giorni fa aveva imposto di mantenere in funzione per altri vent’anni. Ma non erano nelle stesse condizioni di oggi anche tre giorni fa? E dunque: c’era da fidarsi allora? E c’è da fidarsi adesso?
Per chi non ha la possibilità o la voglia di sviluppare un pensiero critico e si lascia educare dai media, sono gli scienziati e i tecnici a poterci e doverci guidare lungo la frontiera dello sviluppo. I risultati di quella guida sono ora lì davanti ai nostri occhi. L’apocalisse ci rivela invece che sono gli artisti, con la loro sensibilità e il loro disinteresse, a instradarci verso la scoperta del futuro. Leggete Terra bruciata di James Ballard o, meglio ancora, La strada di Cormac McCarthy; o andate a vedere il film tratto da questo romanzo. Vi ritroverete immediatamente immersi in panorami che oggi le riprese televisive della costa nordorientale del Giappone ci mettono davanti agli occhi. E con McCarthy potrete rivivere anche il senso di abbandono, di terrore, di sconforto, di inanità che solo una irriducibile voglia di sopravvivere a qualunque costo e il fuoco di un legame affettivo indissolubile riesce a sconfiggere.
L’apocalisse ci rivela che la normalità – quella che ha contraddistinto la vita di molti di noi per molti degli anni passati, ma che non è stata certo vissuta dai miliardi di esseri umani che hanno fatto le spese del nostro “sviluppo” e del nostro finto “benessere” – è finita o sta per finire per sempre. È finita per il Giappone – e non solo per le popolazioni sommerse dallo tsunami – che ora deve fermare le sue fabbriche, sospendere le sue esportazioni, far viaggiare a singhiozzo i suoi treni, chiudere le pompe di benzina, spegnere le luci, bloccare tutti o quasi i suoi reattori nucleari; senza sapere con che cosa sostituirli e senza sapere se e quando potrà riprendersi da un colpo del genere (un destino simile a quello che potrebbe far piombare di colpo la Francia nelle condizioni di un paese “sottosviluppato” se solo le accadesse un incidente analogo). I tanti programmi di «rinascita del nucleare» varati negli ultimi anni – che sono la risposta più irresponsabile e criminale alla crisi economica mondiale – si rivelano una truffa: il tentativo di far credere che con l’atomo consumi, sviluppo ed “emersione” di paesi che annoverano miliardi di abitanti possano riprendere e continuare a crescere come prima. Tant’è che quei programmi stavano andando avanti – e forse verranno mantenuti ancora per un po’ – soltanto nei paesi senza nemmeno la parvenza della democrazia (tra cui l’Italia). Ma adesso tutti, o quasi, si dovranno fermare.
Ma non saranno rose e fiori neanche per i paesi che viaggiano a petrolio, metano e carbone, come il nostro. Il Medio Oriente è in fiamme e se – o meglio, quando – crollerà il regno saudita, anche il petrolio arriverà con il contagocce. Soprattutto in Italia; ma anche in Europa. E allora addio sogni di gloria per l’industria automobilistica: non solo quelli di Marchionne (che sono un mero imbroglio), ma anche per quelli di tutta l’Europa. Per non parlare degli Stati Uniti: a giugno dovranno rinnovare una parte del loro debito, che è ben più serio e in bilico di quelli di tutti i paesi dell’Unione europea messi insieme; ma forse nessuno lo vorrà più comprare. Il che significa che un nuovo crack planetario è alle porte.
Insomma, niente sarà più come prima. Era già stato detto all’indomani dell’11 settembre; ma poi ciascuno ha continuato a fare quello che faceva prima. Comprese le guerre; compresa le speculazioni finanziarie e la reiterazione della crisi che essa si porta dietro; e che è stata invece trattata come «un incidente di percorso», da cui riprendere al più presto la strada di prima, discettando sui decimali di Pil che da un momento all’altro potrebbero invece precipitare di un quinto o di un terzo.
Quello che l’apocalisse dello tsunami in Giappone ci rivela è la “normalità” di domani. L’apocalisse è già tra noi, in quello che facciamo tutti i giorni e soprattutto in quello che non facciamo. Dobbiamo imparare ad attraversare e a vivere dentro un panorama devastato, dove niente o quasi funziona più: non solo per il crollo o il degrado delle sue strutture fisiche; o per l’intasamento della loro “capacità di carico”; ma anche e soprattutto per la manomissione delle linee di comando, per la paralisi delle strutture organizzate, per la dissoluzione dello spirito pubblico calpestato dalle menzogne e dall’ipocrisia di chi comanda.
Volenti o nolenti saremo obbligati a cambiare il nostro modo di pensare e dovremo studiare come riorganizzare le nostre vite in termini di una maggiore sobrietà; e in modo che non dipendano più dai grandi impianti, dalle grandi strutture, dalle grandi reti, dai grandi capitali, dalle grandi corporation che li controllano e dalle organizzazioni statali e sovrastatali che ne sono controllate: tutte cose che possono venir meno, o cambiare improvvisamente aspetto dall’oggi al domani.
Dobbiamo adoperarci per mettere a punto strumenti di autogoverno a livello territoriale, in un raggio di azione che sia alla portata di ciascuno, in modo da avvicinare le risorse fisiche alle sedi della loro trasformazione e queste ai mercati del loro consumo e alle vie del loro recupero: perché solo di lì si può partire per costruire delle reti sufficientemente ampie e flessibili che siano in grado di far fronte a una improvvisa crisi energetica, alle molte facce della crisi ambientale, a una nuova crisi finanziaria che è alle porte, al disfacimento del tessuto economico e alla crisi occupazionale che si aggrava di giorno in giorno; e persino a una crisi alimentare che potrebbe farsi improvvisamente sentire anche in un paese del “prospero” Occidente. Le fonti rinnovabili, l’efficienza e il risparmio energetici, il riciclo totale dei nostri scarti, un’agricoltura a chilometri zero, la salvaguardia e il riassetto del nostro territorio, ma soprattutto uno stile di vita più sobrio e restituito alla socievolezza sono i cardini e la base materiale di una svolta del genere. Va bene tutto ciò che va in questa direzione; anche le piccole cose. Va male tutto ciò che vi si oppone: soprattutto la rinuncia a un pensiero radicale.

