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I debiti tributari

LE PRESCRIZIONI

Le prescrizioni possono essere interrotte da atti interuttivi, questi devono sempre rispondere ai requisiti fissati dalla disciplina civilistica (artt. 2943 e 2944 c.c.).

PRESCRIZIONE DEI REATI TRIBUTARI – 6 ANNI

Tutti i delitti tributari si prescrivono in sei anni giacché ai sensi del nuovo art. 157 del codice penale “La prescrizione estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e comunque un tempo non inferiore a sei anni se si tratta di delitti …”.L. 5 dicembre 2005, n.251

PRESCRIZIONI IVA: 4 ANNI – 5 anni (se omessa)

Gli accertamenti e le rettifiche iva devono essere notificati a pena di decadenza entro il 31/12 del quarto anno successivo a quello in cui e’ stato presentata la dichiarazione. ex art.57 D.P.R. 633/72

PRESCRIZIONI IMPOSTE DIRETTE DICHIARAZIONE DEI REDDITI: 4 ANNI – 5 anni (se omessa)

Gli accertamenti devono essere notificati a pena di decadenza entro il 31/12 del quinto anno successivo a quello in cui e’ stato presentata la dichiarazione. ex art.43 D.P.R. 600/73

PRESCRIZIONE SANZIONI TRIBUTARIE

La sanzione Tributaria irrogata si prescrive nel termine di cinque anni art 20 D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472,

PRESCRIZIONE SANZIONI NON TRIBUTARIE

L’art.28 della Legge 689/81, stabilisce Il diritto a riscuotere le somme dovute per le violazioni indicate dalla presente legge si prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in cui è stata commessa la violazione.

PRESCRIZIONE CONTRIBUTI INPS

L’articolo 3, comma 9, della legge 335 dell’8 agosto 1995, stabilisce che il termine decennale relativo alla prescrizione dei contributi, a decorrere dal 1° gennaio 1996 e con effetto retroattivo in mancanza di atti interruttivi, viene ridotto a cinque anni.

PRESCRIZIONE DIRITTO CAMERALE

10 ANNI Nel silenzio della legge si applica il termine di prescrizione ordinrio decennale ex art. 2967 del codice civile

PRESCRIZIONE CARTELLA ESATTORIALE NON IMPUGNATA

La cartella esattoriale segue la prescrizione del tributo a cui si riferisce, ad esempio per una multa auto se notificata dopo 5 anni e’ prescritta, ma se non si fa opposizione entro 60 gg, la cartella si prescrive dopo 10 anni ex art.2967 del codice civile da quando e’ stata notificata.

PRESCRIZIONE DEL RIMBORSO IMPOSTE DIRETTE VERSATE

Quarantotto mesi dalla data del versamento stesso, nel caso di errore materiale, duplicazione ed inesistenza totale o parziale dell’obbligo di versamento Art.38 D.p.r. 600/73, Ai sensi dell’art. 19, D.Lgs. n. 46/1999 le disposizioni dell’ articolo 38 D.p.r. 600/73 si applicano alle sole imposte sui redditi

PRESCRIZIONE TASSE DI CONCESSIONI GOVERNATIVE

L’amministrazione finanziaria può procedere all’accertamento delle violazioni alle norme del presente decreto entro il termine di decadenza di tre anni decorrenti dal giorno nel quale è stata commessa la violazione.art.13 D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 641

PRESCRIZIONE ICI

In base all’art 11 del Dlgs 504/92 gli avvisi di liquidazione dell’imposta, per errori materiali o di calcolo devono essere emessi obbligatoriamente:

Entro il secondo anno successivo alla presentazione della dichiarazione o al versamento se la dichiarazione e’ regolare.

Entro il terzo anno successivo alla presentazione della dichiarazione o al versamento se la dichiarazione e’ infedele, incompleta o inesatta.

Entro il quinto anno successivo alla presentazione della dichiarazione o al versamento se la dichiarazione e’ omessa

PRESCRIZIONE TASSA RIFIUTI SOLIDI URBANI (TARSU)

3 ANNI SE E’ STATA PRESENTATA LA DENUNCIA

4 ANNI SE LA DENUNCIA E’ STATA OMESSA

ART.71 DLSG 507/93

PRESCRIZIONE DELL’ASSEGNO BANCARIO

L’assegno bancario è pagabile a vista e deve essere presentato in banca per il pagamento entro i seguenti termini: 8 giorni (se è pagabile nello stesso comune – assegno su piazza), 15 giorni (se pagabile in un comune diverso – assegno fuori piazza), 20 giorni (se è pagabile in una nazione diversa ma nello stesso continente di emissione), 60 giorni (se la nazione e’ di un altro continente). trascorso il termine l’assegno non e’ piu’ protestabile. La scadenza del termine non impedisce la presentazione dell’assegno al pagamento, e colui che ha emesso l’assegno – traente – puo’ revocare l’ordine di pagamento.Trascorso tale termine è sempre possibile l’azione causale, che è l’azione derivante dal rapporto fondamentale che ha dato causa all’emissione dell’assegno, soggetta ai termini di prescrizione propri del rapporto obbligatorio sottostante. Trascorsi 6 mesi l’assegno non puo’ piu’ essere incassato.

PRESCRIZIONE MULTE – CONTRAVVENZIONI AL CODICE DELLA STRADA

l’ art. 28 della L.24.11.1981, n. 689 prevede che il diritto a riscuotere le somme dovute per le violazioni amministrative si prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in cui è stato commesso l’illecito . Da ciò ne consegue che la cartella esattoriale deve essere notificata al debitore entro il predetto termine prescrizionale. Resta inteso, che prima della cartella e’ obbligatoria la notifica entro 150 gg del processo verbale di constatazione.

BOLLO AUTO: 3 ANNI articolo 5, commi 51-56, legge 953/82

FATTURE FORNITORI – PROFESSIONISTI: 3 ANNI

CANONE TV: 5 ANNI

UTENZE DOMESTICHE: 5 ANNI

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RATEIZZAZIONE TRIBUTI

Se ad un contribuente vengono notificate delle cartelle di pagamento il cui importo complessivo è troppo elevato affinché possano essere saldate in un’unica soluzione, l’Agente della riscossione, su esplicita richiesta del contribuente stesso, può concedere la rateizzazione delle somme iscritte a ruolo a patto che il contribuente versi a livello economico in uno stato di oggettiva difficoltà. Questo è quanto, in particolare, in materia di rateizzazione dei tributi, fa presente Equitalia precisando altresì che la dilazione di pagamento può arrivare fino a 72 rate mensili, ovverosia in sei anni. Riguardo alla rateizzazione dei tributi da pagare, negli ultimi mesi Equitalia ha introdotto tutta una serie di facilitazioni, tra cui quella relativa alle somme da pagare che, superiori al livello dei 50 mila euro, non necessitano più della presentazione di garanzie come la polizza fideiussoria oppure la fideiussione bancaria.

Pur tuttavia, pena la decadenza del beneficio, il contribuente che ottiene la rateizzazione delle somme iscritte a ruolo da pagare deve saldare gli importi puntualmente; il beneficio della rateizzazione, infatti, decade nel caso di mancato pagamento nei termini della prima rata, o nel caso in cui successivamente due rate non vengano pagate. Nel momento in cui decade il beneficio, le somme iscritte a ruolo non possono essere più oggetto di una ulteriore rateazione, e l’Agente della riscossione tornerà a richiedere il saldo automatico ed immediato in un’unica soluzione.

Le rate, di ammontare costante e fino a 72, sono composte da una quota capitale e da una quota interessi, con questi ultimi che decrescono in funzione del tempo della rateazione. Su una cartella di pagamento, inoltre, può verificarsi il caso di sgravio o di sospensione; lo sgravio prevede che l’Agente della riscossione annulli in tutto o in parte il provvedimento di riscossione delle somme iscritte a ruolo ed indicate nella cartella di pagamento. La sospensione, invece, nei casi di presentazione di un ricorso, prevede che il contribuente, al giudice competente o all’Agente della riscossione, richieda l’attivazione di tale procedura al fine di evitare che l’Agente stesso, trascorsi sessanta giorni dalla notifica della cartella, proceda ad attivare le misure e le azioni esecutive finalizzate al recupero del debito a carico del contribuente.

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LO SGRAVIO della cartella esattoriale

Lo sgravio della cartella esattoriale è la richiesta che il debitore inoltra all’ufficio dell’ente creditore (impositore) che ha formato il ruolo della cartella esattoriale, quando ritiene infondato l’addebito riportato nella cartella esattoriale stessa.

Lo sgravio della cartella esattoriale, quindi, è la procedura attraverso la quale l’Ufficio dell’ente creditore (impositore) che ha inviato all’agente della riscossione l’ordine di incassare determinate somme dal debitore, invia all’agente della riscossione stesso un provvedimento nel quale annulla in tutto o in parte l’ordine di incasso contenuto nella cartella esattoriale, perché non sono più dovute, in tutto o in parte, le somme richieste.