di Guido Viale (Il Manifesto del 17 Marzo 2011)

False flag

13 febbraio 2011 Lascia un commento

Nel giro di due settimane, dal 13 al 26 dicembre del 2009, avvengono tre episodi gravi : Massimo Tartaglia, un uomo di 42 anni riesce a lanciare una statuetta colpendo in pieno viso Silvio Berlusconi, una ragazza di 25 anni Susanna Maiolo riesce a scavalcare una transenna a Roma e raggiungere il Papa ed un Cardinale che gli stava vicino e che è finito all’ospedale ed un giovane nigeriano tale Umar Farauk figlio di un ricco nigeriano cavaliere del lavoro in Italia per i favori fatti allo Agip nello sfruttamento del petrolio del Niger viene arrestato sui cieli di Detroit e viene trovato con i testicoli imbottiti di plastico e di tritolo in grado di fare esplodere l’aereo in cui viaggiava.
Questi tre allarmanti e significativi fatti riguardanti due importanti personaggi come il Capo del Governo in Italia ed il Capo della Chiesa Cattolica e la stessa sicurezza degli USA oltre che essere quasi messi uno dopo l’altro nel giro di pochi giorni hanno in comune una caratteristica: ne sono protagonisti tre giovani “disturbati” mentalmente e bisognosi di cure psichiatriche. Uno di essi, Umar Farauk, era addirittura noto alla Cia che ne aveva segnalato al padre “la deriva estremista”.
I tre episodi sensazionali che hanno allarmato l’opinione pubblica mondiale hanno dentro di sè qualcosa di inattendibile, di poco genuino, che li fa suonare falsi e costruiti come l’incredibile crollo delle tre torri dell’11 settembre 2001-data segnalata come spartiacque della storia contemporanea – attribuito all’impatto di aerei quanto dovrebbe essere evidente che si è trattato di edifici minati minuziosamente e caduti su se stessi per effetto delle esplosioni. Insomma, siamo in presenza di false flag, di teatrini montati ad uso del pubblico che le batterie massmediatiche dell’Occidente faranno credere come verità. Le tecniche di false flag sono estremamente raffinate e possono svilupparsi dopo un lungo periodo di incubazione e di preparazione magari ad opera di “tutori” preposti al lavaggio del cervello ed al condizionamento dei soggetti. L’episodio di Detroit è servito a rilanciare la lotta al “terrorismo” degli USA. Per comprendere la messa in scena e la sua grossolanità basti pensare che il giovane Umar non era ancora sceso dall’aereo che voleva fare esplodere e già aveva fatto in tempo a far sapere chi era, dove si era addestrato, quante persone erano nei campi di addestramento, quali erano gli obiettivi della sua “cellula” terroristica. Un comportamento inverosimile nei “terroristi” che gli specialisti americani non riescono a fare “cantare” neppure dopo anni di prolungate torture a Guantanamo con le tecniche della waterboarding.. “Cantò” subito di campi di AlQaeda nello Yemen nei quali avrebbe fatto apprendistato di terrorismo. Vedi caso proprio in quel periodo i fari del Pentagono e della Cia si posizionavano appunto sullo Yemen diventato particolarmente inviso agli USA per ragioni di dominanza geostrategica.
La giovane Susanna Maiolo con il suo gesto non propriamente aggressivo ma tuttavia ritenuto pericoloso ha portato l’attenzione sulla figura carismatica e sul corpo “sacro” del Pontefice. IL gesto è stato una sorta di surrogato al “grande” attentato subito da Papa Woitila ad opera del turco Alì Agca..
Massimo Tartaglia è stato utile ad una operazione di rilancio massmediatico di Berlusconi. Le circostanze in cui è avvenuta la sua aggressione restano enigmatiche ed inverosimili e pongono diecine di domande alle quali non è si è data risposta. Che cosa ha fatto Massimo dalle nove del mattino del 13
alle diciotto ora in cui ha colpito Berlusconi? Perchè l’auto di Berlusconi non si è allontanata subito dalla piazza? Perchè Berlusconi si è mostrato dentro l’auto ferma con la faccia insanguinata? Perchè la sua camicia è rimasta immacolata nonostante il sangue fluente dalla faccia? Perchè non è stata fatta una analisi delle macchie di sangue del vistoso fazzoletto con il quale si è pulito il viso? Perchè è stato condotto al San raffaele e non all’Ospedale più vicino? Etcc…etc…etc
Il potere ha bisogno di tanto in tanto di montare un teatrino. Lo montò Nerone per attribuire ai cristiani l’incendio di Roma che gli fu indispensabile per creare l’immensa Domus Aurea. Altri teatri sono stati approntati da Hitler, da Mussolini, dagli USA. Oggi i false flag hanno finalità ancora più sofisticate e polivalenti: servono a tenere in ostaggio una popolazione in un clima di paura che non finisce mai e che viene alimentata sempre da cose nuove e strabilianti ma che, a guardare bene, sono quasi sempre delle patacche, dei marchingegni spesso financo banali.
Alla luce della difficoltà in cui si trova in questo momento Berlusconi che, dopo la verifica del mancato sostegno del Quirinale sembra terrorizzato dalla ipotesi di finire dentro un processo per sfruttamento della prostituzione e concussione, non escludo un prossimo avvincente, spettacolare False Flag capace di mozzare il fiato e di metterci paura.
di Redazione IL PUNTO ROSSO a cura di PIETRO ANCONA

Se non ora, quando?

13 febbraio 2011 Lascia un commento

Ho voluto venisse questa domenica per commentare il pezzo Gramellini. Oggi 13 febbraio ero in campo santa margherita a Venezia, presenti 9000 persone circa, arrivate anche da varie parti della provincia. Donne di tutte le età e tantissimi uomini che hanno partecipato alla giornata ” se non ora quando?”, tesa alla protesta della gente della piazza ( e tante sono state le piazze ivase oggi, di grandi e piccolecittà italiane) contro atteggiamenti e ” modelli di comportamento” che avviliscono e degradano la figura femminile,il suo ruolo,la sua sessualità ed anche, di conseguenza, il rapporto uomo-donna che il nostro Cavaliere ha sacrificato alla mentalità postribolare. E’stato un grande segno di partecipazione collettiva, un netto ” BASTA” alla fogna che tracima. HA sbagliato in pieno la Gelmini , allorchè ha deichiarato che oggi in piazza, a manifestare, ci sarebbero state solo donne radical-chic, residuati del femminismo integrato. A Venezia ( e certamente anche in altre parti d’Italia) erano presenti donne di ogni ceto con i loro compagni e i loro mariti, i loro amici. Uomini che non solo hanno voluto condividere ma che hanno anche direttamente dimostrato di essere ben altro dal “maschio” berlusconiano. Ed erano presenti veramente tutti/e. Cartelli a non finire , nati dalla inventiva e dalla comicità delle persone,compresi due enormi con una scritta del Papa Giovanni Paolo II sulla femminilità ed il suo valore. Sul palco sisono avvicendate cantanti, scrittrici e due formidabili attrici locali che hanno rappresentato un scenetta umoristica in merito al ” Papi-test”. Il tutto si è svolto senza prevaricazioni di partito ( come alcuni avevano insinuato): erano tutte persone che spontamente si sono riunite per l’esigenza di ridare a questo Paese dei governanti presentabili, per difendere dei valori davanti alla corruttela arrogante del danaro che tutto pretende di comperare. In mezzo alla folla si agitavano anche due tricolori. E’ bello vedere la bandiera in mezzo alla gente comune e non solo nei picchetti militari o allo stadio. Sicuramente il cuore del Paese è migliore di quello che la casta politica crede e speriamo che i tempi del cambiamento non siano lontani.
Maria Teresa Morini