Il provvedimento di sgravio della cartella esattoriale è emanato a seguito di richiesta di sgravio in autotutela o di ricorso avverso il pagamento della cartella esattoriale ed è pertanto riconducibile ai seguenti casi:

• Sgravio della cartella esattoriale in caso di autotutela. A seguito di formale richiesta scritta del debitore e talvolta anche senza che sia necessario presentare alcuna istanza (ad esempio in presenza di palesi errori), l’ufficio dell’ente creditore (impositore) che ha emesso il ruolo, se riconosce l’errore in cui è incorso, opera direttamente lo sgravio (totale o parziale) della cartella esattoriale e invia il relativo provvedimento di sgravio della cartella esattoriale all’agente della riscossione.

• Sgravio della cartella esattoriale a seguito di decisione della Commissione Tributaria. Quando il contribuente, a seguito di ricorso alla Commissione Tributaria, vince il ricorso ha diritto ad ottenere lo sgravio della cartella esattoriale entro 90 giorni dalla notifica della decisione. Se le somme oggetto del ricorso sono state pagate dal contribuente in attesa della decisione, l’ufficio dell’ente creditore (impositore) deve inviare all’agente della riscossione l’ordine di rimborsare al Contribuente le somme riconosciute non dovute affinché l’agente della riscossione provveda alla restituzione.

• Sgravio della cartella esattoriale a seguito di sentenza favorevole del Giudice di Pace o del Giudice Ordinario. La stessa procedura e gli stessi diritti descritti per le decisioni pronunciate dalla Commissione Tributaria valgono per le sentenze favorevoli pronunciate dai Giudicidi Pace e dai Giudici Ordinari.

SGRAVIO DELLA CARTELLA ESATTORIALE PER AUTOTUTELA

Il debitore che ritiene infondato l’addebito riportato nella cartella esattoriale, può presentare le sue contestazioni all’ufficio dell’ente creditore che ha formato il ruolo, chiedendo lo sgravio della cartella esattoriale stessa.

Se il debitore, dopo attenta analisi della cartella esattoriale, ritiene che la somma richiesta non sia dovuta deve reperire la documentazione a sostegno delle proprie ragioni. Ad esempio:

• nel caso di multe automobilistiche, il bollettino di pagamento del verbale di contravvenzione o la decisione del Prefetto o del Giudice di Pace se si è fatta opposizione ed è stato annullato il verbale di contravvenzione;

• nel caso di recupero di imposte sui redditi da parte dell’Agenzia delle Entrate (crediti erariali), la dichiarazione dei redditi prodotta per l’anno cui si riferisce il tributo con tutta la documentazione e l’eventuale pagamento in autotassazione.

Con la documentazione dell’avvenuto pagamento o dell’insussistenza del debito descritto nella cartella esattoriale, il Contribuente dovrà:

• recarsi all’ufficio dell’ente creditore (o impositore) che ha inviato all’agente della riscossione l’ordine di riscuotere quel tributo attraverso la cartella esattoriale. L’ubicazione dell’ufficio è indicata nella cartella esattoriale nella sezione “Dettaglio degli addebiti” oppure nella sezione “Quando e come presentare ricorso”;

• presentare a detto ufficio un’istanza in “autotutela”, termine tecnico che identifica la richiesta di sgravio della cartella esattoriale con la documentazione a sostegno.

Il debitore deve fare molta attenzione ai termini ed all’iter seguito poiché l’istanza in “autotutela” non blocca i termini utili per ricorrere al Giudice Tributario o a quello Ordinario (ad es. Giudice di Pace), pertanto:

• se l’ufficio dell’ente creditore (o impositore), alla verifica della documentazione esibita, riconosce subito l’errore in cui è incorso ed annulla la cartella esattoriale, il Contribuente deve solo accertarsi che l’ufficio comunichi all’agente della riscossione lo sgravio (o annullamento) della cartella esattoriale;

• se l’ufficio dell’ente creditore (o impositore) non riconosce l’errore, mentre il debitore continua a ritenere fondata la sua richiesta, quest’ultimo può ricorrere al Giudice Tributario o a quello Ordinario, attivando un formale “ricorso” avverso il pagamento della cartella esattoriale. Il ricorso deve essere presentato entro i termini previsti dalla legge onde evitare di perdere definitivamente la possibilità di vedere accolte le proprie ragioni.

Questi termini, che risultano chiaramente indicati nella sezione della cartella esattoriale ”Quando e come presentare ricorso”, possono variare da 30 a 40 o 60 giorni dalla data di notifica della cartella esattoriale, a seconda che l’importo iscritto a ruolo ed indicato in cartella esattoriale trae origine da sanzioni per contravvenzioni al codice della strada, sanzioni amministrative di vario tipo, tributi comunali, contributi previdenziali, tributi erariali o altro.

Nella stessa sezione è indicato anche il Giudice competente a ricevere il ricorso avverso il pagamento della cartella esattoriale.

L’ufficio che riscontra l’atto illegittimo è tenuto ad adottare la procedura di sgravio della cartella esattoriale in base alle norme sull’autotutela (art. 2 quater del D.L. n. 564 del 1994; Decreto ministeriale n. 37 del 1997). L’ufficio quindi procede allo sgravio della cartella esattoriale, togliendo così efficacia alla cartella esattoriale stessa ed interrompendo le procedure di riscossione.

Qualora l’istanza di sgravio della cartella esattoriale da parte del debitore sia stata prodotta mentre ancora non sono scaduti i termini per presentare ricorso avverso il pagamento della cartella esattoriale, l’ufficio competente ha l’obbligo di comunicare al contribuente gli eventuali provvedimenti di sgravio, totale o parziale, del ruolo della cartella esattoriale prima della scadenza dei suddetti termini, in modo da evitare l’eventuale instaurarsi del procedimento contenzioso su motivi di illegittimità della cartella esattoriale, che l’ente creditore riconosce fondati.

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  1. Vito Alo’
    17 agosto 2010 alle 09:39 | #1

    L’Inps mi chiede (agosto 2010) – in qualità di erede di Alò Cataldo decededuto il 22 settembre 2009 – la restituzione di una somma per “conguaglio negativo per ritenute erariali su pensione” (non meglio precisate) riferite al periodo “dal 01/01/1999 al 31/12/1999″. Precisa, altresì, che con questa comunicazione si intende interrotto qualsiaqsi termine prescrizionale (ex art. 2943 CC).
    Ma in qualità di sostituto di imposta, non avrebbe dovuto provvedere con trattenute dirette sulla pensione?
    Grazie.

    • 17 agosto 2010 alle 10:08 | #2

      Non reagisca in alcun modo, il debito si è indubbiamente prescritto per l’inutile decorso dei dieci anni. Saluti

  2. graziano martino
    20 settembre 2010 alle 11:52 | #3

    piccolo quesito mi viene notificato, nel 2005, un avviso di pagamento da parte dell’agenzia delle dogane per imposte non pagate relative al 1993. Rimango inerte e nel 2010 ho ricevuto cartella esattoriale che non ho impugnato. Adesso mi è stato pignorato lo stipendio. Con quale strumento processuale, posto che i termini per il ricorso alla commissione tributaria è scaduto, per far valere la prescrizione del credito erariale?
    Grazie anticipatamente.

    • 20 settembre 2010 alle 14:00 | #4

      Direi che Lei è rimasto troppo inerte. La riscossione dei tributi avviene mediante ruolo. La notifica della cartella assolve alla funzione di mettere a conoscenza il debitore, fra l’altro, della formazione ruolo, della data in cui questo è divenuto esecutivo e della data della sua trasmissione all’esattore. Quest’ultimo, unitamente a queste informazioni, invia un’intimazione di pagamento impugnabile, nel caso di riscossione di entrate tributarie, entro 60 giorni davanti la competente Commissione Tributaria Provinciale. Si instaura così un giudizio nel quale è possibile chiedere la sospensione dell’esecutività del ruolo e, nel merito, l’annullamento del ruolo già esecutivo e della successiva cartella esattoriale. In caso decorrano inutilmente i 60 giorni previsti per l’impugnativa giurisdizionale, il titolo esecutivo costituito dal ruolo si consolida e le alternative possibili sono: 1) l’opposizione all’esecuzione, che riguarda comunque vizi successivi alla formazione del titolo (il ruolo), attinenti ad esempio alla cartella esattoriale e alla violazione dei termini per la sua notifica; 2) l’opposizione agli atti esecutivi, relativa ai vizi dei singoli atti esecutivi, da proporre nel termine perentorio di 20 giorni dal giorno in cui il singolo atto è stato compiuto. Spero di eserLe stato utile. A risentirLa.