Sono stanco

10 febbraio 2011 2 commenti

Sono stanco.

Sono stanco di guardare il Tg1 che altera certe informazioni e ne censura altre.

Sono stanco di vedere Berlusconi che ancora cerca di difendersi, invece di scappare e nascondersi per la vergogna.

Sono stanco di Bersani che promuove il suo partito, mentre tace sugli imbrogli delle primarie di Napoli.

Sono stanco della Lega e della sua secessione federalista, che cerca di spacciare per una cosa buona. Se non si sentono italiani, se ne andassero, nessuno li trattiene.

Sono stanco di ascoltare le prediche moraleggianti di preti, papi e cardinali, quando dovrebbero essere i primi a tacere dopo lo scandalo pedofilia.

Sono stanco di ascoltare uomini della Chiesa che nel duemila ancora stigmatizzano l’omosessualità. I gay sono uomini migliori di loro.

Sono stanco della Gelmini. Punto.

Sono stanco di assistere alle penose recite della Santanchè. Ogni volta che parla è un diluvio di scempiaggini.

Sono stanco di vedere politici che in televisione dicono di combattere la mafia, ma in realtà la fiancheggiano.

Sono stanco di sapere che dopo un periodo di diciassette anni, ci sia ancora un’Italia berlusconiana.

Sono stanco di dover assistere ai continui aborti giornalistici de Il Giornale. Montanelli ancora si rivolta nella tomba.

Sono stanco di vedere brava gente che denuncia la mafia, privata della protezione dello Stato.

Sono stanco di guardare in tv Sgarbi insultare la gente per poi essere considerato un intellettuale.

Sono stanco di essere rappresentato da un parlamento che nega l’autorizzazione a procedere per Cosentino.

Sono stanco di temere che persone come Ruby, la Faggioli, la Carfagna e la Fico un giorno me le potrei ritrovare come sindaco.

Sono stanco di vedere volontari morire in Afghanistan e doverli commemorare come eroi. Non esistono guerre per la pace. E la morte non sempre ti fa bello.

Sono stanco di vedere il mio paese deriso dai giornali di tutto il mondo.

Sono stanco di sapere che in secoli di storia non siamo riusciti a esportare le metastasi delle mafie, che anzi abbiamo rinforzato.

Sono stanco di sentir dire che Craxi era una persona perbene. Era un mariuolo, e la Storia lo ricorderà per questo.

Sono stanco di assistere a propagande demenziali contro la magistratura da parte dei corifei berlusconiani. Non ci casca più nessuno, tranne i fessi. Ma è il numero di fessi che mi circonda a farmi paura.

Sono stanco di veder violentata, ogni giorno, la Costituzione del mio paese. Una Costituzione offesa in questo modo, non ha valore.

Sono stanco dei vedere tanti che ammirano Cuffaro per il solo fatto di essersi costituito. Rivalutiamo un mafioso per un così piccolo e scontato gesto. Questo fa paura.

Sono stanco di sapere che per ottenere qualcosa in questo paese ci si debba vendere al potente di turno. Il mio culo non è in vendita.

Sono stanco di sapere che solo il venti per cento dell’otto per mille alla Chiesa sia speso in opere di beneficenza. La Chiesa morirà affogata nel suo stesso oro.

Sono stanco di D’Alema. E di Veltroni. E di questo Pd che non ha nulla da offrire e nulla da dire. Eppure ancora parla e ancora offre.

Sono stanco di vedere osannato Fini perché adesso critica Berlusconi. Ci è arrivato con diciassette anni di ritardo. Un po’ troppi per essere riabilitato.

Sono stanco dell’Unità d’Italia, che i libri di storia ancora ci raccontano in maniera distorta.

Sono stanco della prostituzione delle istituzioni, che gemono e quasi godono a essere violentate.

Sono stanco. Eppure mi sono appena svegliato.

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