  3. oscar
    14 ottobre 2010 alle 14:07 | #5

    buongiorno, ho chiesto l e/c a equitalia e mi trovo delle cartelle pendenti ventennali (1988) e alcune decennali di aziende cessate da tempo memorabile, la data di notifica riportata e’ del 1991 (inps) e 2004 (tributi comunali) 2005 (inail).
    Volevo inoltrare domanda di autotule per lo sgravio per scadenza dei termini di prescrizione, e’ giusta la procedura ? grazie

  4. oscar
    14 ottobre 2010 alle 14:19 | #6

    dimenticavo di aggiungere che per fermare eventuali azioni , ho deposistato instanza di rateazione, e intendo far partire una raccomandata allo stesso ente disconoscendo l’addebito qualora sia prescritto e non dovuto . grazie

  5. 14 ottobre 2010 alle 14:21 | #7

    Si è corretta. fermo che, se non le riconosceranno la prescrizione del credito fatto valere, dovrà impugnare le cartelle davanti al Giudice competente
    L’istanza in autotutela per lo “sgravio”, va presentata sia all’ente creditore che all’agente della riscossione secondo le istruzioni che può trovare in questa pagina
    http://www.equitaliaonline.it/equitalia/opencms/cittadino/ricorsi/
    A risentirLa.

  6. oscar
    14 ottobre 2010 alle 15:31 | #8

    puo indicare la data di prescrizione dei tributi INAIL o non sono soggetti alla prescrizione . grazie

    • 14 ottobre 2010 alle 15:53 | #9

      L’art. 3, commi 9 e 10, legge 8 agosto 1995, n.335 dispone che: “. Le contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria si prescrivono e non possono essere versate con il decorso dei termini di seguito indicati:
      a) dieci anni per le contribuzioni di pertinenza del Fondo pensioni lavoratori dipendenti e delle altre gestioni pensionistiche obbligatorie, compreso il contributo di solidarieta’ previsto dall’articolo 9-bis, comma 2, del decreto-legge 29 marzo 1991, n.103, convertito, con modificazioni, dalla legge 1 giugno 1991, n.166, ed esclusa ogni aliquota di contribuzione aggiuntiva non devoluta alle gestioni pensionistiche. A decorrere dal 1 gennaio 1996 tale termine e’ ridotto a cinque anni salvi i casi di denuncia del lavoratore o dei suoi superstiti;
      b) cinque anni per tutte le altre contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria.
      10. I termini di prescrizione di cui al comma 9 si applicano anchealle contribuzioni relative a periodo precedenti la data di entrata in vigore della presente legge, fatta eccezione per i casi di atti interruttivi gia’ compiuti o di procedure iniziate nel rispetto della normativa preesistente. Agli effetti del computo dei termini prescrizionali non si tiene conto della sospensione prevista dall’articolo 2, comma 19, del decreto-legge 12 settembre 1983, n.463, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 1983, n. 638, fatti salvi gli atti interruttivi compiuti e le procedure incorso.”

  7. oscar
    14 ottobre 2010 alle 15:42 | #10

    se un tributo es multa che ha un termine di prescrizione di 5 anni viene notificato nei termini, da quel giorno si considera la prescrizione della cartella in 10 anni e non piu’ i tempi del tributo stesso.
    es. multa del 2000 notificata il 2005 con cartella esattoriale, quali termini si considerano ? i 5 anni della multa o i 10 della cartella a prescindere dal tipo tributo ?

    • 14 ottobre 2010 alle 15:57 | #11

      non è esatto, l’art. 28 della Legge 689/81 pone il limite di 5 anni dal giorno in cui la violazione è stata commessa, salvo ovviamente gli atti interruttivi. La cartella esattoriale costituisce per l’appunto atto interruttivo, a seguito del quale il periodo di prescrizione decorre ex novo. Saluti

  8. oscar
    18 novembre 2010 alle 12:47 | #12

    salve, ho inviato le istanze di autotutela all ufficio delle entrate, la loro risposta e’ stata che non sussistono i termini e le motivazioni quando invece appare lampante ed evidente la ragione ad esempio un tributo del 2000 notificato nel 6/2006 oppure un tributo del 1992 notificato nel 2000, lo ritengono ancora valido. Visto la resistenza dell ente, che strada bisogna percorrere, appurato l insussistenza del debito per far valere il diritto?, grazie

    • 18 novembre 2010 alle 13:34 | #13

      Buongiorno,
      dovrebbe specificare la natura dell’atto che Le è stato notificato. L’ufficio afferma esattamente che non esistono termini per l’esercizio del potere di autotutela, tuttavia alcune direzioni regionali si sono dotate autonomamente di un termine per l’esercizio del potere di autotutela pari a 120 gg. dalla presentazione dell’istanza. E’ bene sottolineare che, l’autotutela non è un dovere dell’amministrazione fiscale, ma un potere del tutto discrezionale che consiste nel riesame della posizione del contribuente ed eventualmente nel ritiro dell’atto illegittimo. Da ciò ne discende che esso non è compiutamente sufficiente al fine di tutelare la posizione lesa del contribuente. E’ consigliabile infatti, specie nei casi di conclamata illegittimità, presentare l’impugnativa davanti la Commissione Tributaria Provinciale competente.
      Cordialmente. G.O.

  9. Massimiliano
    10 dicembre 2010 alle 11:57 | #14

    Buongiorno, volevo sottoporle un quesito, la mia compagna ha ricevuto cartella esattoriale nel 2004 con fermo amministrativo relativa a debiti di varia natura. Dopo aver letto qualcosa su internet mi sono recato presso vari Enti per richiedere lo sgravio di multe notificate nel 1999 – 2000 – e devo dire gentilmente sono stato accontentato. Rimangono solo due cartelle una relativa a contributi INPS anni 95/96 notificati nel 2001 e l’altra relativa a tributi dell’anno 95/96 notificati nel 2002 ( contributi argigiani- contributi europei…. ) gestiti all’epoca dalla esattoria Comunale.
    Cosa mi consiglia? provo ad andare all’Inps e per i tributi comunali chi e’ il referente sempre il Comune ?? – Grazie

  10. Massimiliano
    10 dicembre 2010 alle 15:31 | #16

    mi scusi ma la prescrizione per quanto riguarda i debiti INPS e’ di 5 o 10 anni ??

  11. giuseppe dauria
    6 aprile 2013 alle 19:48 | #18

    un avviso di accertamento anni 93-94-95, per redditi, regolarmente impugnati,perso in 1° grado,vinto in appello presso c,t,r,(salerno) impugnato in cassazione dall’ufficio nel 2006,sentenza cassazione con rinvio, anno 2010,innanzi ad una nuova sezione c.t.r(napoli) fino ad oggi aprlie 2013.nessuna notizia, che succede adesso? non e’ tutto prescritto?dopo circa 20 anni?

    • 7 aprile 2013 alle 07:53 | #19

      Una volta instaurato il giudizio, il fondamento della pretesa dell’Ufficio risiede nella sentenza, quindi l’eventuale prescrizione andrebbe calcolata dalla sentenza di primo grado che, però, è stata poi annullata. L’ufficio avrebbe dovuto procedere alla riscossione frazionata in pendenza del giudizio sulla base dell’accertamento originario. In ogni caso, a seguito dell’annullamento della sentenza della CTR da parte della Cassazione, dovendosi escludere che possa redivivere la sentenza di primo grado, non resta che calcolare la prescrizione (decennale) dall’accertamento originario. Sono salvi in ogni caso gli eventuali periodi di sospensione degli effetti degli atti di accertamento, in pendenza dei quali la prescrizione non decorre. E’ sicuramente una questione che va sollevata nel giudizio di rinvio disposto dalla Cassazione. Saluti

  12. Angelo
    6 settembre 2013 alle 22:33 | #20

    Salve, ho ereditato una porzione di un immobile da un De Cujus che aveva debiti con l’agenzia delle imposte sia per mancati versamente IVA riferiti agli anni dal 1985 al 1990 che per mancata/parziale dichiarazione dei redditi. L’illecito e stata accertato con avviso di accertamento, notificato nel dicembre del 1993 e relativa sanzione (esecutiva).
    Il successivo pignoramento mobiliare (negativo) venne effettuato nel mese di luglio del 1995. Da allora fino al 31/12/2012 nessun altra notificazione e stata effettuata ai fini dell’interruzione della prescrizione stessa da parte dell’ente procedente. Volevo sapere se debbo accettare con il beneficio di inventario o rinuniciare all’eredità o se posso tranquìllamente accettare la porzione dell’immobile.
    Grazie per la cortese risposta.

    • 7 settembre 2013 alle 08:27 | #21

      Senza entrare nel merito della successione, la cui eventuale accettazione dev’essere decisa da Lei, in base a quanto espone riguardo i debiti tributari, direi che sono senz’altro da ritenersi prescritti. Saluti

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